La delibera 6991 del 22/09/2022 rappresenta il terzo provvedimento nel giro di due anni messo in campo dalla Giunta Fontana a sostegno dei ‘costi sanitari’ sostenuti dalla rete di servizi residenziali, semiresidenziali e territoriali operanti a livello regionale.

In un precedente articolo abbiamo descritto e commentato i primi due provvedimenti: la DGR 3782/2020 (limitata alle strutture sociosanitarie: RSA, RSD, CSS, CDI, CDD) e la DGR 5340/2021, entrambe manovre di aggiustamento delle tariffe riconosciute da Regione a strutture e/o servizi mediante degli adeguamenti percentuali delle stesse e corrispondenti, rispettivamente, al 2,5% nel 2020 e al 3,7% nel 2021. Con la DGR 6991 Regione Lombardia introduce ulteriori aumenti attraverso l’applicazione di un incremento aggiuntivo del 2,5% delle tariffe sulle seguenti unità di offerta: residenziali e semiresidenziali per persone anziane e con disabilità, servizi di Consultori, palliative residenziali e domiciliari, post acuta, riabilitazione e SRM (servizi residenziali terapeutici riabilitativi per minori), ADI (assistenza domiciliare integrata). Gli aumenti si applicano a decorrere dal 01/04/2022 (sono perciò retroattivi) e prevedono un investimento complessivo da parte di Regione pari a quasi 25 milioni di euro.

In realtà vi sarebbe anche un quarto provvedimento, la delibera 7125/2022 con la quale Regione interviene sull’area delle dipendenze con ulteriori 6,1 milioni di euro per il 2022. Prevedendo però un ventaglio di interventi di finanziamento più ampio del semplice aumento tariffario (come la contrattualizzazione di nuovi posti residenziali) – e trattandosi del primo provvedimento di quella che dovrà poi essere una riforma di settore[1] – non analizzeremo i dettagli di tale delibera in questo articolo; meriterebbe infatti una trattazione a sé. Segnaliamo soltanto che anche gli incrementi tariffari previsti per la rete residenziale, semiresidenziale e ambulatoriale delle dipendenze prevedono incrementi percentuali del 2,5% a decorrere dal 1/04/2022 e pesano per 1,4 milioni di euro sullo stanziamento disposto per il 2022 e 1,9 per il 2023.

 

Alcune considerazioni

Ma torniamo alla DGR 6991. Trattandosi, lo ripetiamo, della terza ondata di aggiornamenti tariffari prevista da Regione Lombardia in un arco di tempo di due anni, ci chiediamo: basterà questa volta?

Per rispondere proviamo a ragionare su due delle considerazioni richiamate dalla DGR stessa a sostegno dei provvedimenti adottati. La prima riguarda – citando il testo della delibera – “l’impatto che il sostanziale mutamento delle condizioni di contesto relative ai costi di gestione delle unità di offerta sociosanitarie soggette a compartecipazione[2] rischia di produrre sull’importo delle rette a carico delle famiglie e sulla continuità della risposta di rete con particolare riferimento all’incremento dei prezzi dell’energia sui costi di produzione”. La seconda ha invece a che fare con “la generale criticità nel reperimento di personale” che i gestori delle unità di offerta della rete sociosanitaria si trovano ad affrontare e quindi col tentativo di “consentire una migliore capacità di remunerazione del fattore lavoro” al fine di arginare la deriva verso altre filiere produttive più attrattive rispetto all’ambito sociosanitario, come il settore sanitario.

Sulla prima considerazione, rileviamo che non è la prima volta che Regione sostiene di voler evitare che i maggiori costi sostenuti dalle strutture sfocino in aumenti delle rette a carico degli ospiti e rispettive famiglie. Anche nei precedenti provvedimenti sopra richiamati (DGR 3782/2020 e 5340/2021) tal proposito era stato enunciato. Si tratta però, ancora una volta, di una dichiarazione d’intenti non accompagnata da meccanismi in grado di tradurla in pratica. Quale garanzia ci offre la DGR 6991 che, appunto, le difficoltà vissute dai servizi non si riversino in maniera consistente “sull’importo delle rette carico delle famiglie”? Purtroppo, ancora una volta, nessuna.

Il caso delle RSA è emblematico. Gli aumenti previsti dalla delibera 6991 hanno infatti portato la quota sanitaria riconosciuta da Regione a €53,40 per le classi Sosia più alte (nel senso di maggiore gravità) e a €31,60 per quelle più basse (minore gravità). Le rette medie (quota sociale di compartecipazione pagate dagli ospiti e rispettive famiglie) in Lombardia continuano però ad oscillare tra i €59 dell’Ats Montagna e gli €85 dell’Ats Milano[3]. È perciò evidente che un impatto in termini di sgravi effettivi per l’utenza sia tutt’altro che scontato, sia in termini di costruzione di garanzie della possibilità, per i cittadini, di accedere secondo le quota di compartecipazione dovute ai sensi dei LEA, sia in termini di rimozione degli ostacoli all’accesso (ad un servizio, questo, che dovrebbe essere universalistico), soprattutto nei territori dove le quote a carico dell’utenza hanno raggiunto livelli insostenibili.

