Il processo in corso
Negli ultimi mesi dell’anno ha preso concretamente avvio il processo di attuazione del PNRR per la parte che prevede la realizzazione di nuovi presìdi territoriali a rafforzamento della sanità territoriale: case della comunità (CDC), ospedali di comunità (ODC) e centrali operative territoriali (COT).
Questo mentre era in atto la parallela approvazione della riforma della L.r.23 che, come sappiamo, a partire dalle prime indicazioni ministeriali fornite a conclusione del quinquennio sperimentale, ha progressivamente acquisito anche le successive indicazioni provenienti da AGENAS e le stesse prospettive del PNRR.
Ad oggi non è ancora stato divulgato un testo coordinato della legge definitivamente approvata, dunque non è ancora possibile poterne analizzare compiutamente, nell’insieme, il disegno giunto a conclusione. Ma nel frattempo, come si diceva, il processo della missione 6 – componente 1 sta andando avanti, incalzato dai tempi stringenti posti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. E dunque oggi siamo in grado di scattare una fotografia precisa dei luoghi dove sorgeranno/risiederanno i “nuovi” presìdi territoriali.
Dopo aver identificato gli edifici di proprietà del Servizio Sanitario, poco prima della fine dell’anno le ATS sono state chiamate ad ultimare il processo reclutando candidature di aree e strutture da destinare a questo scopo, di proprietà degli enti locali. A seguito della valutazione da parte di una apposita commissione sono stati deliberati (DGR 5723/2021) 238 luoghi fisici complessivi, ubicazione di 218 case della comunità, 71 ospedali di comunità e 101 Centrali operative territoriali.
La collocazione dei nuovi luoghi di comunità
Il primo dato è riferito alle localizzazioni entrate nella partita. 238 aree, per un terzo ubicate nell’area dell’ATS Città Metropolitana e per quasi un quarto nella sola città di Milano. L’area del pavese è invece quella che conta meno presìdi in assoluto, seguita dall’area dell’ATS Valpadana.
Interessante notare che, rispetto alla provenienza di questi luoghi, se mediamente a livello regionale sono per 2/3 luoghi in disponibilità del servizio sanitario, e dunque presumibilmente per la gran parte spazi già adibiti ad attività sanitarie; l’area di Milano e provincia presenta un quid specifico in controtendenza. Per il 60% si tratta qui di spazi di proprietà degli Enti locali, non già in uso al Servizio sanitario regionale, su cui è presumibile che si faccia quindi un investimento “ex-novo” nell’ampliamento dei presìdi sanitari esistenti.
| Luoghi fisici selezionati | % distribuzione territoriale | % da Enti locali | |
| MILANO | 24 | 10% | 46% |
| ATS CITTà METROPOLITANA (senza Milano) | 48 | 20% | 60% |
| ATS BERGAMO | 22 | 9% | 41% |
| ATS BRESCIA | 30 | 13% | 43% |
| ATS BRIANZA | 29 | 12% | 28% |
| ATS INSUBRIA | 35 | 15% | 26% |
| ATS MONTAGNA | 21 | 9% | 38% |
| ATS PAVIA | 11 | 5% | 36% |
| ATS VALPADANA | 18 | 8% | 11% |
| REGIONE | 238 | 100% | 39% |
Le proporzioni tra le aree territoriali circa la distribuzione dei diversi punti di sanità territoriale (CDC, ODC e COT) mantiene generale coerenza con il dato complessivo, ad eccezione delle Cot, proporzionalmente presenti in numero superiore nel territorio dell’ATS di Bergamo e inferiore invece per quello della Montagna.
| CDC | % | ODC | % | COT | % | |
| MILANO | 24 | 11% | 8 | 11% | 14 | 14% |
| ATS CITTA’ METROPOLITANA (senza Milano) | 47 | 22% | 15 | 21% | 22 | 22% |
| ATS BERGAMO | 20 | 9% | 6 | 8% | 12 | 12% |
| ATS BRESCIA | 26 | 12% | 7 | 10% | 12 | 12% |
| ATS BRIANZA | 26 | 12% | 7 | 10% | 11 | 11% |
| ATS INSUBRIA | 31 | 14% | 8 | 11% | 14 | 14% |
| ATS MONTAGNA | 18 | 8% | 7 | 10% | 2 | 2% |
| ATS PAVIA | 11 | 5% | 4 | 6% | 5 | 5% |
| ATS VALPADANA | 15 | 7% | 9 | 13% | 9 | 9% |
| REGIONE | 218 | 100% | 71 | 100% | 101 | 100% |
Di questi 238 punti fisici solo 30 assolvono a tutte e tre le funzioni previste dal PNNR:
- Case della comunità, punto di riferimento continuativo per garantire la presa in carico
- Ospedali di comunità quali strutture di ricovero intermedio tra gli ospedali e le cure territoriali
- Cot quali snodi organizzativi per il coordinamento della presa in carico, soprattutto domiciliare
In oltre il 40% di questi spazi verranno localizzate unicamente le Case della comunità, numericamente superiori, come da previsione del PNRR stesso.
