Avvicinandosi la fine dell’XI legislatura, ripercorriamo le tappe fondamentali che hanno caratterizzato l’operato della Giunta Fontana per quanto riguarda il finanziamento del comparto sociosanitario.
L’eredità è quella di una legislatura, la decima, che rispetto a tale finanziamento aveva agito – al di là di una significativa eccezione – in sostanziale continuità rispetto al passato; non incrementando la quota del FSR (Fondo Sanitario Regionale) destinato al settore – quindi confermando lo sbilanciamento in favore della sanità acuta – e non intervenendo in risposta alle principali criticità ormai segnalate da più fronti[1]. Elenchiamo qui le principali: mancato adeguamento delle tariffe delle strutture socio sanitarie; persistente assenza di opportuni criteri di riparto delle risorse nei territori, fondati su indicatori di fabbisogno; frammentazione delle risposte e delle linee di finanziamento; mancato utilizzo della leva finanziaria come strumento per migliorare la qualità dell’offerta; costi elevati a carico del sistema sociale a titolo di compartecipazione.
L’eccezione alla quale abbiamo fatto riferimento riguarda invece la crescita dei finanziamenti destinati ai servizi domiciliari integrati (ADI) durante la X legislatura. Seppur non sufficiente ad invertire lo sbilanciamento tipico lombardo sulla residenzialità, la precedente legislatura aveva infatti messo in campo uno sforzo deciso al fine di sostenere la domiciliarità attraverso lo sviluppo dell’ADI.
Questo quindi il quadro della situazione al marzo del 2018, quando alla Giunta Maroni subentra la Giunta Fontana. Questa si distinguerà per alcuni elementi di marcata discontinuità rispetto alle scelte storiche delle giunte lombarde relative al finanziamento del comparto sociosanitario.
Prima di approfondirli, occorre però sottolineare che l’operato dell’attuale giunta si caratterizza anche per l’irruzione, a circa due anni dal mandato del marzo 2018, dell’emergenza Covid-19[2]. Oltre ad aver determinato una sfida senza precedenti per il settore sanitario e socio-sanitario lombardo (e, ovviamente, non solo), il Covid ha almeno in parte agito anche una funzione di accelerazione rispetto a una serie di manovre e provvedimenti legislativi lungamente attesi. In questo articolo non ci soffermiamo però ad analizzare la gestione lombarda dell’emergenza, che merita una trattazione a sé. Al contrario, adottiamo qui una prospettiva di analisi più strutturale e di lungo periodo, per capire cosa resterà di questa legislatura al netto dell’emergenza Covid-19.
Gli argomenti da affrontare per un’analisi di questo tipo sono tanti. Per ora concentriamo la nostra attenzione sui principali elementi di discontinuità rispetto al passato: l’introduzione di adeguamenti tariffari per il calcolo della quota sanitaria da riconoscere alle strutture sociosanitarie e l’ampliamento della rete di offerta del comparto sociosanitario, ADI ma non solo; descriveremo tali provvedimenti e offriremo alcuni primi spunti di analisi critica. Rimandiamo però a contributi successivi sia la trattazione di altri temi chiave per un’analisi approfondita del finanziamento del settore sociosanitario durante la presente legislatura sia la restituzione di una lettura di insieme.
I principali elementi di discontinuità rispetto al passato
- Sostegno ai costi ‘sanitari’ sostenuti dalle strutture (aggiornamento tariffari)
L’aggiornamento tariffario per le unità di offerta residenziali e semi-residenziali per anziani e persone con disabilità rappresenta una svolta importante per il settore sociosanitario in Lombardia. Una svolta attesa e invocata da oltre un decennio, considerato il mancato allineamento del sistema di classificazione e remunerazione ‘sanitaria’ della fragilità al mutato contesto in cui le strutture ormai operano, oltre che la sua inappropriatezza[3]. Annunciato in periodo pre-Covid ma non realizzato, l’aggiornamento avviene effettivamente nel novembre del 2020 – in coda cioè alla prima ondata di emergenza pandemica – con la DGR 3782/2020. Nello specifico, si tratta di un adeguamento strutturale dell’ordine del 2,5% dei budget delle unità di offerta (UDO) coinvolte (RSA, RSD, CSS, CDI, CDD) a decorrere dal 01/01/2020 e da realizzarsi grazie ad un incremento di 29 milioni di euro delle risorse del FSR indistinto dedicate al finanziamento della macroarea Unità d’offerta sociosanitarie.