La delibera 6991 ripete così e ripresenta le scelte fatte negli ultimi due anni dall’attuale Giunta: aumento incondizionato del sostegno alla rete di offerta dei servizi, garanzie pressoché nulle per gli utenti che devono compartecipare ai costi dei servizi. In un contesto quale quello odierno, in cui i rischi di ricaduta dei rincari sostenuti dai servizi sull’utenza sono fortissimi, tale assenza di garanzie appare però ancor più grave.

Allo stesso modo sembra debole la scommessa relativa all’incentivo – tramite incremento tariffario – di una miglior remunerazione della forza lavoro. Anche in questo caso infatti ci chiediamo: quali meccanismi prevede la delibera per superare il mero piano del dichiarato? E ancora una volta la risposta è ‘nessuno meccanismo’; e perciò nessuna garanzia. Una mancanza, a nostro avviso, rischiosa. Le RSA vivono oggi un’emorragia di operatori – infermieri ma non solo – più attratti dalle migliori condizioni lavorative e dai migliori stipendi offerti dagli ospedali. Ma anche in altri comparti del sociosanitario gli operatori mancano e i gestori sono in affanno[4]. Appare perciò difficile immaginare che dei meri aumenti tariffari dell’ordine del 2,5% possano riequilibrare e rafforzare il sistema, soprattutto in assenza di azioni sugli inquadramenti contrattuali vigenti e in presenza di appalti per la gestione ed erogazione dei servizi cronicamente al ribasso.

 

Si poteva fare qualcosa in più?

Certo la situazione è complessa e la sua soluzione deve per necessità comprendere interventi a più livelli, nazionale in primis[5]. Tanto più oggi che gli erogatori sono chiamati ad affrontare dinamiche dei costi che faticano a sostenere. Le Regioni hanno però un importante margine di azione e alcune hanno infatti previsto, già da tempo, meccanismi di remunerazione di strutture e servizi a tutela anche di chi i servizi li usa e di chi nei servizi lavora. In Lombardia invece questo rimane un nodo critico, perché sia il governo dell’offerta che quello della domanda sono deboli, e così anche l’impatto sull’utenza. Su LombardiaSociale l’abbiamo segnalato più volte e continuiamo a ribadirlo: i tempi sono maturi per iniziare a costruire risposte che vadano nella direzione di un sostegno ad ampio raggio anche in Lombardia, un sostegno capace di garantire i LEA e di sostenere le situazioni più fragili e bisognose. Per questo è urgente ragionare, e proveremo a farlo anche attraverso futuri articoli, su come immaginare e mettere in campo interventi capaci di comprendere e dare risposte a tutti gli attori coinvolti: gestori di servizi da un lato ma anche utenti, famiglie e lavoratori del settore dall’altro.

 


[1] In base alla Legge Regionale del 14 dicembre 2020 n. 23 “Nuovo sistema di intervento sulle dipendenze patologiche”.
[2] Si tratta di: RSA, RSD, CSS, CDI, CDD.
[3] Si veda, in proposito, il rapport Non autosufficienza e RSA pubblicato dall’Osservatorio Regionale Fnp Cisl Lombardia sulle RSA nel 2022.
[4] Si veda, in proposito, il nuovo numero di Prospettive Sociali e Sanitarie, anno LII – n. 4, Autunno 2022: Le professioni d’aiuto: declino o rilancio?
[5] Ricordiamo peraltro che il sostegno alla rete d’offerta dei servizi in ragione delle difficoltà economiche imputabili all’attuale contesto politico e geopolitico è previsto anche dal Decreto Legge del 23 settembre del 2022 n. 144, il cosiddetto Aiuti Ter. Questo prevede, ad esempio, contributi straordinari sul 2022 – calcolati in proporzione ai sostenuti nell’analogo periodo del 2021- a sostegno degli enti del terzo settore e degli enti religiosi civilmente riconosciuti che gestiscono servizi sociosanitari e sociali svolti in regime residenziale e semiresidenziale in favore di persone con disabilità. Il Decreto dovrà essere convertito in legge, eventualmente anche modificato, e non è detto, anzi è dubbio, che riuscirà a coprire adeguatamente tutti i rincari vissuti dai servizi residenziali, semiresidenziali e territoriali nelle varie Regioni. Si tratta comunque di aiuti a sostegno della rete d’offerta dei servizi sociosanitari regionali e per questo segnaliamo il provvedimento nel contesto di questo articolo.