Con DGR 2167/2024 di metà aprile la Regione ha tracciato gli indirizzi di riferimento per la programmazione sociale territoriale. I 91 Ambiti territoriali lombardi sono entrati dunque nel vivo dell’attività per la definizione del nuovo Piano di zona. Per il welfare sociale territoriale si tratta di un’esperienza abbastanza consolidata, essendo questo l’ottavo Piano di zona. Ci sono però alcuni elementi di novità tra cui, il più rilevante, la convergenza con la programmazione sociosanitaria in capo alle ASST.
Come si traduce questa convergenza in una vera connessione? Come si potrà provare a concretizzare uno spazio di reale integrazione affinché non rimanga un disegno teorico negli atti di indirizzo, ma si traduca in un’opportunità realmente colta?
Innanzitutto è fondamentale che i Comuni e i capifila della programmazione zonale siano consapevoli degli indirizzi che Regione ha consegnato ad Asst e alle Direzioni di Distretto con la DGR 2089/2024, per orientare la programmazione dei Poli territoriali. Tali indirizzi rappresentano l’area di intersezione, lo spazio di collaborazione da ricercare.
Lo spazio di intersezione
Innanzitutto nella delibera vengono richiamate le aree di integrazione sociosanitaria, su cui dunque Regione sembra tracciare il perimetro di riferimento di quello spazio di intersezione tra “PPT” e “PDZ” in cui cercare convergenze e l’assunzione di obiettivi comuni. Le riprendiamo brevemente:
- area prevenzione (dipendenze con e senza uso di sostanze, piano caldo, piano antiinfluenzale, piano del disagio giovanile, intercettazione precoce del disturbo con focus su target dipendenze, psichiatria, NPIA, etc.)
- area materno infantile (primi mille giorni di vita, collaborazione Centri per la famiglia – Consultori familiari)
- area minori-adolescenti (integrazione NPIA – servizi sociali dei comuni, strutture sociali educative, etc.)
- area autonomia (progetto vita indipendente, psichiatria e sperimentazioni, progetti di budget di salute, etc.)
- area fragilità (reinserimento territoriale anche in raccordo con i Serd per le problematiche specifiche, borse lavoro, dimissioni protette, integrazione assistenza domiciliare SAD-ADI)
- area grave emarginazione (povertà, immigrazione, etc.).
- area psicologia
Un perimetro piuttosto ampio entro il quale, già oggi, sono presenti livelli di sviluppo nell’integrazione molto differenziati, anche all’interno di uno stesso Ambito/Distretto. Se questo è il perimetro, da dove partire per costruire connessioni all’interno della sua area?
Condivisione della conoscenza e letture del contesto locale
Un primo punto è quello dell’analisi dei bisogni e della condivisione di dati. Le letture del contesto effettuate nei PDZ dei trienni precedenti hanno contemplato raramente evidenze di natura epidemiologica. I dati riferiti a bisogni di tipo sociosanitario sono quelli che più frequentemente sono rimasti ai margini del perimetro di analisi della domanda. La disponibilità di dati ed evidenze che si spingono oltre il sociale, strettamente inteso, sono invece fondamentali per poggiare la programmazione su una lettura approfondita e puntuale del contesto locale, specie su alcune aree che nella programmazione 2025-2027 diventano centrali poiché connesse ai livelli essenziali (LEPS) da garantire, come le dimissioni protette, la gestione della domiciliarità e la valutazione integrata.
Tra le indicazioni che Regione ha dato ad Asst sul tema della conoscenza ci sono due punti centrali per i futuri PDZ. I PPT dovranno prevedere:
- l’identificazione dei bisogni di natura sanitaria e sociosanitaria rilevati dai Flussi della BDA, nonché dei profili di salute della popolazione afferente al Distretto;
- ma soprattutto, approfondimenti epidemiologici su specifiche tematiche. Es: demenza, autismo, DSA (Disturbi specifici dell’apprendimento), DNA (Disturbi della nutrizione e della alimentazione), DGA (Disturbo da gioco d’azzardo), etc.
Su questo ultimo punto in particolare, si apre uno spazio importante di collaborazione, su aree di interesse e di bisogno da approfondire e su cui definire obiettivi integrati per il prossimo triennio.
