A sei anni di distanza dal clamore mediatico suscitato dalla vicenda di Bibbiano, gli assistenti sociali della Lombardia si sono aperti ad un confronto sulla ferita più grande della loro professione e sugli effetti devastanti che ne sono scaturiti.

Il seminario “La legittimità dell’intervento dei servizi di protezione dei diritti dei bambini. Dal processo mediatico al processo giudiziario”, che il Consiglio Regionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali lombardo (CROAS) ha organizzato presso il Palazzo Reale di Milano nel mese di febbraio, ha costituto una giornata per riflettere sulla legittimità delle funzioni esercitate dalla figura dell’assistente sociale, nel rispetto della cornice giuridica e del suo mandato professionale ed istituzionale.

Il seminario ha visto diversi interventi da parte di esperti e ha raccolto un grande interesse, raccogliendo tra presenza e collegamenti online oltre mille partecipanti.

A partire da questa giornata LombardiaSociale, in collaborazione con il CROAS, pubblica due contributi: il primo, a cura di Manuela Zaltieri e Simona Regondi, del Consiglio Regionale dell’Ordine, esplora le ragioni del seminario e il contributo che l’ordine lombardo ha voluto dare al dibattito su questi temi; a seguire, invece, riportiamo l’intervento di Gino Mazzoli, che presenta un’analisi dettagliata della vicenda di Bibbiano, e delle sue ricadute, individuando lezioni apprese e prospettive future.

 

 

Gli effetti del processo mediatico sul sistema di protezione dei minori

In linea teorica, tutti concordano nel ritenere che i bambini siano titolari di diritti e che i loro diritti vengano prima di tutto. Ma quando si passa dalla teoria alla pratica le cose non sembrano più così chiare. Chi deve vigilare sui diritti dei bambini? Chi stabilisce quando i diritti dei bambini non sono rispettati? Che cosa succede se chi non rispetta i diritti dei bambini è un genitore?

Il convegno organizzato dal CROAS ha voluto sollecitare una riflessione a tutto campo sul sistema di protezione dei diritti dei minori, a cominciare dalla sua legittimazione. La mattina è stata dedicata ad un approfondimento dei fondamenti giuridici ed etici dell’intervento dello Stato nella sfera più privata della vita delle famiglie, quella che riguarda le scelte relative alla crescita dei propri figli.

Nel pomeriggio invece l’attenzione si è spostata sugli esiti del processo giudiziario che sta restituendo un quadro molto diverso da quello descritto allora dai media: che cosa ci ha insegnato questa vicenda? Quali sono le ricadute di una certa narrazione sul sistema dei servizi? Quale rapporto tra giornalismo e lavoro sociale?

Negli ultimi anni, il sistema di intervento a sostegno dei minori e delle famiglie è stato oggetto di feroci attacchi politici e mediatici, che hanno avuto l’effetto di indebolirlo e di rompere la relazione di fiducia tra i servizi e i cittadini, con diverse conseguenze sulla legittimità e credibilità del loro ruolo, a danno del diritto stesso dei minori alla protezione.

L’intervento degli assistenti sociali in tale ambito è delicato e difficile, fondato sulla necessità di cogliere i segnali di sofferenza dei minori, i loro bisogni inascoltati e di tutelare il loro benessere morale e materiale e, proprio per questo, caratterizzato da una tensione intrinseca in quanto ritenuto socialmente e culturalmente indebitamente intrusivo della sfera privata e familiare.

Un lavoro che vede gli assistenti sociali poco compresi e riconosciuti nel ruolo istituzionale loro assegnato a livello giuridico, ma sempre “in prima linea”, nel cercare faticosamente di stabilire una “relazione di aiuto” che consenta alle persone cui si rivolge l’intervento, di comprenderne le motivazioni e di accettare i supporti proposti per il superamento delle criticità presenti all’interno del nucleo familiare, in funzione del raggiungimento di un maggiore benessere relazionale e di cambiamenti positivi delle condizioni di vita di tutti i componenti.

Una funzione pubblicamente delegittimata da una narrazione spesso imprecisa, distorta e sensazionalistica dei fatti da parte dei media, come dimostrato dalla rappresentazione degli episodi in cui sono protagonisti i bambini e che diffonde ed alimenta nella collettività, pregiudizi e diffidenza verso l’intera comunità professionale, molto difficili da scardinare.

Una sovraesposizione quasi mai bilanciata da una cronaca o da notizie sui fatti giudiziari reali, come avvenuto nella vicenda di Bibbiano che, come ha commentato anche Gianmario Gazzi, già Presidente dell’Ordine Nazionale, «non è stata soltanto una questione giudiziaria, ma anche un esempio di come la disinformazione possa plasmare la percezione pubblica e condizionare intere comunità”.

L’indagine “Angeli e Demoni”, avviata in relazione ai fatti di Bibbiano, il cui nome non è affatto neutrale, ha avuto ripercussioni non solo sui servizi della Val dEnza, ma su tutti i servizi di protezione dei minori e sui servizi sociali in genere, perché ha rotto quel legame di fiducia su cui i servizi, anche quando chiamati ad intervenire dalla magistratura, lavorano. “Il mi fido e mi affido” che è la base del lavoro stesso dei servizi.

