Anche se nel 2020 la pandemia tuttora in atto ha determinato in Italia, per la prima volta da decenni, una riduzione della speranza di vita, tutte le previsioni demografiche ci pongono di fronte al progressivo invecchiamento della popolazione italiana e all’aumento percentualmente più significativo dei soggetti appartenenti alle fasce di età più avanzate.
Proprio tra questi ultimi, gli ultraottantenni, aumenta oggi e continuerà probabilmente ad aumentare nel prossimo futuro il peso della disabilità e della dipendenza, portando con forza alla luce la questione del ritardo accumulato dal nostro Paese nell’assistenza agli anziani non autosufficienti.

Se infatti numerosi Paesi europei (Austria, Germania, Francia, Spagna, …) hanno da tempo affrontato il problema, potenziando i servizi – domiciliari e residenziali – rivolti a questa fascia di popolazione e prevedendo percorsi di finanziamento dedicati (fondi per la non autosufficienza, assicurazioni, …), in Italia alle analisi ed alle proposte offerte dal dibattito – che fin dagli anni ‘90 ha coinvolto operatori e ricercatori di area demografica, epidemiologica, sociologica e medica non hanno fatto seguito scelte politiche capaci di rispondere al problema. E mentre il pur tardivo e modesto finanziamento di un fondo nazionale per la non autosufficienza, operato dal governo Prodi nel 2006, veniva cancellato dal successivo governo Berlusconi,  la costante riduzione negli anni delle risorse finanziarie destinate alla Sanità e ai Comuni ha comportato nei fatti una contrazione, anziché il necessario aumento, degli interventi domiciliari e residenziali per gli anziani non autosufficienti.

Una possibilità concreta di riprendere questa tematica e di avviare finalmente un progetto capace di rispondere alle esigenze degli anziani viene offerta oggi dal Piano Nazionale di Ripresa a Resilienza (PNRR), che l’Italia si prepara a inviare a Bruxelles al fine di  accedere ai fondi stanziati dall’Unione Europea per superare l’impatto economico della pandemia. Ne è convinto il Network Non Autosufficienza[1], che con il documento Costruire il futuro dell’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia. Una Proposta Aperta per il Piano Nazionale di Ripresa a Resilienza” chiede l’introduzione nel PNRR “di una sezione dedicata all’assistenza agli anziani non autosufficienti”. Il PNRR infatti, grazie alle risorse economiche che mette a disposizione e all’esplicito vincolo a collegarne l’impiego a un forte impianto riformatore, offre l’occasione per “avviare quel processo di riforma del settore atteso dalla fine degli anni ’90, che la pericolosa combinazione tra le criticità esistenti e l’invecchiamento della popolazione suggerisce di non rimandare oltre”.

Gli estensori della proposta non si nascondono che “il robusto incremento della spesa pubblica corrente destinata ai servizi … per gli anziani” non può essere perseguito attraverso il PNRR: ma sono convinti che proprio la valenza riformatrice del Next Generation EU e gli investimenti una tantum a disposizione possano favorire l’avvio concreto di un progetto complessivo di riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti.

 

Dalle criticità …

La proposta di NNA parte dall’analisi delle criticità del sistema di assistenza agli anziani non autosufficienti, riconducibili, sinteticamente, a tre questioni di fondo.

In primo luogo la frammentazione delle risposte, in capo a comparti istituzionali diversi (ASL e Regioni per gli interventi sanitari e socio-sanitari, i Comuni per gli interventi sociali e socio-assistenziali e lo Stato per l’indennità di accompagnamento), spesso rispondenti a logiche, obiettivi e criteri di accesso diversi, che ne rendono difficile la ricomposizione in un progetto di presa in carico unitario e condiviso.

