La sperimentazione dei Centri per la famiglia, realizzata per due anni nelle ATS di Insubria, Pavia, Brianza e Val Padana, è stata estesa a tutta la regione con DGR n. XI/5392 del 18 ottobre 2021 di programmazione dell’utilizzo del Fondo per la famiglia 2021.  Si definiva così il consolidamento della sperimentazione nelle 4 ATS sopra richiamate, e l’estensione al resto del territorio, con la finalità di “individuare un modello di offerta innovativo quale punto di riferimento per le famiglie del territorio, un luogo in cui i diversi attori istituzionali e non, convergano per costruire insieme interventi volti a promuovere il benessere e lo sviluppo della famiglia”.

Con successiva DGR XI/5955 del 14.02.2022  la regione ha approvato le Linee Guida per la sperimentazione dei Centri per la famiglia in tutto il territorio regionale, e si sono così avviati in tutte le ATS le pubblicazione degli Avvisi e i relativi percorsi di coprogettazione che hanno portato, a cavallo dell’estate, l’avvio di 48 Centri per la famiglia in tutta la regione.

Con DGR XII/1507, Regione Lombardia aggiorna le Linee guida per la sperimentazione dei Centri per la famiglia, tenendo conto delle indicazioni contenute nel “Modello condiviso di Centro per le famiglie” elaborato dal Dipartimento per le politiche della famiglia presso il Consiglio dei Ministri.

La Delibera definisce, inoltre, che le risorse del Fondo Famiglia 2023 venga interamente destinato all’implementazione dei Centri, per un ammontare complessivo pari a poco più di 4 milioni di euro, con un’integrazione da parte regionale di ulteriori 2,3 milioni di euro, per un totale complessivo di risorse disponibili pari a 6,5 milioni di euro.

La definizione di un modello unico condiviso da parte del livello centrale, e la cogenza data all’azione delle regioni verso lo sviluppo dei Centri per la famiglia, risultano elementi molto significativi a fronte della sperimentazione in corso, rispetto alla quale avevamo già cominciato a individuare alcune tendenze e alcune disomogeneità di implementazione, che sono in buona parte riprese e chiarite dalle nuove Linee di indirizzo.

 

A che punto siamo

Le linee guida sono l’occasione per fornire alcuni dati e considerazioni sullo stato di attuazione dei Centri. Al momento sono attive nel territorio regionale 48 progettualità, così distribuite:

ATS N° progetti Soggetti capofila
ATS Pavia 3 2 soggetti del terzo settore e 1 Ambito
ATS Bergamo 6 3 Ambiti, 3 soggetti del Terzo Settore di cui un Consultorio privato accreditato;
ATS Brescia: 8 2 Ambiti, 2 ASST, 4 Terzo settore tutti gestori anche di consultori familiari privati accreditati;
ATS Insubria 7 4 Ambiti, 1 ASST, 2 soggetti del terzo settore di cui uno è anche Consultorio familiare accreditato;
ATS Brianza 3 2 Ambiti e 1 Terzo settore che gestisce diverse tipologie di servizi per la famiglia;
ATS Valpadana 5 1 Ambito, 3 Comuni, 1 terzo settore
ATS Milano 10 2 Ambiti, 1ASST, 7 soggetti del terzo settore gestori anche di consultori familiari accreditati;
ATS Montagna 6 2 ASST (che gestiscono 6 progettualità diverse), 1 ambito

 

Le risorse complessivamente investite nei Centri per la famiglia sono pari a 4.144.756,04 di cui euro 3.506.157,54 del Fondo Famiglia Nazionale annualità 2021 e 2022 ed euro 638.598,5 di risorse sociali già nelle disponibilità dei bilanci delle ATS, che si aggiungono ad euro 800.000,00 previsti per la prima fase sperimentale avviata nel 2019 e conclusa nel 2022 (che ha visto il coinvolgimento di ATS Insubria, ATS Brianza, ATS Pavia e Valpadana).

Dal punto di vista dell’attuazione, il documento rileva il significativo lavoro di rete sviluppato, che vede il coinvolgimento di 148 soggetti che – con riferimento alle 48 progettualità – costituiscono punti di accesso e di prossimità per le famiglie.  Con tali soggetti si sono definiti, in molti casi, protocolli operativi di collaborazione che definiscono il percorso di accesso e tutti gli interventi per le famiglie che si rivolgono ai centri stessi.

Per quanto riguarda l’utenza raggiunta e le attività realizzate, il documento evidenzia che:

  • oltre 9.000 persone si sono recate fisicamente ai Centri o ad uno degli sportelli presenti sul territorio e di queste oltre 5.000 hanno aderito agli interventi proposti di cui circa 500 sono state inviate a servizi specialistici e altre 500 sono state seguite in modo integrato;
  • sono stati organizzati oltre 1000 incontri/attività socioeducative;
  • complessivamente sono stati raggiunti (accessi fisici, mail, telefonate, contatti su social) oltre 27.000 persone. Tra le persone raggiunte oltre 300 hanno evidenziato fragilità particolari.

 

Principi del Modello condiviso di Centro per le famiglie

La definizione del “Modello condiviso di centro per le famiglie” introduce le caratteristiche e requisiti necessari per i Centri per la famiglia, rimarcandone:

  • la funzione di rafforzamento del protagonismo e della partecipazione delle famiglie;
  • la focalizzazione su supporti soprattutto di tipo relazionale, con riguardo alle relazioni sociali, famigliari e lavorative delle persone;
  • la funzione preventiva, quale spazio di intercettazione dei bisogni, e di situazioni di fragilità o povertà, da inviare ai relativi servizi specialistici;
  • la relativa necessità di integrazione dei centri con altri servizi territoriali allo scopo di svolgere al meglio le funzioni di informazione e orientamento.

