“Molto prima di avermi come cliente, il bar mi ha salvato: mi ha ridato fiducia quand’ero bambino, si è preso cura di me quand’ero adolescente e mi ha accolto quand’ero un giovane uomo. Anche se siamo attratti, temo, da ciò che ci abbandona, o promette di abbandonarci, alla fine credo che sia quel che accoglie a segnarci “.[1]
Il Bar, il Circolo, l’Oratorio. Per chi oggi ha almeno 35 anni, è facile ricordare questi luoghi come occasione di formazione, incontro, iniziativa, amicizia. Di uno stare insieme a volte finalizzato, intorno a uno scopo, a volte solo per il piacere di stare con gli altri, di condividere un pensiero, un gioco, un primo approccio amoroso. Per chi ha qualche decennio in più, la Parrocchia, il Sindacato, la Sezione, il Servizio Civile sono stati i luoghi della politica come educazione sentimentale, della formazione di una coscienza e di una responsabilità verso gli altri che auspicava l’arrivo di cieli e terre nuove, fossero di natura divina o terrena poco importava.
Cosa c’entra tutto questo con i Servizi del welfare
Il tema del welfare comunitario attraversa il Piano di Zona Unitario degli Ambiti lecchesi dal 2015, ponendo il focus, in particolare, sui “luoghi della Comunità e sull’“abitare le Comunità”. In ogni realtà territoriale sopravvivono ancora, ma con sempre maggiore fatica, luoghi pensati per la generalità della popolazione che possono (ri)diventare ambienti di vita, spazi intorno ai quali riprogettare l’incontro, che possono tornare ad essere aperti, capaci di farsi interpreti di bisogni diversi, di raccogliere idee e sollecitazioni ed aiutarle a trasformarsi in proposta.
“Prendiamoci un caffè: è un linguaggio universalmente riconosciuto in un mondo che sempre più tiene a distanza il vicino di casa (…). Abbiamo bisogno di quei luoghi, di quei bar che erano/sono come i paesi di una volta, dove anche chi non funzionava come gli altri aveva il suo posto, (…) dentro la comunità e non ai margini o oltre”.[2]
Assumere l’obiettivo di sostenere lo sviluppo di questi contesti che rispondono a bisogni specifici (es. aggregazione delle persone anziane) ma anche capaci di interpretare le esigenze di un pubblico più vasto ed eterogeneo facendosi comunità, non può non riguardare la programmazione sociale. Ci aiuta, in questo, un approccio diverso da quello professionale. Si possono trovare riferimenti per guidare il nostro immaginario nella narrativa contemporanea: il Punto Gilda di Scovazze, ad esempio, dove intorno a un bancone si ritrova un paese chiuso che scopre il diverso e lo adotta, e un semplice paroliere prende il posto delle slot machines perché introduce la ricchezza e la magia della parola e del giocare insieme, ridisegnando le geografie delle relazioni[3]. O, ancora, i racconti de “Il bar sotto il mare”[4] con il suo campionario umano di storie (in)verosimili, perché in “un bar può accadere di tutto”.
Abitare una casa (o un servizio) non è infatti e sempre una condizione sufficiente per l’esprimersi di una piena qualità della vita. Abitare una casa (o un servizio) ha bisogno della possibilità di abitare anche il territorio geografico, umano, relazionale che si dipana intorno. Sentirsi stranieri o estranei al luogo dove si vive concorre a determinare una potenziale condizione di fragilità.
La stessa Regione ha voluto promuovere, con la DGR 7504/2022[5] lo sviluppo di contesti aggregativi rivolti non solo a persone con disabilità ma capaci di aggregare intorno ad essi l’intera comunità. Questo approccio lo ritroviamo ancora nelle Linee guida per i Centri per la Famiglia[6] e nella DGR 2168/2024 sull’invecchiamento attivo che prevedono di coinvolgere enti, associazioni e realtà diverse. I Servizi sono sollecitati, anche culturalmente, a sviluppare una programmazione che a partire dall’attenzione alle fragilità, punti ad aggregare intorno ad esse l’intera comunità perché le persone possano abitare il proprio territorio e non solo risiedervi, perché possa essere significativo appartenere ad un luogo e non solo transitarvi, cogliendo l’esigenza di fare insieme, di ritrovare fiducia negli altri, di potersi sentire compagni (cum–panis,) di condividere quindi vicende che ci riguardano reciprocamente. Per creare un habitat favorevole ai Progetti di vita.
