La dimensione organizzativa
A.S.S.E.MI è Ente Capofila dell’Ambito territoriale Sociale (ATS) di San Giuliano M.se[1] costituito da nove Comuni dell’area territoriale del Sud est Milano (Carpiano, Cerro al Lambro, Colturano, Dresano, Melegnano, San Donato Milanese, San Giuliano Milanese, San Zenone al Lambro e Vizzolo Predabissi). Dal 2009 è ente strumentale per la gestione associata di servizi sociali, assistenziali, educativi, sociosanitari e sanitari per i comuni soci dell’Azienda.
L’Ambito, coerentemente con le specifiche funzioni ad esso attribuito e con quanto previsto dal Piano operativo (DD 450 del 9.12.2021), si è assunto il compito di progettare e realizzare il percorso del PNRR a livello territoriale. In particolare, per coglierne al massimo le potenzialità sono state candidate nell’ambito della Missione 5C2.1 “Inclusione e Coesione”, Componente 2 “Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore” proposte progettuali sulle linee di investimento: a) 1.1 – Sostegno alle persone vulnerabili prevenzione dell’istituzionalizzazione degli anziani non autosufficienti; b) 1.2 – Percorsi di autonomia per persone con disabilità; c) 1.3 – Housing temporaneo e stazioni di posta.
Dal punto di vista organizzativo la presenza di un ente gestore dei servizi territoriali anche capofila della programmazione zonale, richiede di dotarsi di dispositivi che consentano un buon presidio del percorso di attuazione del PNRR non solo nel sistema interno dell’Azienda, ma anche nella relazione con i Comuni soci. Non va, infatti, dimenticato che nonostante l’Azienda sia ente strumentale delegato alla programmazione attraverso l’Ufficio di Piano, in quanto Capofila dell’Ambito, e alla gestione dei servizi, i Comuni mantengono un ruolo centrale nella realizzazione dei percorsi progettuali attivati sulle linee di intervento del PNRR. È fondamentale sottolineare ciò per evitare di accogliere impropriamente movimenti di delega dei servizi sociali dei comuni verso l’Ambito e attivare, invece, un percorso virtuoso di corresponsabilità nell’attuazione del PNRR.
Lo spazio all’interno del quale si stanno costruendo le condizioni per un’impresa congiunta tra Ambito e Comuni sono il tavolo tecnico e il tavolo politico (Assemblea dei Sindaci dell’Ambito). Un altro livello di confronto, nel quale costruire collaborazione nella realizzazione dei progetti PNRR, è il tavolo di case management, composto dalla totalità delle assistenti sociali dei servizi sociali comunali e di ASSEMI per un numero complessivo di circa 40 operatori, nato con la specifica finalità di promuove un attivo confronto mono professionale su servizi e interventi del sistema integrato territoriale e per sviluppare percorsi e prassi operative condivise.
Dal punto di vista organizzativo, per garantire questa forte integrazione tra gli obiettivi del PNRR e della programmazione territoriale e procedere secondo la logica ricompositiva, si è pensato di costituire anche un’unità operativa PNRR dedicata al presidio dell’implementazione dei percorsi progettuali presentati sulle diverse linee di intervento.
La dimensione programmatoria
A livello programmatorio l’impegno richiesto dal PNRR è stato indirizzato su due fronti. Da un lato quello del raggiungimento nel triennio di riferimento dei risultati previsti dalle progettazioni presentate, garantendo alti livelli di efficacia, efficienza e la migliore qualità possibile. Dall’altro quello della realizzazione di innovazioni sociali che siano trasformative e sostenibili nel tempo, portando a sistema gli esiti raggiunti, oltre la logica riduttiva di alcune (forse troppe) progettazioni i cui risultati si esauriscono con la conclusione stessa del progetto senza produrre reali cambiamenti duraturi.
IL PNRR è stato visto come un più ampio perimetro all’interno del quale far convergere, in una prospettiva di ricomposizione, gli obiettivi della programmazione territoriale definiti nell’ultimo Piano di Zona (PdZ) 2021-2023 che ha come focus principale il sostegno delle diverse forme di vulnerabilità e la promozione dell’inclusione sociale.
Le direttrici di sviluppo del welfare e le strategie che l’ATS ha individuato per l’ultimo biennio del PdZ sono infatti:
- lo sviluppo di un welfare in chiave comunitaria, attraverso la promozione di nuove opportunità di attivazione dei cittadini;
- la promozione del protagonismo delle persone e della co-progettazione come metodo di intervento, sia per la co-costruzione di interventi e servizi che nella definizione del progetto individuale con il singolo cittadino;
- l’integrazione tra politiche, settori e attori del territorio, lavorando in particolare sulla messa a sistema delle buone prassi.
