Evoluzione della spesa

Dall’aggiornamento con i dati del 2023 si apprende che la spesa sociale vera e propria[1] continua a rafforzarsi: nell’ultimo anno rilevato a livello nazionale, si osserva una crescita del 6,6% rispetto all’anno precedente, un valore che non sorprende considerato che dovrebbe trattarsi di un’epoca in cui si dispiegano gli effetti di diversi programmi di potenziamento (in particolare il PNRR e le varie azioni per la costruzione dei Leps).

In Lombardia la crescita nell’ultimo anno è risultata del 6,1%, leggermente inferiore alla media di crescita nazionale (si tenga in ogni caso conto che gli effetti propulsivi del PNRR si manifestano in misura maggiore al Sud rispetto al resto del Paese). Nel lungo periodo la crescita della Lombardia risulta abbastanza allineata alle dinamiche del Paese nel suo complesso (Fig. 1).

È utile sottolineare non solo per la Lombardia ma per tutto il Paese che lo sviluppo dei servizi sociali, nella misura in cui è alimentato da fondi di natura straordinaria come quelli PNRR (per i quali allo stato attuale della finanza pubblica non è prevista continuità di finanziamento) potrebbe subire un arretramento quando verranno meno le risorse straordinarie.

 

Posizionamento rispetto alle altre regioni

In termini pro-capite la Lombardia continua a posizionarsi tra le regioni a statuto ordinario con la spesa più elevata: insieme a Piemonte, Liguria, Toscana e Lazio si colloca tra le realtà con la spesa medio-alta (oltre 140 eur pro-capite). Nonostante il valore della Lombardia raggiunga i 150,9 eur, il primato assoluto resta in ogni caso dell’Emilia Romagna (172 eur). A confronto il Veneto presenta un valore decisamente limitato (fig. 2).

 

Andamento della spesa per i diversi target

Confrontando l’evoluzione della spesa per i vari target di bisogno risultano diverse velocità di crescita: nel solo ultimo anno alcuni target hanno registrato un incremento addirittura del 13,5% (immigrati), altri di circa il 10% (persone con disabilità e famiglie/minori), ben superiore ad altri target come quello degli anziani (+5,6%); la spesa per il contrasto alla povertà continua la riduzione. Di fatto i circa 100 milioni di spesa aggiuntiva del 2023 sono stati assorbiti per quasi la metà dagli interventi per la disabilità e per il 36,8% dagli interventi famiglie/minori; in altre parole la crescita del sociale è quasi esclusivamente drenata da questi due target.

Ciò conferma le tendenze di lungo periodo ad un’allocazione della spesa aggiuntiva soprattutto in area disabilità e immigrazione (la cui spesa 2023 vale rispettivamente il 152% e il 177% della spesa 2015); a confronto la spesa per gli anziani cresce più lentamente (oggi è il 108% del 2015). La spesa per gli interventi di contrasto alla povertà, dopo il picco in epoca pandemica, presenta un valore pari al 156% della spesa 2015.

 

Andamento della spesa per i vari servizi/interventi

Da un’analisi della spesa per tipologie di servizi/interventi risulta che l’incremento di circa 100 milioni di spesa del 2023 è stato indotto sostanzialmente dalle seguenti voci:

  • assistenza residenziale per famiglie/minori (+30 mln)
  • sostegno socio-educativo scolastico (+30 mln)
  • centri diurni per persone con disabilità (+9,9 mln)
  • inserimento lavorativo (+9,6 mln).

La Tab. 1 offre una panoramica del complesso delle dinamiche per tipologia di interventi.

Tab. 1 – Variazioni 2022-2023 della spesa sociale (al netto nidi) per tipologie di servizi/interventi, Lombardia

Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare, nell’ultimo anno si registra una crescita di circa il 6% (con un’accelerazione più intensa per la disabilità rispetto al target anziani e famiglia/minori). L’assistenza residenziale continua ad attrarre sempre maggiori quote di risorse rispetto alla crescita degli interventi domiciliari (circa il 14%), un incremento trainato soprattutto dai costi dell’inserimento in strutture per famiglie-minori (+17,9%) e immigrati (+28%). I contributi per l’affido nel 2023 hanno sperimentato uno sviluppo non particolarmente intenso (+5,8%), anche soprattutto se confrontato con l’accelerazione della spesa per inserimenti di famiglie/minori in strutture residenziali. I centri diurni registrano una crescita della spesa in linea con quella del complesso dei servizi (circa il 7%). Gli interventi che in termini di variazione percentuale beneficiano di una maggiore accelerazione sono quelli della prevenzione/sensibilizzazione/pronto intervento (+42%), si presume quale effetto degli interventi della Missione 5 per housing first/stazioni di posta. Infine, nell’ottica dei Leps, è utile segnalare che i servizi per l’accesso hanno fatto registrare un decremento dell’1,9%, mentre il servizio sociale professionale, oggetto dello specifico piano di potenziamento e delle sub misure PNRR per la supervisione, ha fatto registrare nel solo ultimo anno un incremento non particolarmente pronunciato (+4,2%). Una voce che continua a sperimentare una particolare spinta propulsiva è quella del sostegno socioeducativo scolastico (+14,3%) che, come premesso, è tra le tre voci che, anche in valore assoluto, hanno assorbito maggiormente l’incremento di spesa del 2023.

