Regione Lombardia ha approvato la consueta delibera di indirizzi programmatori per l’anno 2026 per gli enti afferenti al servizio sanitario e socio – sanitario, con il provvedimento di Giunta n. 5589 del 30/12/2025. Preceduto dalla delibera n.5524 del 17/12/2025 – che ha fornito il quadro finanziario (incrementando leggermente le dotazioni complessive di parte corrente) articolando le risorse sulle diverse macroaree d’intervento e corredandole con le indicazioni procedurali – il provvedimento è come sempre molto corposo: 300 pagine, articolate su 18 aree d’intervento e 6 appendici con approfondimenti molto diversificati.

La delibera è stata concertata dalla Direzione Welfare con la Direzione Generale Famiglia, Solidarietà Sociale, Disabilità e Pari Opportunità “al fine di offrire risposte congiunte al bisogno di salute ed al bisogno assistenziale della persona, laddove tali bisogni sussistano congiuntamente”.

Nell’impossibilità di esaminare analiticamente tutti gli elementi concernenti l’area anziani, offriamo con questo contributo una prima lettura d’insieme del documento programmatorio per macro aree tematiche, rimandando al testo integrale della DGR per gli altri contenuti.

Il quadro di riferimento e le macro priorità

Le regole fanno esplicito riferimento, come già lo scorso anno, agli indirizzi di programmazione di legislatura di Regione Lombardia e al Piano socio-sanitario integrato lombardo approvato a metà 2024. Tre sfide vengono riprese e dichiarate in premessa: invecchiamento della popolazione, calo della natalità, aumento significativo delle famiglie unipersonali.

La programmazione annuale si arricchisce di recenti ulteriori riferimenti: le linee in corso di approvazione, per quanto riguarda l’area anziani, del Piano Nazionale Non autosufficienza 2025-27 e del primo Piano per l’invecchiamento attivo 2025-27; i provvedimento attuativi della Legge 33/2023 sulla non autosufficienza (anche in itinere, vedi la tematica dei caregiver); a livello di programmazione territoriale la presenza di una più decisa azione d’integrazione socio- sanitaria, che dovrebbe essere favorita dall’entrata a regime dei Piani triennali di zona degli Ambiti territoriali sociali (ATS, ai sensi DGRR 2167/2024) e del Piani di sviluppo della sanità territoriale delle ASST (DGR 2089/2024),entrambi al loro secondo anno di operatività.

Su quest’ultimo aspetto il punto 8.1.4 delle regole conferma l’attribuzione di una decisa priorità al conseguimento da parte di tutti gli attori del sistema dei LEPS, che vengono così ridefiniti:

  • Valutazione multidimensionale e progetto personalizzato
  • Prevenzione allontanamento dei familiari dei minori
  • Servizi sociali per le dimissioni protette
  • Punti unici di accesso (PUA) integrati e unità di valutazione multidisciplinari UVM: incremento di operatori sociali
  • Incremento dei servizi di assistenza sociale.

Per quanto riguarda l’area anziani, le ulteriori e connesse priorità sono la realizzazione degli investimenti anche tecnologici previsti dal PNRR, il consolidamento degli interventi domiciliari, il tema dell’equilibrio economico e del reclutamento del personale.

Completamento degli interventi del PNRR e digitalizzazione

Nel corso del 2026 scadono i termini perentori per la realizzazione degli interventi infrastrutturali previsti dal PNRR, molti dei quali di forte rilevanza per l’area anziani. Nel capitolo dedicato al polo territoriale le regole attestano a fine 2025 la realizzazione di 147 Case di comunità (CdC) hub (7 realizzate con risorse proprie) rispetto alle 199 previste, 24 Ospedali di Comunità rispetto ai 62 programmati (con l’attivazione del 42% dei posti letto (p.l.)) e l’avvio della totalità delle 101 Centrali operative territoriali (COT).