“Per fare comunità ci vuole un luogo, cioè una cosa che non è uno spazio di passaggio, ma una casa comune dove allevare i nostri sguardi, dove le nostre anime crescono insieme, dove ognuno può fare compagnia alla solitudine degli altri. (..) Un modo per difendere i luoghi è reinventarli in continuazione. La stabilità ha bisogno di stranieri, di sconosciuti”[7].
Servizi altri, Servizi altrove, Servizi ovunque
I Servizi educativi, sociali e sociosanitari rappresentano un bene comune di un territorio per il loro tratto distintivo: l’interesse per le persone, il coinvolgimento diretto, i legami affettivi e solidali con le famiglie che si rinnovano anno per anno e, spesso, durano nel tempo. I Servizi sono principalmente partner nel compito di cura ma anche nell’accompagnare i delicati processi della crescita, dell’evoluzione, dell’invecchiamento, dei processi naturali e temporali della vita. Sono depositari di una vicinanza fiduciaria difficilmente concessa ad altri. Sono compagni di viaggio, nonostante il passaggio normativo dei primi anni duemila li abbia concepiti come Unità d’Offerta, determinando un approccio che ne ha cambiato la natura e il significato. È avvenuto un cambio di paradigma culturale: da contesti pensati per accogliere persone con le loro domande e bisogni mettendosi a servizio, a presidi d’offerta predeterminata e standardizzata. Questo ha permesso di migliorare alcuni aspetti qualitativi grazie anche all’apporto di risorse destinate, ma ha vincolato ad un progressivo e costante irrigidimento e a una burocratizzazione dei modelli, facendone perdere, in parte, la funzione di luoghi di vita in favore di processi di accudimento. Eppure, oggi il welfare sociale, nelle sue forme organizzative e associative rappresenta ancora un elemento di tenuta della coesione sociale.
Non è difficile arrivare alla conclusione che i Servizi e i luoghi sociali dell’aggregazione devono oggi trovare strategie e interessi comuni rimettendo al centro i temi della cittadinanza, della responsabilità collettiva per fare delle nostre comunità luoghi della reale partecipazione, spazi aperti a tutti, per rimuovere “gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.
Si tratta di dare piena attuazione a indicazioni regionali che hanno disegnato una tendenza forte verso il cambiamento. Pensiamo alle DGR 3183/2020[8] e DGR 5320/2021[9], e prima ancora alla DGR quadro 116/2013[10] che indicava la necessità di una modifica culturale e organizzativa del sistema d’offerta. Le DGR hanno provato a immaginare Servizi aperti, distribuiti in contesti diversi, attenti alla domiciliarità, al dialogo e all’innovazione progettuale richiamando la prospettiva di Centri Multiservizio per rivolgersi a un pubblico diverso e più ampio dei solo iscritti al Servizio.
Intorno a queste opportunità è diventato possibile progettare Servizi altri, cioè capaci di modificare la propria fisionomia e che vedono e accompagnano una possibile transizione verso altre mete, avvalendosi anche delle possibilità previste dalla L.112/2016 e DGR applicative[11] a sostegno di nuove forme di residenzialità e percorsi di vita. Servizi che sconfinano trovando “case” nuove, contesti diversi, trasformando il territorio in una palestra di esperienze. La pandemia ha reso necessario aprire le porte, cercare luoghi alternativi, parcellizzare i gruppi, avvicinarsi ai territori di provenienza per sostenere una possibile “domiciliarità” qualitativa. Come la Casa di Quartiere Laorcalab[12], una scuola dismessa che è diventata un grande atelier di opportunità e aggregazione per interessi, aperta a tutti i cittadini con attenzione particolare ad offrire spazi di protagonismo alle persone con disabilità e fragilità diverse. Uno spazio di sperimentazione per le associazioni, i singoli cittadini che vogliono mettere a disposizione le loro competenze, scuole, servizi in una agorà di incontri, scambi in cui si può essere insieme fruitori e attivatori di proposte aperte. Dove sperimentare una progettazione personalizzata: “io ho un mio progetto di vita e qui realizzo attività che mi interessano e mi preparo a un lavoro stando in mezzo a persone diverse. Guai a chi tocca il mio progetto” (J.P.).