Coinvolgimento delle risorse del territorio
Le linee di indirizzo regionali indicano poi, anche alle Asst, la strada del sostegno e della valorizzazione delle risorse formali, informali e del terzo settore. Una valorizzazione “funzionale sia alla lettura integrata del bisogno, in ottica anche preventiva, che allo sviluppo di strategie di co-progettazione per un welfare di prossimità”. Un input che si allinea pienamente agli indirizzi che da tempo gli Ambiti sociali ricevono sul coinvolgimento e la valorizzazione del territorio, sin dalla fase di programmazione, con un richiamo esplicito nelle ultime linee di indirizzo al ricorso all’amministrazione condivisa e ai suoi strumenti di coprogrammazione e coprogettazione.
Questo è un terreno familiare per gli Ambiti sociali che, nel tempo, hanno sviluppato diverse esperienze e competenze che potrebbero essere messe a disposizione e condivise con le Asst e i Distretti. A partire dai primi tavoli tematici, sino alla costituzione di veri e propri tavoli istituzionali, passando per la diffusione di percorsi di coprogettazione e l’attivazione di piattaforme di welfare comunitario, i PDZ hanno certamente qualcosa da condividere in tema di dialogo con il territorio. Diventa interessate ora capire come costruire una collaborazione interistituzionale, tra Ambito e Distretto, nel coinvolgimento delle realtà associative e di terzo settore sulla nuova programmazione, a partire dai temi più strategici e di rilievo sociosanitario come, ad esempio, la costruzione dei contenuti delle Case di comunità, piuttosto che il supporto alla domiciliarità.
Regione, nel disegnare la nuova governance della sanità territoriale derivante dalla Legge di riforma n.22, ha previsto un dispositivo che include la presenza di rappresentanti dell’associazionismo locale, il cosiddetto Organismo consultivo (come da n. 44099 del 30/10/2023), che però, se rimane l’unico contesto in cui costruire spazi di confronto e di ingaggio delle risorse locali, rischia di essere molto limitato. Un organismo non ancora avviato ovunque e in cui mediamente è prevista la partecipazione di sole due organizzazioni territoriali, che vede quindi una scarsa rappresentatività. Gli Ambiti, però, consapevoli del medesimo orientamento consegnato alle Asst rispetto al coinvolgimento del territorio, potrebbero proporre l’allestimento di incontri dedicati alla programmazione, cogestirli con il Distretto: pensarli insieme, condurli insieme, raccoglierne insieme le evidenze e declinarle in impegni comuni per il prossimo triennio. In sostanza mettere a disposizione la maggior abitudine al dialogo con il territorio.
Formazione congiunta
Nelle linee di indirizzo c’è un passaggio rilevante anche sulla formazione, intesa come “una delle leve principali di empowerment atta a massimizzare e implementare il know-how professionale”. Sappiamo quanto il tema dell’integrazione tocchi anche aspetti di natura culturale, quanto riguardi visioni ed approcci differenti tra le diverse professioni e come frequentemente le difficoltà principali nell’integrazione riguardino anche la scarsa abitudine al lavoro interdisciplinare. C’è sicuramente da recuperare molto terreno su questo fronte. Le continue riforme, il lungo periodo di passaggio per il trasferimento di competenze – e operatori – da Ats ad Asst, il grande turn over delle professioni di cura in tutti i comparti, hanno indebolito fortemente le pratiche di stretta collaborazione dell’epoca dei vecchi Distretti sociosanitari. Le équipe integrate sono spesso da ricostruire praticamente da zero.
La formazione, in questo scenario, rappresenta uno snodo fondamentale e diventa una grande opportunità per gli obiettivi di integrazione del prossimo triennio, per consolidare visioni e approcci, declinare coerenti scelte organizzative e rendere consapevoli gli operatori della rilevanza di questa prospettiva.
Le linee di indirizzo alle Asst citano, in particolare, “un focus dedicato alla formazione riguardante la transizione tra cure sanitarie e sociali nelle aree di fragilità, con particolare attenzione alla fase di passaggio dall’area minori a quella dell’età adulta”. E anche che “a questo fine, svolge un ruolo strategico il Direttore di Distretto, che pertanto dovrà essere prioritariamente fruitore di formazione, nonché promotore di azioni a supporto dei processi formativi individuati sul proprio Distretto”.
Si potrà quindi ragionare con il Distretto su quali occasioni formative comuni possa essere utile allestire.
Alcuni obiettivi prioritari
In chiusura di delibera, la Regione precisa alcuni obiettivi prioritari per il prossimo triennio e, come per le linee di indirizzo ai PDZ, tenta la definizione di indicatori su cui i territori verranno misurati. Qui si trovano altri spunti utili per la programmazione sociale, di cui essere consapevoli. Li sintetizziamo brevemente.
