La situazione nazionale

Dal Report Nazionale sulla Povertà 2021 prodotto da Istat[1], pubblicato a luglio 2022, appare chiaro come sostanzialmente il dato della povertà assoluta si sia posizionato sul livello del 2020 – praticamente un massimo storico – troviamo infatti il 7,5% delle famiglie (in diminuzione dello 0,2%) e il 9,4% di individui in stato di povertà assoluta.
I numeri sono significativi, parliamo di 1,9 milioni di famiglie, che corrispondono a 5,6 milioni di persone. Questo dato è legato all’aumento dell’inflazione che, producendo un aumento dei prezzi al consumo del 1,9%, ha messo in difficoltà le fasce di popolazione più debole. In assenza di inflazione le famiglie in povertà assoluta, sarebbero scese allo 7,0%.
Il meridione è la zona più povera, subito seguito dal nord-Italia. Appare importante però sottolineare che nel nord, con traino del nord-ovest, la povertà è scesa dal 7,6% (ISTAT 2020) al 6,7% (ISTAT 2021), per quanto riguarda le famiglie e, dal 9,3 (ISTAT 2020) all’8,2% (ISTAT 2021), per i singoli individui.
La povertà al nord, come ci ricordano C. Saraceno, D. Benassi, E. Morlicchio, è legata all’aumento delle persone con background migratorio, infatti, “[…] la crescita della presenza di stranieri (soprattutto come migranti economici e richiedenti asilo) ha causato anche un aumento dell’incidenza della povertà nelle regioni settentrionali”[2].

 

Uno sguardo sui bambini e gli adolescenti

La tendenza in merito all’età è confermata, infatti, l’incidenza più alta dei poveri assoluti è tra le persone sotto i 17 anni e decresce con l’aumento dell’età. Questo aspetto, particolarmente significativo in termini di dinamiche sociali, pone problematiche di sviluppo rispetto alle prospettive esistenziali dei bambini e dei ragazzi e, in senso generale, del futuro del nostro tessuto sociale e produttivo. Si apre, infatti, una domanda drammatica “Stiamo formando le competenze necessarie per il futuro del nostro Paese?”. Il documento I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia – I dati regione per regione[3], non regala grandi speranze e racconta di un sistema che dovrebbe essere rivisto, anche alla luce delle innovazioni sociali ed economiche che stiamo attraversando. Questo è particolarmente significativo anche perché, nelle rilevazioni, si conferma una correlazione negativa della povertà con il crescere del titolo di studio, aspetto che appare importante sottolineare perché spesso poco evidenziato nel dibattito pubblico. La povertà assoluta tra le persone con la licenza media è del 10,9% contro il 4,4% di chi, invece, ha un diploma di scuola superiore.

 

Lo spaccato regionale

Grazie al Piano Povertà Regionale, abbiamo alcuni dati che aiutano a comprendere meglio la situazione della nostra regione.
Nel 2020, il dato sulla povertà assoluta della Lombardia risulta pari al 6,7%, circa il 3,4% in meno rispetto alla media del nostro Paese (10,1%). La Lombardia si colloca tra le regioni con le migliori performance economiche e di inserimento sociale. In questo rileviamo una continuità, infatti nel 2019 il rischio povertà in Lombardia (16,2%) risultava circa 10 punti percentuali in meno rispetto al dato nazionale.
Ancora nel 2020, riferendoci ai dati sul consumo delle famiglie, si rileva una spesa mensile media delle famiglie più alta rispetto al resto del nostro Paese (2.647 € contro la media nazionale di 2.328 €)[4]. Anche se è necessario evidenziare come la spesa sia calata di circa 300 € dal 2019. Tale calo è sicuramente imputabile alla Pandemia, però andrebbe indagato se sia frutto, almeno in parte, di una dinamica sociale più profonda.
Appare interessante rilevare un aumento importante delle famiglie povere che hanno al proprio interno una persona occupata (4,4% nel 2019, diventato il 7,3% nel 2020). Questo indica, con molta probabilità, l’aumento dei working poor[5], ovvero persone che rischiano la povertà indipendentemente dal proprio salario, a causa della situazione economica familiare (famiglie mono-reddito, partner che guadagno molto poco, numerosità, ecc).

