Premesse

La Lombardia si caratterizza come una delle Regioni più floride d’Europa, con un tessuto industriale avanzato e un prodotto interno lordo che la colloca ai vertici del benessere economico. Tuttavia, la ricchezza macroeconomica non si traduce automaticamente in equità sociale tra le persone. Osserviamo, inoltre, una forte disuguaglianza tra le diverse zone della Lombardia, come abbiamo approfondito più volte.

“Pavimenti appiccicosi. La povertà intergenerazionale in Lombardia” – a cura della Delegazione Caritas della Regione Lombardiaanalizza la povertà intergenerazionale nella nostra Regione ed esamina in maniera specifica le dinamiche sociali ed economiche che perpetuano tale condizione di disagio attraverso le generazioni, tema già posto nel report di Caritas Italiana “L’Anello Debole”.

Appare chiaro che questa situazione interpella direttamente il modello di sviluppo e le politiche pubbliche, richiamando l’attenzione sulla necessità di strategie efficaci per il contrasto alla povertà, che vadano oltre i tradizionali interventi assistenziali. Necessità sempre più evidente anche alla luce, per esempio, del crescere dell’accesso alla sanità privata e addirittura alla nascita di Pronto Soccorsi privati.

Alcune dimensioni della mobilità intergenerazionale

Il ruolo dell’istruzione

L’istruzione è una delle dimensioni che incidono sulla mobilità sociale. In Lombardia, l’analisi della mobilità educativa tra generazioni mostra che, sebbene ci sia un miglioramento nel livello di istruzione dai genitori ai figli, questo progresso è limitato. Lo dimostra per esempio il fatto che tra i beneficiari dei servizi Caritas in Lombardia prevale la licenza media inferiore, nel 65,2% dei casi, contro il 37,3% nel caso dei padri dei beneficiari e il 31,7% in quello delle madri. Per i gradi di studio più elevati la mobilità da genitori a figli è invece di poco ascendente e addirittura discendente rispetto ai padri laureati (2% dei figli con laurea rispetto al 3,9% dei padri).

I dati Caritas confermano in generale il legame tra disagio economico e bassi livelli di titoli di studio. Per questo è significativo sottolineare quelli che sono i titoli di studio dei genitori dei beneficiari dei servizi Caritas. Tra le madri prevale la licenza elementare (46% dei casi) mentre tra i padri quella media inferiore (37,3%). I livelli di istruzione più elevati, come diploma di scuola superiore o laurea, sono poco rappresentati: solo il 9% dei padri ha un diploma e meno del 4% delle madri, mentre la percentuale di madri laureate è nulla, a differenza del 3,9% dei padri. È presente, inoltre, una piccola ma significativa quota di genitori senza titoli di studio o analfabeti.

La formazione delle madri e dei padri, come sappiamo, influenza in maniera importante l’esistenza delle figlie e dei figli. I dati sopra riportati indicano la presenza di barriere educative che rischiano di trasformarsi in barriere socio-economiche, e così di possibili pavimenti appiccicosi. Un elemento che, a nostro avviso, va interpretato anche in relazione allo sviluppo del contesto economico, dove le necessità di nuove conoscenze e competenze sono sempre più richieste e necessarie per rimanere all’interno del mondo del lavoro; cosa che pone le fasce più fragili della popolazione di fronte a una situazione di estrema difficoltà, precarietà e vulnerabilità.

La condizione economica

Anche la condizione economica è può incidere sulla mobilità sociale e per questo il Rapporto la approfondisce attraverso degli item diretti ad indagare il divario delle condizioni economiche tra beneficiari dei servizi Caritas e le famiglie di origine. In questo caso la traiettoria della mobilità intergenerazionale risulta generalmente discendente. Riportiamo un grafico presente a pagina 20 del Rapporto.

Grafico 1: Le possibilità economiche dei beneficiari Caritas rispetto alle famiglie d’origine

Oltre il 60% dei beneficiari lombardi si percepisce più povero della propria famiglia di origine, interessante notare che questo dato è di 10 punti superiore a quello nazionale. Parallelamente, soltanto il 15,8% dei beneficiari Caritas in Lombardia ritiene di aver migliorato la propria condizione economica rispetto alla famiglia d’origine, un dato che conferma come la mobilità economica ascendente rimanga un traguardo difficile da raggiungere per molti.

