È stato pubblicato ad aprile 2021 il rapporto di ricerca dedicato a presentare l’attuale stato di implementazione del RdC in Lombardia, con particolare focalizzazione alla parte di utenza che è in carico ai servizi sociali, che riporta gli esiti dell’attività di ricerca realizzata tra dicembre 2019 e novembre 2020 da Ismeri Europa e Percorsi di secondo welfare per Polis Lombardia.
Il rapporto si compone di tre parti:
- una prima parte in cui sono presentati i principali dati relativi all’evoluzione della povertà e sull’implementazione del Reddito di cittadinanza in Italia e in Lombardia;
- una seconda parte dedicata a presentare gli esiti della survey rivolta ai 90 Ambiti regionali lombardi e che ne ha coinvolti 41, dedicata ad esplorare tipologie di beneficiari, percorsi di presa in carico e di attivazione, l’integrazione con altre misure e a raccogliere un giudizio di efficacia da parte degli Ambiti in merito all’implementazione della misura;
- un’ultima parte dedicata a presentare gli approfondimenti realizzati attraverso alcuni casi studio in merito ad alcune tematiche nodali per l’implementazione del RdC: l’impatto della misura sui servizi sociali territoriali; l’integrazione fra RdC e le altre misure di sostegno al reddito di natura comunale e regionale; il della Regione può giocare nell’implementazione della misura; l’avvio dei Progetti di utilità collettiva (PUC); l’impatto del Covid-19.
In questo articolo riportiamo i dati maggiormente significativi estrapolati dal rapporto di ricerca, che può essere consultato in forma integrale a questo link.
Il Reddito di Cittadinanza in Italia e in Lombardia
Nel rapporto sono presentati i dati relativi all’andamento del Reddito di cittadinanza e della Pensione di cittadinanza resi disponibili dall’Osservatorio statistico su Reddito/Pensione di Cittadinanza dell’INPS, già più volte presentati e analizzati sul nostro sito, che risultano qui aggiornati all’11 novembre 2020, e riferiti al periodo aprile 2019 – ottobre 2020.
In Italia, a partire dal 6 marzo 2019 e fino ad ottobre 2020, data in cui si è potuto cominciare a richiedere il RdC, sono oltre 2,5 milioni le domande complessivamente pervenute. Quelle accolte sono circa il 60%, mentre il 23% è stato respinto e le restanti sono in lavorazione.
Rispetto alle domande accolte, una parte (il 12%) è decaduta, per rinuncia o per perdita di diritto, e una parte significativa (25%) è già terminata. I nuclei beneficiari del RdC e della PdC (Pensione di Cittadinanza) sono 970.631, per un totale di 2.206.231 persone coinvolte.
Guardando alla Lombardia, sempre nello stesso periodo aprile 2019-ottobre 2020, le domande presentate sono 252.343, pari al 10% del totale delle domande presentate in tutta Italia. Di queste, il 54% è stato accolto, pari a 137.390, il 30% respinto o cancellato e le restanti sono in lavorazione. Guardando ai numeri assoluti: delle domande accolte quelle decadute sono il 17% (23.284); quelle terminate sono il 19% (25.819). Delle domande in lavorazione (39.943) il 41% (16.468) riguardano rinnovi.
L’andamento delle domande in Lombardia è in linea con quello del Nord Italia mentre si differenzia dalla media italiana e delle altre aree geografiche in particolare per il tasso delle domande accolte, che in Lombardia (54%) è in linea con quello del Nord Italia (55%), ma inferiore rispetto a quello italiano (60%) e soprattutto del Sud e delle Isole (63%).
Guardando alla distribuzione tra le Province lombarde, i dati evidenziano una certa omogeneità, come si vede dalla tabella riportata.
Figura 1 – RdC e PdC in Lombardia: stato delle domande per provincia
Nel complesso, i nuclei beneficiari di RdC e PdC in Lombardia sono complessivamente 88.287 per un totale di 181.448 persone coinvolte, e il 45% di questi si trova nella Provincia di Milano, mentre nelle altre province i nuclei si distribuiscono dalla Provincia di Sondrio in cui è presente l’1% all’11,4% della Provincia di Brescia.
Figura 2- Nuclei percettori del RdC e PdC e persone coinvolte per Provincia, dati percentuali
Nella nostra regione l’importo medio per beneficiario è pari a 419 euro, ed oscilla tra la media di 397 euro della Provincia di Sondrio, e la media di 441 euro della Provincia di Pavia.