Rispetto alla generale tendenza alla crescita, risultano in riduzione alcuni interventi di sostegno al reddito e quelli per contribuire alle spese per l’alloggio e il sostegno socioeducativo territoriale/domiciliare.

Nel quadro delle politiche per la costruzione dei Leps per gli anziani non autosufficienti, considerato che a livello nazionale sono state stanziate risorse aggiuntive sul Fondo Non Autosufficienza dalla Legge di Bilancio per il 2022 per gli interventi per il mantenimento degli anziani a domicilio (L.234/2021 c.168 per circa 200 milioni), ci si sarebbe aspettati un incremento soprattutto del SAD e dell’assistenza domiciliare integrata con i servizi sanitari (tenuto conto della percentuale di riparto del FNNA 2022-2024 per la Lombardia i 200 milioni nazionali valgono circa 32 milioni di finanziamento aggiuntivo). Oltretutto ci si sarebbe aspettati un ulteriore incremento della spesa dedicata quale effetto dei finanziamenti aggiuntivi PNRR Missione 5 per la submisura “dimissioni assistite” (circa 10,7 mln per la Lombardia per il triennio di valenza del PNRR)[2]. Tra il 2021 e il 2023 la spesa per gli interventi domiciliari per gli anziani (inclusa quella per voucher/buoni/assegni di cura) è sì aumentata ma di soli 2,8 milioni (Tab. 2).

Tab. 2 – Spesa sociale per assistenza domiciliare target anziani, Lombardia

 

Aspetti organizzativi

Ancora oggi in Lombardia, la maggior parte della spesa[3] è gestita da parte dei singoli comuni (74,4%, Tab. 3); nonostante sia sempre più auspicato dalla programmazione la gestione da parte degli Ambiti, quale livello produttivo ottimale che peraltro dovrebbe favorire l’integrazione sociosanitaria[4], gli Ambiti gestiscono solo il 13,1% delle risorse; un ruolo più marcato (15,7%) è svolto da altre forme associative (comunità montane, consorzi, unioni di comuni, altro). In ogni caso le forme associative (Ambiti e altre forme associative) oggi gestiscono circa un quarto della spesa, una quota che, seppur minoritaria, si è rafforzata nell’ultimo decennio (nel 2015 l’associazionismo gestiva il 22,2% della spesa). Rispetto al complesso delle altre regioni, dove nel 2023 nel complesso le forme associative gestiscono circa un terzo della spesa, in Lombardia sembra che la gestione a livello di singolo comune abbia un peso maggiore.

Quanto al modello organizzativo lombardo del 2023 si sottolinea che, tra i diversi tipi di interventi, la gestione a livello di ATS ha un peso rilevante per gli interventi di contrasto alla povertà/disagio adulti (25,2%); viceversa ha un ruolo limitato per gli interventi dedicati a famiglie/minori e per l’immigrazione (circa 9%).

Tab. 3 – Ruolo dei vari soggetti nella gestione della spesa sociale

Come sottolineato anche per le annualità precedenti, si segnala l’anomalia della mancata alimentazione Indagine Istat dalle Agenzie di Tutela della Salute della Lombardia, nonostante esse gestiscano quote rilevanti dei fondi sociali, in particolare quelli della misura B1. Ciò costituisce un limite importante alla possibilità di confronti interregionali e, in ogni caso, non consente di effettuare letture sistemiche delle risorse per il sociale della regione.


  1. Al netto della spesa per i servizi socioeducativi per l’infanzia confluita nel settore istruzione. ↑
  2. https://lombardiasociale.it/2026/05/26/recovery-plan-per-il-sociale-facciamo-il-punto/ ↑
  3. Per questa analisi non è disponibile il dettaglio della spesa sociale vera e propria ma solo quella che include anche i servizi socioeducativi per l’infanzia. ↑
  4. Ci dovrebbe essere coincidenza tra i perimetri degli Ambiti e quelli dei Distretti sociosanitari. ↑