Oltre a prevedere l’accelerazione dei tempi di realizzazione delle strutture mancanti (punto 6), la DGR indica linee prioritarie sul tema della sanità digitale, considerata essenziale sia per il miglioramento degli standard operativi che come leva per il potenziamento dell’assistenza territoriale. Si spazia dal CUP unico regionale alla cartella clinica elettronica, dalla gestione dei laboratori alla telemedicina a più livelli, al rinnovato fascicolo elettronico (destinato ad acquisire anche immagini digitali), per finire con la conferma del sistema di gestione territoriale a supporto/documentazione degli operatori delle cure domiciliari a valenza regionale (la piattaforma SGDT 2.0 “verrà implementata con nuove funzionalità per i percorsi di cura territoriali e domiciliari”). Concretamente, ciò significa che tutti i modelli di digitalizzazione sperimentali o di sistema attuati nei singoli territori dovranno rientrare a regime in queste piattaforme regionali se non nazionali.

È evidente che non si tratta di strumenti documentativi o certificativi di quanto si eroga bensì di veri e propri strumenti operativi, che possono fare la differenza di prestazioni a favore degli anziani fragili, soprattutto al domicilio e nelle aree meno servite: si pensi a solo titolo esemplificativo alla telemedicina, declinata in televisita, teleconsulto e telemonitoraggio in relazione ai piani assistenziali individuali documentati nelle cartelle e nei fascicoli sanitari. Dopo anni di sperimentazioni e frammentazioni operative, esito anche dei diversi canali di finanziamento, la Regione prevede che il coordinamento di questo snodo fondamentale della digitalizzazione venga attribuito ad un Centro di competenza regionale di sanità digitale: esso verrà attivato entro fine 2026 e avrà compiti non solo di supporto ma anche di indirizzo e verifica dell’azione degli enti sanitari. Le regole non chiariscono se questo centro avrà competenze anche nei confronti degli altri attori privati accreditati/convenzionati con il SSR e con quella parte dei servizi sociali d’ambito che maggiormente lavora sui temi dell’integrazione (valutazione multidimensionale, dimissioni protette, potenziamento dell’assistenza domiciliare).

A livello territoriale poi Regione prevede che ATS e ASST attivino formalmente il Comitato aziendale per l’innovazione digitale, finalizzato a “consolidare e sostenere le progettualità di digitalizzazione nello specifico contesto aziendale”. A questo livello la DGR prevede il potenziamento della digitalizzazione dei servizi socio-sanitari territoriali, il perfezionamento della messa in rete delle COT tra loro e con gli attori del sistema, l’integrazione di tali interventi con gli operatori privati accreditati, il potenziamento dei servizi di teleriabilitazione secondo le linee guida di AGENAS e – come esito specifico – individua l’ambizioso obiettivo di raggiungere entro metà 2026 almeno 200.000 assistiti in telemedicina.

A margine segnaliamo che le regole forniscono le prime indicazioni metodologiche per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per sistemi di supporto clinico decisionale.

Lo sviluppo del Polo territoriale

Già abbiamo detto dell’aspetto “quantitativo” degli investimenti del PNRR sui nuovi servizi. Le regole evidenziano al punto 8 alcune criticità “nella realizzazione dell’integrazione di servizi sia tra quelli erogati all’interno delle CdC e quelli presenti sul territorio” e forniscono puntuali indicazioni ai Direttori socio-sanitari delle ASST e ai Direttori di Distretto per individuare “specifiche modalità attuative e organizzative relative alla valutazione multidimensionale, alle modalità di funzionamento dei PUA, di raccordo con gli ambiti territoriali e le modalità di coinvolgimento dei soggetti del terzo settore … secondo le Linee guida di AGENAS, relative all’erogazione congiunta dell’assistenza sociosanitaria integrata domiciliare”. La scadenza per documentare le modalità attuative concordate è il 31 gennaio. Per gli Ospedali di comunità, coerentemente con le previsioni del DM 77/2022, viene prevista l’attivazione anche della funzione riabilitativa.

