La crescita della spesa sociale in Lombardia
Le statistiche sulla spesa sociale dei comuni segnalano che questo aggregato continua ad espandersi[1]. Alcuni dati sui bilanci degli enti locali[2] diffusi recentemente dall’Istat confermano questa tendenza[3]. Essi consentono di ricostruire l’andamento della spesa comunale per settori (missioni), con un dettaglio sulle principali categorie di utenza (programmi). L’articolazione dei modelli di bilancio non permette di depurare l’aggregato dalla spesa per i nidi, partita che dovrebbe afferire non più al settore sociale ma a quello dell’istruzione[4]; pertanto, le analisi riguardano la spesa dei comuni in senso allargato[5].
Gli impegni correnti dei comuni lombardi per il sociale sono passati da meno di 1,5 mld del 2019 agli oltre 1,8 mld del 2024 (corrispondenti a un +21% nel quinquennio). Gli oltre 300 mln di aumento si sono distribuiti tra le varie categorie di interventi sociali secondo quanto rappresentato nella Fig. 1.

La categoria che ha maggiormente beneficiato dell’espansione è quella degli interventi per infanzia-minori-nidi, seguita dagli interventi per le persone con disabilità e dagli interventi di programmazione “trasversali”. Ha sicuramente concorso allo sviluppo degli interventi di “regia” (“programmazione e governo della rete”) il piano di potenziamento degli assistenti sociali, con cui è stato favorito lo sviluppo della rete dei servizi per l’accesso e la presa in carico. Non tutti gli interventi di carattere erogativo hanno invece trovato adeguato rafforzamento: se la disabilità ha conosciuto un’importante espansione, nel settore anziani la spesa del 2024 risulta inferiore a quella del 2019 (Fig. 1).
La crescita della spesa per le politiche sociali ha visto una maggiore accelerazione rispetto al totale della spesa corrente comunale (gli impegni totali dei comuni lombardi sono passati da 9 mld del 2019 a meno di 10,5 mld del 2024), con il risultato che il “sociale in senso allargato” ha guadagnato importanza nei bilanci di questo comparto, arrivando ad incidere sul totale delle spese del 2024 per il 17,1% (nel 2019 pesava per il 16%). Ha senz’altro concorso a questa espansione anche l’impulso del PNRR Missione 5 che ha finanziato prevalentemente interventi di spesa corrente[7]. In un sistema multilivello come quello del finanziamento del welfare locale, la crescita della spesa sociale territoriale è il risultato delle politiche dei diversi attori (sostegno UE/Stato/regioni) e non deve necessariamente essere intesa come una maggiore attenzione dei municipi alle politiche sociali. Alcune analisi sulle fonti da cui dipende l’aumento della spesa sociale[8] hanno dimostrato che, nonostante la crescita in valore assoluto, la percentuale di spesa finanziata con risorse proprie dei comuni nel lungo periodo si stia riducendo, mentre aumenta la quota a carico di altre fonti (UE/Stato/regioni). Questa tendenza a livello nazionale è molto evidente anche in Lombardia (Fig. 2).

Alcuni confronti tra regioni
Anche a livello nazionale si è assistito a un importante incremento della spesa sociale in senso allargato (+28% nel quinquennio). L’importanza del sociale nella finanza dei comuni 2024 (incidenza di questo settore sul totale della spesa, Fig. 3) continua a rimanere molto variabile da regione a regione, passando da un minimo del 3,8% della Valle d’Aosta al massimo del 30,8% della Sardegna. Rispetto alle regioni con cui viene tradizionalmente confrontata, la Lombardia presenta una propensione per il sociale superiore a quella di Veneto (15,4%), Piemonte (13,8%), Liguria (13%) e Toscana (14,2%); il peso del sociale in Lombardia continua a rivelarsi inferiore all’Emilia Romagna che, con il suo 19,3%, si conferma la regione a statuto ordinario con la maggiore centralità per la spesa sociale.

