Il punto di partenza

I primi dati raccolti dal Servizio Sociale Professionale del Comune di Gorgonzola a fine 2017, le interlocuzioni su alcune situazioni seguite da Caritas e la complessità crescente di alcuni casi in carico al servizio sociale hanno rappresentato un primo segnale dei processi di impoverimento sul territorio di Gorgonzola.  Proprio per questo già nel 2018 – durante un processo di formazione che riguardava il Design del potenziale del territorio[1] – le operatrici impegnate hanno deciso di approfondire la questione della povertà. Il percorso conoscitivo ha messo in luce come:

  1. Gorgonzola fosse uno dei comuni dell’Adda Martesana con più persone (in percentuale) con un reddito da 0 a 10.000 euro (Grafico 1);
  2. alcune zone della città fossero in una situazione di criticità maggiore rispetto ad altre (Mappa 1);
  3. fossero presenti una serie di reti primarie e secondarie, che provavano a dare delle risposte.

Grafico 1

Mappa 1

Il sistema povertà

Partendo dalle considerazioni sinteticamente presentate, si è così deciso di avviare un sistema territoriale per il contrasto alla povertà che comprendesse una gestione omogenea delle diverse misure che hanno portato al Reddito Cittadinanza oltre che degli interventi economici gestiti direttamente dall’ente locale, coniugandole inoltre con la promozione di un sistema di housing temporaneo e alcune azioni realizzate in collaborazione con gli attori sociali.

In questa direzione, a partire dal 2019 sono stati pensati e promossi interventi strategici di contrasto alla povertà che, sulla base di dati e analisi specifiche, hanno mirato alla costruzione di un welfare capace di mettere al centro la persona e le proprie potenzialità, promuovere i soggetti sociali del territorio e generare capitale sociale. Per realizzare tutto ciò, gli operatori del servizio sociale professionale, insieme ai soggetti del sistema territoriale, hanno dovuto modificare l’approccio tradizionale di lavoro basato sulla logica della presa in carico del singolo caso, superandolo a favore del lavoro con e per la comunità.

 

Primo acceleratore: Covid-19

L’emergenza conseguente al diffondersi della pandemia da Covid-19 ha evidenziato una serie di problematiche, ma anche molteplici opportunità. Il servizio sociale, nello specifico, ha colto l’occasione per dar concretezza a diverse iniziative condivise e rafforzare così il sistema povertà. Ad esempio, grazie alla convenzione già operativa con la Caritas locale e insieme a Protezione Civile e alcune associazioni del territorio, nel periodo del lockdown è stata garantita la distribuzione casa per casa dei pacchi alimentari alle oltre 120 famiglie seguite. La collaborazione nata in quei giorni – oltre a rafforzare i legami tra i volontari, gli operatori e le assistenti sociali e migliorare gli scambi di informazione – ha avviato anche la costruzione di piani personalizzati condivisi e promosso il servizio pronto spesa e pronto farmaci ad anziani e disabili allora costretti nei propri domicili, servizio poi consolidato per le famiglie fragili.  L’emergenza Covid-19, così interpretata, è stata quindi l’occasione per potenziare le risorse formali e informali presenti sul territorio, dando voce e risposta ai bisogni concreti dei cittadini.

Progetti personalizzati, lavoro di rete e scambio di dati sulle situazioni

In particolare, nella gestione di alcuni casi in carico al Servizio sociale professionale, supportati anche da Caritas, si è promosso un modello di progetto che potesse acquisire una valenza collettiva. Così, partendo dalla finalità progettuale e dagli obiettivi, definiti dal servizio sociale e dalle persone seguite, sono stati sottoscritti e promossi progetti personalizzati ed individualizzati che, ponendo al centro la persona, mirassero all’implementazione del case management comunitario e garantissero una gestione territoriale delle risorse. I progetti, basati sul metodo comunitario hanno permesso ai soggetti parte delle reti di fronteggiamento[2] di ragionare insieme e alla pari, dando valore al confronto. In questo senso si è lavorato in raccordo con diverse organizzazioni[3], gestendo in rete – ma nel rispetto dei diversi ruoli e compiti – alcuni casi complessi.