Servizi altrove capaci di riorganizzarsi in spazi diversi, temporanei, finalizzati, non pensati in termini di standard ma di qualità delle opportunità offerte.
È stata la (ri)scoperta che si può essere insieme servizio e di servizio per un territorio e quindi per una comunità più ampia, valorizzando le nuove relazioni come occasione di fare esperienza di sé e della relazione con gli altri, restituendo al territorio le persone e il territorio alle persone. È il caso dello Spazio di Comunità il Giglio[13], un bene sequestrato alla mafia diventato luogo di attenzione, aggregazione e proposta diffusa, rivolto agli anziani, e non solo, del quartiere e della città. Motore di iniziative che si aprono alla cittadinanza coinvolgendo scuole, servizi per la prima infanzia, servizi per le disabilità, reti associative, cittadini creativi nel promuovere aggregazione, incontro, partecipazione attiva. Va in questa direzione anche la recente esperienza di Labirinto Bonacina contesto aggregativo di quartiere con forte presenza di persone anziane e animato da attività promosse tra Servizi diversi: Centro Socio Educativo (CSE), Centro Socio Occupazionale per adulti, Spazio il Giglio, Associazioni locali, cittadini. L’animazione delle attività di Labirinto diventa uno spazio di protagonismo per persone fragili che aprono finestre di opportunità (motorie, culturali, aggregative…) alle persone del rione.
Servizi ovunque, negli oratori, nei circoli, nei parchi, nelle palestre, nei mercati nei luoghi dove si incontra la realtà. Come il Circolo ARCI Promessi Sposi che nella relazione con il CSE Artimedia ha trovato nuovi significati e nuove dimensioni. Racconta un volontario: “stavamo valutando una possibile chiusura della nostra esperienza, costi alti, poche entrate, sempre meno volontari e clienti. La proposta di aprirsi alla collaborazione con un Servizio ci ha visti impreparati ma disponibili e incuriositi”. Oggi il Circolo vede la presenza di giovani con disabilità che collaborano alla gestione del bar, cucinano un pranzo aperto alle persone interessate e agli anziani soli del quartiere, organizzano corsi di ginnastica dolce e danza aperti alla cittadinanza, momenti di incontro e socialità, feste. Occasioni per fare una reale esperienza di sé che hanno permesso anche al circolo un rilancio e una rivitalizzazione. “Abbiamo ritrovato le ragioni di fondo del nostro statuto, mutualità e solidarietà”.
O come la Libreria Mascari5 della Coop. La Vecchia Quercia che, a partire dalla sua vocazione culturale diventa spazio aperto dell’incontro. Laboratorio creativo e vetrina dei prodotti realizzati da persone con disabilità o fragilità diverse, raccogliendo il loro sguardo originale sul mondo e sulle cose per realizzare beni che parlano un altro linguaggio e raccontano storie ed esperienze di vita. Mascari5 è un luogo di socialità, di incontro, di tirocinio, di creatività e di promozione culturale e artistica sui temi sociali[14].