È interessante notare come la Lombardia registri un dato peggiore rispetto al resto del Paese. Rispetto a questo, pensiamo che un contesto accelerato[1] come quello lombardo ponga ancora più in difficoltà le persone già economicamente più fragili. Chi nasce in una famiglia con problemi economici, insomma, rischia a sua volta una traiettoria di povertà.

Ricordiamo inoltre che nel nord-Italia le difficoltà economiche colpiscono in maniera più significativa, da un lato, le persone con background migratorio e, dall’altro, invece, gli individui che svolgono funzioni dequalificate. Rispetto a questo secondo elemento, è importante sottolineare che il 44,7% dei beneficiari Caritas svolge lavori non qualificati, un dato che mostra come si stiano diffondendo situazioni di working poor. Questo non solo denota un peggioramento delle condizioni lavorative, ma anche una riduzione delle opportunità attraverso le quali i lavoratori scarsamente qualificati possano garantirsi un reddito stabile e dignitoso.

Il punto di vista di operatori e volontari

Il Rapporto si compone anche di un’analisi qualitativa volta ad indagare i fattori che limitano le possibilità di migliorare le condizioni di vita di chi proviene da famiglie povere[2].Dal punto di vista degli operatori e dei volontari della Caritas lombarde questi riguardano, ad esempio:

  • l’esistenza di “Soffitti di cristallo”, che rende difficile uscire dalle situazioni di povertà. È come se l’ambiente sociale non permettesse reali percorsi di empowerment dei singoli;
  • le diseguaglianze sociali, che stanno assumendo proporzioni con le quali è difficile confrontarsi, mentre gli strumenti a disposizione rischiano di essere sempre meno;
  • la scarsità delle relazioni sociali, che peggiora le situazioni di deprivazioni e ne rende difficile il superamento;
  • i contesti di vita, che se culturalmente poveri finiscono per offrire pochi stimoli, in particolare ai più piccoli.

Emergono inoltre come elementi dirimenti, da un lato, l’impossibilità di creare spazi di confronto con contesti più stimolanti e meno ghettizzati e l’assenza di fiducia verso le persone in stato di povertà; dall’altro invece il fatto che la povertà economica limita la capacità di spesa e le difficoltà risultano spesso accentuate dalla presenza di gravi malattie o di disturbi di natura psicologica e/o psichiatrica, peraltro sempre più presente nei servizi Caritas.

Sintetizzando, possiamo dire che la povertà intergenerazionale viene descritta come catena che perpetua il disagio sociale e materiale di generazione in generazione. Questa situazione è influenzata da due dimensioni principali: una sociale e una soggettiva. La dimensione sociale riguarda la rigidità della società nell’offrire pari opportunità a tutti, e si manifesta attraverso la povertà educativa e culturale, l’accesso disuguale alle opportunità, le differenze territoriali e le lacune nel sistema di welfare. La dimensione soggettiva, invece, si lega a fattori individuali come bassa autostima, sfiducia, apatia, depressione, povertà relazionale e contesti familiari difficili, spesso esacerbati dallo stigma sociale e dalla mancanza di stimoli e di modelli positivi.

La voce delle persone

Il Rapporto raccoglie infine anche la voce delle persone che frequentano i servizi Caritas. Le loro osservazioni toccano diverse dimensioni della vita. Riportiamo alcuni esempi:

Istruzione: La maggior parte degli intervistati ha la licenza media come livello di istruzione. Nel complesso, gli intervistati criticano la severità del sistema scolastico e sottolineano l’importanza di un ambiente accogliente che supporti e incoraggi gli studenti, specialmente quelli più vulnerabili. Possiamo dire che evidenziano alcune criticità del nostro sistema scolastico, in particolare, il fatto che fatica a contrastare le disuguaglianze.

Lavoro: Circa metà degli intervistati sono disoccupati, con difficoltà legate all’età, alla salute o alla mancanza di qualificazioni specifiche come la patente o un diploma superiore. Il lavoro è generalmente percepito più come una necessità economica, che come realizzazione personale. Anche in questa rilevazione emerge l’associazione tra un basso livello di preparazione scolastica e le situazioni di povertà.

