Il CROAS Lombardia, in chiusura del proprio mandato 21/25, ha proposto a maggio 2025 una giornata di studio dedicata al Servizio Sociale Professionale nel sistema sanitario lombardo. Questo contributo fa parte di uno Speciale che raccoglie diversi contenuti emersi nel corso del Convegno dell’8 maggio e che riguardano: 1) un’introduzione al tema, 2) l’esperienza del gruppo tematico “Servizio Sociale Professionale in Sanità” promosso dal’Ordine regioanle, 3) la normativa di riferimento, 4) l’esperienza del gruppo tematico “Case di Comunità”, 5) la promozione del management del Servizio Sociale Professionale nelle Asst lombarde e, infine, 6) un affondo sugli aspetti contrattuali e l’importanza del dialogo con le organizzazioni sindacali ai fini della valorizzazione dell’assistente sociale nel servizio sanitario regionale.
L’occasione del convegno dell’8 maggio scorso ha fornito la possibilità di dedicare uno spazio al tema della valorizzazione dell’assistente sociale in sanità con la partecipazione di rappresentanti delle organizzazioni sindacali (OOSS). Una significativa opportunità, con l’obiettivo di trasmettere alcuni punti di attenzione e stimoli alla comunità professionale e di richiamare l’interesse delle OOSS verso impegni condivisi su un tema sentito ed attuale.
Diverse sono, infatti, le ragioni che spingono a parlare di valorizzazione della figura dell’assistente sociale: una professione non sanitaria e numericamente meno rappresentata in sanità rispetto ad altri profili.
Si pone anzitutto il tema dell’assistente sociale in quanto lavoratore/lavoratrice di una professione ordinistica che – evolutasi e specializzatasi nel tempo – a confronto con dinamiche, bisogni e situazioni sempre più complesse, necessita di recuperare una corrispondenza in inquadramenti adeguati e possibilità di progressione e sviluppo al pari delle altre professioni del sistema.
In seconda battuta, ma non per importanza, esiste il tema del senso e della significazione di una professione la cui strategicità possa trovare concreti riconoscimenti per la sua specifica competenza e per ciò che lo sguardo e l’apporto sociale generano, in termini di ricadute, sul benessere delle persone e sulla salute (intesa nella sua accezione globale e non già – e solo – biologica o come assenza di malattia).
La situazione attuale: potenzialità e questioni aperte a livello contrattuale
Con il vigente CCNL triennio 2019-2021 comparto sanità, che ha introdotto un nuovo sistema di classificazione del personale, la professione afferisce all’area dei professionisti della salute ed è collocata nel ruolo sociosanitario, anziché nel precedente ruolo tecnico. Si tratta di importanti passaggi, che rendono chiara la dimensione sociosanitaria dell’assistente sociale e la sua appartenenza ai professionisti produttori di salute.
I previsti incarichi di funzione organizzativa e di funzione professionale (di specialista, esperto e di funzione) rappresentano potenziali spazi di valorizzazione per l’assistente sociale, anche in considerazione dei contenuti specifici indicati nel CCNL per il personale del ruolo sociosanitario: l’incarico di funzione organizzativa si caratterizza per la “gestione dei percorsi sociosanitari integrati, formativi, di tutoraggio, connessi all’esercizio della funzione sociosanitaria con autonomia, conoscenze e abilità, anche elevate, atti ad organizzare e coordinare fattivamente l’attività propria e dei colleghi”, mentre l’incarico di funzione professionale per “attività con rilevanti contenuti professionali e specialistici ad alta integrazione sociosanitaria con eventuali funzioni di processo; responsabilità di risultato”.
Restano tuttavia aperte alcune questioni circa i requisiti:
- per l’incarico di funzione organizzativa, che può comprendere anche la funzione di coordinamento, le indicazioni parrebbero migliorative rispetto al passato, nella misura in cui si precisa che il requisito della L. 43/2006[1]relativo al master in coordinamento è riferibile alle professioni sanitarie. Tuttavia, per come l’indicazione risulta formulata, è ancora possibile equivocare che il coordinamento sia esercitabile solo dal personale sanitario;
- per l’incarico professionale di specialista è richiesto il master di primo livello per le funzioni specialistiche, requisito indicato dalla L. 43/2006 nell’ambito della graduazione delle funzioni per le professioni sanitarie.