| Luoghi fisici selezionati | punti fisici con CDC COT e ODC | % | punti fisici solo CDC | % | |
| MILANO | 24 | 5 | 21% | 7 | 29% |
| ATS CITTA’ METROPOLITANA (senza Milano) | 48 | 9 | 19% | 23 | 48% |
| ATS BERGAMO | 22 | 4 | 18% | 8 | 36% |
| ATS BRESCIA | 30 | 3 | 10% | 14 | 47% |
| ATS BRIANZA | 29 | 2 | 7% | 13 | 45% |
| ATS INSUBRIA | 35 | 3 | 9% | 16 | 46% |
| ATS MONTAGNA | 21 | 0 | 0% | 12 | 57% |
| ATS PAVIA | 11 | 1 | 9% | 3 | 27% |
| ATS VALPADANA | 18 | 3 | 17% | 4 | 22% |
| REGIONE | 238 | 30 | 13% | 100 | 42% |
Punti aperti
Per ora dunque si chiude il processo di localizzazione, oggi sappiamo dove fisicamente saranno le strutture indicate da PNRR. Si tratta però solo di muri, in qualche raro caso neanche, solo di aree e terreni. Da qui partiranno gli investimenti per l’adeguamento, o la costruzione, degli edifici che ospiteranno i nuovi punti di comunità. Tuttavia molti luoghi, soprattutto quelli messi a disposizione del SSR, sono di fatto spazi già esistenti ed abitati dai servizi, che nel corso delle riforme hanno cambiato denominazioni, hanno visto susseguirsi le targhe negli ingressi, ma sono rimasti nel corso negli anni, per i cittadini, “gli uffici e i poliambulatori dell’ASL”, dove fare la scelta e revoca del medico, dove andare per la tessera sanitaria, per le vaccinazioni dei figli, per il consultorio…
Questo per dire che se si sta chiarendo il dove, non è ancora chiaro invece cosa saranno, quali saranno i contenuti all’interno dei contenitori, in cosa cambieranno – se lo faranno – rispetto ai presìdi già esistenti e come evolveranno in un’accezione “di comunità”. Che poi è la sostanza di come – e se – la nostra sanità territoriale cambierà davvero.
La Giunta ha dato mandato alla DG Welfare di definire le modalità attuative di CDC, ODC e COT e di elaborare un modello organizzativo, in considerazione anche delle indicazioni nazionali, pertanto si è in attesa, dopo l’hardware, di conoscere la strutturazione del software.
…e intanto dalla riforma che indicazioni arrivano?
E intanto, dicevamo, è stata approvata anche la riforma. A fine anno è giunto a compimento il processo di revisione che ha portato alla nuova L.r. 22/2021 – Modifiche al Titolo I e al Titolo VII della legge regionale 30 dicembre 2009, n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità). C’è da dire che, rispetto a quanto si conosceva dal progetto di legge, il testo approvato non aggiunge molto, dunque per comprendere di più sarà necessario attendere ancora, sino al licenziamento delle indicazioni sulle modalità organizzative.
Sulle Case della comunità i punti certi sono:
- possono essere gestite per quanto riguarda i professionisti sanitari, esclusivamente dai MMG o dai PLS riuniti in associazione o in cooperativa e in collaborazione con le farmacie convenzionate
- garantiscono l’integrazione delle attività sanitarie e sociosanitarie con i servizi sociali di competenza delle autonomie locali, senza specificare come
- devono contenere un punto unico di accesso, accoglienza, informazione e orientamento del cittadino
- tale PUA deve operare in stretto contatto con la COT distrettuale, al fine di assicurare un accesso unitario, appropriato e integrato all’assistenza sanitaria, sociosanitaria e socioassistenziale
- per garantire l’integrazione sociosanitaria degli interventi, è prevista la presenza del servizio sociale professionale del SSR, dello psicologo e del consultorio. I servizi socio-assistenziale e gli operatori sociali non vengono nominati.
In attesa della messa a disposizione del testo coordinato, l’unica considerazione che viene da fare è che, quanto era stato definito dall’esperienza dell’ATS Città metropolitana (dgr 5195/2021), anche approvato dalla Giunta lombarda, circa indicazioni e linee di indirizzo utili alla definizione delle Case della comunità nella città di Milano (CDC divise tra Hub e Spoke, luoghi per l’associazionismo e il terzo settore, unità di valutazione multidimensionale, servizi sociali comunali….), non hanno trovato spazio. Per ora si indica il minimo insomma, e si conferma che il contenuto è ancora tutto da declinare.
Su questo fronte è da segnalare come in generale non si rilevi un grande movimento all’interno delle Asst, che rimangono in standby in attesa di indicazioni dall’alto. Sono pochi i territori che hanno avviato momenti di confronto tra sanitario e sociale, tra pubblico e privato sociale, per cominciare quanto meno ad immaginarsi cosa potranno essere questi luoghi di comunità e costruire rappresentazioni condivise su cui, poi, provare a lavorare operativamente. Contesti di cui daremo conto nei prossimi articoli ma che, purtroppo, rappresentano ancora eccezioni.