È indubbio che una manovra di revisione delle tariffe era necessaria, come sottolineato da più fronti[4]. Leggendo attentamente il testo della delibera e, in particolare, il suo Allegato 1, si evince però che quella attuata è stata una manovra di adeguamento basata esclusivamente su un’analisi dei costi e del minutaggio assistenziale nelle principali UDO in questione, e perciò una manovra di aggiustamento delle tariffe legata alla crescita del costo a giornata del fattore personale[5] in ragione della maggior complessità dei bisogni accuditi. Ancora una volta le tariffe riconosciute dalla Regione aumentano solo al peggiorare delle condizioni clinico-assistenziali degli utenti e a prescindere dalla qualità dell’assistenza erogata e degli obiettivi raggiunti. Anche i criteri di classificazione e remunerazione della fragilità non cambiano e il sistema di finanziamento delle UDO residenziali e semi-residenziali per anziani e persone con disabilità continua così a mantenersi slegato da qualsiasi logica incentivante la qualità e l’efficienza dei servizi erogati.
Peraltro, anche l’impatto della DGR 3782/2020 nel sostegno dei costi sostenuti sia dai gestori delle unità di offerta sopra menzionate sia da ospiti e famiglie pare piuttosto limitato. Lo stesso vale per la DGR 5340/2021, pubblicata a meno di un anno di distanza e con la quale Regione Lombardia dispone un ulteriore aggiornamento del 3,7% delle tariffe sanitarie applicate alla rete delle UDO sociosanitarie[6], questa volta comprendendo anche la rete sociosanitaria territoriale e i servizi residenziali e semiresidenziali della salute mentale[7]. Anche questa volta infatti l’aggiustamento dei budget avviene in funzione del peggioramento delle condizioni clinico-assistenziali degli utenti, ulteriormente aggravate dalla pandemia, e attraverso un mero adeguamento percentuale delle tariffe. L’occasione per una svolta più coraggiosa, di riorganizzazione anche qualitativa del sistema residenziale – a partire dall’appropriatezza dei criteri utilizzati nella distribuzione dei fondi sanitari – non viene colta. La spesa è tuttavia più convinta nel 2021: 56,901,974 milioni di euro, ai quali si aggiungono 5,750,432 euro nell’ambito delle risorse assegnate alla macroarea Salute Mentale.
Riportiamo nella Tabella 1 un esempio dell’impatto delle DGR 3782/2020 e DGR 5340/2021 sulle quote sanitarie riconosciute da Regione nelle strutture con posti letto contrattualizzati: il caso delle RSA.
Tabella 1
| Alzheimer e Classi Sosia | Quota Sanitaria al 2019 | Aumento DGR 3782/2020 | Aumento DGR 5340/2021 | Quota sanitaria al 2022 |
| Alzheimer | € 52,00 | € 1,30 | € 2,00 | € 55,30 |
| Classi Sosia 1-2 | € 49,00 | € 1,20 | € 1,85 | € 52,10 |
| Classi Sosia 3-4-5-6 | € 39,00 | € 1,00 | € 1,50 | € 41,50 |
| Classi Sosia 7-8 | € 29,00 | € 0,70 | € 1,10 | € 30,80 |
Fonte: Nostra elaborazione sui dati delle DGR 3782/2020, 5340/2021e dell’Osservatorio Regionale Fnp Cisl Lombardia sulla RSA (2022).
