La questione povertà è all’ordine del giorno. In questi mesi sono stati realizzati diversi e importanti passi avanti grazie ad alcune misure connesse al PNRR e al Piano Regionale per il contrasto alla Povertà.
In questo quadro anche le Fondazioni erogatrici si stanno muovendo. Fondazione Cariplo, in Regione Lombardia, ha influenzato in maniera potente le modalità di progettazione del welfare locale e molto ha fatto in merito al contrasto alla povertà. Possiamo ricordare tre passaggi fondamentali.

I bandi Donare energie (Linea 1), che hanno permesso su diversi territori di ampliare le tipologie di intervento di contrasto alla povertà, cercando di elaborare modelli sempre più efficaci.
Successivamente troviamo l’attivazione di Fondi Territoriali (Linea 2) che, durante il periodo più duro del COVID, hanno permesso l’avvio di interventi, anche emergenziali, per rispondere alle esigenze conseguenti alla pandemia.
Troviamo, infine, la Linea 3 – Infrastrutturazione dei territori: emersione e/o rafforzamento di reti di contrasto alla povertà, che punta all’intensificazione delle relazioni comunitarie e alla promozione di corpi intermedi capaci di produrre soluzioni sociali attraverso la nascita e/o il rafforzamento delle reti di sostegno ai vulnerabili e alle persone in stato di povertà. Quest’ultimo fondo, che approfondiremo nel presente articolo, ha avuto anche il merito di stimolare processi di co-progettazione. Istituto che, se utilizzato coerentemente, spinge i sistemi territoriali a mettere in campo nuovi modelli di governance e di funzionamento, con un approccio maggiormente generativo. Fondazione Cariplo così ha chiesto alle fondazioni comunitarie di giocare un ruolo di pivot di comunità ovvero di soggetti capaci di costruire alleanze territoriali a favore del superamento delle disuguaglianze sociali

Per comprendere meglio quello che sta succedendo nelle esperienze del Fondo Povertà di Fondazione Cariplo (Linea 3), abbiamo pensato di realizzare due brevi interviste a Massimiliano Pavanello, Segretario della Fondazione del Varesotto e Pierluca Borali Segretario della Fondazione Nord Milano. La scelta è stata quella di creare un dialogo tra ciò che sta accadendo nei territori molto connessi alla città metropolitana e altri geograficamente più periferici

 

Lavorare sull’infrastruttura sociale

È interessante evidenziare che questa strategia trae origine nel programma welfare in azione, che ha tentato di creare sistemi comunitari che impattassero sulle politiche locali rendendole maggiormente in grado di rispondere alle necessità del territorio e, al tempo stesso, di stimolare la capacitazione delle comunità.
In particolare, in questi programmi, come evidenzia Pierluca Borali della Fondazione Nord Milano, troviamo due pilastri.
Il primo pilastro è la governance orizzontale, orientata a una gestione democratica che valorizzi i beni comuni. Si è all’interno di sistemi a regolazione pubblica, ma non in un rapporto eccessivamente asimmetrico. La governance è giocata all’interno di processi decisionali e collaborativi con enti di terzo settore, imprese e cittadini.
Il secondo pilastro, invece, è relativo alle nuove pratiche di lavoro di comunità, che lavorano sul sistema sociale e non esclusivamente sul caso specifico e che puntano ad aumentare la resilienza comunitaria.

In un contesto dove i processi di impoverimento accelerano e si diversificano, questi aspetti risultano significativi, perché permettono la costruzione di network competenti e in grado di intercettare le sfide emergenti.
Tutto questo si inserisce in un nuovo rapporto tra pubblica amministrazione ed enti di terzo settore, rapporto che trova la sua ragion d’essere nell’Amministrazione Condivisa. In quest’ottica i riferimenti, come anticipato, sono quelli della co-programmazione e della co-progettazione ex art. 55 del Codice del terzo Settore, dove il ruolo regolativo della pubblica amministrazione è fondamentale, ma il posizionamento è quello di chi punta ad abilitare i territori e a sviluppare nuove forme di collaborazione

Questo modello spinge gli enti di terzo settore ad abitare i territori in maniera più intensa e, potremmo dire, a recuperare un ruolo politico all’interno dei processi di definizione delle policy locali. È importante evidenziare che però questa modalità ha costi organizzativi molto alti, che sempre più gli enti di terzo settore faticano a sostenere e che l’emergenza COVID sta ulteriormente peggiorando la situazione.