Alla frammentazione delle risposte si aggiunge “l’inadeguatezza dei modelli di intervento”: la scarsa capacità degli interventi erogati di riconoscere la specificità della non autosufficienza, di ispirarsi al necessario “care multidimensionale”, a “uno sguardo complessivo sulla condizione dell’anziano, sui suoi molteplici fattori di fragilità, sul suo contesto di vita e di relazione” e di cogliere in particolare le nuove domande (nonché il mutare stesso del modello di non autosufficienza) conseguenti alla demenza.

Ovviamente una reale riforma del settore non può prescindere da un deciso incremento degli stanziamenti pubblici: proprio il ridotto finanziamento dei servizi rappresenta la terza criticità, che ci colloca agli ultimi posti nel panorama europeo sia per i servizi domiciliari che per le strutture residenziali e che è destinata a peggiorare nei prossimi anni, dato il ben noto trend di aumento degli ultraottantenni nella popolazione italiana.

 

… alle linee di intervento

Per superare queste criticità gli autori propongono un progetto complessivo di riforma, articolato in cinque linee di intervento tra di loro fortemente coerenti.

Può sembrare singolare che come prima linea di intervento il NNA assuma, con il “Sistema di governance della conoscenza “, l’obiettivo di “raccogliere, elaborare e diffondere un insieme di conoscenze – coerente e metodologicamente rigoroso – in materia di assistenza agli anziani non autosufficienti”. In realtà non è sufficiente incrementare le risorse nel settore se, al tempo stesso, non si mette a disposizione di tutti gli attori – sia istituzionali che professionali il patrimonio di informazioni e di dati prodotti dai diversi sistemi informativi e se non vengono conosciute e valorizzate le “eterogenee esperienze locali di welfare esistenti nel Paese”. Alla costruzione di “un sistema di sapere dedicato” punta la proposta di “un programma nazionale di formazione per gli operatori coinvolti”.

Al sistema di governance della conoscenza si deve accompagnare un “Sistema di governance istituzionale” che a ogni livello di governo nazionale, regionale e territoriale veda il coinvolgimento dei “rappresentanti dei diversi soggetti pubblici con responsabilità nelle politiche realizzate” in una “rete per l’assistenza alle persone non autosufficienti” aperta al periodico confronto con “le parti sociali e gli organismi rappresentativi del terzo settore”.

La terza linea di intervento, l’“Accesso unico alla rete degli interventi” persegue al tempo stesso l’obiettivo di superare la frammentazione degli interventi e di promuovere tra tutti gli operatori del sistema una modalità di approccio condivisa alla non autosufficienza. Si tratta di “ricomporre unitariamente l’attuale frammentazione tra enti, sedi e percorsi differenti”, ampliando le funzioni dei Punti unici di accesso già presenti in buona parte del Paese, perché forniscano agli anziani non autosufficienti ed alle loro famiglie le informazioni su tutte le prestazioni disponibili, una prima valutazione dei loro bisogni, l’orientamento e l’accompagnamento nella rete dei servizi. Si propone anche la semplificazione e la “convergenza” di tutti i “processi di valutazione della non autosufficienza per l’accesso alle misure pubbliche” (per accedere ai servizi del welfare locale, per ottenere l’indennità di accompagnamento o la certificazione di handicap, …).

Le ultime due linee di intervento riguardano il potenziamento delle risposte domiciliari e residenziali agli anziani non autosufficienti.

L’investimento in una complessiva “Riforma dei servizi domiciliari” cui dovrebbero essere destinati 5 dei 7 miliardi di spesa prevista nei 5 anni di valenza del piano punta a colmare il divario tra il nostro Paese e le altre nazioni europee aumentando il tasso di copertura dei servizi domiciliari (dall’attuale 3.7% al 6% degli ultra65enni nel 2026), ma anche l’intensità della presa in carico (il numero di interventi erogati) e la sua durata nel tempo. Essenziale è l’assunzione, da parte di tutti gli attori istituzionali e di tutti gli operatori del sistema, del paradigma del care multidimensionale, l’unico che consente di “unificare le risposte” e di “ampliare la gamma degli interventi” ricomponendoli “all’interno di un sistema di cure domiciliari organico”, grazie alla definizione di un progetto personalizzato integrato e all’individuazione di un responsabile del caso. Facendosi carico anche dei caregiver e delle assistenti familiari con interventi di sostegno, formazione, monitoraggio.

