Innovare l’assistenza territoriale nelle Case della Comunità con logiche di Community Building

Le Case della Comunità possono configurarsi come luogo di innovazione dell’assistenza territoriale tramite logiche di Community Building. La spinta a programmare i contenuti delle nuove Case della Comunità previste dal PNRR porta il management e gli stakeholders locali a riflettere sulle possibili vocazioni che queste nuove strutture potranno assumere nei diversi territori. Come osservato in un altro articolo pubblicato su questo stesso sito, “Dalle Case della Salute alle Case della Comunità: quale vocazione?”, tre sono le diverse possibili vocazioni che le Case della Comunità possono assumere. La terza possibile vocazione vede la Casa della Comunità come luogo di integrazione dei servizi sanitari territoriali, di alcuni o tutti i servizi sociali degli enti locali e delle risorse della comunità. Questa vocazione prevede alcune declinazioni del modo in cui la comunità può essere integrata nelle Case della Comunità, ovvero tramite iniziative di co-programmazione, co-design e valutazione partecipata dei servizi o promozione, sostegno e valorizzazione delle reti sociali esterne ai servizi pubblici. Tali concetti si rifanno al più ampio tema del Community Building, inteso come il coinvolgimento attivo della comunità attraverso la valorizzazione e l’integrazione delle sue reti sociali con i servizi di welfare formali. Il fine è quello di migliorare gli outcome sanitari e sociali sviluppando processi di autosostegno all’interno dei gruppi sociali, promuovendo forme di aggregazione sociale, influenzando positivamente le mappe cognitive e i comportamenti sanitari e sociali, favorendo la co-progettazione dei servizi e la partecipazione a processi valutativi.

Il tema del Community Building è stato approfondito nel progetto di ricerca “Community Building Network a tutela della salute” sviluppato dal Cergas – SDA Bocconi e dal MES – Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con FIASO, Federsanità ANCI e la rete di Prima la Comunità. Tale progetto, durato dal 2019 al 2021, ha avuto l’obiettivo di ricercare e analizzare i meccanismi di collaborazione, co-organizzazione e co-responsabilità che le logiche di Community Building possono esprimere per la tutela della salute di una comunità. Il progetto ha coinvolto un network composto da alcuni Enti del Terzo Settore e da 29 ASL distribuite in 9 Regioni italiane, il cui bacino di riferimento corrisponde a circa il 30% della popolazione italiana. Il progetto si è incentrato sull’implementazione di un Laboratorio che ha coinvolto attivamente i referenti delle ASL e degli Enti del Terzo Settore in 12 incontri, per un totale di 32 ore di lavoro, con il coinvolgimento medio di 53 operatori per incontro. Tali momenti di confronto hanno permesso di attivare processi di condivisione delle esperienze e di benchmarking tra gli attori e hanno fornito gli strumenti per sostenere sperimentazioni o per consolidare interventi di Community Building. In particolare, grazie al progetto è stato possibile raccogliere numerose testimonianze di iniziative di Community Building implementate nelle ASL del network, che sono state raccolte nel Catalogo Online delle good practice.

 

Il Catalogo delle buone pratiche di Community Building

Il Catalogo online delle buone pratiche di Community Building (disponibile qui)  è uno strumento operativo utile alla progettazione di iniziative di Community Building che possono svilupparsi nelle Case della Comunità. Il Catalogo è un archivio che raccoglie in maniera sistematizzata un insieme di circa 80 esperienze di welfare di iniziativa e di valorizzazione delle reti di comunità (i due principali filoni di attività di Community Building). Le esperienze contenute nel Catalogo derivano non solo dalle ASL partecipanti al network del progetto di ricerca, ma includono anche esperienze internazionali. Si possono infatti trovare sia iniziative inglesi (raccolte grazie ad una collaborazione con l’Università di Leeds, che da anni si occupa di temi di Community Building), sia esperienze che derivano da un’analisi della letteratura condotta sul tema dai ricercatori delle due università. Il Catalogo rappresenta il primo tentativo di riconciliazione e sistematizzazione di esperienze di Community Building attive in ambito sanitario. La forza di questo strumento operativo sta nel fatto che permette da un lato di mostrare la numerosità di esperienze già implementate nei vari territori, dall’altro di ricercarle e consultarle tramite parametri univoci che consentono di comparare e replicare le esperienze. Un ulteriore punto di forza del Catalogo è rappresentato dalla possibilità di svolgere aggiornamenti periodici, in questo modo è possibile accrescere nel tempo il numero di iniziative contenute al suo interno.