Tali requisiti aprono, in alcune realtà, all’idea che all’assistente sociale non possano essere assegnati alcuni incarichi (ad esempio il coordinamento) in quanto non in possesso del citato master. Di fatto, nonostante una buona parte dei professionisti abbia nel tempo ottenuto la laurea magistrale o abbia compiuto altri percorsi di elevata caratura formativa, tali titoli vengono considerati come elementi di valorizzazione e non come requisiti per le selezioni di incarichi. Si rammenti, inoltre, che il profilo di assistente sociale specialista è previsto dal DPR n. 328/2001[2], norma diversa dalla L. 43/2006 relativa alle professioni sanitarie.
Dal confronto interno al gruppo tematico, emergono un quadro variegato degli incarichi ed alcuni punti da attenzionare:
- presenza, in alcune realtà, di un certo numero di incarichi sia di area professionale, sia di processo, ma anche diverse realtà organizzative prive di incarichi, pur a fronte di un considerevole numero di assistenti sociali e di una area sociale rilevante per complessità dei processi (e dei compiti) gestiti e presidiati;
- laddove presenti, gli incarichi si contraddistinguono per una pesatura tendenzialmente medio-bassa;
- in taluni casi, vengono bandite selezioni per incarichi dal contenuto sociosanitario ai quali il professionista sociosanitario assistente sociale non può partecipare, in quanto figura non prevista tra i destinatari dell’incarico;
- possibilità di accesso all’area del personale di elevata qualificazione quando verrà attivata negli enti; se sarà necessario aver ricoperto in precedenza, magari per un certo numero di anni, incarichi di funzione di inquadramento elevato, nella maggior parte delle realtà sarà precluso di default l’accesso per gli assistenti sociali, stante la non presenza di incarichi (o comunque la non presenza di incarichi di pesatura alta) attribuiti alla figura dell’assistente sociale.
Gli esiti di una recente rilevazione condotta dal CROAS attraverso un questionario rivolto ai professionisti iscritti titolari di incarico, saranno certamente di supporto nella comprensione circa le tipologie ed i contenuti degli incarichi stessi e nel favorire un confronto interno sulle mansioni assegnate e sulle funzioni svolte.
Con maggiori elementi di conoscenza sarà inoltre possibile tratteggiare un profilo più omogeneo ed estensibile delle funzioni esercitate ed esercitabili e promuovere azioni più mirate per la valorizzazione della professione e la messa a sistema dei modelli, superando (si auspica) le attuali disomogeneità.
Alle questioni aperte sopra riportate, si aggiunge quella del mancato accesso agli incarichi dirigenziali che rende la professione debole rispetto ad altri profili che negli anni si sono affermati e consolidati, attraverso responsabilità e incarichi relativi a processi aziendali anche di carattere sociosanitario e sociale.
Tali possibilità, lungi dall’essere espressione di autoreferenzialità e corporativismo, chiamano in causa – a parere di chi scrive – anche un tema di risposte e di ricadute e di impatti sui bisogni delle persone che accedono ai servizi. Ciò nella misura in cui la presenza di uno sguardo sociale in determinate posizioni (anche strategiche e non solo operative ed erogative) è garanzia, come già evidenziato poc’anzi, di un approccio globale alla salute e di sistema.
Le azioni, il dialogo con le OOSS e l’impegno per la valorizzazione della professione
Muovendo da queste premesse, pare opportuno che le azioni da mettere in campo s’indirizzino a più livelli e con l’impegno da parte di tutta la comunità professionale.
In merito al tema della dirigenza, come a quello della piena applicazione del contratto del comparto nei confronti della professione, risulta fondamentale l’interessamento delle OOSS per il loro specifico ruolo nelle contrattazioni a livello centrale, regionale e locale.
