La Regione Lombardia ha appena approvato il decreto di riparto del Fondo Nazionale Politiche Sociali 2021 a valere sul 2022. Il decreto nazionale risale a dicembre scorso e assegnava alla Lombardia oltre 55,5 milioni di euro, volume in linea con le annualità precedenti.
I vincoli ministeriali
E’ da ricordare che l’estate scorsa il Ministero ha approvato il Piano Sociale Nazionale 2021-2023 con cui sono stati adottati per la prima volta livelli essenziali delle prestazioni anche in ambito sociale, i cosiddetti LEPS. A seguito di questa definizione, il riparto ministeriale amplia i vincoli di destinazione della spesa, che negli ultimi due anni avevano riguardato unicamente il limite minimo di investimento sull’area minori e famiglia, ovvero:
- il 50% agli interventi per minori (lo scorso anno l’indicazione era “almeno il 50%”)
- la destinazione di una quota di risorse, pari al 2% ciascuno, ai nuovi leps sulla supervisione del personale dei servizi sociali e sulle dimissioni protette
- non oltre l’1% ad azioni di sistema
- una quota di 437.500 euro da destinare al programma P.I.P.P.I.
Dunque i vincoli di utilizzo di questo fondo, che sino ad oggi era trattato come l’unico fondo indistinto rimasto per la programmazione territoriale d’ambito, si stanno progressivamente intensificando, alla ricerca di una coerenza tra programmazione sociale e programmazione finanziaria.
Rimane invece invariata la condizionalità per ricevere le risorse da parte degli ambiti, ovvero la rendicontazione di almeno il 75% della quota 2019 e il 100% della quota 2018.
Il quadro della spesa sociale lombarda
La prima parte del documento regionale riporta dati di sintesi riferiti alla Spesa sociale 2020, fornendo quindi un’anticipazione rispetto ai dati ISTAT, e il resoconto della programmazione del FNPS dell’anno precedente. Partendo da quest’ultimo, il quadro riportato sulla programmazione dello scorso anno evidenzia una spesa superiore alle indicazioni del decreto di riparto per l’area Minori e famiglia e l’area Anziani.
| Area | Utilizzo FNPS 2020 |
| Minori e famiglia | 54% |
| Disabilità | 22% |
| Anziani autosufficienti e non autosufficienti | 14% |
| Povertà | 8% |
| Disagio adulti, dipendenze, salute mentale | 2% |
Mentre sulla spesa sociale 2020, ovvero 1,67 miliardi di euro spesi da Comuni in gestione singola o associata dei piani di zona, si segnala un incremento complessivo rispetto all’anno precedente (+2,4%), con una media pro-capite di 168 euro (+5 euro rispetto al 2019). Rimane una significativa differenziazione infraregionale, con una forchetta che va dai 271 euro di Como ai 115 di Sondrio.
La programmazione regionale
Ai vincoli già esposti derivanti dal Decreto Interministeriale, Regione aggiunge ulteriori indirizzi di destinazione sulle altre aree di utenza. Gli ambiti, secondo la Delibera di Giunta, dovranno programmare sulle risorse trasferite secondo queste proporzioni:
- 50% Area Famiglia e Minori
- 6% Anziani autosufficienti
- 6% Anziani non autosufficienti
- 18% Disabili
- 7% povertà
- 3% Disagio Adulti, dipendenze, salute mentale
- 6% Multiutenza (di cui 1% azioni di sistema)
- 2% Supervisione
- 2% Dimissioni protette
La peculiarità lombarda è anche un’altra: oltre a prevedere vincoli ulteriori per aree di utenza diverse dai minori, il sistema regionale impostato da qualche anno, incrocia le aree di utenza con le voci di spesa previste dalla Spesa sociale, quindi all’interno di ogni area la programmazione è guidata rispetto a voci di spesa di dettaglio (Assistenza economica, servizi residenziali…).
Entro la prima metà di settembre la programmazione del preventivo dovrà essere approvato dalle Assemblee dei Sindaci e caricato sul sistema Regionale, la dead line è posta al 22 settembre prossimo.
Alcuni snodi critici per i territori
Normalmente Regione definisce il riparto a fine primavera, quest’anno invece i territori arrivano oltre la metà dell’anno a programmare risorse da utilizzare nell’anno corrente e questo pone delle criticità, considerato che la spesa è già stata programmata e in buona parte impiegata. L’assunzione di vincoli stringenti, conosciuti in ritardo, non garantisce sulla possibilità di un loro effettivo rispetto.
I vincoli nazionali, se da una parte paiono giustificati dall’introduzione del LEPS, dall’altra non sembrano tenere conto dello scenario più generale del finanziamento al welfare locale. L’avviso 1/2022 della Missione 5 componente 2 del PNRR ha messo a disposizione oltre 270milioni di euro per i soli ambiti lombardi, che in parte si sovrappongono per finalità con i vincoli posti in precedenza sul FNPS. Le linee 1.1.3 e 1.1.4 del PNRR agiscono infatti per gli stessi fini, mettendo già disposizione volumi di risorse decisamente cospicue per i territori: 10,7 milioni per le dimissioni protette e 6,1 per il contrasto al burn out degli operatori (si veda l’articolo dedicato al tema).
Invece che agire nell’ottica a cui si fa costante richiamo, ovvero quella della ricomposizione delle risorse, si andrà a generare una sovrapposizione ed una concentrazione decisamente sbilanciata su alcune partite, e a rischio di carenza su altre. Ci sono aree infatti su cui i territori evidenziano, già negli andamenti della spesa programmata negli anni precedenti, necessità superiori rispetto alle percentuali indicate: l’area minori, come abbiamo visto, è sempre mediamente superiore al 50% ed anche l’area povertà ha un trend di crescita, in ragione del contrasto agli effetti della pandemia e al fatto che il Fondo Povertà, fondo dedicato a quest’area, è spendibile unicamente verso i beneficiari di Reddito di Cittadinanza.
L’ultimo appunto è ancora una volta sui tempi. Di norma le tempistiche poste da Regione per il caricamento della spesa sono anticipate di una settimana, per la richiesta di invio preventivo alle ATS. Questo vuole dire approvazioni da parte delle Assemblee dei sindaci al massimo entro la prima settimana di settembre. Tempi davvero difficili da garantire.