I criteri per catalogare le esperienze di Community Building

All’interno del Catalogo, tutte le esperienze possono essere ricercate utilizzando i seguenti parametri di ricerca:

  • Titolo dell’intervento;
  • Nazione (e Regione per le iniziative italiane);
  • Tipo di iniziativa: Welfare di iniziativa o Valorizzazione delle reti di comunità;
  • Approccio utilizzato: Istituzionale, Partecipativo professionale, Partecipativo tra pari o Partecipativo volontario;
  • Attività svolta: Service design che raggiunga i target più fragili, Iniziative per coloro che non arrivano ai servizi, Iniziative per raggiungere standard clinici uniformi, Valutazione dei servizi (advocacy), Processi decisionali (co-progettazione), Iniziative a sostegno della coproduzione, Iniziative per diffondere la prevenzione, Iniziative per il sostegno psicologico alla malattia, Sviluppo di Collaborative lifestyle;
  • Target: Anziani fragili, Caregiver, Minori, Disabili, Cronici, Persone affette da Salute Mentale, Fragili, Persone in condizioni sociali disagiate, Persone in fine vita, Tutta la popolazione;
  • Promotore: Azienda sanitaria, Ente locale, Ente non profit;
  • Attori coinvolti: Associazione culturale, sportiva o religiosa, Associazione di volontariato, Associazione pazienti, Azienda sanitaria, Azienda profit, Ente locale, Ente non profit, Farmacie, MMG, Università, Altro.

Tutti i parametri sono combinabili tra di loro come dei filtri e permettono di fare ricerche puntuali. Selezionando i parametri desiderati, il Catalogo restituisce l’elenco di iniziative di Community Building corrispondenti. Inoltre, per ciascuna iniziativa è disponibile una scheda di dettaglio, che ne descrive in modo approfondito alcuni elementi come:

  • Attori e Governance: Promotore, Attori Coinvolti, Centro di responsabilità;
  • Descrizione del progetto: Obiettivi, Popolazione target, Tempistiche, Copertura territoriale, Strumenti utilizzati, Risorse disponibili;
  • Risultati: Obiettivi raggiunti, Popolazione target raggiunta, Indicatori di performance per monitorare gli esiti dell’iniziativa;
  • Sfide e cantieri aperti: Punti di forza dell’iniziativa, Aspetti necessari per la replicabilità dell’iniziativa, Aspetti migliorabili, Aspetti positivi
  • Contatti: Nome e Cognome del responsabile dell’iniziativa, email e numero di telefono

La sezione dei contatti è molto rilevante in quanto permette a chiunque desideri maggiori informazioni per poter replicare l’iniziativa nel proprio contesto e di potersi confrontare direttamente con il responsabile del progetto, in ottica di apprendimento reciproco. Lo scopo del Catalogo è proprio quello di creare un luogo virtuale per dare visibilità alle esperienze di Community Building senza limiti e favorirne la diffusione.

Le Case della Comunità rappresentano il luogo ideale per sperimentare iniziative di Community Building e il Catalogo delle Good Practice può rappresentare uno strumento operativo utile al supporto della loro programmazione. L’auspicio è che con la diffusione delle Case della Comunità crescano anche le iniziative italiane di Community Building e che con loro crescano i contenuti del Catalogo delle buone pratiche.