Concludiamo questo primo punto sottolineando la differenza di accento con la quale il testo della delibera 3540/2021, rispetto alla 3782/2020, recepisce la situazione di forte criticità nel reperimento di personale nell’ambito della rete sociosanitaria territoriale. Oggi si parla tanto di crisi delle professioni di aiuto[8], un fenomeno che – unito alla pandemia – sta mettendo in ginocchio il comparto sociosanitario. Gli aggiornamenti tariffari previsti dalla DGR 3540/2021 appaiono perciò, da un lato, come una scelta obbligata in funzione della sopravvivenza stessa di un comparto, quello sociosanitario appunto, oggi molto poco attrattivo. Dall’altro però sembrano anche piuttosto deboli di fronte alla sfida che si propongono di affrontare. Basteranno? Si tradurranno effettivamente in una migliore remunerazione del costo del lavoro?
Nella precedente legislatura, inoltre, il mancato adeguamento delle tariffe delle strutture sociosanitarie era inevitabilmente sfociato in aumenti delle rette a carico di Comuni e famiglie. Sebbene sul piano del dichiarato non manchino i riferimenti, sia nella DGR 3782/2020 che nella DGR 3540/2021, alla necessità di limitare e invertire anche questo trend, l’efficacia delle due delibere in tale direzione rimane però assai dubbia. Soprattutto, appare difficile immaginare che le quote sociali a carico di utenti e rispettive famiglie diminuiscano in assenza di direttive da parte dei decisori regionali circa gli importi massimi della quota sociale e la sua modulazione rispetto alle condizioni economiche degli utenti. In questo contributo ci limitiamo a sollevare la questione, riservandoci di meglio approfondirla in un successivo articolo.
- Ampliamento rete di offerta/volumi di assistenza finanziati dal SSN
In aggiunta all’aggiornamento tariffario per le unità di offerta residenziali, semi-residenziali e territoriali, durante l’XI legislatura Regione Lombardia potenzia anche i volumi di alcune delle proprie UDO sociosanitarie. Tale potenziamento avviene con DGR 1987/2019 e riguarda la contrattualizzazione di nuovi posti su 5 principali unità di offerta residenziali e semi-residenziali (CDD, CDI, RSD, Hospice e CSS) oltre che di nuove UDO territoriali quali l’ADI; il tutto da garantire attraverso un adeguamento complessivo del budget da destinare a tali strutture di 17,265,000 euro e in ragione degli scostamenti negativi dalla media regionale circa la rispettiva presenza nelle diverse Asst della Regione[9]. La DGR costituisce quindi un tentativo di correggere gli squilibri storici tra territori sulla base di indicatori di copertura territoriale; un obiettivo condiviso ma tuttavia non ancora sufficiente dato che gli squilibri comunque persistono e che continua a mancare un piano regionale di lungo periodo di programmazione dello sviluppo dell’offerta. Infatti, come LombardiaSociale ha già avuto modo di segnalare, la DGR 1987/2019 rappresenta un provvedimento di riequilibrio che permane ancorato all’esistente, alla storia dei territori piuttosto che ad indici programmatori regionali parametrati sul target della popolazione di riferimento, direzione nella quale si sono mosse altre Regioni.
Di impatto decisamente maggiore, sia in termini di previsioni relative alle dimensioni dell’ampliamento della rete dei servizi sia di potenziale rinnovamento del disegno dell’offerta sociosanitaria a livello regionale, è però la DGR 6387 del maggio 2022. Siamo a oltre due anni di distanza dallo scoppio della pandemia, a quasi un anno dall’approvazione del PNRR e a circa cinque mesi da quella della LR 22/2021 di riforma del sistema sanitario e sociosanitario lombardo. La DGR 6387/2022 si incardina su entrambi questi provvedimenti legislativi andando così a sviluppare, per la Lombardia, gli indirizzi programmatori del Servizio Sanitario Regionale per l’esercizio 2022. In particolare, richiamando la Missione 6 Componente 1 del PNRR – Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale – Regione delinea con la DGR 6387/2022 un primo impianto programmatorio (anche se ancora molto ‘regolatorio’) per il potenziamento della rete territoriale da realizzarsi entro il 30 dicembre 2023.