Debiti: Le difficoltà finanziarie segnalate includono debiti accumulati per finanziamenti, utenze, multe, spese legali e affitto. Le situazioni di povertà vengono legate in questo senso anche a un’incapacità o difficoltà nel programmare le proprie spese. Emerge sempre più la necessità di sviluppare l’educazione finanziaria come strategia per aiutare le persone a gestire meglio il bilancio familiare.

Sanità: Molte persone intervistate sono o sono state caregiver, spesso rinunciando a un’occupazione stabile o a studi superiori. La cura di un proprio caro, in molti casi diventa un ostacolo difficile da superare e così porta in una situazione di fragilità esistenziale ed economica.
La difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari è palpabile, con tempi di attesa lunghi, mancanza di assistenza domiciliare e difficoltà economiche che impediscono l’accesso a cure adeguate.

Reti informali: La maggioranza degli intervistati ha una rete sociale limitata e fragile, sia a livello familiare sia amicale, con scarse relazioni di vicinato e poche opportunità di sviluppare legami significativi. Questo diminuisce in maniera importante le opportunità e le occasioni di crescita e di uscita dal proprio micro-contesto. Tale situazione concorre alla difficoltà di superare situazione di povertà.

Aspettative verso il futuro: Si osserva un diffuso senso di sfiducia e apatia per il futuro, spesso trasmesse intergenerazionalmente. Molti non riescono a immaginare prospettive migliori, temendo l’incertezza e rimanendo intrappolati in uno stile di vita assistenziale. Questa incapacità di immaginare il futuro, come ci ricorda Appadurai, è spesso un elemento di indebolimento, che rende difficile rompere la spira della povertà. Nell’accompagnamento delle persone è sempre più necessario immaginare delle strategie di intervento che aiutino a immaginari i futuri possibili.

Conclusioni

Osservando i dati emersi e la complessità delle dinamiche di povertà intergenerazionale, si coglie l’urgenza di ripensare al modello di intervento sociale, anche in Lombardia. Questo apre domande importanti sul tema dell’educazione e del supporto delle famiglie. Nonostante la robustezza dell’economia regionale, le disuguaglianze sociali persistono e si manifestano attraverso un ciclo generazionale difficile da interrompere.

Nel Rapporto vengono riportate alcune macro aree di azione, che possono aiutare a contrastare la povertà:

  • la stimolazione di interventi e politiche legate a istruzione, scuola e giovani;
  • la necessità di garantire un lavoro dignitoso, che permetta alle persone di rispondere ai propri bisogni e a quelli delle loro famiglie;
  • l’implementazione di strategie di accompagnamento e ascolto delle situazioni di fragilità;
  • la creazione di contesti e modalità di ri-narrazione di sé, in modo da potersi immaginare proiettati in un futuro differente;
  • il rafforzamento e la rinascita di reti formali e informali;
  • il consolidamento del lavoro di comunità, in modo da migliorare la capacità di resilienza dei territori e dei contesti sociali.

Le politiche pubbliche, in questa direzione, devono quindi essere orientate verso un approccio che integri il sostegno economico con iniziative che promuovano l’istruzione, l’occupabilità e l’inclusione sociale. È necessario che il sistema educativo sia ripensato per diventare più inclusivo e aderente alle esigenze delle persone più fragili, garantendo così che l’istruzione si traduca in opportunità concrete di miglioramento socio-economico.

Parallelamente le famiglie devono essere sostenute nella creazione di un ambiente che favorisca la crescita educativa e personale dei bambini, rafforzando così le basi per una società più equa e coesa.


  1. H. Rosa, Accelerazione e alienazione, Il Mulino, Bologna.
  2. Pavimenti appiccicosi: un’analisi qualitativa della povertà intergenerazionale secondo le Caritas della Lombardia. L’impianto della ricerca qualitativa ha visto la realizzazione di: 4 focus group con operatori delle Caritas delle diocesi della Lombardia; 21 colloqui in profondità con i beneficiari dei servizi Caritas; 4 colloqui con le assistenti sociali al fine di indagare la percezione del fenomeno ed eventuali suggerimenti per costruire nuove strategie.