Come dettagliato in particolare nell’intervento di Gino Mazzoli (LINK), l’eco data dalla stampa a falsità evidenti, come paragonare la terapia EMDR all’elettroshock e trasformare un negozio di intimo in un sexyshop, e la scelta intrapresa da parte della politica di non intervenire e lasciare che i mass media attaccassero e giudicassero senza avere le informazioni nè le capacità per effettuare una valutazione di quello che stava accadendo, ha avuto grandi e gravi conseguenze:

  • dal punto di vista del calo della disponibilità di famiglie affidatarie, additate come colpevoli di cercare un guadagno nell’affido, quando abitualmente percepiscono una cifra del tutto insufficiente a coprire i costi per i minori che accolgono, e preoccupate dal rischio di minacce di genitori violenti, sulla scia della vicenda di Bibbiano;
  • dal punto di vista della violenza agita verso i servizi e gli assistenti sociali stessi. Colpire i servizi significa delegittimarli ed attivare il sistema sociale difensivo che non è in grado, perché volto a tutelare se stesso, di proteggere i bambini dai sistemi aggressivi.
  • Dal punto di vista di un aumento esponenziale della difficoltà dei servizi ad allontanare i minori dalle loro famiglie anche a fronte di episodi acclarati di violenza segnalati da scuole, polizia, pronto soccorso, pediatri.

 

Le ragioni del convegno

Il convegno ha rappresentato – per l’Ordine degli assistenti sociali – un modo per riappropriarsi del senso del proprio lavoro ed interrogarsi su come restituirlo al di fuori della comunità dei professionisti, per ritrovare un nuovo equilibrio e porre in luce anche i valori ed i principi etici e deontologici cui si ispira la figura professionale dell’assistente sociale. È stato fatto interpellando figure esterne alla professione per non scivolare nell’autoreferenzialità ed allargare lo sguardo sulle molteplici ricadute generate dalla vicenda di Bibbiano[1].

Nell’intersezione tra le varie linee e tematiche di riflessione proposte, le questioni nodali nella sfera giuridica sono state affrontate dai relatori ponendo in risalto l’apporto fondamentale delle funzioni esercitate dal Servizio Sociale nella gestione degli interventi rivolti ai minori. È stata infatti sottolineata l’importanza per l’Autorità Giudiziaria, di potersi avvalere di tale supporto per poter calibrare le decisioni e le misure di protezione adottate nei loro confronti, sulla base di elementi concreti ed oggettivi della realtà osservata.

Inoltre, la riflessione si è allargata alle conseguenze ad ampio spettro provocate dal processo mediatico a livello collettivo, caratterizzato da uno stile comunicativo aggressivo ed infamante nei confronti dei professionisti coinvolti, sostenuto e strumentalizzato anche a livello politico, nell’intento di mettere le famiglie contro le istituzioni che dovevano tutelarle, provocando degli arretramenti deleteri rispetto alle funzioni di protezione dei Servizi.

In particolare, gli interventi del CNOAS, tramite la Presidente dell’Ordine Nazionale Barbara Rosina e la consulente alla stampa Fernanda Alvaro, hanno sottolineato il grave danno d’immagine arrecato alla figura professionale dell’assistente sociale, dipinta come “pericolosa” e l’importanza per gli assistenti sociali di imparare a comunicare in maniera più efficace il senso del loro lavoro, con modalità che permettano davvero di arrivare al pubblico in maniera diversa da come sono abituati a fare.

Infine, ci si è interrogati intorno al ruolo della politica e delle posizioni assunte dai principali partiti politici all’epoca dell’esplosione dei fatti di Bibbiano, quali Fratelli d’Italia e il Partito Democratico, sebbene al confronto abbia accettato di partecipare solo l’Onorevole Marco Furfaro responsabile welfare del PD. Un confronto in cui è stato riconosciuto l’errore commesso allora dal PD, “di non aver compreso per tempo che, al di là della specifica vicenda, lì si è coltivato un sovvertimento del fatto che il welfare è centrale nel nostro Paese. È stato ucciso un immaginario intero, per portare a vedere i servizi sociali come un elemento della sinistra e non più come pilastro del Paese”.

Il seminario ha costituto dunque un’occasione importante per tornare a sottolineare l’alto valore etico e deontologico di una funzione che si declina nella protezione delle fasce più deboli e tra queste quella dei minori di età, per garantire diritti che sono ancora oggi facilmente elusi in un sistema che normalmente pone ancora al centro la persona adulta e i suoi diritti.

 


  1. Durante la giornata sono intervenuti: Lamberto Bertolè, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano – Luca VILLA, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Milano su:“L’Affido al Servizio sociale. Un ruolo centrale nella tutela dei minori”- Gino MAZZOLI, Sociologo ed Esperto di welfare, dei fenomeni sociali e dei processi partecipativi, docente presso l’Università Cattolica Brescia intervenuto su“Bibbiano: un epicentro multistrato”- Anna GIORGETTI GIP presso il Tribunale Ordinario di Busto Arsizio,“e il minore: dai fatti al Diritto” – Giuseppe BATTARINO Giurista, docente di scienze della comunicazione e scrittore su “Procedimenti giudiziari e distorsioni comunicative” – Luca Bauccio, avvocato penalista, difensore di Claudio Foti nel processo di Bibbiano, autore di Il lupo di Bibbiano.