 

Le pratiche esistenti

Nel corso dell’intervista, dopo aver evidenziato come è stato attivato il processo di co-progettazione, si sono indagate le principali pratiche territoriali di contrasto alla povertà:

  • Esperienze collaborative tra comuni ed enti di terzo settore, che stanno permettendo di abilitare i cittadini attraverso percorsi di attivazione, esperienze di volontariato civico e co-costruzione con le persone che hanno benefici e partecipano alle attività. Esperienze che puntano a sviluppare strategie di rinforzo delle reti territoriali (per esempio Il Tavolo Povertà di Cinisello Balsamo). Questo aspetto risulta estremamente significativo, in quanto rende i sistemi locali maggiormente in grado di produrre soluzioni sociali, che si concretizzano in percorsi personalizzati, in attivazione di iniziative di supporto volontario e in una maggior capacità di reperimento delle risorse.
  • Hub Territoriali, che possiamo classificare come Social Market e Empori Sociali, presenti sia negli ambiti del Nord Milano, sia in quelli del Varesotto. Luoghi in cui le persone più vulnerabili trovano risorse alimentari/economiche, percorsi di capacitazione, grazie al sostegno di operatori, e spazi di piccolo protagonismo dove poter esprimere le proprie potenzialità.
  • Percorsi di Educazione Finanziaria, tesi allo sviluppo di conoscenze e competenze per costruire un quadro favorevole allo sviluppo di comportamenti più funzionali al contrasto alla povertà, anche in questo caso troviamo esperienze in entrambe le zone.
  • Valorizzazione delle nuove forme di cittadinanza attiva, che stanno diventando modalità differenti di fare volontariato. Le persone si mobilitano in risposta a cause specifiche (volontari del periodo Covid, emergenza Ucraina, ecc). In tali casi si è evidenziata l’opportunità di sostenere, attraverso specifiche professionalità, questo tipo di processi.
  • Esperienze di micro-credito, utili a rilanciare percorsi esistenziali, che per qualche evento della vita si sono interrotti e/o sospesi, come ben emerge nelle esperienze delle Comunità del Varesotto.
  • A Cinisello Balsamo e Sesto San Giovanni si sono avviate alcune riflessioni e pratiche preparatorie per l’attivazione delle Comunità Energetiche, cercando di connettere il tema energetico alle dinamiche comunitarie e facendo in modo di collegarsi agli interventi di housing sociale e ai percorsi di sostegno all’abitare.

 

La co-progettazione e gli apprendimenti

Molte delle pratiche brevemente illustrate stanno diventando oggetto di riflessione all’interno della Linea 3 e stanno trovando possibilità di rinforzo e sviluppo. Sembra interessante evidenziare la genesi di questi percorsi.
Nel caso di Fondazione Nord Milano siamo di fronte ad una convocazione degli enti di terzo settore, in collaborazione con gli ambiti territoriali, che ha portato a due tavoli progettuali.
Nel caso della Fondazione del Varesotto, invece, si è partiti da un’importante approfondimento sui processi di impoverimento, di contrasto alla povertà e di design del potenziale dei contesti territoriali realizzato dalla LIUC e dall’Università di Firenze. Il coinvolgimento dei soggetti territoriali è avvenuto anche grazie a queste esperienze e i territori sono stati selezionati in relazione all’analisi di quanto emerso nelle ricerche.
Nei processi di co-progettazione, che sono ancora in essere e con il sostegno di alcuni facilitatori, sono emersi importanti apprendimenti che possono essere fondamentali anche per altri territori.

L’impossibilità di imporre modelli di intervento con modalità top down, che non tengano conto delle culture territoriali e organizzative. È fondamentale costruire processi di ascolto e coinvolgimento degli attori sociali, in modo da aumentare la porosità degli interventi ed evitare resistenze che producono dispersione di risorse.

