Le origini del servizio di promozione Vita Indipendente dell’”Oglio Po”

L’ambito territoriale Oglio Po viene istituito nell’anno 2019 e nasce dall’unificazione dell’ex ambito viadanese (10 comuni) e dell’ex ambito casalasco (17 comuni).
Grazie ad un finanziamento ministeriale ad aprile 2014 ha inizio, per il territorio viadanese dell’Oglio Po, la sperimentazione del Servizio di promozione vita indipendente.  Il sub ambito casalasco aderisce alla sperimentazione a partire dall’anno 2021.
Di seguito uno stralcio dal primo progetto inviato nel novembre del 2013: “(omissis) …Obiettivo del presente progetto è quello di istituire un Centro per la Promozione della Vita Indipendente (C.P.V.I.) nell’ambito del Ce.A.D. distrettuale. Il Ce.A.D., già adesso, attiva in modo centralizzato e integrato interventi domiciliari di tipo socio-sanitario (SAD e ADI) ed elabora progetti individualizzati con la persona, con la sua famiglia e con i servizi della rete territoriale. L’elaborazione dei progetti individualizzati fa riferimento ad alcuni paradigmi metodologici…(omissis)…:

  • l’utilizzo di un linguaggio comune (I.C.F.)
  • la definizione di un progetto personalizzato integrato inteso come Progetto di Vita
  • l’individuazione di una figura di riferimento che accompagni il disabile e la sua famiglia nel suo percorso (case manager/consulente di rete)
  • il lavoro di progettazione e monitoraggio svolto in équipe multi professionali …(omissis)…

Ciò che ha caratterizzato fin da subito il nostro “modello”, pur garantendo il pieno coinvolgimento del privato sociale, è la forte volontà pubblica di farsi carico integralmente della responsabilità sancita dalla Legge 328/2000 articolo n. 14 relativa alla definizione e realizzazione del progetto individuale per le persone con disabilità (inteso come progetto di vita). Probabilmente a causa della mancanza di importanti associazioni di rappresentanza delle persone con disabilità sul nostro territorio abbiamo assunto direttamente come ente pubblico un ruolo “garantista” circa la piena applicazione di una metodologia operativa che, a partire dall’autodeterminazione della persona con disabilità, facesse leva sulle abilità e promuovesse l’empowerment richiamando e coinvolgendo le nostre comunità sul tema della corresponsabilità.

L’obiettivo non è certo inibire l’iniziativa del privato sociale, al contrario, salvaguardarne i principi fondanti, occupandosi della gestione/manutenzione del network pubblico-privato al di sopra e al di là di qualsiasi interesse che non sia quello della persona con disabilità.

La regia pubblica può condurre alla definizione di chiari patti di corresponsabilità che coinvolgano i diversi livelli e ambiti di intervento e alla formalizzazione di equipe multidisciplinari, interaziendali che prevedano aree di intersezione sempre più ampie basate su funzioni, ruoli e principi chiari e soprattutto condivisi. Perseguendo questo obiettivo ci siamo resi conto di quanto si parli di équipe multiprofessionali ma di quanto poco si stia facendo per farle davvero funzionare, quasi che scriverne sia sufficiente per pensare che esistano. L’autoreferenzialità degli operatori e dei servizi ancora resiste alla teoria della “persona al centro” nonostante l’assoluta consapevolezza che tale impostazione potrebbe facilitare la costruzione di percorsi strutturati di accompagnamento nelle fasi di sviluppo della persona, in particolare presidiando le “crisi di passaggio”.

 

Progetto di vita: criticità e possibili soluzioni

Da quanto tempo ormai si parla di “progetto di vita” e di garantire la piena realizzazione delle persone con disabilità tenendo conto delle loro aspirazioni e dei loro obiettivi personali?
La Legge Regionale n. 25 approvata il 6 dicembre del 2022[1] sancisce che la persona con disabilità possa esigere, presentandosi presso il proprio comune di residenza, la redazione del proprio progetto di vita entro e non oltre 90 giorni dalla presentazione dell’istanza.
Scrivere un progetto può richiedere anche meno, in termini di tempo, ma il vero problema è rendere concreto il percorso e reali le possibilità della sua realizzazione.

Adesso più che mai diventa indispensabile chiudere la lunga fase di sperimentazione e inaugurare un Sistema Strutturato che nasca dalla condivisione, dal dialogo, dal confronto e dall’integrazione tra i diversi livelli istituzionali.
Potrebbe essere determinante coinvolgere in questa fase cruciale di cambiamento tutte le Direzioni Generali Regionali potenzialmente interessate: la Direzione Generale Welfare, la Direzione Generale Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità ma anche la Direzione Generale Casa e Housing sociale, la Direzione Generale Istruzione, Formazione, Lavoro.