La figura dell’assistente sociale presso il Centro d’Ascolto Caritas

Sempre secondo un’ottica comunitaria e partendo dall’analisi dei fattori che hanno facilitato la collaborazione tra il Servizio sociale e Caritas locale, si è sperimentata la presenza dell’assistente sociale all’interno del Centro d’Ascolto Caritas. Cercando di sostenere nelle fatiche relative alla gestione delle situazioni complesse ed evitando la sovrapposizione, sono andati a concretizzarsi non solo momenti di confronto e di aggiornamento sui casi, bensì anche sistemi informativi condivisi, così da avere una fotografia aggiornata circa l’utenza del Centro d’Ascolto.

 

Secondo acceleratore: emergenza Ucraina

All’inizio di questa nuova emergenza le richieste sono state soprattutto relative alla regolarizzazione della documentazione e quindi a dichiarazioni di presenza ed ospitalità, registrazione sanitaria e gestione dei minori stranieri non accompagnati. La spontanea attivazione di numerosi singoli cittadini e la presenza di volontari Caritas, in raccordo con il servizio sociale comunale, hanno reso poi possibile l’accoglienza diffusa. Anche se la tenuta della disponibilità all’accoglienza è diventata nel medio e lungo periodo la criticità principale, grazie al lavoro di rete sviluppato durante l’emergenza sono stati proposti momenti di formazione, tenuti dall’assistente sociale, per i volontari Caritas. Da tale formazione è emerso il bisogno di rafforzare i punti di ascolto diffusi sul territorio e sostenere maggiormente il case management diffuso e la presa in carico comunitaria. Queste attività, consolidandosi nel tempo, hanno permesso di superare il confine d’azione dell’emergenza Ucraina e sono state replicate per tutte le altre situazioni, divenendo così una pratica di lavoro.

Rafforzamento del Servizio Sociale

È importante evidenziare come il lavoro svolto abbia portato a realizzare scelte organizzative orientate a irrobustire l’approccio di comunità. L’Amministrazione Comunale, ad esempio, utilizzando le misure di potenziamento del welfare presenti nel Piano Nazionale dei Servizi Sociali ha rafforzato con una nuova operatrice l’equipe del servizio sociale professionale; stressando sia l’importanza del potenziamento degli interventi per il contrasto alla povertà (a cui peraltro la nuova Assistente sociale è stata destinata) sia la necessità di un approccio di comunità per questi interventi, attraverso un forte lavoro di raccordo con le realtà formali e informali del territorio.

Educazione Finanziaria

Contemporaneamente è stata inserita la figura dell’Educatore Finanziario che, da un lato, sostiene le persone in stato di fragilità economica intervenendo in particolare nei casi complessi, mentre dall’altro previene situazioni di povertà relativa, promuovendo percorsi collettivi e personalizzati circa la gestione del denaro. Dopo un percorso di formazione proposto ai volontari Caritas dei comuni dell’Ambito sociale, sono stati realizzati anche a livello locale diversi momenti di formazione aperti alla popolazione che, rivolgendosi a target specifici, hanno sensibilizzato i cittadini verso le strategie dell’educazione finanziaria, mirando a dotare le persone di strumenti utili e ampliando la loro conoscenza sulle opportunità di educazione finanziaria.

La co-programmazione come processo abilitante della comunità

L’esperienza del contrasto alla povertà tramite approccio collaborativo, insieme a pratiche consolidate di co-progettazione, ha portato ad avviare un percorso di co-programmazione territoriale. I Tavoli di co-programmazione che l’Amministrazione Comunale ha rivolto ai diversi attori sociali hanno riguardato la partecipazione a incontri finalizzati alla conoscenza dei vari soggetti e delle realtà di appartenenza, alla messa in comune delle diverse letture sui bisogni del territorio e all’individuazione di priorità condivise per aree target, con pesatura delle priorità stesse e individuazione di una o più sfide condivise. In merito al Tavolo povertà, non sono solo state definite le piste di lavoro[4] sulle quali proseguire per contrastare il fenomeno della povertà , bensì sono state affrontate diverse sfide che hanno favorito la costruzione di un’alleanza del territorio, in grado di muoversi  in un’ottica di equità, inclusione e partecipazione, generando risposte di comunità.

 

Conclusioni

Rileggere l’esperienza del Sistema Povertà, che ha attraversato più di tre anni di lavoro, ha messo in luce alcuni aspetti particolarmente interessanti.

