Il 2024 per i piani di zona lombardi è stato definito “un anno di transizione”. Entro il 31 dicembre di quest’anno dovranno essere approvate le nuove programmazioni degli Ambiti territoriali sociali, a valere sul triennio 2025-2027, in coincidenza ed integrazione con i Piani di sviluppo del polo territoriale delle Asst, per la parte sanitaria e sociosanitaria.

Regione Lombardia ha appena licenziato l’atto di indirizzo rivolto a Comuni e Ambiti per la definizione dei piani sociali territoriali (DGR in allegato). Un documento corposo che, oltre a declinare le dimensioni strategiche su cui investire, tenta un’operazione di ricomposizione dello scenario complessivo in cui si muove il welfare sociale regionale; quindi non solo, come ormai consueto, la fotografia della spesa dedicata dai Comuni agli interventi sociali (allegato D), ma anche:

  1. la restituzione del quadro della precedente programmazione – pp.5-7
  2. la ricostruzione dello scenario di governance, post riforma della L.r. 22/2021 – pp.8-10
  3. la ricaduta degli investimenti del PNRR nel contesto regionale – pp.45-46
  4. la ricomposizione del quadro delle risorse a disposizione (regionali, nazionali ed europee) – p.48-49
  5. una connessione tra gli indirizzi assunti con le indicazioni del piano nazionale, con particolare riferimento alle disposizioni dei livelli essenziali delle prestazioni sociali.

Sicuramente un grande sforzo di tenere insieme il contesto complesso e i tanti orizzonti che ormai vedono l’Ambito come uno degli snodi attraverso cui si gioca la programmazione integrata.

Le continuità

Le nuove indicazioni mantengono alcune linee di continuità con la precedente programmazione.

Innanzitutto la logica della trasversalità e dell’integrazione tra le policy confermando le 10 macro aree di programmazione del triennio 2021-2023 e che oggi sono alla base della classificazione degli interventi per il sistema di monitoraggio dei Piani di zona. Da quest’anno è ripreso infatti un debito informativo annuale degli Ambiti verso Regione che, tra le altre cose, si propone di fornire una fotografia periodica sullo stato di progressiva attuazione degli obiettivi del Piano di zona. Un sistema che ha “operazionalizzato” i documenti programmatori del precedente triennio all’interno di codifiche prestabilite (legate alle macro aree appunto, con declinazione di azioni e parole chiave), che sicuramente aiuterà Regione ad avere un quadro complessivo degli investimenti prevalenti delle programmazioni e dell’andamento generale delle loro attuazioni, ma che – giocoforza – andrà poco in profondità rispetto a quanto implementato e richiederà di mantenere attive interlocuzioni con gli Ambiti per i necessari approfondimenti, affinché possano generarsi apprendimenti utili all’azione regionale di indirizzo.

Tabella 1 – Macro aree di intervento per il triennio di programmazione sociale 2025-27

  1. Contrasto alla povertà e all’emarginazione sociale e promozione dell’inclusione attiva
  2. Politiche abitative
  3. Promozione inclusione attiva – accorpata nella macroarea A
  4. Domiciliarità
  5. Anziani
  6. Digitalizzazione dei servizi
  7. Politiche giovanili e minori
  8. Interventi connessi alle politiche del lavoro
  9. Interventi per le famiglie
  10. Interventi in favore delle persone con disabilità
  11. Interventi di sistema per il potenziamento dell’Ufficio di Piano e il rafforzamento della gestione associata

 

Inoltre, viene richiamata la necessità di dare piena continuità ai progetti candidati a premialità, considerando strategiche, in un’ottica di ricomposizione, le integrazioni sovrazonali e con le Asst che sono state avviate nel corso del precedente triennio e i cui esiti verranno valutati da Regione entro luglio, per confermare – o meno – le risorse premiali.

Si conferma, con rinnovata spinta, la sfida strategica dell’integrazione sociosanitaria all’interno di un quadro rinnovato del sistema dei servizi e della governance territoriale introdotta dalla riforma regionale della L.r. 22/2021. Una riforma che ha portato a ridisegnare gli assetti dell’integrazione intorno al perimetro del Distretto sociosanitario, di norma coincidente con l’Ambito, allineando su questo livello gli organismi di goverance previsti (Assemblee dei sindaci e di distretto) e l’attuazione dei livelli essenziali, sia assistenziali (LEA) che delle prestazioni sociali (LEPS).