La complessità è davvero tanta ma una attività di co-programmazione che coinvolga le diverse DG regionali, gli ambiti territoriali insieme alle associazioni più rappresentative potrebbe dimostrarsi strategica al fine di garantire una pianificazione condivisa e coerente in grado di rendere concreto l’obiettivo di giungere ad una “ricomposizione” che ponga al centro la persona e i suoi bisogni e non più la rigidità e la settorialità delle strutture e dei servizi.
A livello locale potrebbe dimostrarsi efficace vincolare le ASST e gli Ambiti territoriali alla definizione di protocolli che individuino procedure di integrazione e di attivazione del personale per la strutturazione di équipe multidisciplinari stabili e di percorsi semplificati di accesso ai servizi e alle misure.

 

L’equipe multidisciplinare e il metodo di lavoro

Nel corso delle diverse annualità di progetto abbiamo apportato alcuni cambiamenti nel metodo di lavoro, ma sono rimaste delle costanti imprescindibili:

  • le valutazioni svolte in Equipe Multidisciplinari: la prima valutazione viene effettuata dall’Assistente sociale del Centro Multiservizi (oggi Casa della Comunità) che può fare riferimento ad una équipe socio sanitaria integrata per la valutazione multidisciplinare;
  • un team di case manager che si affiancano alle persone/famiglie per costruire con loro un progetto di vita indipendente nella comunità in cui vivono. Fin da subito ci siamo resi conto che questa figura professionale ha ruolo strategico, non solo per le persone con disabilità, ma per affiancare chiunque necessiti di un accompagnamento per la realizzazione del proprio progetto di autonomia (anziani, famiglie ecc.). Intendiamo sperimentare questa modalità operativa trasversale con operatori dedicati e sempre più specializzati, anche se questo implica un consistente investimento di risorse;
  • l’adesione consapevole e volontaria della persona con disabilità;
  • l’attivazione di staff di progetto/equipe interaziendali: si tratta di uno strumento che prevede la possibilità di richiedere una serie di incontri per discutere di situazioni di persone e famiglie che beneficiano di interventi di più servizi.

Il Servizio per la promozione della vita indipendente fa parte della rete di servizi sociali e socio sanitari che sono chiamati ad integrarsi nell’ambito di équipe il cui funzionamento è regolamentato d’un Protocollo d’intesa siglato tra Azienda Speciale Consortile Oglio Po e ASST Mantova. La composizione delle équipe integrate viene definita in base alla situazione specifica ed in riferimento ai servizi/soggetti coinvolti nel progetto personalizzato.

 

Il processo di valutazione iniziale, in itinere, finale

Il metodo di valutazione contempla sia strumenti quantitativi che qualitativi da selezionare in base alle caratteristiche del caso. Es Qualitativi: verbali, colloqui e incontri e relazioni iniziali, relazioni dei servizi invianti. Es Quantitativi: scheda triage, valutazione multidimensionale su base ICF, schede GAS (schede obiettivo), altre scale rivalutabili nel tempo come ADL e IADL, scale collegate a valutazione qualitativa.

 

La rete territoriale degli stakeholder

Uno degli obiettivi da raggiungere, principalmente attraverso le attività di case management, è quello di «advocacy» nel rapporto coi servizi pubblici e privati. Il case manager svolge azioni di raccolta, coordinamento e integrazione delle informazioni e delle risorse disponibili facendosi carico della complessità (attraverso un processo di semplificazione e ricomposizione) e offrendosi come principale interlocutore dell’utente con il fine primario della centralità della persona e del raggiungimento degli obiettivi di autonomia. La creazione di una rete di relazioni e collaborazioni con realtà pubbliche e private costruita nel tempo permette la diversificazione delle proposte per la realizzazione degli obiettivi di autonomia delle persone.

Stiamo sperimentando una presa in carico sempre più precoce, per poter accompagnare i più giovani nel percorso di costruzione del loro “progetto di vita”. L’obiettivo è ambizioso ma la storia di ognuno di noi inizia alla nascita e riuscire ad essere presenti fin dai primi anni di vita della persona con disabilità, accompagnando la famiglia nelle fasi di presa di coscienza e di costruzione di percorsi di resilienza, è un traguardo lontano ma che non intendiamo perdere di vista. La Legge Regionale n. 25/2022 individua come destinatari i ragazzi a partire dai 14 anni d’età. Questo può rappresentare un limite se non contempla la possibilità per la famiglia di accedere ai Centri fin dalla nascita del proprio figlio.

 

La strutturazione dei percorsi di accompagnamento all’autonomia e la recente inaugurazione delle Case di Comunità

Di seguito, in allegato, si riporta la procedura che riguarda i percorsi di accompagnamento all’autonomia aggiornata di recente dopo l’avvio delle Case di Comunità ed in seguito alla definizione di Linee Operative condivise con ASST Mantova.