Durante il confronto, che ha interessato la parte conclusiva del convegno dell’8 maggio e che si è aperto con il contributo di Saverio Proia[3], esperto in materia contrattuale delle professioni sanitarie e sociosanitarie, sono stati posti ai rappresentanti di CGIL, CISL, UIL e SUNAS, i seguenti quesiti:
- quali prospettive oggi di valorizzazione e progressione della professione per meglio dare applicazione al contratto vigente e quali prospettive per il futuro, con riferimento al CCNL del comparto ma anche quale spazio per la dirigenza all’atto del rinnovo del CCNL dirigenza;
- quali azioni e strategie è possibile mettere in campo a livello centrale (con ricadute in Lombardia), a livello regionale e infine decentrato, anche alla luce di esperienze di valorizzazione presenti in altre Regioni;
- quali sinergie e possibili iniziative tra sindacato e ordine professionale, in funzione dei rispettivi ruoli, per sostenere il profilo professionale dell’assistente sociale all’interno del sistema salute, anche, si ribadisce, a beneficio dei percorsi di cura delle persone.
Accogliendo gli spunti e le sollecitazioni della comunità professionale, i rappresentanti sindacali si sono impegnati a portare avanti un’opera di dialogo, confronto e collaborazione su temi rilevanti che guardano all’oggi ed al futuro della professione, a garanzia dei lavoratori e delle lavoratrici assistenti sociali ed anche a favore della promozione dei diritti delle persone, al fine di assicurare ai cittadini servizi centrati su una piena integrazione sociosanitaria, sulla qualità e sull’efficacia degli interventi.
Perché il sindacato possa conoscere meglio le funzioni e le problematiche della professione e rappresentarne le istanze nei tavoli di competenza, è tuttavia importante che, oltre al dialogo avviato tra Ordine professionale ed OOSS, gli assistenti sociali si interfaccino con i rappresentanti locali facendosi promotori, nei propri contesti aziendali, delle tematiche in parola.
Le esperienze di partecipazione della professione alle attività delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU), in atto in diversi territori della Lombardia, ad esempio, testimoniano come sia possibile sviluppare un dialogo costruttivo che sia d’impulso per altre azioni quali, a solo titolo esemplificativo, la promozione di incarichi, di area e di processo, affidati agli assistenti sociali o il presidio di una coerente quanto estensiva applicazione dei requisiti nelle selezioni, e così via.
Le prospettive
I temi della valorizzazione della professione, anche attraverso il riconoscimento all’interno degli enti di un’area funzionale di Servizio sociale professionale (SSP) e dell’accesso alla dirigenza sono prospettive aperte per le quali va richiamata l’attenzione anche delle OOSS. Se da un lato la proposta di un SSP può apparire superata in un presente improntato a modelli organizzativi interdisciplinari e trasversali, la questione di un’area dove gli assistenti sociali, distribuiti comunque nei vari servizi dell’ente, possano riconoscersi in una dimensione professionale unitaria e la possibilità per tale figura di ricoprire, come le altre professioni, incarichi dirigenziali di processi sociali, sociosanitari e trasversali, sono quanto mai necessari. E questo tanto più se si considera la storica impronta di Regione Lombardia verso l’integrazione sociosanitaria ed i recenti obiettivi di un welfare comunitario dove le funzioni dell’assistente sociale si collocano come fondamentali.
Queste argomentazioni diventano ancor più rilevanti in funzione della prossima pubblicazione del nuovo CCNL del comparto, nonché del rinnovo del CCNL area dirigenza. Diventerà pertanto interessante e, quanto mai, opportuna una rilettura dei contenuti e delle tematiche fin qui trattate con attenzione alle possibili declinazioni/applicazioni negli enti.
Nota di aggiornamento ai contenuti presentati in occasione del Convegno dell’8 maggio 2025
Il 18 giugno 2025 è stata sottoscritta tra Aran ed alcune Confederazioni Sindacali l’”Ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro relativo al personale del comporto sanità, triennio 2022-2024” e sono attualmente in corso le ultime fasi di definizione e approvazione dello stesso.
- Legge 43/2006 Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali ↑
- DPR 328/2001 Modifiche ed integrazioni della disciplina dei requisiti per l’ammissione all’esame di Stato e delle relative prove per l’esercizio di talune professioni, nonché della disciplina dei relativi ordinamenti ↑
- Francesco Saverio Proia, già dirigente del Ministero della Salute e consulente CNOAS. ↑