La “Riqualificazione delle strutture residenziali” infine si propone di finanziare attraverso bandi regionali strutture che presentino progetti di ammodernamento capaci di migliorare la qualità di vita degli anziani residenti e l’efficacia dell’intervento assistenziale: garantendo, ad esempio, a ogni anziano uno spazio di vita personale (camere singole), favorendo le relazioni con i familiari (spazi dedicati e sistemi di comunicazione), utilizzando la tecnologia disponibile per conciliare sicurezza e libertà di movimento, per migliorare la comunicazione interna e per ampliare le possibilità diagnostiche e terapeutiche (telemedicina), ampliando le relazioni con il territorio.

Il documento di NNA articola le linee di intervento proposte precisando per ognuna le azioni da intraprendere, le competenze dei diversi livelli istituzionali, il cronoprogramma e i costi. Viene sottolineata la necessaria flessibilità che deve accompagnarne la realizzazione, ovvero che nel disegnare gli specifici interventi si ponga grande cura nel “non chiedere inutili cambiamenti a quelle realtà territoriali che già realizzino (in tutto o in parte) le indicazioni previste”. Perché “solo valorizzando quanto di buono già viene fatto (poco o tanto che sia) è possibile attuare politiche di sviluppo del welfare locale che abbiano successo”.

Si tratta di una proposta che, nel rispondere alle richieste della Commissione Europea e nell’assumere come focus la condizione di anziano non autosufficiente e l’assistenza continuativa (long term care) come insieme di interventi pubblici per affrontare tale condizione, fa riferimento oltre che alle più significative esperienze internazionali a “un nucleo di azioni ampiamente condivise” nel nostro Paese, non solo dagli addetti ai lavori ma anche “nelle politica, nella pratica e nella ricerca”.

Gli autori evidenziano come l’ avvio della tanto attesa riforma nazionale dell’assistenza agli anziani non autosufficienti richieda “un confronto ampio con soggetti sociali, enti locali ed altri attori interessati” così da “valorizzare il patrimonio di esperienze e di competenze esistenti”.
E’ quanto auspichiamo da chi dovrà stendere il PNRR e presidiarne l’attuazione. Nel frattempo, è diventata ormai prossima la data di scadenza per la presentazione del PNRR. Credo dunque che sia necessario e urgente che tutti coloro che hanno a cuore la realtà degli anziani non autosufficienti e tutte le organizzazioni e le realtà associative che rappresentano i diversi attori – anziani, familiari, operatori dei servizi, volontari, ecc. – facciano sentire la propria voce, raccogliendo l’invito di NNA ad aderire alla proposta[2]. Ben venga l’attivazione di tutte le iniziative possibili perché il Governo introduca nel PNRR un progetto per la non autosufficienza  e dia finalmente l’avvio a una riforma tanto necessaria quanto attesa.
Questo perché, come scrivono gli autori della proposta, “sarebbe paradossale che un Piano nato per rispondere alla tragedia della pandemia dimenticasse proprio coloro i quali ne sono stati le principali vittime, cioè gli anziani non autosufficienti”.

 

 


[1]Il Network Non Autosufficienza è nato nel 2009 su iniziativa di un gruppo di studiosi e dirigenti di servizi di diversa professionalità per stimolare la riflessione sui servizi e le politiche per gli anziani non autosufficienti. Dal 2009 pubblica un Rapporto sull’Assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia, giunto alla settima edizione (scaricabile gratuitamente dal sito dell’editore Maggioli) e la rivista “I luoghi della cura” (www.luoghicura.it)
[2] Le adesioni possono essere indirizzate a redazione@luoghicura.it, segnalando il nome dell’organizzazione, il nome e l’indirizzo e-mail di una persona di riferimento e se possibile il logo in formato jpg o png.