Beneficiari e percorsi di presa in carico e di attivazione
La survey realizzata nel quadro della ricerca, alla quale hanno aderito 41 ambiti sui 98 lombardi, ha messo in luce alcuni elementi significativi in relazione ai processi e agli esiti di implementazione della misura, anche in considerazione dell’impossibilità di raccogliere dati completi dettata dalla mancanza di interoperabilità dei diversi sistemi deputati alla raccolta dei dati. Agli Ambiti sono state dunque richieste informazioni indicative: medie, composizioni percentuali o suddivisioni dell’utenza per fasce. Queste, nonostante si tratti solo di dati indicativi, forniscono comunque spunti rilevanti per l’analisi della misura.
Dalle indicazioni pervenute dagli Ambiti, la maggioranza delle famiglie è di cittadinanza italiana, l’età media dei beneficiari si colloca tra i 31 e i 50 anni e la maggioranza degli Ambiti (66%) colloca l’incidenza dei nuclei con minori tra il 21 e il 40% del totale dei nuclei assegnatari del RdC.
Per quanto riguarda l’attivazione dei percorsi, dalla rilevazione si possono trarre alcune informazioni significative:
- I processi di presa in carico sono lenti e lo sono di più nel caso di Ambiti di grandi dimensioni: per 13 dei 36 ambiti che hanno risposto alla domanda, i nuclei con i quali non erano ancora stati presi i primi contatti erano oltre il 60%; solo 5 Ambiti dichiarano di dover ancora contattare meno del 20% di beneficiari.
- A circa un anno dall’avvio del RdC e da ancora più tempo dall’inizio del REI, le équipe multidisciplinari non sono ancora state attivate in tutti gli Ambiti: il 20% degli Ambiti dichiara di non aver attivato l’équipe e un altro 38% di averlo fatto solo in parte.
- Rispetto alla configurazione delle équipe, laddove sono state attivate, la tipologia di soggetti rappresentati al suo interno varia da 1 a 8: sempre presenti i Servizi Sociali o i Centri per l’Impiego o entrambi questi soggetti. Seguono le cooperative sociali, i medici, i mediatori culturali, le associazioni, i docenti e i servizi specialistici: una varietà di soggetti che è coerente con l’approccio personalizzato promosso dalla misura.
L’integrazione con altre misure
Per quanto riguarda il modo in cui la misura del RdC si sia integrata e combinata con altre misure attive a livello comunale o regionale, il dato rilevato è positivo: 12 Ambiti dichiarano di utilizzare tanto misure comunali quanto misure regionali abbinate all’erogazione dei percorsi del RdC, 10 Ambiti utilizzano oltre a queste anche misure di altra natura e solo 3 Ambiti dichiarano di non utilizzare alcuna misura integrativa.
Sul fronte delle misure comunali più frequentemente combinate con il RdC sono nominati il sostegno per il pagamento delle utenze e l’erogazione di beni alimentari (v. fig.3)
Figura 3 – Forme di sostegno al reddito comunali utilizzate per i beneficiari del RdC
Per quanto riguarda invece la combinazione con le misure regionali, i ricercatori sottolineano un utilizzo diffuso di diverse misure, con una preponderanza di interventi per l’alloggio e la dote scuola e, in seconda battuta, Nidi Gratis, Contributo regionale di solidarietà (servizi abitativi pubblici), Bonus Famiglia e Voucher Disabili.
Figura 4 – Forme di sostegno al reddito regionali utilizzate per i beneficiari del RdC
Sono diversi anche gli Ambiti, 13 nello specifico, che riferiscono di utilizzare anche diverse altre forme di intervento e di supporto, promosse da Fondazioni, enti filantropici o connesse a progetti europei, iniziative di volontariato o altre forme di sostegno al reddito nazionali diverse da RdC.
Complessivamente la capacità di integrazione tra il RdC e altre misure viene valutata efficace, anche se i casi studio hanno messo in luce il tema prioritario della disponibilità – ad oggi ancora insufficiente – di sistemi integrati di registrazione delle misure erogate, che forniscano una visione di insieme delle misure erogate ai cittadini a livello di Ambito. Ad oggi nella maggioranza dei territori è invece possibile solamente risalire alle misure percepite dal singolo beneficiario tramite la cartella sociale, dove in uso.