 

Tante Lombardie

Importante evidenziare come la situazione lombarda appaia variegata tra le diverse province. Nell’Indagine sulla qualità della Vita de Il Sole 24[6] è possibile evidenziare alcune dimensioni che differenziano il territorio:

  • Spesa delle Famiglie: troviamo la provincia di Monza e Brianza al 3° posto con 2.960 € e Bergamo al 46° posto con 2.585 €;
  • Canoni medi di locazione: andiamo dai 460 € di Sondrio – sotto la media nazionale pari a 619 € – ai 1.780 di Milano oppure ai 1.080 di Monza;
  • Spesa delle famiglie: troviamo Monza al 3° posto in Italia con 2.960 € e Sondrio con 2.412€ (leggermente sopra la media nazionale);
  • Retribuzione annua: registriamo Milano e Monza al primo posto nel Paese, con 30.594,6 €/anno, e Sondrio con oltre 10.000 € in meno, ma sempre poco sopra la media nazionale (19.523 €/anno)
  • Depositi bancari: anche in questo caso Milano è tra le prime città italiane con 27.933 €, mentre Mantova è al cinquantesimo posto con poco più di 20.000 €, ma sempre poco più della media del Paese.
  • Prezzo medio di vendita delle case al mq.: Milano, con 4.950 €, è al primo posto e Sondrio con 1.450 si colloca sotto la media nazionale (1.794 €).

Queste poche osservazioni possono aiutare a comprendere le disomogeneità che sono presenti in Regione Lombardia. Tale osservazione, come vedremo nelle conclusioni, apre la necessità di sistematizzare la raccolta dei dati, ma anche di costruire di sistemi di governance sensibili e vicini ai comuni e alle persone. In questo senso, provocatoriamente, potremmo dire che parlare di Lombardia al singolare non aiuta a comprendere i processi di impoverimento.

 

Lo sguardo dei servizi

Ponendosi in un’ottica più qualitativa, nella prospettiva di chi gestisce i Centri di Ascolto Caritas, possiamo rilevare nel report[7] recentemente pubblicato come una “serie di bisogni siano esplosi in relazione alla perdita di lavoro, alle difficoltà di pagamento di affitti e mutui e alle criticità legate a interruzione dei processi lavorativi dovuti alla pandemia. A questi si sommano una serie di difficoltà legate alle difficoltà scolastiche, alla difficoltà di molte famiglie di dotarsi della strumentazione tecnologica utili per la DAD, forme di disagio psicologico e relazionale correlate all’isolamento, difficoltà per le famiglie con carichi di cura (anziani, persone con disabilità, ecc) e il crescere delle difficoltà familiari e delle conflittualità”[8].
Concentrandoci sull’ambito dell’Infanzia e degli Adolescenti[9], grazie al gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza possiamo rilevare alcuni aspetti peculiari della nostra regione: i minori in povertà relativa sono in un aumento del 2,6% (pari al 16,6%), la percentuale di comuni che non offre una serie di servizi funzionali per le ragazze e i ragazzi è del 11,3% (abbastanza in linea con la media nazionale del 12,8%). La nostra regione ha migliori performance invece, rispetto all’accesso alle strutture sportive e al digitale.

 