Infine, tra gli elementi di continuità, il richiamo al coinvolgimento del terzo settore e dell’associazionismo sia nella lettura dei bisogni funzionale alla definizione delle priorità di investimento del welfare territoriale, in ottica di co-programmazione, che nella definizione operativa del sistema di risposte, in una logica di co-progettazione. Su questo tema si invitano ancora una volta gli Ambiti a prevedere la partecipazione attiva degli attori sociali che operano sul territorio, favorendo l’istituzione di tavoli formalizzati. C’è poi un richiamo particolare alla costruzione di collaborazioni strategiche con le Fondazioni comunitarie, in molti territori diventate nel tempo partner fondamentale per la costruzione di percorsi di innovazione sociale. Come di consueto, gli enti che partecipano al processo di programmazione, possono poi aderire all’Accordo di Programma stipulato.

Le novità

Sono diverse anche le novità contenute nei nuovi indirizzi. Si tratta di novità che derivano direttamente dal mutato scenario generato dalla riforma regionale, con la rinnovata centralità del rapporto Ambiti/Asst, ma anche dai cambiamenti nel quadro nazionale, in riferimento ai LEPS e all’attuazione del PNRR, entrati ormai nella fase concreta della loro messa a terra.

In primo luogo la centralità data al rafforzamento dell’Ambito e degli Uffici di piano, che permea diverse parti del documento e viene anche identificato come una delle macro aree di investimento. Si riconosce che “già ora, e prevedibilmente ancor di più nel futuro prossimo, gli Ambiti, saranno chiamati a svolgere funzioni complesse che implicheranno ulteriore aggravio in termini di obiettivi e carico di lavoro”.

Su questo fronte, due sono gli obiettivi concreti indicati nelle linee. Il primo è il rafforzamento dei modelli di gestione associata, riconoscendo che solo puntando sull’integrazione anche gestionale tra Comuni – e non solo programmatoria – è possibile rispondere all’ambiziosa sfida di attuazione dei LEPS “aumentando il livello di omogeneità degli interventi e l’uniformità nel governo delle politiche sociali territoriali”. Le linee guida indicano alcune traiettorie concrete, pur mantenendo sul tema un approccio sempre piuttosto “soft”: “si propone” infatti agli Ambiti che, nel corso del triennio, siano adottate modalità di gestione associata per quanto riguarda la tutela minori e i processi di messa in esercizio, verifica e sviluppo a livello locale delle reti di unità d’offerta sociale. Più assertivo invece l’obiettivo di superamento nel corso del triennio delle realtà di Ambiti mono-comunali, fatta eccezione di Milano città, proprio con l’obiettivo del rafforzamento della gestione associata.

Il secondo è il potenziamento della struttura degli Uffici di piano. Nel documento vengono esplicitate alcune delle difficoltà rilevate in questo ultimo triennio, determinate certamente dal sovraccarico generato dall’impatto delle progettualità del PNRR: carenza di personale e scarsa preparazione. Regione su questo prende un impegno specifico, prefigurando l’investimento di risorse per l’offerta di un supporto in termini di rafforzamento e “capacity building” e tra i possibili interventi indicati nella macroarea K indica l’assunzione di assistenti sociali, personale amministrativo e la formazione. È auspicabile un incremento delle percentuali di destinazione alle azioni di sistema all’interno del Fondo nazionale per le politiche sociali – FNPS, di fatto l’unico fondo parzialmente indistinto con cui gli Ambiti possono sostenere il rafforzamento della struttura, indicato anche da Regione come necessario. In questi anni il fatto che Regione stessa indicasse percentuali di destinazione del fondo sulle diverse aree di policy ha molto penalizzato il rafforzamento del sistema, compreso l’Ufficio di Piano e la dotazione per la gestione associata. Se davvero questi sono investimenti strategici, ci si aspettano indicazioni coerenti negli indirizzi di utilizzo dei fondi.

Un secondo fronte di innovazione è, ovviamente, legato all’attuazione dei LEPS. Il Piano Nazionale che ha portato il nostro paese a fare finalmente passi concreti in avanti in riferimento ai livelli essenziali è stato emanato in prossimità dell’approvazione dei precedenti Piani di zona e la sua concreta messa a terra è avvenuta grazie a finanziamenti che hanno raggiunto i territori solo nell’ultimo biennio. È dunque solo con questa nuova programmazione che il tema dei livelli essenziali assume una rilevante centralità. Nel documento per ognuna delle 10 macroaree di policy, dopo una parte di lettura del contesto, viene infatti puntualmente associata una tabella sinottica relativa ai LEPS collegati, una declinazione degli obiettivi connessi ai LEPS e l’indicazione di possibili interventi collegati, con uno sforzo quindi di connessione tra orientamenti regionali e indirizzi nazionali.

