Un punto di svolta

La supervisione degli operatori del servizio sociale è stata assunta come livello essenziale delle prestazioni dal Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali. A dare concreta operatività alle indicazioni del Piano, fornendo ai territori le risorse necessarie per implementare su tutto il territorio nazionale il Leps, è dapprima intervenuto il PNRR con l’avviso 1/2022 con cui si è dedicata una linea specifica al contrasto del burn out degli operatori sociali all’interno della Missione 5 componente 2; successivamente anche la finalizzazione di quota parte del Fondo Nazionale Politiche Sociali – annualità 2021, che ha concorso a determinare specifiche risorse finanziarie a sostegno della sua attuazione per tutti gli ambiti territoriali.

Da più parti è stato sottolineato come il nuovo Piano rappresenti un vero punto di svolta per il welfare sociale italiano. Sui Leps per la prima volta si provvede allo stanziamento di risorse dedicate all’attuazione ed anche l’attenzione posta sulla supervisione professionale agli operatori del servizio sociale è una grande novità. Viene riconosciuto infatti che “garantire un servizio sociale di qualità attraverso la messa a disposizione di strumenti che garantiscano il benessere degli operatori dei servizi sociali e ne preservino l’equilibrio, genera ricadute sullo stato di benessere delle istituzioni, dell’organizzazione e della comunità con cui si lavora”. La cura del capitale umano che quotidianamente costruisce servizio sociale con e per i cittadini genera qualità nel servizio offerto e promuove benessere sociale.

Chiunque abbia attraversato i servizi sociali negli ultimi anni, ha certamente rilevato un crescente affanno tra gli operatori del settore, che si percepiscono in costante urgenza nella gestione delle situazioni in carico, condizionati da un sovraccarico di lavoro anche per la cronica sotto dotazione organica, affaticati dal peso progressivamente assunto dalla gestione di parti amministrative e burocratiche divenute sempre più preponderanti rispetto alla relazione d’aiuto, senza contare l’impatto della pressione vissuta nel periodo pandemico. Oggi la situazione è in parte migliorata, anche grazie all’input sul potenziamento del servizio sociale ed alle risorse a disposizione per l’assunzione strutturata di assistenti sociali nell’obiettivo di raggiungere omogeneamente a livello nazionale la dotazione di almeno un assistente sociale ogni 5.000 abitanti. Tuttavia in Lombardia, in ogni contesto pubblico si sente riferire costantemente di una grandissima difficoltà nel reperire personale e, anche quando le assunzioni vanno a buon fine, di un elevatissimo turn over che continua ad affaticare i servizi ed i gruppi di lavoro. Un tema critico che, in questa fase storica, attraversa tutte le professioni di aiuto, anche quelle educative e sanitarie e che chiama in causa vari piani, dalla programmazione dei percorsi formativi, agli aspetti contrattuali, agli inquadramenti salariali.

Proprio in questo scenario, che mantiene elevati livelli di criticità e necessità di assestamento, la supervisione rappresenta uno strumento in più per qualificare il lavoro sociale e una leva per rafforzare le organizzazioni stesse.

 

Cosa prevede il LEPS

Il livello essenziale previsto si concretizza in:

  • un obbligo per l’ente datore di lavoro di operatori dei servizi sociali nel fornire la supervisione per l’assistente sociale, direttamente o per il tramite dell’Ambito, anche in forma associata tra più ambiti;
  • un diritto-dovere di supervisione professionale per il professionista che svolge le funzioni di servizio sociale professionale.

La scheda Leps che correda il Piano, e che è stata assunta come riferimento per l’avviso del PNRR, identifica poi diverse modalità di supervisione:

  • Supervisione di gruppo mono professionale degli assistenti sociali che per il PNRR rappresenta il livello minimo obbligatorio, senza il quale non è possibile attivare le altre due tipologie
  • Supervisione individuale
  • Supervisione organizzativa di èquipe interprofessionale, rivolta anche ad altre categorie professionali.

 

I progetti presentati per il PNRR in Lombardia

Di recente il Ministero ha proposto una serie di incontri territoriali, per supportare l’avvio delle progettualità del PNRR. In occasione dell’incontro rivolto agli ambiti lombardi sono stati presentati i dati che fotografano le progettualità presentate a candidatura della linea 1.1.4 nella nostra regione e che offrono un quadro di partenza sulla prossima attuazione di questo leps.