La relazione tra la dimensione programmatoria e gestionale
Un aspetto nodale, che potrebbe presentare elementi di criticità che vanno ben presidiati, è la relazione tra il livello programmatorio e quello gestionale nell’attuazione del PNRR.
Pur nell’architettura organizzativa disegnata dallo stesso Piano, ciò che si è verificato sin qui, è che il PNRR è stato gestito prevalentemente come un percorso di specifica afferenza all’area della programmazione; il coinvolgimento dell’area della gestione dei servizi, sulla quale il Piano ha un impatto e delle ricadute dirette, è avvenuto solo in un secondo momento, anche in considerazione dei tempi stretti a disposizione per portare a termine le procedure. Il coinvolgimento prioritario dell’area programmatoria è comunque da considerarsi fisiologico, essendo l’Ufficio di Piano l’organismo preposto alla predisposizione e attuazione delle progettazioni che hanno come interlocutore diretto l’Ambito. Appare, però, necessario al contempo promuovere un positivo e diffuso percorso di comprensione e consapevolezza del fatto che finalità e obiettivi del PNRR riguardano, come già detto, contemporaneamente sia il livello programmatorio che quello gestionale. Rimanendo su questo aspetto della relazione tra livello programmatorio e gestionale, è da leggersi, inoltre, come comprensibile il bisogno degli operatori di difendersi da un ulteriore percorso che sentono “calato dall’alto”.
Negli ultimi anni, infatti, a seguito dello sforzo enorme richiesto durante la pandemia e per le numerose sollecitazioni arrivate sia a livello nazionale che regionale in termini di misure e programmi, gli operatori lamentano un carico di lavoro eccessivo, oltre al limite delle loro forze, e temono che il PNRR possa peggiorare l’attuale situazione producendo ulteriori richieste, adempimenti e attività da svolgere; ciò rischia di lasciare sullo sfondo, in questa condizione di affaticamento, la dimensione di opportunità che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza porta con sé. Va aggiunto, inoltre, per completare l’analisi come già accennato, che i tempi stretti imposti dal Ministero per la fase di candidatura sulle linee di investimento e di successiva presentazione delle schede di progetto, hanno di fatto lasciato poco spazio all’Ambito per promuovere un lavoro preparatorio sul PNRR e di co-progettazione tra gli operatori dei servizi per favorire una maggior comprensione e condivisione del percorso.
Per favorire la costruzione di questo imprescindibile spazio di lavoro condiviso e collaborativo tra il livello della programmazione e quello della gestione dei servizi, in questa fase in cui i progetti proposti sono stati validati e si è in attesa di sottoscrivere le convenzioni, sono stati introdotti alcuni dispositivi per favorire la piena partecipazione di tutti i livelli.
E’ stato costituito un gruppo di innovazione e sviluppo per la messa a terra delle progettualità relative alla misura 5C2.1, oltre a ciò l’Ufficio di Piano organizzerà diversi incontri informativi e formativi rivolti agli operatori dell’Azienda e dei Comuni sul PNRR, in specifico, sui progetti presentati sulle linee di investimento scelte; verranno, inoltre, attivati gruppi tecnici tematici, che coinvolgeranno gli operatori dei servizi, per dare concretamente avvio alla fase di attuazione delle attività previste.
Per quanto concerne la relazione con i Comuni, il già citato tavolo di case management sarà, inoltre, il luogo all’interno del quale verrà mantenuto aperto il dialogo e il confronto con le assistenti sociali dei servizi gestiti direttamente dagli enti locali senza avvalersi dell’Azienda.
Anche l’intensa e articolata attività di supervisione prevista per il triennio del PNRR, sulla quale l’Ambito ha presentato una specifica progettazione, apporterà un contributo significativo nel rinforzare la relazione tra area della programmazione e della gestione dei servizi.
La partnership tra Ambiti territoriali sociali
Un ulteriore aspetto rilevante è la scelta di partecipare all’attuazione del PNRR in partnership con altri ambiti territoriali per la quasi totalità delle linee di intervento (escluso l’housing temporaneo), perseguendo la volontà di aprirsi all’esperienza di un percorso di coprogettazione e collaborazione, con l’obiettivo di garantire uniformità nelle risposte offerte ai cittadini e di attivare percorsi di supporto e apprendimento reciproco. Questa unione fra Ambiti ha consentito di muoversi con maggior decisione e spinta innovativa su terreni solo parzialmente esplorati, con misure e interventi più tradizionali, come gli anziani non autosufficienti e l’autonomia per persone con disabilità.
