L’indagine: obiettivi e adesione dei territori
A giugno 2026, in corrispondenza della conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, LombardiaSociale – in collaborazione con ANCI Lombardia – ha promosso un’indagine rivolta agli Ambiti Territoriali Sociali (ATS) della Regione. L’obiettivo non era unicamente verificare il raggiungimento quantitativo dei target, ma comprendere come le risorse della Missione 5 – Componente 2 abbiano inciso sui sistemi locali di welfare: quale lo stato di attuazione dei progetti, quali le eventuali opportunità generate ma anche gli ostacoli emersi, quali le prospettive di continuità organizzativa ed economica degli interventi una volta concluso il finanziamento straordinario.
L’indagine è stata svolta attraverso la somministrazione di un questionario online (consultabile in allegato) rivolto ai responsabili di tutti gli ATS lombardi. All’indagine hanno risposto 53 Ambiti su 91 (58% del totale), offrendo un quadro ampio e significativo delle esperienze di attuazione del PNRR in Lombardia. I risultati devono tuttavia essere interpretati come riferiti agli Ambiti rispondenti e non automaticamente generalizzati all’intero universo dei 91 Ambiti, non essendo possibile escludere differenze sistematiche tra rispondenti e non rispondenti[1]. Di seguito presentiamo una sintesi dei principali risultati emersi dall’indagine, ripercorrendo le diverse aree tematiche affrontate dal questionario e rimandando al Rapporto completo in allegato per un’analisi dettagliata.
Gli Ambiti lombardi e le linee di finanziamento del PNRR
L’adesione alle singole linee di investimento mostra una spiccata concentrazione sul programma PIPPI (77,4% degli Ambiti rispondenti ammessi a finanziamento) e sui percorsi di Autonomia per le persone con disabilità (73,6%). Segue l’Housing temporaneo (64,2%), la Supervisione degli operatori sociali (62,3%), le Dimissioni protette (47,2%), la Domiciliarità per anziani (41,5%) e, infine, le Stazioni di Posta (32,1%).
In termini di modalità di gestione, i progetti con una rilevante componente infrastrutturale edilizia per la riqualificazione di alloggi (Housing e Autonomia per le persone con disabilità) sono stati gestiti per lo più in autonomia dai singoli Ambiti. Le linee rivolte alla non autosufficienza (Domiciliarità per anziani e Dimissioni protette) sono invece quelle con maggior incidenza di progetti realizzati in aggregazione tra Ambiti; una caratteristica che troviamo comunque prevalente anche sulla linea dedicata alla Supervisione, con oltre due Ambiti su tre dei rispondenti che hanno sviluppato progettualità sovra-Ambito.
Il raggiungimento dei target: un dato positivo con elementi di cautela
I dati dichiarati dagli Ambiti mostrano un quadro ampiamente positivo rispetto agli obiettivi di target del PNRR. Nella stragrande maggioranza dei casi i territori riportano di avere raggiunto o di prevedere di raggiungere il target entro giugno 2026:
- PIPPI: 100% degli Ambiti ha raggiunto o prevede di raggiungere il target entro giugno 2026;
- Housing, Domiciliarità per anziani, Supervisione, Dimissioni protette e Stazioni di Posta: la percentuale di raggiungimento supera il 90%;
- Autonomia per le persone con disabilità: rappresenta la linea più critica, con solo il 71,8% di Ambiti in target e ben 8 Ambiti che dichiarano di non farcela (7 dei quali hanno già formalizzato la rinuncia al finanziamento).
La criticità sulla linea dell’Autonomia per le persone con disabilità è dovuta principalmente all’indisponibilità e complessità di reperimento di immobili idonei entro i tempi previsti, alle rigidità iniziali sui vincoli di coabitazione (es. 6 persone con disabilità) e all’incertezza delle indicazioni ministeriali sulle deroghe.