Gli ambiti di intervento sono tanti e gli obiettivi da raggiungere ambiziosi. Questi riguardano, ad esempio, la realizzazione di Case di Comunità (CdC), Ospedali di Comunità (OdC), Centrali Operative Territoriale (COT) all’interno dei Distretti, ma anche lo sviluppo di nuove professionalità quali gli infermieri di famiglia e di comunità. Per quanto riguarda invece nello specifico il potenziamento dei servizi esistenti, si prevedono interventi sia sul lato domiciliarità che su quello residenzialità. In particolare, tra i principali, segnaliamo:
- Area delle cure domiciliari: organizzazione di una rete di offerta di cure domiciliari allineata ai requisiti di esercizio e accreditamento previsti dall’Intesa Stato Regioni del 4 agosto 2021 e quindi strutturata secondo un nuovo sistema di cure domiciliari di base e di ADI di I, II e III livello, potenziandone l’erogazione nel quadro delle regole di utilizzo e degli obiettivi del PNRR[10].
- RSA: escluso e rimandato a successivo provvedimento nella DGR 1987/2019, viene ora previsto il potenziamento – per un importo complessivo di oltre 5 milioni di euro (5.072.000) – della dotazione di posti a contratto nelle RSA, sempre in relazione agli scostamenti negativi dalla media regionale (493,2 posti ogni 10.000 anziani over 75) e per un totale di 320 posti aggiuntivi[11]a partire dal 1° maggio 2022. Viene preventivata anche la revisione del Sistema di autorizzazione, accreditamento e appropriatezza delle UDO sociosanitarie, indirizzandole ai principi dell’intervento precoce, della riduzione delle cronicità e dell’appropriatezza degli interventi[12].
- Sviluppo di nuovi posti Alzheimer e di Stati Vegetativi: Si estende a tutto il 2022 la possibilità di concludere quanto avviato con DGR XI/1046/2018, e perciò la conversione di posti letto di RSA/RSD già a contratto in posti Alzheimer o di Stati Vegetativi. Il tutto nei limiti di spesa previsti dal provvedimento originario (tenuto conto degli adeguamenti tariffari nel frattempo intercorsi): 000.000 di euro per nuovi posti in nuclei Alzheimer in RSA e 2.500.000 di euro per nuovi nuclei per Stati Vegetativi in RSD. Parallelamente, si prevede la messa a contratto di 130 nuovi posti letto in nuclei Alzheimer, da individuarsi tramite specifiche manifestazioni di interesse da parte delle ATS e con risorse fino a 2.624.000 euro.
- Messa a contratto di 50 nuovi posti per RSD (10) e CSS (40) ubicati nei territori di ASST sotto la corrispondente media regionale dei posti a contratto e fino a concorrenza della stessa; per un importo complessivo pari a circa 000 euro. Si prevede inoltre l’applicazione della tariffa di 13 euro aggiuntivi nelle CSS in tutti i casi in cui la persona in carico rimanga presso la CSS per 24 ore e a tal fine sono destinate risorse fino a complessivi euro 1.200.000 euro.
- Messa a contratto di 10 nuovi posti per Hospice/Uocp livello residenziale ubicati nei territori di ASST sotto la corrispondente media regionale dei posti a contratto e fino a concorrenza della stessa; per un importo complessivo pari a circa 000 euro.
