Il percorso della L. 112/16 nell’Ambito Territoriale Sociale Cremasco
Fin dal primo Avviso pubblicato in applicazione della L. 112/2016 e della relativa DGR 6674/2017, i Comuni dell’Ambito territoriale Cremasco hanno gestito la realizzazione dei progetti con il supporto dell’Azienda Speciale Consortile – Comunità Sociale Cremasca. Nel primo biennio sono stati attivati sia gli interventi di tipo gestionale previsti dalla normativa che quelli di tipo infrastrutturale[1].
Di seguito il numero di progetti per tipologia di intervento:
| Interventi | N. Progetti |
| Infrastrutturali | 3 |
| Accompagnamento autonomia | 49 |
| Supporto alla residenzialità | 20 |
| ricoveri di pronto intervento/sollievo | 6 |
Sul territorio sono presenti oggi diversi progetti avviati nelle prime annualità che sono stati rinnovati a seguito di una rivalutazione degli obiettivi progettuali e/o un monitoraggio dell’andamento dei sostegni attivati. Attualmente i progetti di coabitazione a valere sul “Dopo di Noi” sono 5 per un totale di 12 beneficiari; i percorsi attivi di “alloggio palestra” sono invece 13.
I progetti attivi coinvolgono principalmente persone in età adulta over 40, non sono infatti ancora molti i soggetti giovani che avviano percorsi di uscita dal nucleo familiare a favore di contesti di gruppo appartamento. Le persone coinvolte in buona parte necessitano di un intervento assistenziale medio-alto, con la necessità di un presidio sulle 24h.
Gli interventi di accompagnamento all’autonomia si sono concretizzati in percorsi di acquisizione di competenze ed autonomie o consolidamento delle stesse propedeutiche al passaggio ad una vita indipendente nel medio periodo in base al singolo progetto individuale.
I primi progetti di natura residenziale avviati si riferivano pressoché tutti a fratelli con disabilità grave e mancanti di entrambi i genitori mentre nel tempo soprattutto negli ultimi due anni sono incrementati i percorsi di gruppi appartamento che vedono la convivenza di più soggetti con disabilità grave a seguito di un percorso di “accompagnamento all’autonomia”.
Le sperimentazioni dei gruppi appartamento avviate sul territorio
Nell’ultimo biennio hanno effettivamente preso avvio 4 sperimentazioni:
- 1 gruppo appartamento con Ente gestore – in questo caso l’ente gestore offre tutti gli interventi necessari, sia gli interventi assistenziali che educativi. La capienza massima è di 4 persone anche se ad oggi ne sono presenti in modo stabile 2;
- 2 gruppi appartamento di proprietà di enti del terzo settore – in queste due soluzioni l’ente garantisce il vitto e alloggio, gli interventi educativi in stretta sinergia con i servizi residenziali e il coordinamento del progetto complessivo del gruppo appartamento. È presente un’Assistente familiare per gli interventi assistenziali;
- 1 gruppo appartamento nato dalla volontà di un genitore di mettere a disposizione un’abitazione di sua proprietà per il figlio e per altre persone con disabilità grave. Ad oggi convivono 3 persone e si avvalgono del supporto di un’assistente familiare e di interventi educativi di un ente gestore del territorio.
Dopo un’attenta analisi dei bisogni e dopo aver raccolto gli elementi di necessità sono stati definiti gli aspetti progettuali, organizzativi e gestionali delle co-abitazioni sperimentali con i relativi budget di progetto individuali. Il gruppo appartamento “Casa Amica”[2] è stato il primo progetto per la cui realizzazione gli amministratori di sostegno delle persone destinatarie e tutta la rete coinvolta sono stati chiamati a confrontarsi riguardo le modalità di gestione delle spese comuni, dell’assunzione dell’assistente familiare etc..