Sono state scelte partnership a geometrie relazionali variabili a seconda delle linee progettuali sviluppate per evitare forzature nella costruzione delle alleanze, cercando, al contrario, di valorizzare caratteristiche e obiettivi programmatori comuni a partire anche dalle esperienze pregresse di collaborazione nell’ambito di progetti riguardanti il contrasto alla violenza di genere, la conciliazione vita lavoro e l’inclusione sociale. Nello specifico, gli Ambiti con i quali sono stati presentati progettazione condivise sono quelli di Lodi, del Paullese e del Visconteo.
Per la gestione dei progetti del PNRR l’ipotesi organizzativa è quella di costituire un gruppo tecnico interdistrettuale, con funzioni di cabina di regia. Il gruppo di lavoro interdistrettuale svolgerà specifiche funzioni di attivazione, attuazione, monitoraggio, rendicontazione e controllo delle progettazioni. Appare anche utile sottolineare come durante l’elaborazione delle schede progetto si è creata una significativa e proficua relazione di confronto e scambio con altri Ambiti del territorio lombardo, non partner di progetto, per garantirsi un sostegno reciproco che di fatto ha creato una sorta di comunità di pratica informale all’interno della quale mettere in rete esperienze e pratiche buone.
Il coinvolgimento del terzo settore
Un ultimo elemento cruciale è il coinvolgimento del terzo settore (TS), partner rilevante nell’attuazione del PNRR a livello locale e specificatamente menzionato nel Piano come attore strategico, considerata la prossimità al bisogno delle persone e alle risorse del contesto sociale. La collaborazione con le organizzazioni di TS nell’ambito della missione Inclusione e Coesione si realizzerà attraverso percorsi di co-progettazione attivati a partire dalle specifiche progettazioni candidate sulle linee di intervento alle quali l’ATS ha partecipato.
Va rilevato come aspetto di criticità che, per questioni meramente organizzative legate ai tempi stretti imposti dal Ministero, l’Ambito ha rimandato la coprogettazione alla successiva fase di attuazione dei progetti finanziati anziché avviarla fin da subito come, invece, avrebbe dovuto essere. Il TS, coerentemente con la finalità intrinseca della coprogettazione e per esprimerne appieno il potenziale, sarebbe stato un soggetto chiave da coinvolgere fin dalla fase iniziale di ideazione ed elaborazione dei progetti candidati per favorire la co-creazione dei percorsi che si andranno a realizzare nel territorio. Questo limite è stato in parte contenuto condividendo il percorso intrapreso al tavolo degli aderenti promosso dall’Ufficio di Piano, che è un gruppo di lavoro permanente al quale siedono le organizzazioni di TS che hanno aderito al Piano di Zona e che normalmente partecipano alle attività territoriali.
Al di là di questa criticità che era doveroso citare, lo spazio che la missione 5C2.1 apre può generare una reale e autentica spinta in direzione di un rinnovato dialogo tra pubblico e privato. Oltre a meccanismi di convenienza reciproca, che di fatto non favoriscono l’espressione delle potenzialità che la co-programmazione e coprogettazione sociale portano con sé, il percorso del PNRR, se interpretato nel giusto modo, potrebbe favorire forme di collaborazione più ravvicinate, in grado di incrementare la condivisione di responsabilità e potenzialità verso un welfare sociale realmente relazionale e sussidiario e di recuperare la comune “tensione verso un futuro di giustizia”. Le esperienze di coprogettazione fino a qui condotte a livello territoriale hanno messo in luce, infatti che è ancora necessario lavorare alla costruzione delle condizioni essenziali alla co-creazione e coproduzione dei servizi. È necessario, in primis, migliorare la relazione tra pubblico e privato per collaborare positivamente allo sviluppo di un welfare comunitario. Oltre a ciò, va migliorato il rapporto tra le stesse organizzazioni di TS per promuovere dinamiche di cooperazione, oltre la competizione, in direzione di una reale vocazione al territorio, ai nuovi bisogni e al contrasto delle disuguaglianze. Il PNRR rappresenta certamente un’opportunità di crescita evolutiva per il territorio, anche su questo fronte.
[1] L’ATS di San Giuliano corrisponde al Distretto Sociale Sud Est Milano.