Sono stati presentati complessivamente 34 progetti di cui 23 da Ambiti associati, per un complesso di 77 Ambiti coinvolti, ovvero l’84% del totale. La nostra regione è quella con il numero maggiore di progetti, in ragione della numerosità degli ambiti, seguita dalla Campania (20) e Lazio (19). La previsione è dunque che in Lombardia 4 ambiti su 5 implementeranno la supervisione con le risorse del PNRR.

I territori che hanno presentato i progetti dichiarano la presenza di oltre 3.000 assistenti sociali nel servizio sociale, di cui il 12% con funzioni di coordinamento (in linea con molte altre regioni). L’attività di supervisione riguarderà oltre 2.500 professionisti, pari all’83% del totale dunque. In molte altre regioni questo dato copre il 100%, immaginando di coinvolgere tutti gli assistenti sociali presenti.

Le tipologie di supervisione progettate si distribuiscono abbastanza equamente (monoprofessionale – 34,31%; individuale – 30,64%; di èquipe – 35,02%). Allo stesso modo anche le dichiarazioni sulle finalità della supervisione sono equamente distrbuite, ovvero garantire la qualità tecnica del servizio offerto al cittadino, prevenire il burn out, rafforzare l’identità professionale individuale e sostenere il benessere lavorativo e organizzativo.

 

Gli interrogativi degli Ambiti

L’incontro con il Ministero è stato l’occasione per presentare lo strumento operativo che determinerà l’avvio delle attività e per un primo confronto sui principali temi che interrogano gli ambiti.

Il piano operativo è sostanzialmente una declinazione dettagliata del progetto già presentato in sede di domanda, che richiede una serie di specifiche a livello di singolo ambito sul numero di gruppi che si ha intenzione di attivare, sul monte ore previsto, sul numero e la tipologia dei beneficiari della supervisione, sulle modalità di selezione delle persone a cui è proposta la supervisione individuale, il tutto riferito alla prima annualità. Una serie di dati che dettagliano l’idea progettuale inziale e che consentiranno al Ministero di farsi un’idea, pur nei parametri abbastanza stretti previsti dal Leps, delle direzioni che stanno intraprendendo i territori e del quadro che emerge a livello nazionale.

Nell’incontro sono state poste poi alcune domande di natura gestionale e amministrativa: il piano operativo ancora una volta sarà caricato su Multifondo, una piattaforma differente da Regis, indicato come il portale di riferimento per il PNRR. Non è dunque ancora del tutto chiaro come coordinare la focalizzazione attuale sulla progettazione dei contenuti, con la gestione di aspetti riferiti alle procedure ed alla rendicontazione (economica e del monitoraggio sul target). Una questione posta, ad esempio, è riferita all’iva, ovvero se la supervisione possa essere assunta come formazione a dipendenti pubblici e avvalersi pertanto dell’esenzione prevista dall’art 10 del DPR 662/72. Su questi aspetti c’è ancora molta indeterminatezza e risposte puntuali non sono ancora pervenute.

Un’altra riflessione emersa riguarda il coordinamento tra risorse del PNRR e quelle derivanti dalla quota FNPS. In questo momento si verifica la paradossale condizione che 4 ambiti su 5, avendo a disposizione le cospicue risorse del PNRR, hanno qualche difficoltà in più nel determinare come usare la quota obbligatoria del FNPS, mentre i restanti hanno risorse insufficienti per implementare quanto previsto dal LEPS. Il riparto FNPS non ha potuto infatti tenere conto degli esiti dell’ammissione alla linea 1.1.4, prevedendo obbligatoriamente per tutti e 91 gli ambiti l’assegnazione del 2,6% del Fondo nazionale destinato a questo LEPS. La Regione ha già esplicitato la necessità di intervenire con correttivi nel prossimo riparto.

Infine sono state espresse preoccupazioni riferite al processo con cui sostenere l’introduzione della supervisione ed alle attenzioni da avere nella comunicazione. Non è infatti scontato che la supervisione sia colta ovunque come opportunità: i livelli di responsabilità potrebbero ostacolare l’adesione degli assistenti sociali del proprio servizio adducendo sottrazione di tempo all’operatività. Gli stessi operatori sociali a cui è destinata la supervisione potrebbero guardare quest’offerta con diffidenza. Ogni cambiamento porta con sè intrinseche resistenze e la supervisione, pur concepita come un contesto non giudicante, di supporto alla pratica professionale, implica in qualche modo l’uscita da una comfort zone abituale e la messa in gioco del professionista. Pur nel generale apprezzamento del LEPS, il processo di accompagnamento alla sua introduzione richiederà dunque attenzione e cura anche nelle modalità con cui verrà proposto ai destinatari.