Analisi esiti, punti di forza e criticità
Nel tempo la progettualità Dopo di Noi si è radicata nel contesto territoriale: enti, operatori e amministratori comunali si sono avvicinati a queste esperienze e ne hanno interiorizzato il valore e gli aspetti salienti. Il territorio in generale ha risposto positivamente allo sviluppo di queste progettualità, infatti famiglie e enti del terzo settore hanno prontamente messo a disposizione nuove unità alloggiative.
E’ necessario “avere tempo” per accompagnare la famiglia e per permettere alle persone con disabilità di “sperimentarsi” presso le coabitazioni. Tale aspetto viene rinforzato dalla recente DGR 275/2023 che permette, a fronte di un monitoraggio degli esiti, di sostenere i progetti per un tempo superiore rispetto a quanto previsto dai programmi operativi regionali delle annualità precedenti. L’esperienza del nostro territorio ci dimostra che sono necessari passaggi graduali e che i percorsi avviati prima di una situazione emergenziale, ad esempio per il venir meno di un genitore, aiutano la persona con disabilità grave a vivere l’uscita da casa con più “normalità”.
I principi proposti dalla L. 112/2016 sono stati un’ulteriore occasione per implementare sul territorio progetti di vita condivisi. Il momento della valutazione multidimensionale, in collaborazione con gli operatori di ASST Crema e grazie al contributo fornito dagli Enti che già conoscono la persona, è stato sicuramente un tassello importante.
Altri elementi che si ritiene abbiano contribuito positivamente al percorso del nostro territorio sono gli incontri formativi e di sensibilizzazione che sono stati organizzati nell’ultimo anno. L’idea alla base è stata quella di consolidare una cultura condivisa che accomuni le istituzioni, le famiglie, le associazioni e gli enti gestori dei servizi ai valori della vita indipendente, al diritto delle persone di decidere dove e con chi vivere con il supporto dei sostegni necessari. In particolare agli incontri proposti recentemente hanno partecipato una rappresentanza dei Sindaci, dei responsabili di servizio dei Comuni e i referenti degli enti territoriali coinvolti nelle progettualità di “Dopo di noi”. Tali incontri sono stati anche un’occasione per discutere sulla sostenibilità di questi progetti e sulla necessità di approfondire la costruzione del budget di progetto individuale e del gruppo appartamento. Il sostegno della L. 112/2016, trattandosi appunto di un contributo, non copre tutti i costi dei sostegni necessari ed è quindi indispensabile considerare tutte le risorse disponibili. L’incremento delle risorse previsto dalla nuova DGR 275/2023 e l’indicazione di favorire le continuità delle residenzialità, sono sicuramente elementi che agevolano e consolidano queste esperienze.
Circa le progettualità di coabitazione sicuramente un elemento facilitante è stato la conoscenza pregressa tra le persone, in particolare per la frequenza dei centri diurni. Questo ha permesso sia alle famiglie che agli operatori di cogliere le affinità e di maturare l’idea di avviare un percorso insieme. L’accompagnamento all’autonomia ha poi permesso di incrementare i momenti di condivisione in altri spazi più vicini alla dimensione quotidiana all’interno della casa. Allo stesso modo il tema degli “abbinamenti” risulta essere un elemento da attenzionare, per esempio, per persone che non frequentano attività diurne.
Le esperienze di cui si è parlato si configurano come sperimentazioni e come tali è bene che non siano standardizzate ma che seguano le esigenze del gruppo e dei singoli. Allo stesso tempo però non è stato sempre semplice riuscire a gestire la “complessità” della realtà, come ad ad es. conciliare le disposizioni legate all’assunzione degli assistenti famigliari con la presenza di più soggetti all’interno del gruppo appartamento; relazionarsi con amministratori di sostegno diversi e Comuni di residenza differenti. Nonostante alcune difficoltà iniziali, legate alla definizione dei sostegni e alla sostenibilità del progetto, la rete territoriale ha cercato di sostenere l’avvio dei progetti di residenzialità in linea con la naturale evoluzione delle progettualità, evitando che le stesse potessero arenarsi sul nascere.
