Un  momento da non perdere

La revisione della legge regionale 23/2015, in scadenza, offre la possibilità di ripensare e  riorganizzare le cure domiciliari, tassello fondamentale dell’assistenza territoriale. La legge 77/2020 (ex dl Rilancio) aumenta le risorse previste per i servizi di Assistenza domiciliare integrata (ADI), stanziando 734 milioni per le cure domiciliari.
Questo momento può permettere di avviare un percorso di adeguamento dell’attuale rete di interventi domiciliari, più capace di affrontare le sfide, sociali e demografiche, che ci attendono domani, evitando che le nuove risorse si limitino ad aggiungersi all’esistente lasciando le cose come stanno.
Cogliendo l’attuale finestra di opportunità , un gruppo di soggetti sociali composto dalle sezioni lombarde del Forum del Terzo Settore, SPI CGIL, FNP CISL, ACLI, Legacoop, Confcooperative, Federsolidarietà, AUSER,  ANTEAS, Ordine degli assistenti sociali, CISL Medici, UNEBA, Centri di servizio per il volontariato (CSV), in collaborazione con ARS, ha  promosso 10 punti per superare i limiti odierni. Anci Lombardia, inoltre,  ha espresso un sostegno “convinto e determinato” nei confronti dei contenuti sintetizzati di seguito[1].
Le proposte si collocano nel quadro della revisione della LR 23/15 e delle nuove risorse stanziate nonché nella direzione di una nuova legge quadro nazionale sulla non autosufficienza.

 

Il principale progetto

L’ADI offre prestazioni di natura prevalentemente medico-infermieristiche e di durata limitata. I bisogni delle persone fragili sono invece continuativi nel tempo e riguardano, sempre più, sostegni e tutele anche “sociali”. E’ urgente un ripensamento complessivo, sul lato sanitario e su quello sociale, seguendo le direzioni sotto indicate. Esse riguardano l’intero Paese ma qui iniziamo a declinarle sulla Lombardia, la regione più popolosa e più colpita dalla pandemia.

La nostra proposta principale è quella di avviare una ridefinizione delle cure domiciliari che superi la separazione tra ASST e Comuni ed estenda il campo degli aiuti possibili attraverso una sperimentazione regionale, che ponga le basi per un modello integrato di cure sociosanitarie e tutelari.

 

  1. Livelli essenziali di assistenza

E’ importante rendere esigibile l’assistenza domiciliare, cosa che oggi non accade: essa è fruibile nei limiti delle risorse disponibili, in particolare sul lato “sociale”, e questo genera iniquità.

  • Le cure domiciliari devono rientrare nel quadro dei LEA – livelli essenziali di assistenza garantiti nei confronti della popolazione fragile: persone con disabilità e anziani non autosufficienti.
  • I binari di ADI e servizi domiciliari dei comuni(SAD), dovranno trovare punti di convergenza, superando la dicotomia tra la gratuità dell’ADI e la compartecipazione ai costi dei SAD.

 

  1. Accesso

Le cure domiciliari delle ASST e dei Comuni oggi raggiungono una quota largamente minoritaria del bisogno potenziale. Dobbiamo ridurre la distanza tra bisogni e servizi, lavorando su luoghi fisici concreti, capaci di attivare una presa in carico vera da parte delle istituzioni.

  • Vanno coinvolti e sensibilizzati i Medici di medicina generale e l’insieme delle Cure primarie nei confronti di cure domiciliari da considerarsi come opportunità di sostegno non episodico.
  • Vanno realizzati i Presst (Presidi Socio Sanitari Territoriali), previsti dalla legge regionale 23/2015 e mai decollati.
  • La logica dev’essere quella del “One stop shop”, luogo fisico che ricompone le risorse, semplifica i percorsi di accesso e assicura un’ informazione aggiornata. In questa logica andranno utilizzati anche i finanziamenti previsti dalla legge 77/2020 per la prevista sperimentazione biennale di “Strutture di Prossimità”.

 

  1. Una nuova missione dei servizi

Come estendere la platea di famiglie aiutate dai servizi? Possiamo farlo se concepiamo servizi che facilitano, valorizzano le risorse di cura dei territori e delle famiglie (enable) e non semplicemente che erogano (provide) prestazioni.

  • L’organizzazione e lo sviluppo di comunità offrono possibili strumenti per indirizzare l’assistenza a domicilio verso modalità di intervento non più e non solo “prestazionali”.
  • Serve investire sulla formazione di figure professionali capaci di gestire e muoversi nella rete: dai network manager agli assistenti sociali e infermieri di comunità.
  • Serve co-progettazione tra Enti pubblici e Terzo settore. Il ruolo strategico del Terzo settore nel rispondere ai bisogni delle categorie più fragili deve essere valorizzato attraverso una regia pubblica forte.

 

  1. Un diverso perimetro dell’aiuto a domicilio

È (solo) di più ADI, che offre prestazioni molto standardizzate, poco personalizzate e di durata limitata, ciò di cui abbiamo veramente bisogno? Ciò di cui c’è bisogno è un ventaglio più ampio di supporti che guardino a soggetti diversi (non solo la persona fragile, “utente”, ma anche il suo contesto) e a diversi gradi di fragilità, anche moderata.