Tra i differenti LEPS, Regione ne sceglie alcuni definiti prioritari, su cui tenta la declinazione di indicatori per determinarne il grado di raggiungimento e a cui verrà correlata una sorta di nuova premialità a conclusione del triennio. Per fortuna, viene prefigurata l’attivazione di gruppi di lavoro, considerato che il quadro riportato nelle linee di indirizzo in riferimento a indicatori e target da raggiungere, per come è espresso, è passibile di grandi variabilità nelle modalità di interpretazione e misurazione.

Tabella 2 – LEPS, obiettivi e indicatori

LEPS obiettivi Indicatori
Valutazione multidimensionale e progetto personalizzato nell’ambito del contrasto alla povertà
  • Rafforzamento équipe multidisciplinari
  • Rafforzamento competenze per un impiego efficace degli strumenti
  • Potenziamento dei rapporti di cooperazione con gli attori territoriali
  • Incremento del n. di EEMM attivate
  • Incontri formativi svolti/previsti
  • N. e Tipologie professionali componenti le EEMM/N. e tipologia professionali presenti nei servizi
Prevenzione allontanamento famigliare – PIPPI
  • Superare frammentazione, mancanza integrazione tra diversi attori nella presa in carico
  • Garantire ad ogni bambino una valutazione appropriata con relativa progettazione di un piano di azione definito da EEMM e famiglia
  • Prevenzione con promozione di genitorialità positiva e interventi tempestivi
  • Promozione welfare comunitario, facilità prossimità e reciprocità familiare
  • Protocollo/procedura di prevenzione dell’allontanamento
  • N. progetti individualizzati/n. valutazioni
  • Incremento tipologia soggetti coinvolti nei Gruppi territoriali (PIPPI)
  • Incremento nuclei presi in carico in ottica preventiva, oltre PIPPI
Dimissioni protette
  • Intercettazione precoce di situazioni di fragilità e garanzia di presa in carico sociosanitaria
  • Contribuzione alla riduzione di ricoveri reiterati
  • Aumento dell’appropriatezza e personalizzazione delle prestazioni garantendo continuità nell’assistenza
  • Promozione di un modello organizzativo gestionale omogeneo e continuativo tra ambiti
  • Sostenere l’autonomia residua
  • Uniformare i criteri di valutazione e accesso agli interventi/opportunità
  • Garantire l’inclusione sociale dei soggetti presi in carico
  • Protocollo per le dimissioni protette
  • N. di utenti beneficiari/n. utenti che hanno espresso il bisogno
  • Riduzione tempo medio di attesa per il rientro al domicilio o in struttura residenziale
  • Incremento incontri formativi per caregiver familiari/professionali
  • Incremento dimissioni protette gestite in integrazione informativa-informatizzata tra Asst e Ambito
Punti unici di accesso e UVMD Unità di valutazione multidimensionale- FNA
  • Rafforzamento della Valutazione multidimensionale e efficacia équipe integrate
  • Definizione di protocolli/procedure per funzionamento équipe integrata tra ambito e Asst
  • Partecipazione a.s. comunale/d’ambito al PUA delle case della comunità
  • Protocollo EVM comprensivo di strumenti unitari per la valutazione
  • N. valutazioni con A.S. comunale – d’Ambito/ n. valutazioni totali
  • Incremento strumenti di valutazione unitari
  • Incremento persone in condizioni complesse prese in carico da UVMD
Incremento SAD – FNA
  • Potenziare il servizio di assistenza domiciliare in termini quantitativi e qualitativi
  • Assistenza sociale integrata con i servizi sanitari
  • N. progetti SAD per anziani non autosufficienti ad alto bisogno assistenziale con Piano individualizzato integrato con Asst/n. progetti SAD su casistica analoga totali
  • N. progetti SAD con dimissioni protette/n. dimissioni protette che necessitano di SAD
  • Incremento numero prese incarico SAD con intero percorso caratteristico gestito attraverso cartella sociale informatizzata

Modalità e tempi

Come d’abitudine Regione correda le linee guida di format di riferimento per la stesura dei documenti. Non solo un indice che definisce i punti in cui sviluppare la programmazione, ma anche schede da assumere per la valutazione degli obiettivi passati e la strutturazione di quelli assunti con il nuovo piano.

In riferimento all’Accordo di programma, viene indicata la tempistica e i contenuti dell’atto, che andrà sottoscritto oltre che da Comuni e Ats, anche da Asst, entro il 31.12.2024.