Dunque si può fare? Si può fare di più
È pensabile quindi, un futuro di “non servizi“ o “servizi altri” che creino occasioni e spazi a sostegno del progetto di vita, se il quadro normativo di riferimento assumerà un profilo aperto come indicato dalla lr. 25/2022[15]. Lo spazio vero per una piena partecipazione alla vita sociale è quello aperto delle nostre comunità e delle nostre quotidianità. Uno spazio professionale per certi aspetti nuovo e insieme antico per gli operatori del sociale, rovesciando la prospettiva, come nel gesto di Daniele, Cantoniere di Comunità, che poggia un braccio consolatorio sulle spalle di Giorgio, volontario del Circolo. “Cantonieri di Comunità” è un progetto della città di Lecco che vede persone adulte impegnate in squadre di lavoro nella cura dei rioni, piccole manutenzioni, pulizie delle strade, attenzione ai luoghi significativi per la cittadinanza. Squadre di lavoro che sono organizzate dal Servizio Socio Occupazionale CeSeA e dai CSE, dalla Casa di Quartiere, dal Centro Psico Sociale (CPS). Avere cura della città apre alla relazione con contesti diversi e con i cittadini, attribuisce un ruolo sociale riconosciuto, permette esperienze reali, di sperimentare il contrattempo, la difficoltà e l’apprezzamento. Poi, tutti insieme, pranzo al circolo, alla casa di quartiere, alla mensa comunale per condividere un altro momento della giornata.
Dunque, si può fare. In direzione ostinata e contraria.
[1] J.R. Moehringer, Il bar delle grandi speranze, edizioni piemme, 2005.
[2] Paolo Ciampi, La terapia del bar, edicicloeditore, 2023.
[3] Massimo Cuomo, Piccola osteria senza parole, edizioni e/o, 2014.
[4] Stefano Benni, Il bar sotto il mare, Feltrinelli editore, 1987.
[5] DGR 7504/2022 Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità. Approvazione del programma operativo regionale. Per approfondimenti sulle iniziative nel territorio lecchese vedi www.impresasocialegirasole.org Luoghi che diventano ambienti.
[6] DGR 1507/2023 e DGR 5955/2022.
[7] Franco Arminio, La cura dello sguardo, Bompiani editore, 2020.
[8] DGR 3183 del 26.05.2020 – Avvio fase due Servizi semiresidenziali per persone con disabilità.
[9] DGR 5320 del 04.10.2021 – Indicazioni per l’accesso alle UdO socioassistenziali e per lo svolgimento delle attività a carattere diurno SFA e CSE.
Per approfondimenti si segnalano i seguenti contributi pubblicati su LombardiaSociale.it che descrivono alcune esperienze realizzate nei territori:
Fondazione Stefania, Servizi per la disabilità. Chi non si rigenera, degenera, 18 novembre 2022
Bollani M., Disabilità: servizi per l’inclusione e la vita indipendente, 5 dicembre 2022
Cesco R., Essere o stare. Il miglior servizio è quello vuoto, 19 dicembre 2022
Gatti A. e Vipadi R., Disabilità. Alla ricerca di nuovi modi di “fare centro”, 16 luglio 2024
[10] DGR 116 del 14.05.2013 – Determinazioni in ordine all’istituzione del Fondo regionale a sostegno della Famiglia e dei suoi componenti fragili. Atto di indirizzo.
[11] Programmi operativi regionali in materia di “Dopo di Noi”.
Per approfondimenti si segnalano gli ultimi due contributi sul tema pubblicati su LombardiaSociale.it:
Melzi A. (a cura di), Il nuovo piano regionale L.112. Conferme e punti di attenzione, 13 ottobre 2024
Bollani M., Dopo di Noi in Lombardia: verso un sistema integrato, 19 dicembre 2024
[12] https//www.laorcalab.org e https//casadiquartierelaorcalab.it.
[13]Il Giglio, www.comune.lecco.it.
[14] cfr. Il libro pubblicato a cura di Mascari5 “Andiamo con calma. Storia di Giovanni” di Cecilia Galaffu, diffusione esclusiva www.lavecchiaquercia.org.
[15] Per approfondimenti si segnalano alcuni contributi pubblicati su LombardiaSociale.it:
Plebani R., Voglio una vita … di quelle fatte così, 29 maggio 2023
Spazio Aperto Servizi, Vita indipendente: prospettive e sfide per servizi e istituzioni, 12 marzo 2024