A fronte del dato complessivamente positivo sul raggiungimento del target, è tuttavia necessaria una certa cautela nell’interpretazione dei risultati. È probabile, infatti, che abbiano risposto all’indagine in misura maggiore gli Ambiti con percorsi più virtuosi o avanzati. Inoltre, l’incertezza sulle modalità di riconoscimento dei fondi da parte del Ministero – soprattutto per alcune linee – potrebbe aver spinto i territori a dichiarare target raggiungibili per non rischiare la revoca completa delle risorse. Infine, il raggiungimento del target non è l’unico elemento di attuazione che andrebbe considerato; sappiamo infatti che alcune tra le linee più finanziate, come quella dedicate alla non autosufficienza, sono quelle su cui si sono registrati i maggiori avanzi nonostante il raggiungimento del target.
Ostacoli e fattori facilitanti nell’attuazione
Dall’analisi delle risposte al questionario emergono chiaramente i punti di forza e i colli di bottiglia incontrati nella gestione quotidiana dei progetti PNRR. Le principali criticità hanno riguardato gli aspetti tecnico-amministrativi e attuativi da un lato e quelli infrastrutturali dall’altro:
- Gestione delle piattaforme e rendicontazione: in particolare, i portali ReGiS e Multifondo (e RPM per PIPPI) hanno generato un forte sovraccarico burocratico e sovrapposizioni a causa della mancanza di interoperabilità;
- Reperimento del personale: questo fattore è stato particolarmente critico per le Dimissioni protette, a causa della crisi generale delle professioni di cura;
- Riqualificazione degli immobili: ha rappresentato l’ostacolo principale per le linee infrastrutturali (indicato dal 64,7% degli Ambiti ammessi alla Linea Stazioni di Posta, dal 55,9% per Housing e 53,8% per Autonomia per le persone con disabilità). Diversi Ambiti si sono trovati a gestire aspetti – dal reperimento dell’immobile, alla nomina del supporto al RUP, al direttore lavori, alle procedure di gara per l’affidamento e poi l’esecuzione dei lavori – fuori dai tradizionali campi di azione, non sempre potendo contare su competenze o strutture adeguate.
Tra le leve che invece hanno facilitato i territori nell’attuazione dei progetti PNRR spiccano tre elementi trasversali:
- Competenze e risorse pregresse: decisive in particolare per la Linea PIPPI (65,9%). Questo fa ipotizzare che la linea sia stata attuata in prevalenza da chi era già entrato nel programma sperimentale negli anni precedenti e si è quindi esposto sul programma europeo con un background sufficientemente solido;
- Collaborazione con il Terzo Settore: risorsa chiave soprattutto per le Linee Autonomia per le persone con disabilità (66,7%), Housing (61,8%) e Stazioni di Posta (58,8%), anche grazie al ruolo svolto dal Terzo Settore nella messa a disposizione di immobili e nella gestione diretta delle riqualificazioni, quindi anche al di là dei più tradizionali ruoli di co-progettazione e gestione dei servizi;
- Inserimento in una strategia territoriale preesistente: decisivo soprattutto per le Linee Domiciliarità per anziani (54,5%) e Dimissioni protette (44,0%), ad indicare l’importanza di approcci territoriali integrati a supporto della non autosufficienza e della permanenza delle persone al proprio domicilio.
Il “Dopo-PNRR”: le prospettive di sostenibilità
Terminata la fase di finanziamento straordinario, si pone la questione centrale della sostenibilità economica e organizzativa per evitare l’interruzione dei servizi. Interrogati su quali prospettive di finanziamento stanno immaginando i territori per dare continuità e consolidamento ai servizi allestiti, gli Ambiti hanno restituito un quadro piuttosto frammentato e disomogeneo:
- Per i servizi legati ai Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS) – come PIPPI, Supervisione e Dimissioni protette – la fonte principale individuata per il prosieguo degli interventi è il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali (FNPS), indicato da oltre l’80% degli Ambiti. Tuttavia, le risorse FNPS sono significativamente più ridotte rispetto a quelle garantite dal PNRR, ponendo interrogativi sulle possibilità di tenuta dei volumi di servizio erogati;
- Per Housing, Domiciliarità per anziani e Autonomia per le persone con disabilità, la continuità si poggia sulla previsione di un mix di risorse comunali, compartecipazione dell’utenza e fondi privati o regionali;
- Per Stazioni di Posta, la continuità è in parte legata alla speranza di imminenti Avvisi da parte del Ministero, quali quelli a valere sul PN Inclusione 2021-2027;
- Infine, rimane un elemento d’allarme: 16 combinazioni Ambito-Linea non hanno ancora alcuna ipotesi di sostenibilità economica, con la linea Autonomia per le persone con disabilità che registra quasi il 18% di incertezza totale.