La gestione del RdC
Sul fronte della gestione del RdC, la ricerca ha indagato, tramite la survey e i casi studio, l’impatto della misura sui servizi sociali, le aspettative degli Ambiti in relazione al ruolo della Regione, e lo stato di avanzamento dei Progetti di Utilità Collettiva (PUC).
Sul fronte dell’impatto del Rdc sui servizi sociali, dai dati raccolti emergono diversi problemi gestionali e organizzativi dettati dalla necessità di rafforzare i servizi e di gestire una platea di beneficiari decisamente più ampia rispetto a prima. Le principali difficoltà evidenziate sono quindi relative: alla gestione dei casi, in relazione alla realizzazione dei colloqui e alla definizione dei progetti; al reclutamento di nuovo personale e alla sua formazione e inserimento all’interno del sistema dei servizi, che richiede tempi lunghi sia in relazione alle gare, sia ai processi di inserimento necessari; alla definizione di un nuovo modello di governance per la gestione dei casi, in particolare in relazione al ruolo giocato dalle assistenti sociali di Ambito e dalle assistenti sociali comunali per consentire una gestione efficiente ed efficace dei processi e dei carichi di lavoro.
Sul fronte del ruolo della Regione, la stragrande maggioranza degli Ambiti ha concordato rispetto alla necessità che essa fornisca agli Ambiti indirizzi per l’attuazione dei LEP e che realizzi attività formative e di sostegno per la costruzione di accordi con il Terzo Settore gli enti pubblici e i Centri per l’impiego. Viene anche sottolineata l’importanza che la Regione assuma un ruolo maggiormente definito di interfaccia con l’INPS e il Ministero delle Politiche Sociali e che possa procedere verso una semplificazione delle misure regionali.
Per quanto riguarda, infine, l’avvio dei PUC, questo pare avvenire con diverse difficoltà e ritardi, in parte dettati dall’emergenza Covid 19 che ne ha rallentato molto il processo di implementazione, ma anche da alcune criticità relative alla rendicontazione, alla gestione di alcune pratiche amministrative, ma anche in parte al disegno dello strumento, ad esempio la necessità di individuare progetti nel Comune di residenza dei beneficiari, aspetto non sempre praticabile in relazione alle risorse territoriali disponibili.
I principali nodi aperti
I principali nodi e problemi evidenziati come maggiormente rilevanti dagli Ambiti riguardano, come già sopra anticipato, questioni che si possono ricondurre ad una dimensione di governance:
- criticità nello scambio di informazioni tra Servizi sociali, Centri per l’impiego, INPS e Ministero del lavoro, sia in relazione alla limitata interoperabilità tra le piattaforme Ge.Pi. (gestione Patti inclusione), Inps (gestione percettori) e Anpal (gestione CPI), sia alla non fluidità (aggettivo che ricorre frequentemente nei commenti degli intervistati) delle informazioni e alla scarsa tempestività degli aggiornamenti. Tali criticità sembrano provocare ritardi nella presa in carico dei nuclei rispetto all’erogazione del sussidio e difficoltà nei controlli e nelle verifiche anagrafiche, ad esempio rispetto alla decadenza dei benefici.
- Difficoltà nell’interazione specifica tra Servizi sociali e Centri per l’impiego dove, oltre a difficoltà di condivisione dei dati, si evidenziano anche dinamiche di scarsa collaborazione.
- una generale mancanza di chiarezza rispetto ai ruoli dei diversi attori, che hanno portato ad evidenziare quali principali necessità per lo sviluppo e il miglioramento della misura la stesura di protocolli per la presa in carico condivisa tra sistema sanitario, lavorativo e sociale e il sostegno nella condivisione di buone pratiche.
A tali difficoltà, connesse principalmente all’articolazione del sistema di governance e alla traduzione operativa della misura, si sono inoltre sommate diverse criticità legate all’impatto dell’emergenza Covid 19, che ha avuto ricadute importanti tanto in termini di sospensione o forte rallentamento delle attività del RdC, quanto in relazione all’aggravamento delle condizioni economiche dei beneficiari.
La ricerca mostra quindi un quadro regionale che, nel complesso, si è instradato nella direzione auspicata di implementazione della misura evidenziando tuttavia ancora diverse aree da sviluppare e rafforzare per incrementarne l’efficacia.