Un elemento di complessità si è riscontrato anche nelle tempistiche di avvio delle soluzioni residenziali in quanto era necessario, seppur prevedendo gradualità personalizzate, che le persone fossero già pronte al passaggio. Questo aspetto è stato importante per poter procedere con gli aspetti formali e organizzativi dei vari sostegni, si pensi ad esempio all’assunzione dell’assistente familiare oppure alla gestione delle spese tra le persone del gruppo appartamento.
Volani: creare sinergie e promuovere un cambiamento culturale
In conclusione, come già citato in precedenza, uno degli aspetti sicuramente di forza del nostro territorio è stata la collaborazione tra i vari attori nel rendere possibile queste sperimentazioni e nel trovare soluzioni operative per la buona riuscita delle stesse. Questo permette, a nostro avviso, di rendere tangibile la fattibilità di queste nuove forme di abitare condiviso in realtà che mirano ad una dimensione di “casa”. La collaborazione si è riscontrata sia a livello delle singole progettualità che a livello di partecipazione agli incontri previsti a livello di Ambito.
Resta sicuramente tanto il lavoro culturale da fare, che deve interessare e coinvolgere tutti gli interessati:
- le persone con disabilità – soprattutto nella logica del riconoscere, garantire e tutelare spazi per la loro autodeterminazione e autorappresentanza;
- le famiglie di origine – che non possono essere lasciate sole nel processo di ridefinizione del nuovo ruolo di genitore di un figlio “indipendente”;
- gli operatori (che devono riuscire a declinare la propria professionalità con modalità diverse da quelle attuate nelle unità d’offerta standard;
- le istituzioni – che devono ancor di più vedere nei progetti di vita indipendente una modalità privilegiata per l’esercizio attivo di cittadinanza da parte di ciascun componente delle nostre comunità)
- i contesti di vita – intesi come luoghi, spazi, servizi per i cittadini che devono ripensarsi capaci di incontrare bisogni fino ad oggi sommersi.
Ciascun attore sopracitato meriterebbe un articolo di approfondimento.
Come ogni cambiamento culturale, affinchè possa mettere radici solide e diventare patrimonio comune, deve essere lento (per non diventare una moda) e costante (per essere compreso e assimilato).
Resta un dato che forse più di altri ci deve interrogare sullo stato dell’arte di questo processo culturale: “zero” è il numero di progetti di vita indipendente (intesi come progetti che ambiscono all’uscita di casa) che riguardano persone con disabilità NON in stato di gravità… perché?
[1]Gli interventi che Regione Lombardia stabilisce di finanziare con questo Fondo sono di natura:
infrastrutturale:
- per contribuire ai costi della locazione e spese condominiali
- spese per adeguamenti per la fruibilità dell’ambiente domestico (domotica), spese per riattamento degli alloggi e per la messa a norma degli impianti, la telesorveglianza o teleassistenza,
gestionale:
- per sostenere programmi di accrescimento della consapevolezza e l’abilitazione e lo sviluppo delle competenze per favorire l’autonomia e una migliore gestione della vita quotidiana,
- per promuovere percorsi di accompagnamento per l’uscita dal nucleo familiare di origine ovvero per la deistituzionalizzazione verso soluzioni e condizioni abitative, quanto più possibile, proprie dell’ambiente familiare,
- per sostenere interventi di domiciliarità presso soluzioni alloggiative che si configurano come Gruppi appartamento o Cohousing.
Fonte: piano attuativo regionale dopo di noi risorse annualità 2022 allegato a) DGR 275/2023
[2] Per approfondire:
https://www.youtube.com/watch?v=9mAPaP-r02w – Crema, il progetto Casa Amica di Anffas: la storia di tre amici speciali
http://www.anffas.net/it/news/17163/casamica-nuovo-progetto-di-anffas-per-la-vita-indipendente/


