Sono passati i primi 18 mesi di applicazione della misura di reddito minimo. A settembre infatti, i cittadini che avevano fatto domanda a marzo, hanno terminato il periodo di fruizione del beneficio. E’ comunque possibile ripresentare domanda, a partire da ottobre, ricevendo nuovamente il beneficio dal mese di novembre, ovviamente se il nucleo possiede ancora i requisiti di accesso.
Uno sguardo ai dati
A settembre, gli ultimi dati resi disponibili dall’osservatorio INPS, indicavano in Lombardia 130.516 domande accolte, un incremento del 38% dalla prima rilevazione relativa ai 12 mesi precedenti (agosto 2019). Una crescita annua di poco superiore al dato nazionale (36%) e delle regioni del Nord (35%).
Delle domande accolte, più di 1 su 10 risulta decaduta (13%), le domande effettivamente attive sono dunque quasi 113mila (112.939), a cui si aggiungono oltre 23mila ancora in lavorazione.
La Lombardia mantiene così la quinta posizione, a livello nazionale, per domande accolte ed è la prima tra le regioni del nord.
Due lombardi su cento percepiscono la misura (2,3%), un dato allineato con l’area nord del paese, ma circa la metà del dato nazionale (5,2%).
Il 13% dei nuclei beneficiari percepisce la Pensione di Cittadinanza, dato in linea con la media delle regioni del nord (14%) ma superiore a quella nazionale (10%).
Quanto all’importo medio del beneficio, siamo a 452 euro di media, un po’ superiore per il reddito – 494,18 euro – e pari a 230,23 euro per la pensione di cittadinanza. Anche in questo caso il dato lombardo è coerente con quanto registrato nelle altre regioni del nord.
Osservando i dati a livello infraregionale, si conferma la fotografia delle precedenti rilevazioni, con le provincia di Milano in pole position e Pavia tra le prime, soprattutto per incidenza sulla popolazione – 3,4 residenti su 100 percepiscono Reddito o Pensione di cittadinanza – e per valore medio del beneficio – 517,50 di reddito di cittadinanza, oltre 23 euro in più della media regionale.
Segnali dai territori
Il reddito di cittadinanza, come noto, è condizionato alla stipula di un patto, che a seconda delle caratteristiche del nucleo è definito come patto per il lavoro – in capo ai Centri per l’impiego – o per l’inclusione sociale – in capo ai servizi sociali dei comuni.
Gli ultimi dati disponibili sulla Lombardia sono quelli contenuti nell’integrazione regionale alle Linee di indirizzo regionali, approvate lo scorso maggio, e riferiti al monitoraggio ministeriale sui primi sei mesi della misura, da cui si evince che 4 nuclei su 10 sono indirizzati al servizio sociale (42,7%), 3 su 10 ai CPI (33%) mentre il restante è escluso dalla condizionalità.
Non ci sono dati puntuali su come stia andando invece il percorso di presa in carico dei nuclei. A parte quanto uscito in mesi recenti sugli organi di stampa in particolare sull’area lavoro, non abbiamo evidenze ufficiali e puntuali per regione.
Per quanto rilevato dal nostro osservatorio, costituito da interlocuzioni abituali con diversi ambiti di varie province, ci pare di evidenziare una grande variabilità sullo stato di avanzamento locale. Sappiamo che l’attuazione della misura ha vissuto condizioni particolarmente avverse, soprattutto dal punto divista del processo di presa in carico. Come spiegato in passato, sebbene il beneficio fosse attivo da aprile, la presa in carico è stata possibile per gli ambiti solo da ottobre, con l’entrata in funzione della piattaforma GePI. Poi l’avvento del lockdown primaverile e la sospensione della condizionalità ha generato ulteriori rallentamenti. In alcuni territori la situazione è stata complicata dalla gestione dei reclutamenti di personale a potenziamento dei servizi sociali, a causa della forte domanda e dunque di un mercato molto mobile, per cui il turn over degli operatori si è rivelato particolarmente penalizzante. Al contempo ci sono territori che, in queste difficoltà, si sono mossi con maggior disinvoltura e velocità nel trovare soluzioni ai problemi e ostacoli via via incontrati (si veda un precedente articolo). Come immaginabile, a discriminare tra l’una e l’altra condizione, è la strutturazione pregressa dell’ambito, ovvero quanto abitualmente funzionano, o meno, gli Uffici di piano e il livello di efficienza ed efficacia consolidatosi nel tempo nella gestione integrata della presa in carico.
Si è aggiunta di recente anche la partita dei PUC, i progetti utili alla collettività. Previsti dalla misura, sono di fatto partiti con la ripresa della condizionalità, a metà luglio, e oggi contano in Lombardia 296 progetti, l’11,4% del totale nazionale. Le necessità legate alla riapertura estiva dei servizi e le attenzioni poste dall’emergenza sanitaria hanno spinto alcuni Comuni, titolari dell’attivazione dei progetti, a vedere nei PUC un’opportunità. Non a caso molte delle azioni previste sono riferite ad interventi di supporto nella gestione dell’accesso, triage e vigilanza (scuole, uffici comunali) o collaborazione per la sanificazione (es. parchi…) dei luoghi pubblici.
In questo contesto siamo arrivati al termine dei 18 mesi e da fine ottobre, nella piattaforma gestita dai servizi sociali, compare per la prima volta la voce “domanda terminata”. Non sempre i beneficiari per cui si è conclusa la fruizione del reddito sono stati presi in carico dai servizi per la sottoscrizione del patto, così come per altro accadrà per altri tra quelli che si apprestano a “scadere” nei prossimi mesi.
Proprio a causa del “disallineamento” con cui si è avviata l’intera macchina, rispetto all’erogazione economica, i territori si trovano oggi ad affrontare il dilemma di come procedere, che scelte fare, per i patti ma anche per l’attivazione dei PUC. Avviare la presa in carico di situazioni di prossima scadenza, attendere che ripresentino domanda, selezionare per i PUC i componenti con domande più recenti bypassando l’elenco dei proposti dalla piattaforma?
Elementi, tra gli altri, su cui gli ambiti dovranno costruire le proprie strategie operative, verso un progressivo allineamento con quanto previsto dal disegno della misura e con il senso della condizionalità, sperando che i prossimi 18 mesi procedano più speditamente, facendo tesoro del rodaggio e degli apprendimenti di questa prima fase di applicazione della misura.