  • Serve riprogettare i servizi di assistenza domiciliare: interventi quali visite mediche, prestazioni infermieristiche, somministrazione di medicine dovrebbero essere accompagnati da aiuti di supporto alla domiciliarità nelle sue diverse sfaccettature
  • L’aiuto dovrebbe estendersi anche al nucleo familiare. Ciò include i caregiver, spesso fragili a loro volta, ed eventualmente anche l’assistente familiare
  • La riprogettazione dei servizi di assistenza domiciliare dovrà poi tenere conto delle diverse linee (misure B1 e B2, ProVI, legge 112/2016 sul Dopo di Noi, voucher anziani e disabili), in una logica ricompositiva. Il progetto di legge regionale per il diritto alla vita indipendente delle persone con disabilità va in questa direzione e offre strumenti di intervento che possono essere applicati nell’ambito delle cure domiciliari.
  • Elemento fondamentale è infine il tema dell’abitare. Servono politiche capaci di agire sia a livello di barriere architettoniche sia di organizzazione dei
  • I dispositivi digitali e le nuove tecnologie configurano dispositivi complementari all’aiuto in presenza, per una domiciliarità più agile e in grado di raggiungere più persone.

 

  1. Caregiver

La ricerca realizzata ad aprile su un campione nazionale  di mille caregiver è stata intitolata “L’Italia che aiuta chiede servizi” perché solitamente le famiglie chiedono aiuti economici. E invece qui è emersa per prima la richiesta di informazioni, aiuti diretti, servizi che le sostengano nei compiti di cura.

  • Serve sviluppare una serie di interventi a sostegno dei caregiver: punti di incontro, sensibilizzazione rivolta al sistema dei servizi, formazione degli operatori che assistono le persone fragili e le loro famiglie.
  • In questa direzione va la proposta di legge regionale di iniziativa popolare #iosonocaregiver che auspichiamo possa presto intraprendere il suo iter istituzionale.

 

  1. Assistenti familiari

Secondo nostre stime le badanti in Lombardia sono circa 160.000, di cui meno della metà (62.000) regolarmente assunte. Nei mesi di lockdown è avvenuta un’ondata di chiusure dei rapporti di lavoro, per paura di un contagio. Di badanti, però, avremo sempre più bisogno.

  • Serve dare piena attuazione alla legge regionale 15/2015 sugli assistenti familiari, superando i limiti finora riscontrati
  • Immaginiamo un nuovo sistema di cure domiciliari territoriali che si interfaccino con la realtà delle badanti e che aiutino a superare la doppia solitudine, quella delle famiglie e quella delle badanti stesse.

 

  1. Una nuova governance delle cure domiciliari

Si raggiunge integrazione se si riesce a creare una nuova governance che faccia sintesi tra i due soggetti istituzionali coinvolti: Comuni e ASST. Il disegno delle cure domiciliari deve poi coinvolgere il Terzo settore su un piano paritetico. Iniziare questo tipo di cambiamento in Lombardia richiede una governance condivisa già a livello regionale, mentre la presenza di tre assessorati di riferimento (al Welfare, al Sociale e alla Famiglia) non aiuta l’integrazione.

  • Va avviato un Tavolo di lavoro regionale tra Regione, Anci, Parti sociali e Terzo settore, per sviluppare procedure per un nuovo sistema di cure domiciliari più integrato, versatile in termini di azioni svolte, più esteso in termini di domanda coperta.

 

  1. Servizi domiciliari nelle Cure primarie

Sul territorio occorre investire nelle cure primarie, in Lombardia depotenziate negli anni.

  • Servono strutture territoriali stabili di raccordo tra Comuni, Distretti, Dipartimenti delle cure primarie delle ATS, che sovraintendano gli investimenti nella medicina preventiva e l’attuazione delle aggregazioni funzionali e delle Unità complesse dei medici delle cure primarie.
  • Nel sistema delle cure domiciliari che immaginiamo, non più separato tra Comuni e ATS e ASST, i medici di medicina generale devono assumere una funzione di prevenzione, diagnosi e presa in carico (anche in regime di telemedicina) in collaborazione con gli infermieri di famiglia (l. 77/2020).
  • Le risorse messe in campo dal Terzo settore e dai Comuni sono indispensabili per programmare insieme ad ATS e ad ASST interventi che raggiungano capillarmente a domicilio anche i soggetti più fragili.

 

  1. Il finanziamento delle cure

Gli investimenti sulla domiciliarità in Lombardia continuano a rimanere limitati. Il potenziamento della spesa dedicata dovrà quindi essere mantenuto anche in periodi non emergenziali. Centrali sono anche i temi della ricomposizione delle risorse e del fare pooling tra quelle pubbliche e quelle famigliari.

  • L’utilizzo dei budget di salute va in questa direzione. La logica è quella della ricomposizione delle risorse – pubbliche e private, umane, professionali ed economiche – in un unico budget personalizzato, base per lo sviluppo di progetti individuali o progetti di vita, a loro volta personalizzati.
  • L’andamento demografico e l’inevitabile aumento della domanda di assistenza necessita di un’approfondita riflessione sull’istituzione di Fondi di scopo.

 

     10. Una “messa a terra” consapevole

Il ridisegno di una nuova rete di aiuti dovrà essere attentamente accompagnato, monitorato e valutato. Una valutazione continuativa dei servizi domiciliari,  centrata sul loro impatto sociale, aiuterà la “messa a terra” delle proposte qui presentate. Molti dati già raccolti e prodotti da diversi soggetti dovrebbero essere più accessibili, leggibili, condivisi in modo da consentire lo sviluppo di un know-how e una complessiva crescita di competenze delle comunità di cura.

 

 


[1] “Una nuova assistenza a domicilio in Lombardia: 10 proposte” è un documento nato nell’ambito del progetto “Time to Care”, elaborato nel novembre 2020 coordinato da Sergio Pasquinelli, presidente dell’ Associazione per la Ricerca Sociale di Milano. Per una lettura completa si rimanda all’allegato.