- Viene infine previsto il potenziamento dei servizi della salute mentale e dipendenze, degli interventi sui giovani e della neuropsichiatria. Quest’ultimo è l’ambito ritenuto cruciale per intervenire in modo precoce e tempestivo sul disagio psichico e, da solo, è oggetto di un finanziamento aggiuntivo previsto pari a 25 milioni di euro.
I provvedimenti di potenziamento dell’attuale rete di offerta nonché le cifre di tale potenziamento riflettono chiaramente il deciso investimento economico fatto dalla presente legislatura sul comparto socio-sanitario. In questo senso, la DGR 6387 del maggio 2022 rappresenta una svolta potenzialmente importante sia nella direzione di un irrobustimento quantitativo (copertura) dell’attuale rete di offerta territoriale sia in quella di un suo miglioramento qualitativo (rinnovamento e migliore efficacia). Resterà da vedere se le indicazioni e gli obiettivi così stabiliti si tradurranno in risultati concreti e, soprattutto, l’impatto di tutti questi provvedimenti su utenti, famiglie e forza lavoro, un punto che riprenderemo nelle conclusioni e in successivi articoli. Prima però dedichiamo un affondo al tema dell’ADI e delle cure domiciliari.
- L’ADI e gli investimenti crescenti sulla domiciliarità
All’ADI dedichiamo un affondo a sé, in ragione dell’elevata quantità di provvedimenti dedicati al tema dall’attuale legislatura, compresi alcuni di recentissima data. In linea con quanto avvenuto già nella precedente legislatura, l’ADI continua ad attrarre investimenti via via crescenti. Vediamoli:
- Nel 2018, con la DGR 1046, l’XI legislatura emana le sue prime regole di esercizio per l’anno successivo. A fronte di un valore complessivo del FSR per il 2019 sostanzialmente invariato, l’ADI registra un incremento di 4 milioni di euro per far fronte, da un lato, a nuove modalità di remunerazione delle ATS[13] e, dall’altro, al riequilibrio dell’offerta territoriale, sostenendo le ATS che presentano un rapporto tra le risorse assegnate e la popolazione più basso rispetto alla media regionale. La DGR 1046 prevede inoltre il rafforzamento del governo e dell’appropriatezza dell’ADI attraverso: l’introduzione di piani di governo (e monitoraggio) redatti da ciascuna ATS; l’attivazione di un tavolo di lavoro con gli erogatori per favorire il governo delle risorse e sviluppare strategie per il miglioramento dei servizi offerti; l’avvio presso l’ATS della Brianza (ASST di Monza e Lecco) di una sperimentazione di nuovi percorsi assistenziali domiciliari. Infine, vengono introdotti criteri di priorità d’accesso per pazienti in dimissione da ospedale e per chi registra alla valutazione di primo livello un punteggio pari o superiore a 3.
- Nel 2019, con DGR 1987 e DGR 2672. La prima (1987) prosegue – in attesa della definizione di un modello predittivo del fabbisogno di assistenza sui territori che Regione dichiara in corso – il percorso di sostegno ai territori “carenti” già previsto dalla DGR 10/46 del 2018, adeguando però i criteri di assegnazione dei budget 2019 per le cure domiciliari secondo valutazioni distinte per ADI e CPD (cure palliative domiciliari). Il potenziamento di risorse dedicato è di 670.000 euro. La seconda DGR (2672) riguarda invece le regole di esercizio per il 2020 e prevede un ulteriore incremento di risorse sull’ADI per un valore complessivo di 2 milioni di euro, annunciando anche l’avvio dell’ADI in favore di persone non vedenti e spingendosi a considerare un’ulteriore revisione dell’organizzazione e erogazione degli interventi (ad esempio, attraverso l’estensione della sperimentazione fatta da ATS Brianza di nuovi percorsi assistenziali domiciliari e l’elaborazione di un algoritmo predittivo del fabbisogno di cure dei territori).