Il documento sottolinea con estrema chiarezza anche l’importanza di evitare la sovrapposizione tra i centri per la famiglia e altri servizi, di tipo specialistico (ad es. i Centri Antiviolenza o i consultori) e di ricondurre la loro area di intervento alla prevenzione e alla promozione e non invece a funzioni di cura o trattamento.

 

Nuove indicazioni per lo sviluppo di un modello regionale per i Centri per la famiglia

A partire dai principi sopra richiamati, le nuove indicazioni per lo sviluppo dei Centri definiscono un nuovo modello regionale che individua un assetto chiaro per i centri, superando anche alcune delle questioni che fino ad ora erano rimaste indefinite, nella varietà ed eterogeneità dell’applicazione delle linee guida fino ad oggi, in particolare in relazione all’assetto gestionale ed organizzativo:

  • Nel quadro di un’organizzazione a rete, si chiariscono i ruoli degli enti capofila che assumono un ruolo di HUB garantendo la sede principale del Centro, nonché i servizi di base e il coordinamento gestionale ed amministrativo, anche attraverso le figure di un coordinatore e di un responsabile della funzione amministrativa; i partner della rete assumono un ruolo di SPOKE, con sedi territoriali che garantiscono servizi integrativi, tra cui anche quelli di sportello e accesso. Obiettivo degli SPOKE è garantire la copertura di tutto il territorio a livello di Ambito o Distretto.
  • I Centri per la famiglia devono avere autonomia gestionale e organizzativa, garantendo spazi dedicati e riconoscibili (anche se non esclusivi) con la definizione di giorni e orari di apertura e personale dedicato. Il centro per la famiglia deve inoltre chiaramente distinguersi da eventuali servizi da cui deriva, il che significa garantire una non sovrapposizione di attività e di équipe. Di conseguenza nelle attività dei Centri per la famiglia non possono essere rendicontate prestazioni o servizi in regime di accreditamento. La logica è dunque quella di configurarli come una parte di una filiera di servizi che struttura procedure di collaborazione.
  • Si confermano i profili professionali già definiti, e la costituzione di un’équipe multiprofessionale che dovrà garantire un monte ore complessivo tale da garantire l’apertura del centro con uno standard minimo di operatività di 18 ore settimanali.

Dal punto di vista delle attività e dei servizi che dovranno essere offerti, si confermano l’area dell’informazione e dell’orientamento ai cittadini, sottolineando anche l’attività di supporto all’accesso alle misure vigenti di sostegno alle famiglie promosse da Regione Lombardia e la valorizzazione del lavoro di cura e del ruolo del caregiver, in attuazione di quanto previsto dalla l.r. n. 15/2015 “Interventi a favore del lavoro di assistenza e cura svolto dagli assistenti familiari”; l’area del sostegno alla famiglia e alle competenze genitoriali, l’area dello sviluppo delle risorse famigliari e comunitarie anche attraverso attività di coprogettazione e partecipazione delle famiglie.

Si richiama infine l’importanza di dare visibilità ai Centri, rendendone riconoscibili le sedi, e garantendone l’accessibilità.

 

Prossimi passi e prospettive

A partire da quanto definito dalle Linee Guida, le ATS sono state chiamate a realizzare, condividendola con la Cabina di regia ATS/Ambiti, un’analisi relativa alla copertura del servizio e ai bisogni del territorio, così da prevedere eventuali nuove progettualità, tramite nuovi avvisi, o ampliamenti di quelle già attive. Le risorse stanziate per ogni progettualità sono pari a 70.000 euro all’anno.

In conclusione, la spinta ricevuta dalla definizione del Modello Condiviso di Centro per le Famiglie ha portato alla definizione di un modello regionale che definisce, e allo stesso tempo fornisce struttura e omogeneità, alle progettualità sviluppate fino ad ora, promuovendone la distinzione e l’autonomia da altre forme di intervento e attività in capo agli enti gestori e definendone una chiara riconoscibilità in termini di spazi, tempi e operatori.

Allo stesso tempo mantiene l’opportunità di definire il coordinamento in capo ad enti molto diversi tra loro: Ambiti territoriali, Comuni, ASST, enti del terzo settore, definendo altresì i requisiti necessari per attuare una funzione di coordinamento.

Garantisce inoltre, la logica primaria di un intervento di rete quale elemento caratterizzante dell’azione dei Centri Famiglia, secondo una prospettiva sinergica tra gli enti capofila e gli enti partner, e con i servizi del territorio. Sparisce, tuttavia, il richiamo alla costituzione di un tavolo di coordinamento in capo al quale – in base alle precedenti indicazioni – doveva collocarsi una lettura dei bisogni e di definizione delle priorità in stretta correlazione con i Piani di Zona.

Le prospettive che si vedono in queste indicazioni sono quelle di progettualità che vanno sempre più verso una maggiore strutturazione ed estensione del proprio raggio di azione, ferma restando la precisazione di funzioni specifiche, nel quadro di un indirizzo nazionale che le definisce quali obiettivi prioritari da garantire su tutto il territorio nazionale.