I dati del Reddito di Cittadinanza

Per quanto riguarda la principale misura di contrasto alla povertà, attraverso l’Appendice Statistico di luglio 2022, elaborato da INPS, possiamo evidenziare alcuni aspetti interessanti e di carattere generale a livello nazionale.
Il primo sottolinea come la popolazione con background migratorio abbia una probabilità maggiore di trovarsi tra i percettori di reddito. In questa direzione tra la popolazione stranierà troviamo il 6% di percettori, mentre tra quella italiana solo il 4%.
Il secondo aspetto, sempre di carattere nazionale, mostra che il Reddito di Cittadinanza sostiene in maniera specifica le persone sole, oppure le famiglie numerose, in particolare con più di 5 figlie o figli. Questo aspetto è stato esposto anche nel XXI Rapporto INPS[10] “[…] Rispetto al complesso delle famiglie italiane, come numero di componenti i nuclei percettori di RdC/PdC mostrano (Tabella 4.11) una decisa sovra-rappresentazione di nuclei monocomponenti (41% vs 33%) e in parte anche di nuclei con 5 o più componenti (9% vs 5%), come esito della combinazione delle caratteristiche dei poveri assoluti e delle regole di accesso alla misura.”
Il Reddito di Cittadinanza, non è una novità, si distribuisce in maniera differente nel nostro Paese, sia rispetto alla numerosità dei percettori, sia in relazione alla quota media ricevuta dai percettori.
Sotto troviamo una rappresentazione grafica, che raggruppa per quintili l’incidenza regionale dei Nuclei percettori di almeno una mensilità di RdC/PdC nell’anno di riferimento.

Incidenza regionale dei Nuclei percettori di almeno una mensilità di RdC/PdC[11]

Situazione leggermente diversa, per quanto riguarda gli importi.

 Importo medio del Reddito di Cittadinanza[12]

In questo quadro vediamo come la Lombardia si colloca tra le Regioni con minor incidenza e con importi medio bassi.

 

Lo specifico delle città

Allo stesso tempo però, appare importante evidenziare come all’interno della Lombardia ci siano situazioni differenti. Come si può notare dalla mappa sottostante, infatti, rileviamo gradi di problematicità differenti rispetto alle singole province.

Incidenza regionale dei Nuclei percettori di almeno una mensilità di RdC/PdC[13] a giugno 2022[14]

Esiste poi, considerata l’incidenza e i numeri assoluti, una specificità della Città Metropolitana di Milano. È interessante mettere in evidenza, come questo contesto porti con sé grandissime disuguaglianze. Conosciamo bene le forti disomogeneità tra la città di Milano e la provincia, ma anche la forte differenza tra la sua zona centrale e quelle più periferiche.
La centralità delle città, in termine economici, era chiara già nel 2013, riportiamo una mappa del volume La Mappa Lombarda del Reddito, nel quale si rileva “In generale tutti i capoluoghi di provincia presentano un reddito medio imponibile superiore a 22.000€ e lo stesso vale per alcuni dei comuni ad essi confinanti; nel territorio milanese e brianzolo tale fascia di reddito imponibile si estende alla quasi totalità dei comuni. Al contrario molti dei comuni della parte più settentrionale della Lombardia mostrano un reddito imponibile medio inferiore a 18.000€ e in particolare i comuni dell’alta provincia di Como si segnalano per redditi inferiori a 15.000€.”[15]

Fonte elaborazione Eupolis dati Ministero dell’Economia e delle Finanze (Redditi 2012).

La situazione descritta pone delle questioni che meritano di essere approfondite nei prossimi mesi, proviamo a sintetizzarle.

 

Per un’ipotesi di lavoro futura

Il Fondo Povertà, che è stata una delle principali innovazioni nel sistema delle politiche territoriali, pone una serie di domande legate alle modalità e alle capacità di spesa degli ambiti e dei comuni. L’aumento delle risorse, a fronte di una ristretta platea di destinatari, rischia di limitare molto l’azione dei servizi e nello stesso tempo di non riuscire a dare delle risposte che potrebbero evitare, o almeno rallentare, i processi di impoverimento presenti nelle comunità.
Tale situazione meriterebbe un approfondimento a livello regionale, per comprendere, da un lato, l’attuale situazione dei Piani Attuativi (PAL) e lo sviluppo dei prossimi, dall’altro, invece, l’andamento connesso agli obiettivi di servizio e l’adeguamento ai LEPS.
Da quello che è possibile osservare, emergono almeno due criticità, la prima connessa al rapporto tra gli Uffici di Piano e i Comuni, che non sempre trova una sintesi adeguata sia per questioni di governance, sia per la debolezza delle strutture organizzative.
La seconda, invece, al ruolo di Regione Lombardia che, in questi anni, ha giocato solo limitatamente un ruolo di coordinamento e di affiancamento degli ambiti. Considerata la situazione estremamente variegata del territorio regionale, quest’ultimo aspetto risulta particolarmente problematico e richiederebbe il rilancio di un processo di confronto e di raccordo degli interventi.