Il primo elemento riguarda la possibilità di utilizzare i dati per approfondire i fenomeni. La ricerca nata dal Design del potenziale del territorio ha reso infatti possibile l’identificazione delle problematiche specifiche, le peculiarità di Gorgonzola rispetto agli altri comuni dell’Ambito e l’identificazione di alcune zone di maggiore sofferenza. Ciò ha permesso a sua volta di accrescere gli specifici interventi e soprattutto modellare la matrice organizzativa del servizio sociale, in relazione ad una delle principali problematiche sociali della città.

Il secondo aspetto, invece, potremmo legarlo al concetto che Taleb[5] definisce come antifragilità, ovvero la capacità dei sistemi di svilupparsi partendo da elementi stressogeni, emergenze, fallimenti. Nella rilettura dell’esperienza di Gorgonzola emerge come la pandemia e l’emergenza Ucraina abbiano portato gli operatori del Servizio Sociale e i volontari delle diverse organizzazioni a sviluppare nuove pratiche di lavoro, che successivamente sono state consolidate. Il contesto emergenziale ha così fatto nascere una nuova emergenza sistemica nei gruppi di lavoro[6] , che ha reso possibile affrontare le nuove sfide e rafforzare complessivamente le competenze.

Pensiamo, infine, che la scelta di investire sulla comunità e sulla sua capacità di organizzarsi stia garantendo interventi maggiormente in grado di cogliere le dimensioni specifiche della città e, soprattutto, di costruire un approccio condiviso con i diversi attori sociali. L’approccio collaborativo ha cambiato anche la percezione del servizio sociale, rendendo possibile un miglior confronto e un’azione spiccatamente orientata al bene comune. Riconoscendo ad esempio che l’advocacy – anche quando conflittuale – rappresenta uno strumento di welfare che, in un’ottica comunitaria e di coesione sociale, enfatizza e promuove interventi di collaborazione attiva e generativa tra istituzioni, ETS e cittadini.

Tutto questo apre una questione rispetto al futuro, che dal nostro punto di vista è centrale: le misure di contrasto “alle povertà” necessitano di infrastrutture complesse, sviluppate e soprattutto di una continua manutenzione[7]. Un approccio così definito ha bisogno di un’impostazione condivisa tra parte tecnica e parte politica, di investire risorse sulla comunità e non solo sugli interventi diretti alla presa in carico dei singoli casi e, infine, di un approccio di ricerca-azione, che non posizioni gli operatori e i volontari esclusivamente come soggetti orientati al fare.


 

[1] Si tratta di una metodologia che attraverso la raccolta dati, la georeferenziazione e l’analisi partecipata vuole abilitare le potenzialità della comunità. Per un approfondimento si veda: C. Andorlini (A cura di), QUI: Mappare e connettere il potenziale dei territori per generare Economia civile, PaciniEditori, 2018.

[2] Gruppo di persone che liberamente, in modo congiunto, strutturato ed organizzato persegue finalità progettuali che possono essere a valenza collettiva condividendo e confrontandosi alla pari e apertamente sulle azioni da compiere. La rete di fronteggiamento, distinguendosi dal gruppo di lavoro, include la persona utente.

[3] Tra i quali ricordiamo la figura dell’educatore finanziario, Caritas Gorgonzola, Centro Aiuto Vita, SAI (ex SPRAR), Istituti Comprensivi, Istituti Istruzione Superiore, Housing territoriali e Servizi Specialistici.

[4] Tra cui ricordiamo l’implementazione delle conoscenze degli operatori e dei volontari rispetto alle risorse territoriali circa il tema della povertà, con lo scopo di andare verso un case management diffuso.

[5] N. Taleb (2013), Antifragile, prosperare nel disordine, Saggiatore.

[6] In base a questo concetto, la struttura del gruppo “si configura in ragione delle componenti e delle relazioni attuali e concrete, che si presentano qui e ora, che possiede qualità e proprietà distintive, che gli danno una configurazione spazio/temporale distinta dal suo ambiente, nuova e specifica”. Per un approfondimento, si vada: G.P. Quaglino, S. Casagrande, A. Castellano (1992), Gruppo di lavoro, lavoro di gruppo, Raffaello Cortina Editore, p.44.

[7] Tale aspetto, tra l’altro, è sottolineato anche nel Piano Povertà Regionale.