- Nel 2020, prima con DGR 3518 e poi con DGR 3783, e per uno stanziamento complessivo di 7,5 milioni di euro per il 2020 al fine di proseguire il processo di espansione delle cure domiciliari in Lombardia, modificando i criteri di riparto delle risorse tra ATS e superando così le precedenti regole basate sulle regressioni. Come cita la delibera: “A tale scopo, una prima quota delle risorse integrative saranno distribuite tra le ATS per l’obiettivo del mantenimento dei livelli di assistenza domiciliare effettivamente erogata nel 2019 (cosiddetta “quota continuità”). Si procederà pertanto ad integrare il budget 2020 delle ATS per l’ADI in modo da consentire, a tutti i territori, di finanziare almeno il 90% della eventuale produzione realizzata nel 2019 oltre il budget assegnato ai gestori per quell’esercizio, in modo da dare continuità assistenziale. In secondo luogo, si ritiene opportuno integrare le assegnazioni effettuate a titolo di continuità con un’ulteriore quota mirata a incoraggiare, in tutti i territori, lo sviluppo dei servizi domiciliari per favorire la presa in carico di nuovi utenti nei profili tradizionali e consentire di attivare le risposte necessarie a rispondere alle esigenze legate all’emergenza (cosiddetta “quota sviluppo”). Si ritiene opportuno procedere ad un’allocazione di questa “quota sviluppo” calcolata come pro-capite corretto in base al fabbisogno teorico di ogni ATS, aggiustata sulla base del consumo di ADI osservato in ogni fascia di età a livello regionale nel 2019, al netto delle persone istituzionalizzate nelle strutture sociosanitarie”. Le ATS avranno inoltre a disposizione un fondo di riserva per la gestione delle emergenze pari all’1,5% delle relative assegnazioni.
- Nel 2022: nel mese di luglio Regione diffonde delle slide dal titolo “ADI preludio della riforma” che delineano quelli che dovrebbero essere i nuovi ed in teoria definitivi cardini del sistema di cure domiciliari in Lombardia. Il 2 agosto arriva la delibera 6867 con la quale Regione approva i nuovi requisiti di accesso e accreditamento delle cure domiciliari (denominate C-DOM) e riclassifica i profili assistenziali ADI esistenti in nuovi percorsi, con nuove tariffe, di cure domiciliari di base e di ADI integrata di I, II e III livello. Il perimetro normativo su cui si incardina la nuova delibera è costituito dall’Intesa della CSR del 04.08.2021 relativa al sistema di autorizzazione e accreditamento delle cure domiciliari; dal DPCM LEA 2017; dalla Missione 6 (Salute) del PNRR e relativi DM 77 del 23 maggio 2022 sullo sviluppo dell’assistenza territoriale nel SSN e DM 29 aprile 2022 sul modello digitale per l’attuazione dell’assistenza domiciliare; oltre che dalla LR 22/2021. Il quadro è quindi quello dello sviluppo in corso delle nuove articolazioni territoriali della sanità territoriale a livello distrettuale, Case di Comunità (CdC), Ospedale di Comunità (OdC), Centrale Operativa Territoriale (COT). Lo scopo quello di un riordino delle cure domiciliari nella logica di una effettiva integrazione tra ospedale-territorio. La sperimentazione di ATS Brianza di nuovi modelli di erogazione di ADI ha rappresentato la base per la ridefinizione del modello di cure domiciliari disposto da Regione alla luce del perimetro normativo descritto. L’impatto stimato dall’introduzione del nuovo sistema di accreditamento e dalle tariffe associate alle nuove unità di offerta di cure domiciliari è pari a 25mln/euro, la cui copertura è garantita nell’ambito dello stanziamento di risorse del FSR alla Macroarea 4 Unità d’offerta sociosanitarie (DGR 6866/2022).