In sintesi, le prospettive di continuità appaiono disomogenee. Le linee già riconosciute come LEPS dispongono almeno di un riferimento finanziario nazionale, seppure con risorse inferiori a quelle garantite dal PNRR. Per altre progettualità, invece, la continuità dipenderà dalla capacità dei territori di mobilitare risorse comunali, fondi dedicati o nuove opportunità di finanziamento nazionali ed europee. Il vero interrogativo riguarda dunque non tanto la prosecuzione formale degli interventi, quanto la possibilità di mantenerne intensità, copertura e qualità una volta conclusa la fase straordinaria del Piano.
Dal punto di vista gestionale e organizzativo, invece, le opzioni prevalenti per dare continuità ai progetti PNRR sono:
- L’integrazione degli interventi nei servizi ordinari già rivolti allo stesso target: strategia prevalente per PIPPI, Domiciliarità per anziani e Dimissioni protette;
- La co-progettazione con il Terzo Settore: scelta principale per Stazioni di Posta (64,7%) e Autonomia per le persone con disabilità (56,4%);
- La riduzione delle attività: traversale alle diverse Linee, è la scelta maggioritaria per la Supervisione degli operatori (60,6%), ad indicare che dopo la fase straordinaria PNRR tale intervento tornerà con ogni probabilità a riassestarsi sulle sole quote obbligatorie previste dal LEPS (16 ore annue di supervisione monoprofessionale di gruppo per assistenti sociali e la messa a disposizione di supervisioni individuali, se richieste).
Conclusioni: un bilancio positivo con forti riserve
Alla richiesta di un giudizio complessivo sull’esperienza del PNRR, la risposta degli Ambiti lombardi è nettamente favorevole: il 92,5% giudica l’impatto positivo (45,3% “molto utile”, 47,2% “abbastanza utile”). L’utilità è riconosciuta nella disponibilità di risorse aggiuntive che hanno reso possibile attivare, potenziare o riorganizzare servizi e interventi che, in diversi territori, difficilmente sarebbero stati realizzati con le sole risorse ordinarie. Tuttavia, il giudizio non è privo di ombre: anche gli Ambiti favorevoli sottolineano la sproporzione tra l’enorme carico burocratico richiesto e la scarsità di personale amministrativo, la rigidità dei vincoli temporali e le incertezze sulla sostenibilità futura.
Il messaggio che i territori inviano al decisore nazionale è chiaro: grandi investimenti straordinari producono innovazione reale nel welfare locale solo se accompagnati da semplificazione amministrativa, maggiore integrazione tra strumenti e interventi e risorse ordinarie stabili capaci di consolidare nel tempo ciò che è stato costruito. La vera sfida del dopo-PNRR non sarà misurare ciò che è stato realizzato, ma verificare quanto di ciò che è stato avviato riuscirà a diventare parte ordinaria del welfare territoriale.
Nota: Il Rapporto completo da cui è stato tratto questo articolo, comprensivo del quadro metodologico dell’indagine, tabelle e grafici, è consultabile nell’Allegato “Indagine PNRR_Rapporto Completo”.
- Ad esempio, la distribuzione delle Linee ammesse a finanziamento rilevata dalla nostra indagine non coincide pienamente con quella dei progetti effettivamente in corso a giugno 2026 secondo i dati ufficiali. Per un confronto, si veda: Recovery Plan per il sociale: facciamo il punto, a cura di Laura Pelliccia e Francesca Pozzoli. ↑