Rispetto all’allocazione della spesa sociale tra le varie categorie, dal confronto tra Lombardia e resto d’Italia (Fig. 4) emerge che in Lombardia, rispetto all’Italia nel suo complesso, pesano particolarmente il programma “minori-nidi” (34,9% rispetto a un valore del 29,9%) e gli interventi per le persone con disabilità (19,8% verso 15,3%); al contrario, a livello Paese si rileva un’incidenza della spesa per l’esclusione sociale (16,6%) più marcata che in Lombardia (10,8%).

Considerazioni prospettiche
Le tendenze espansive della spesa per il sociale sono un segnale positivo, ma da sole non rappresentano una garanzia di continuità, stante che alcune delle leve di crescita sono destinate a venir meno. In particolare, come già approfondito in altri commenti[9], restano alte le preoccupazioni per la scomparsa di sostegni come quelli del PNRR, finanziamenti di cui allo stato attuale della normativa non si prevede la sostituzione con altre fonti. L’incertezza per il futuro riguarda soprattutto i servizi erogativi su cui non sono ancora stati implementati concretamente dei veri e propri Leps. In un quadro di assenza di standard erogativi, i livelli di interventi erogati sono rimessi alla discrezionalità locale, con scarsi incentivi per i municipi a investire maggiori risorse proprie nel sociale.
Le recenti politiche nazionali sul sistema di finanziamento degli enti non hanno definito regole per incoraggiare ulteriormente la spesa nel sociale. Tale sistema avrebbe trovato compimento con la messa a terra dei Leps che, per i servizi erogativi, al momento non ha ancora trovato attuazione. Nel corso dell’estate sono stati adottati alcuni provvedimenti per completare il processo di federalismo fiscale, processo che avrebbe dovuto trovare origine nella definizione dei Leps. Tuttavia i Leps non sembrano guidare le recenti modifiche[10] e l’obiettivo dei Leps erogativi sembra essere sempre più distante. Anche i provvedimenti di settore (es. Piano nazionale non autosufficienza e Piano nazionale per la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana) non hanno aggiunto dettagli operativi alla quantificazione e al sistema di monitoraggio dei Leps; al momento, dunque, non sembrano essere modificate le convenienze degli attori locali a investire nelle politiche erogative.
In questo panorama e senza meccanismi che premiano la volontà dei comuni di potenziare i servizi erogativi è difficile aspettarsi un consolidamento della crescita e la possibilità di adeguamento delle risposte alla crescita dei bisogni.
- Questo articolo rappresenta un ulteriore approfondimento rispetto a quanto già anticipato in https://lombardiasociale.it/2026/01/21/il-bilancio-dei-comuni-lombardi-per-le-politiche-sociali/ Anche in quell’occasione erano stati analizzati dati provenienti dai bilanci degli enti locali disponibili da una diversa banca dati. All’epoca non erano ancora consentiti confronti interregionali. ↑
- L’analisi si è concentrata sui comuni, la categoria principale di enti locali coinvolti nel sociale. L’Istat mette a disposizione anche i bilanci di comunità montane, province, unione dei comuni, comunità montane, città metropolitane. ↑
- https://www.istat.it/tavole-di-dati/finanza-locale-entrate-e-spese-dei-bilanci-consuntivi-comuni-province-e-citta-metropolitane-unioni-di-comuni-e-comunita-montane/ ↑
- Nei modelli di bilancio la spesa per i nidi è inglobata insieme a quella degli interventi per i minori. ↑
- Si parla di “sociale in senso allargato” perché include anche i nidi. Dalla missione “politiche sociali” sono comunque stati esclusi i programmi “casa” e “servizio necroscopico”, voci che, a differenza dei nidi sono isolabili dal piano dei conti. ↑
- https://lombardiasociale.it/2026/05/26/recovery-plan-per-il-sociale-facciamo-il-punto/ ↑
- https://lavoce.info/archives/109678/comuni-senza-welfare/ La figura 2 è stata ricostruita con dati tratti da Istat, spesa sociale dei comuni. ↑
- https://lombardiasociale.it/2026/09/29/pnrr-bilancio-e-prospettive-per-il-welfare-territoriale-lombardo/ ↑
- https://lavoce.info/archives/112616/se-questo-e-federalismo-fiscale/ ↑