 Vedi allegato

Per quanto riguarda la collaborazione con l’ASST di Cremona, attualmente non sono presenti convenzioni specifiche sottoscritte tra gli enti ma una costante collaborazione per la realizzazione delle prese in carico integrate. Nello specifico nell’anno 2023 è stato implementato il PUA della Casa di Comunità di Casalmaggiore con la presenza settimanale di un’assistente sociale dell’ambito presso lo sportello.
Inoltre il sub ambito casalasco ha all’attivo un progetto a valere sulle premialità del Piano Di Zona 2021/2023 in partenariato con Azienda Speciale Cremonese, Comune di Cremona e ASST Cremona per la realizzazione dell’integrazione degli strumenti informatizzati utilizzati dagli enti per la gestione delle dimissioni protette dalle strutture sanitarie del territorio.

 

Evoluzione del servizio: l’Alleanza territoriale per la Vita Indipendente

Alla luce delle premialità del Piano Di Zona 2021/2023, il nostro team si è posto come obiettivo la creazione di una Agenzia per la vita indipendente che potesse radicare sul territorio l’esperienza maturata condividendo con il privato sociale, le unità d’offerta presenti e le nostre comunità un percorso di cambiamento anche culturale in grado di favorire una reale inclusione delle persone con disabilità.

Nel novembre dell’anno 2022 abbiamo attivato una procedura di co-programmazione che ha coinvolto soggetti pubblici (comuni, ATS, ASST, scuola), soggetti privati organizzati e informali e numerose persone con disabilità che hanno riflettuto insieme sul tema della vita indipendente e l’istituzione sul nostro territorio di una Agenzia Territoriale per la Vita Indipendente. Il lavoro svolto nei tavoli di co-programmazione ci ha portato a capire la vera potenzialità dell’istituzione di una Agenzia territoriale per la Vita Indipendente che assuma anche un ruolo propulsivo per avviare un processo di cambiamento, sensibilizzazione e consapevolezza che diventi patrimonio della comunità di riferimento. L’aspetto tecnico, quello economico e quello specialistico hanno iniziato a dialogare con il territorio per renderlo pienamente protagonista di questo cambiamento culturale. Da questo percorso nasce la Proposta di costruire una «Alleanza Territoriale per la Vita Indipendente». L’Alleanza Territoriale si formalizzerà attraverso la sottoscrizione di un documento che sancisce un patto di corresponsabilità pubblico/privata sul quale porrà le proprie basi una Agenzia fortemente ancorata al territorio.
Dall’Alleanza nasceranno due percorsi fortemente interconnessi:

  • la definizione della struttura organizzativa e gestionale che garantirà il funzionamento del Centro attraverso la formalizzazione di un Protocollo d’intesa che integrerà gli accordi già presenti tra i soggetti pubblici coinvolti e con il privato sociale;
  • la realizzazione di un lavoro svolto “dalla comunità e con la comunità”, che si inserisce in un percorso laboratoriale di sviluppo di comunità partito da più di un anno. Per lo sviluppo di processi di progettazione partecipata su questi temi specifici si è giunti alla decisione condivisa di istituire gruppi guida accompagnati nel loro percorso da un facilitatore di comunità.
    I gruppi si occuperanno di analizzare le seguenti tematiche:
  • Mappatura del territorio
  • Domiciliarità
  • Inclusione sociale
  • Formazione e lavoro
  • Diritti e advocacy

Questo importante investimento di energie, che ha già un proprio valore intrinseco in termini di sviluppo di capitale sociale, prevediamo ci condurrà alla stipula di convenzioni, all’avvio di co-progettazioni o alla costituzione di partnership per la ricerca di finanziamenti finalizzati alla realizzazione di progetti inclusivi.
La Legge Regionale n. 25/2022, che prevede l’istituzione dei Centri per la vita indipendente, li descrive come servizi dei comuni che rientrano nella programmazione zonale. Il territorio di riferimento è l’ambito sociale, mentre le modalità di funzionamento e gestione dei centri si avvalgono degli strumenti di co-progettazione e di co-programmazione.

Tutto questo appare coerente con il nostro percorso e pertanto, il progetto cambia semplicemente nome. Non parliamo più di Agenzia ma bensì di Centro per la vita autonoma e indipendente.
Il modello che stiamo proponendo sui basa su una regia pubblica, più precisamente in capo ai comuni, e una  connessione forte con i servizi sanitari ed in particolare con le Case della Comunità che, come previsto dalla normativa istitutiva di queste nuove realtà territoriali,  sono chiamate ad accogliere al proprio interno attività connesse con l’associazionismo, il privato sociale e i servizi territoriali (scuola, CPI, Provincia ecc.).
E’ nostra intenzione, come già dimostrato nella gestione della prima fase di co-programmazione, coinvolgere direttamente le persone con disabilità, anche non facenti parte di Associazioni di rappresentanza, garantendo loro un ruolo attivo sia nell’ambito della struttura organizzativa (es. consulenti alla pari) che nel continuo confronto sui temi legati all’inclusione.

 


[1] Per approfondimenti, si segnalano due contributi pubblicati su LombardiaSociale.it:
Plebani R. e Rigamonti R, Voglio una vita … di quelle fatte così, 29 maggio 2023
Mozzanica R, Il diritto alla vita indipendente di tutte le persone con disabilità, 3 marzo 2023