La valutazione in ottica multidimensionale e integrata
“Le Asst dovranno descrivere all’interno del PPT le modalità attraverso le quali verranno assicurate le valutazioni, in particolare nella transizione dei setting assistenziali (da Ospedale a Territorio) per il tramite della Centrale Operativa Territoriale (COT) e a garanzia della continuità assistenziale, avvalendosi anche della valutazione del bisogno psicologico della persona e del care-giver per il tramite del Servizio di Psicologia delle cure primarie”.
Tra gli indicatori vengono indicati:
- Numero di valutazioni che vedono la partecipazione dell’Assistente sociale comunale/numero complessivo di valutazioni effettuate nell’anno, prevedendo una percentuale incrementale negli anni successivi, pari a almeno il 50% nell’anno 2025, 75% nel 2026, 100% nel 2027.
Un punto, questo, di piena coerenza con gli indirizzi ricevuti per i PDZ e fondamentale per l’attuazione del LEPS. Resta da chiarire di che universo stiamo parlando, nell’idea di dover raggiungere il 100% delle valutazioni entro il 2027. L’indicatore non è particolarmente chiaro, andrà precisato e condivisa con Asst la sua interpretazione.
La continuità assistenziale
Strutturazione del passaggio ospedale-territorio, attraverso la formalizzazione di procedure in protocolli, da approvarsi in Cabina di regia, dove siede anche l’Ufficio di Piano.
Su questo punto si gioca certamente la ridefinizione della gestione delle dimissioni protette[1], su cui si cita lo snodo della COT di cui ancora non si conoscono bene funzionalità e utilità per sociale. Un terreno da approfondire dunque.
Le cure domiciliari
Questa parte è stata declinata nella DGR con indicazioni tutte interne alle Asst (es: indicatori sono incremento accesso all’Assistenza Domiciliare Integrata e stabilizzazione accessi al PS inappropriati). Questo è però uno spazio importante di integrazione, soprattutto in relazione ai pazienti fragili. Non va dimenticato che proprio la domiciliarità sarà un’area di sviluppo grazie all’investimento di risorse importanti, quelle del PNRR, per entrambi i comparti, che vedranno la loro concreta messe a terra proprio nel corso del triennio.
Le cure primarie
Si fa riferimento a protocolli da definire per il coordinamento territoriale e si cita in particolare l’integrazione tra servizi Asst e Medici di medicina generale (MMG), Pediatri di libera scelta, Ambiti Territoriali Sociali, Associazionismo, corredati da momenti di formazione aperti alla rete.
“I Protocolli, con taglio schematico ed operativo, dovranno essere elaborati sotto la regia del Direttore Socio -sanitario, dal Direttore del Distretto che si avvarrà di gruppi di lavoro snelli, composti da tutti i soggetti coinvolti nei processi assistenziali (Medici di Medicina Generale attraverso le AFT presenti, IFeC, Specialisti, Associazioni/ Terzo settore). I lavori dovranno concludersi entro il 30 giugno 2024, come indicato dalla nota della DG Welfare del 25.09.2023. Il percorso sarà supportato da DG Welfare, attraverso momenti di formazione/confronto con le Direzioni Sociosanitarie delle ASST, alle quali verranno fornite indicazioni utili alla definizione di protocolli condivisi. L’attuazione dei protocolli dovrà prevedere momenti di formazione condivisi tra i soggetti della rete”.
Quello della collaborazione con il MMG è, da sempre, uno snodo fondamentale ma, purtroppo, incompiuto. È importante qui sapere che il coordinamento territoriale, che coinvolge anche gli Ambiti, è negli obiettivi consegnati ad Asst.
Prevenzione e promozione della salute
In questa sezione l’aspetto di rilievo per il sociale è quello informativo: “Si prevedere che vi sia un invio alla medicina territoriale (MMG/PLS, UDO Ss, farmacie) e agli attori del territorio (Comuni, Aziende, Scuole, Associazioni del terzo settore), di un flusso strutturato di informazioni contenente l’aggiornamento della propria organizzazione e dell’accesso alle attività di prevenzione (standard atteso: evidenza di un flusso di informazioni strutturato e aggiornato (anche con modalità informatiche)”.
In una fase di grande cambiamento organizzativo, l’accesso alle informazioni è il punto di partenza. Sul tema della prevenzione si apre uno spazio di collaborazione potenziale, in cui Comuni e gli Ambiti possano agire da utile cassa di risonanza, connettere contesti e attori sociali differenti e ampliare dunque il perimetro della sua diffusione.
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Sul tema, si veda: https://www.welforum.it/dimissioni-protette-i-progetti-pnrr/ ↑