Il punto 8.1.2 delle regole fornisce indicazioni per lo sviluppo degli interventi di comunità, con compiti anche di regia attribuiti alle CdC, prevedendo puntuali e ristrette scadenze per documentare a ATS/Regione protocolli operativi, alleanze per la valorizzazione delle risorse territoriali, modalità operative riguardo l’implementazione degli interventi domiciliari e la personalizzazione dei piani assistenziali con particolare attenzione ai soggetti fragili (a titolo esemplificativo le regole sollecitano la riduzione degli accessi al Pronto Soccorso degli ospiti delle RSA proponendo protocolli di presa in carico congiunta tra RSA e Dipartimenti di medicina delle ASST).

Al tema dell’integrazione sociosanitaria è dedicato il punto 8.1.4, che come spiegato vede i LEPS come oggetto prioritario d’intervento: non ci sono elementi di novità che richiamino le indicazioni già fornite dal PSSIR e dalle delibere d’indirizzo programmatorio del 2024. Si avverte l’urgenza che i processi organizzativi e di reale integrazione vengano agiti, in particolare valorizzando anche i PUA come luoghi di ricomposizione organizzativa dei soggetti erogatori (e delle professionalità coinvolte), oltre che interlocutori unitari dei cittadini. Leggiamo con una certa sorpresa la precisazione che sul versante delle Direzioni regionali l’obiettivo di presidiare i percorsi di integrazione avverrà “anche tramite la promozione o la partecipazione da parte della DG Famiglia a tavoli di lavoro regionali” presso la DG Welfare.

Le prospettive per le cure domiciliari, che già dal 2024 hanno superato il target del 10% degli anziani over 65 raggiunti da almeno una prestazione, sarà quello di mantenere tale percentuale nel corso del 2026; per gli anni successivi le regole sottolineano l’esigenza di attendere “indicazioni nazionali relative al monitoraggio dei risultati … la ridefinizione delle regole per mettere a sistema le attività … proseguire il miglioramento delle risposte territoriali”.

Il riferimento implicito, oltre che alla conferma delle pluralità di servizi che concorrono alle cure domiciliari in Lombardia (C-DOM, RSA aperta, servizi di ASST, interventi singoli e aggregati in AFC dei Medici Assistenza Primaria), è al finanziamento straordinario garantito per il 2026 dai fondi, anche residui, della missione 6 del PNRR; a regime, invece, sarà il Fondo sanitario nazionale a dover garantire tale prosecuzione, come previsto dalla finanziaria 2021 e, in termini di principio, dalla riforma della non autosufficienza.

Segnaliamo due ulteriori temi che le regole affrontano: 1) l’accelerazione dell’armonizzazione degli interventi delle cure primarie (punto 8.2), dal 2025 in capo alle ASST tramite i dipartimenti di cure primarie quale asse fondamentale della sanità territoriale; 2) la semplificazione della prescrizione e l’individuazione di una tempistica adeguata per la fornitura dei presidi e degli ausili essenziali per garantire la qualità per le cure domiciliari (competenza trasferita in capo alle ASST).

Interventi sociosanitari

Le regole menzionano genericamente la prosecuzione dei percorsi di ridefinizione di alcune unità d’offerta, anche in relazione a disposizioni nazionali in itinere (residenzialità per non autosufficienti) e ai LEA da garantire. Solo per quanto riguarda il riordino delle cure intermedie (processo avviato con le regole degli anni precedenti e dalla DGR 4928/2025), viene stabilito che lo stesso dovrà concludersi entro il 2026.

