Quali aspetti di forza e di criticità sono presenti nel nostro sistema di welfare lombardo per la disabilità?
Un aspetto di forza del nostro sistema di welfare lombardo è sicuramente rappresentato dalla ricchezza di risorse, strutture, servizi e misure di supporto alla domiciliarità. Un valore aggiunto della nostra Regione è la presenza di un florido Terzo Settore in continua espansione, che collabora in modo prezioso con le istituzioni a tutti i livelli e che con tanta dedizione, tanta forza e tante energie sta affrontando in prima linea l’emergenza sanitaria Covid-19 accanto alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Per superare alcune delle criticità attuali e rafforzare il nostro sistema, ritengo necessaria la costituzione del Fondo Unico per la disabilità, un obiettivo già richiamato a inizio mandato dal Presidente Attilio Fontana e rispetto al quale anch’io rivolgo massimo impegno ed attenzione. La realizzazione del Fondo risponde alla necessità di predisporre un progetto di vita personalizzato per ciascuna persona con disabilità, che metta al centro la persona stessa. Il progetto deve essere condiviso anche con la famiglia e deve prendere in considerazione non solo gli aspetti assistenziali e sanitari, ma anche gli aspetti educativi e tutto ciò che consente di realizzare la massima integrazione e partecipazione nella vita civile e sociale della propria comunità di appartenenza.
Pandemia Covid-19 e disabilità. Pensando a cosa è stato fatto a livello regionale e alle rilevanti ripercussioni che tutt’oggi la pandemia sta generando nella vita delle persone con disabilità e dei servizi, una valutazione di ciò che è accaduto.
Come ben sappiamo, la Lombardia è stata la prima regione d’Italia ad essere colpita in modo violento, inaspettato e crudele dalla pandemia. Per molte persone e famiglie il dolore e la sofferenza sono stati devastanti. La violenza è stata tanta ma la capacità di reazione della Lombardia è stata altrettanto forte.
Sicuramente le persone con disabilità e le proprie famiglie sono tra coloro che hanno risentito maggiormente di questa pandemia. Hanno dovuto sopportare sacrifici enormi, connessi alle limitazioni degli spostamenti, all’isolamento, alle rinunce rispetto al lavoro, all’aumento del carico di cura e alla riduzione dei servizi di supporto. In tante situazioni ci sono state delle regressioni pesantissime. La chiusura dei servizi, della scuola e di tutte le attività ricreative e socializzanti ha compromesso gravemente lo stato di benessere, con ricadute psicologiche significative. Mi auguro che tramite la campagna vaccinale, che in Lombardia ha raggiunto gran parte della popolazione, ciascuno di noi possa riprendere la propria quotidianità e tutte le attività che ha dovuto abbandonare.
Su quali obiettivi realistici punterà il suo operato in ambito della disabilità nei prossimi due anni fino alla fine dell’attuale legislatura?
Nel rispondere alla prima domanda ho accennato all’importanza di costituire il Fondo Unico della disabilità, che rientra tra gli obiettivi di inizio mandato legislatura regionale guidata dal Presidente Fontana e che rappresenta anche una mia priorità. Presupposto fondamentale è il progetto di vita personalizzato che deve essere costruito mettendo al centro la persona con disabilità e che per “avere gambe” necessita della definizione di un budget di cura ad hoc rispetto alle peculiari caratteristiche di ciascuna situazione. In questi ultimi anni la L. n. 112/2016 riguardo il Durante / Dopo di Noi e i rispettivi programmi attuativi adottati a livello regionale stanno contribuendo molto ad investire sul progetto di vita in modo anche innovativo e con interessanti sperimentazioni sui territori.
Oltre a questo, un altro aspetto di priorità riguarda il tema dell’inclusione lavorativa. Dimensione abitativa e lavorativa sono condizioni essenziali per il benessere e la piena realizzazione personale di ciascuno. A maggior ragione si deve investire molto per garantire la massima inclusione anche per le persone più fragili e con qualsiasi tipo di disabilità.
Garantire percorsi accessibili a tutti, è un punto fondamentale su cui intendo dedicare il massimo impegno.
Come indicato anche nella Convenzione dell’ONU per i diritti delle persone con disabilità, ritengo che sia fondamentale investire sul tema dell’accessibilità universale per garantire i diritti e costruire i percorsi di vita personalizzati a favore delle persone con disabilità.
Un altro obiettivo è rendere omogenei e disponibili servizi e prestazioni in tutti i nostri territori: è un dovere istituzionale, più volte raccomandato anche a livello nazionale, pensiamo ad esempio ai contenuti del Piano Sociale Nazionale 2018 – 2020 e del Piano Nazionale per la non autosufficienza 2019 – 2021.
C’è molto da lavorare, certo, ma credo che si possa intervenire raggiungendo risultati efficaci. Sicuramente tra le questioni da affrontare c’è anche la semplificazione della burocrazia, su cui io ho già avanzato delle richieste a livello istituzionale. Anche questo è un aspetto importante per contribuire a rendere omogenei e accessibili a tutti servizi e prestazioni. Oggi il famigliare caregiver svolge un ruolo anche di “segretario burocratico” che si deve destreggiare abilmente in un sistema di welfare lombardo sicuramente ricco di servizi e prestazioni, ma ancora frammentato e non sempre omogeneo.
Cosa ne pensa del progetto di legge regionale di Ledha per il riconoscimento del diritto alla vita indipendente e all’inclusione sociale di tutte le persone con disabilità recentemente depositato dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio?
Il progetto di legge nelle sue finalità ed obiettivi non può che trovarmi favorevole. Ci sono sicuramente dei punti su cui è necessario confrontarsi, a partire dalla raccolta di dati di contesto tramite le ATS, per renderli armonici con l’attuale sistema di welfare lombardo e con i programmi adottati sul tema Durante / Dopo di Noi, sulla base della L. n. 112/2016 e in previsione della costituzione del Fondo Unico.