LombardiaSociale dedicherà prossimamente un contributo specifico all’analisi di cosa cambia con la nuova riforma dell’ADI, per valutare anche se gli interventi di potenziamento qui descritti rappresentano effettivamente un superamento delle criticità storiche dell’ADI: un modello di cure domiciliari prettamente sanitario e prestazionale, senza collegamento col lato sociale delle cure domiciliari, assolutamente residuale e insufficiente sia in termini di utenti raggiunti che di intensità assistenziale erogata.
Per ora ci limitiamo a segnalare che si prevedono, in una logica di gradualità, sia il potenziamento del sistema di offerta ADI attraverso la graduale estensione alle Asst della funzione di gestione diretta delle cure domiciliari e valutazione multidimensionale, sia l’aumento dei volumi delle cure domiciliari – attraverso nuove risorse – all’esito e secondo le regole di utilizzo del riparto dello stanziamento previsto dal PNRR in relazione alla presa in carico del 10% della popolazione over 65 anni entro il 2026.
Conclusioni
Le inversioni di rotta intraprese dall’XI legislatura nel contesto del finanziamento del comparto sociosanitario lombardo sono state presentate e commentate in questo articolo. Valutarne l’impatto sul sistema dei servizi e nei confronti dell’utenza richiede però ulteriori approfondimenti. Diversi sono infatti gli interrogativi che sorgono dalla disamina dei provvedimenti qui analizzati, in parte a causa della loro complessità e delle sovrapposizioni tra essi, in parte perché alcuni di questi sono particolarmente recenti e occorre dar tempo alla loro implementazione.
In conclusione, possiamo però segnalare tre punti di attenzione, che poniamo come domande aperte e che approfondiremo nei prossimi mesi:
- Quale disegno sottende le scelte fatte in discontinuità rispetto al passato dalla presente legislatura? Le necessità di adeguamento a un contesto oggi diverso dal passato, ad esempio per quanto riguarda i bisogni di persone non autosufficienti o parzialmente autosufficienti? Oppure anche l’intenzione di un ripensamento qualitativo dell’offerta sociosanitaria in Lombardia in vista di una sua maggiore efficacia? E in tal caso, verso quali obiettivi ha voluto e vuole tendere Regione? Non è detto infatti che l’aumento dei finanziamenti dedicati al settore basti per superarne le attuali criticità. Al contrario, senza un’azione sui modelli di finanziamento ed erogazione, si rischia di ripercuoterle su scala più ampia.
- L’impressione è che i provvedimenti qui analizzati agiscano principalmente sul lato del sostegno all’offerta. E allora ci chiediamo: saranno questi sostegni in grado di tradursi anche in una migliore remunerazione della forza lavoro? Alcuni settori del comparto sociosanitario stanno vivendo forti difficoltà nel reperire personale, a partire dalle RSA. Basteranno gli aumenti tariffari previsti dalla presente legislatura a rendere più attrattivo il settore e a riportare gli operatori nei servizi?
- In ultimo, potranno i provvedimenti qui analizzati tradursi anche in un sostegno alla domanda? In sgravi per l’utenza, nella direzione di un rispetto delle percentuali di compartecipazione previste dai Lea?
Al di là delle dichiarazioni di intento, queste questioni non sembrano essere affrontate direttamente e a livello strutturale dai provvedimenti legislativi qui trattati. Rimandiamo però ad approfondimenti futuri la loro discussione più puntale.
[1] Si vedano, in particolare, i due volumi a cura di Cristiano Gori: Come cambia il welfare lombardo. Una valutazione delle politiche reginali (2011) e Il welfare delle riforme? Le politiche lombarde tra norme ed attuazione (2018), pubblicati entrambi da Maggioli Editore e scaricabili gratuitamente sul sito LombardiaSociale.it.
[2] Il Covid e le sue conseguenze in Lombardia hanno peraltro anche provocato il ‘rimpasto’ della giunta nel 2021. In particolare, Letizia Moratti sostituisce Giulio Gallera nell’Assessorato al Welfare mentre l’Assessorato alle Politiche Sociali, abitative e disabilità scompare. Le sue funzioni verranno ripartite tra tre Assessorati: al Welfare (con Letizia Moratti appunto); alle Politiche Abitative (con Alan Christian Rizzi); e alla Famiglia, Solidarietà Sociale, Disabilità e Pari Opportunità (con Alessandra Locatelli).