Viene confermata la compatibilità delle misure di “RSA aperta” con i percorsi di cure domiciliari, compresi gli interventi dell’infermiere di comunità nei casi in cui non vi siano sovrapposizioni di contenuti e finalità d’intervento con quelli ordinariamente garantiti dal servizio. Circa i “Villaggi Alzheimer” si prevede il loro inserimento definitivo nel perimetro delle UDO, con accessi basati su “un sistema più solido di dati quantitativi e qualitativi”. A valle di questa verifica, si procederà nel corso dell’anno ad un’ulteriore implementazione degli stessi con nuove unità d’offerta di 20 p.l. in ognuna della ATS Lombarde (30 p.l. per Milano), con esclusione di ATS Brianza e Brescia, che già ne vedono la presenza.

Il punto 8.3.2 delle regole si sofferma su alcune misure/deroghe/interpretazioni possibili in materia di servizi residenziali da garantire e sul relativo personale impiegato (anche in formazione, purché non superi il 15%) valido ai fini rendicontativi degli standard, il tutto per superare le emergenze gestionali più volte evidenziate dai gestori. Resta confermata la possibilità di riconoscere l’utilizzo delle nuove tecnologie per la sorveglianza degli ospiti e l’utilizzo del deblistering[1] per la preparazione personalizzata dei farmaci con sistemi automatici. Sul tema delicato del finanziamento delle UDO sociosanitarie per la quota sanitaria, si richiamano i precedenti provvedimenti di adeguamento e si annuncia uno specifico provvedimento in corso d’anno. Nulla si dice circa la verifica più generale dei costi standard e delle fonti di finanziamento dei servizi, anche alla luce degli adeguamenti contrattuali del personale e della questione della copertura integrale del servizio sanitario di determinati ospiti con patologie Alzheimer o similari ( che ha dato adito all’apertura di numerose cause giudiziarie in Lombardia).

I punti 8.6 e 8.7 delle regole forniscono alle ATS indicazioni per le attività di vigilanza e controllo di appropriatezza in ambito socio- sanitario e sociale, compresa la verifica dei piani programma e gli interventi di manutenzione straordinaria. Per questi ultimi valgono sostanzialmente le deroghe e gli scostamenti/spostamenti temporanei di budget anche tra ATS diverse, con coinvolgimento in alcuni casi non solo delle ATS ma della DG Welfare.

Per quanto riguarda le nuove contrattualizzazioni di UDO in area anziani (RSA e CDI) e Hospice, in via transitoria valgono le disposizione delle regole 2025 (DGR 3720/2024), che stabiliscono che le ATS potranno effettuare manifestazioni d’interesse, a budget invariato, per nuovi posti a riequilibrio dell’offerta ( gli indici di riferimento per le ASST Lombarde si trovano nell’ Appendice 2 Tabelle 1 — 3 e Appendice 6 delle regole). A regime, la DG Welfare si impegna entro il primo trimestre del 2026 “ ad effettuare un’analisi multidimensionale del fabbisogno territoriale…tramite indicatori di tipo demografico, economico ed epidemiologico…” , dai quali scaturiranno indicatori multilivello che verranno utilizzati per ridefinire complessivamente il fabbisogno di posti residenziali per anziani (e disabili) per ogni ASST.

Conclusioni 

In sintesi, siamo in presenza di regole che s’inseriscono in un processo programmatorio territoriale in pieno svolgimento, dove l’attenzione agli snodi realizzativi e l’integrazione tra servizi sono i veri banchi di prova. La DGR manifesta la forte attenzione di Regione Lombardia nel concentrare, giustamente, gli sforzi degli attori del sistema verso il perseguimento degli obiettivi realizzativi del PNRR (digitalizzazione in primis, oltre agli investimenti strutturali). Manca invece, a nostro parere, uno sguardo d’insieme sul tema urgente della formazione e del reperimento del personale di cura e un coordinamento più deciso con le politiche dell’invecchiamento attivo della popolazione che, ancorché di competenza di altri assessorati, sono una leva potente di prevenzione delle fragilità.


  1. Con questo termine ci si riferisce alla preparazione personalizzata dei farmaci con sistemi automatici tipo “armadi intelligenti”, in grado di approntare somministrazioni personalizzate facendo risparmiare tempo agli infermieri professionali. ↑