La necessità di promuovere processi di scambio e confronto tra gli ambiti sociali, in modo da riuscire a costruire fotografie maggiormente condivise, rilevare le tendenze di cambiamento e aprire – dove possibile e sensato – a percorsi comuni. In questo processo va sicuramente tenuta presente la dimensione del potere e la necessità di leadership inclusive e capaci di generare equilibri dinamici ed evolutivi.

L’importanza di costruire sistemi territoriali capaci di raccogliere ed elaborare dati, in modo da muoversi in una logica di programmazione e progettazione data driven. Tale aspetto appare sempre più necessario per riuscire a costruire un dialogo sensato con i diversi attori sociali. Questo passaggio è fondamentale per il rafforzamento dell’infrastruttura sociale e per dare concretezza agli interventi. Come emerge dall’esperienza di Varese la dimensione data driven è stata anche un ottimo strumento di engagement rispetto ai Comuni e agli Uffici di Piano.

L’urgenza di “ascoltare e comprendere i processi di impoverimento”, capire quali sono i segnali deboli che mostrano le fatiche delle persone e i cambiamenti in atto nei e sui territori. In questa direzione, luoghi come i Social Market e gli Empori Solidali, possono diventare hub dove innescare innovazione sociale e rilanciare rispetto ad alcuni processi di cambiamento possibile. Chi vi lavora spesso ha molti elementi utili a comprendere cosa sta accadendo all’interno delle comunità.

La scelta di guardare i territori, non solo dal punto di vista delle fragilità, ma anche delle potenzialità e delle risorse presenti diventa un potente strumento per provare a innescare processi generativi e capaci di rafforzare le infrastrutture sociali. Appare interessante, in questa direzione, l’esperienza realizzata dalla Fondazione del Varesotto, in collaborazione con l’Università di Firenze.

 

Le sfide per il futuro

A questo punto non resta che mettere in luce le principali sfide che emergono da queste esperienze:

  • Sarà interessante sperimentare forme di welfare territoriale per comprendere fino in fondo se rappresentano un’evoluzione possibile dei nostri attuali sistemi e, eventualmente, evidenziare quali siano le condizioni necessarie perché questo possa avvenire. Per questo sarebbe opportuno impostare processi di valutazione di impatto sociale, in modo da verificare e, nel caso, evidenziare il valore aggiunto generato da queste forme di welfare.
  • La necessità, per le Fondazione di Comunità, di connettersi maggiormente con il tessuto produttivo, in modo da renderle sempre più la casa della filantropia moderna. Le aziende più attente, infatti, sanno bene che si crea maggiore economia dove è forte il capitale sociale. Allo stesso modo è possibile, per le Fondazioni, provare a istituire misure come il Fondo di Garanzia, realizzato dalla Fondazione del Varesotto, utili, per esempio, all’attuazione di strategie di micro-credito.
  • Generare processi inclusivi che prevedano un’attenzione alle disuguaglianze sociali, ai processi educativi e alle persone con disabilità (come per esempio l’Agenzia per la vita indipendente realizzata a Cinisello Balsamo). Il tentativo dovrebbe essere quello di intervenire prima di un’eccessiva divaricazione delle opportunità individuali.
  • Trasformare le Fondazioni di Comunità in dispositivi capaci di integrare e rafforzare progettazioni legate ai soggetti del terzo settore, mantenendo sempre uno sguardo complesso e capace di fare interagire i diversi attori sociali della comunità. Aspetto centrale in questo momento storico dove, attraverso le risorse del PNRR, si vorrebbe generare un cambiamento strutturale di alcune politiche.

In conclusione appare importante evidenziare la necessità di lavorare in un’ottica di ricomposizione delle risorse. Appare importante connettere le misure legate al fondo povertà, al PNRR e anche ad altre misure private. In tale direzione come Lombardia Sociale vogliamo aprire una riflessione sulla capacità dei territori di agire in un’ottica di ricomposizione e di integrazione degli interventi e delle politiche.