[3] Si veda, in proposito, il contributo di Cristiano Gori Riformare il sistema delle RSA. Le mosse necessarie pubblicato su LombardiaSociale.it il 26-9-2019.
[4] Si vedano, ad esempio, i contributi pubblicati nel volume, a cura di Cristiano Gori, Il welfare delle riforme? Le politiche lombarde tra norme ed attuazione pubblicato da Maggioli Editore nel 2018 e scaricabile gratuitamente sul sito LombardiaSociale.it.
[5] Nella delibera la crescita del costo a giornata del fattore personale viene anche inputata al rinnovo dei contratti di lavoro del settore.
[6] Sottolineiamo che, data la prospettiva di lungo periodo adottata in questo articolo per l’analisi dell’operato della presente legislatura, non consideriamo qui i provvedimenti di natura puramente emergenziale, quali ad esempio quelli adottati con DGR 4354 del 24.02.2021 relativa agli aumenti tariffari straordinari legati al Covid.
[7] Nello specifico, l’aggiornamento delle tariffe per le UDO previsto da DGR 5340/2021 riguarda: Adi; Consultori Familiari (prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria); Comunità per le dipendenze, Sert e SMI; Cure Palliative; Servizi residenziali e semiresidenziali per anziani e disabili (inclusa SRM e progr.ne CDD); RIA ambulatoriale diurna e domiciliare; Servizi residenziali e semiresidenziali della salute mentale.
[8] Si vedano, ad esempio, i seguenti convegni recentemente organizzati sul tema: Il valore della Cura e Servizi per anziani e crisi del personale: azioni in corso e sfide aperte.
[9] In particolare, sono previsti i seguenti incrementi di posti a contratto nelle UDO residenziali e semi-residenziali: 86 nuovi posti per le RSD; 37 per i CSS; 81 per i CDD; 234 per i CDI; 11 per gli Hospice e Uocp livello residenziale; 14 per i CDC; 13 per i Centri diurni nell’area della Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Dell’ADI parleremo invece più approfonditamente nel prosieguo dell’articolo.
[10] Ad esempio, il PNRR – secondo il principio della “casa come primo luogo di cura” previsto dalla M6C1 – prevede il potenziamento dell’assistenza domiciliare, con l’obiettivo di prendere in carico entro il 2026 il 10% della popolazione anziana over65.
[11] In particolare, come cita l’Allegato 7 della DGR a p. 65: “I posti saranno contrattualizzati, per un importo complessivo pari a 5.072.000 a regime a valere sulle risorse di cui alla macroarea delle unità di offerta sociosanitarie della DGR XI/5941/2022, dalle rispettive ATS a partire dal 1/05/2022, per un valore di budget calcolato tenuto conto del valore della produzione per utenza tipica per posto a contratto del 2019, rivalutata secondo gli aumenti tariffari di cui alle DGR XI/3782/2020 e DGR XI/5340/2021”.
[12] La revisione del Sistema di accreditamento viene di fatto introdotta con la DGR 6788 del 2 agosto 2022.
[13] Considerato l’andamento della produzione ADI del 2018, Regione applica all’ADI il seguente sistema di regressione tariffaria per il 2019: le ATS provvedono ad assegnare ai singoli gestori un budget annuale pari al 100% del budget definitivo riconosciuto nel 2018, in base alle indicazioni fornite per la contrattualizzazione. Le strutture possono poi erogare fino ad un valore pari al 106% del budget assegnato. Tra il 100% e il 106% la produzione viene finanziata per un valore pari al 40%. Oltre il 106% non viene garantita la remunerazione delle prestazioni.