La seconda questione, in parte connessa con la precedente, è la necessità di integrare e connettere il sistema di welfare locale al reddito di cittadinanza, con una serie di attività innovative e sperimentali, che si stanno sviluppando nelle comunità. Tale aspetto è significativo, perché da alcune esperienze in corso emergono le possibilità per riuscire a ricombinare le risorse, in modo da poter rispondere direttamente e/o indirettamente ai processi di impoverimento.
In questo mix, come affrontato in altri articoli, si sta provando a intervenire su nuove problematiche (es. questione energetica) e soprattutto stanno emergendo nuove professionalità in grado di promuovere nuove strategie e metodologie di lavoro.

Un’ultima questione, che però appare sempre più determinante, è legata alle modalità di lettura dei processi di impoverimento. Sono molti, infatti, i dati raccolti in maniera però inconsapevole e disordinata. Una definizione più accurata e open source dei sistemi informativi potrebbe portare a nuovi sguardi e probabilmente a sistemi di intervento più efficaci ed efficienti.
Soprattutto pensiamo che, anche in questo caso, emergerebbero letture multidimensionali, che interrogherebbero la dimensione della salute, degli stili di vita, delle strutture culturali e sportive e altri aspetti delle nostre città, che attualmente rischiano di essere invisibili oppure rimanere semplici intuizioni. Un miglior utilizzo dei dati, tra l’altro, permetterebbe di far emergere le differenze geografiche, non tanto per costruire percorsi isolati, ma per poter disegnare strategie complesse e in grado di generare interventi granulari e capaci di cogliere le peculiarità dei singoli territori.

Il problema delle disuguaglianze sociali e della povertà è il tema centrale di questi anni, lo è per la vita delle persone, ma anche per le prospettive delle democrazie occidentali. Pensiamo sia fondamentale elaborare delle ipotesi politiche e di intervento strutturate e capaci di costruire consenso all’interno della società. Siamo convinti che, facilitare spazi collettivi di confronto e analisi e cercare delle risposte operative alle tre questioni poste, possa aiutare a sostenere e a migliorare le policy di contrasto alla povertà del nostro Paese. Proprio in questa direzione, nei prossimi mesi, come Lombardia Sociale, approfondiremo le questioni precedenti, attraverso la costituzione di un Laboratorio Collaborativo Territoriale, specifiche interviste, analisi di casi e presentazione di esperienze innovative.

 

 


[1] https://www.istat.it/it/archivio/271940
[2] C. Saraceno, D. Benassi,E. Morlicchio, La povertà in Italia, Il Mulino, Bologna, 2022, p. 29.
[3] I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia – I dati regione per regione, II Edizione,
[4] Elaborazioni su dati ISTAT tratte dal rapporto a cura di Franca Maino, Chiara Agostini e Celestina Valeria De Tommaso (Università degli Studi di Milano), Contrastare le Povertà. Studi sui nuovi scenari per le politiche regionali promossi dal Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione, luglio 2021 Istat, La spesa per consumi delle famiglie, anno 2020, 9 giugno 2021
[5] Appare interessante la distinzione tra in-work poverty e working poor.
[6] https://lab24.ilsole24ore.com/qualita-della-vita/tabelle/2021
[7] Gli effetti del Coronavirus sulla povertà – Lombardia – Area Download (caritasambrosiana.it)
[8] Piano Povertà Regionale
[9] I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia – I dati regione per regione
[10] XXI Rapporto annuale INPS, p.388
[11] Analisi ed elaborazione di Nicola Basile
[12] Analisi ed elaborazione di Nicola Basile
[13] Ibidem
[14] Ibidem
[15] La mappa lombarda del reddito, le dichiarazioni dei redditi, 2013, Eupolis, 2015, p.3