Le politiche di welfare della Lombardia rischiano una condanna all’eterno presente. Un presente speso all’inseguimento dell’emergenza di giornata, da affrontare sempre come se fosse la prima volta. E un presente nel quale la programmazione del futuro è relegata a puro esercizio retorico.
A guidare la definizione della linea editoriale di Lombardiasociale per i prossimi mesi è stato proprio il timore di un welfare condannato all’eterno presente. Da una parte perché dimentica il passato: tutto ciò che è avvenuto prima del Covid-19 così come quello che abbiamo imparato nella sua ondata iniziale. Dall’altra perché ignora il futuro: la necessità di costruire risposte adeguate per affrontare il complesso domani che attende il welfare lombardo.
Il contributo che vogliamo provare a dare nei prossimi mesi, in sintesi, consiste nel cercare di evitare il pericolo di un dannoso “presentismo”. Nella consapevolezza che questo rischio è difficile da affrontare da chi sta sul campo, per le pressioni alle quali è esposto. E che il ruolo di un osservatorio indipendente come il nostro consiste esattamente nel promuovere e animare il dibattito in merito.
Le nostre piste di lavoro
Da questa riflessione è sorta la conferma di un’agenda di lavoro strutturata in tre parti, che ricalca e sviluppa quella delineata in Aprile dopo l’insorgere iniziale della pandemia.
Le politiche per fronteggiare le conseguenze del Covid-19
In questo momento l’analisi delle politiche di fronteggiamento delle conseguenze dell’emergenza sanitaria si colloca su due focus:
- da una parte ci interroghiamo su come si siano svolte, e quale efficacia abbiano avuto, le misure di contrasto alla pandemia riferite alla prima fase dell’emergenza, per identificare le principali criticità incontrate nella fase attuativa e per trarre suggerimenti di migliorie da mettere in pratica in questa seconda fase emergenziale.
- dall’altra intendiamo approfondire gli indirizzi e le scelte di policy che il legislatore lombardo sta attuando oggi per affrontare l’emergenza sanitaria, e tutte le conseguenze che essa porta con sé. Partendo dall’analisi dei provvedimenti più recenti, rispetto a cui oggi trovate pubblicato un primo contributo relativo all’area socio-sanitaria, daremo spazio ad articoli di commento e approfondimento che, anche guardando alla storia più recente delle politiche lombarde, mettano in evidenza luci e ombre delle scelte regionali.
Il bilancio di metà mandato
Prima che irrompesse la crisi, sul tavolo si stavano cumulando numerose questioni riguardanti le politiche della Regione Lombardia, come il nostro osservatorio ha frequentemente evidenziato. E, anzi, era diffusa la percezione che ci trovassimo davanti a uno snodo cruciale, dovuto all’incrocio tra il crescente numero dei temi inevasi e l’avanzare della consiliatura regionale.
Oggi, seppure nel pieno di una emergenza sanitaria, ci troviamo ormai oltre la metà del mandato della XI legislatura e crediamo sia fondamentale ritornare sui temi in agenda e interrogarci su quanto effettivamente sia stato fatto, su quali questioni, all’ordine del giorno prima della pandemia, oggi siano ancora inevase o non sufficientemente trattate, e quali nuovi temi e aree di bisogno siano emerse durante questi mesi.
In relazione a questa analisi, il primo tema all’ordine del giorno è quello della revisione della L.R. 23/2015, di riforma del sistema sociosanitario lombardo, la cui attuazione ha connotato l’avvio della legislatura e intorno a cui Regione Lombardia ha in corso attualmente un confronto con i principali interlocutori del welfare regionale. Ma oltre a questo, sono molti i temi che, per ogni area di policy, saranno affrontati e discussi nei prossimi articoli, riguardando l’agenda politica dettata dal Programma regionale di sviluppo della XI legislatura.
Imparare dall’esperienza
Una terza parte di approfondimento che crediamo importante focalizzare in questo momento riguarda gli apprendimenti e le indicazioni che quanti operano a diversi livelli e in diverse modalità nel welfare sociale lombardo hanno tratto dalla Fase 1 del Covid, e che adesso risultano preziosi per affrontare questa seconda fase.
Abbiamo intitolato questa sezione di contributi “Camminando si apre il cammino”, perché crediamo fondamentale interrogarsi e fare tesoro di quanto avvenuto e di quanto sperimentato per affrontare lo scenario attuale. Non siamo in questo senso solo alla ricerca di storie di successo, o di buone prassi, ma vogliamo dare spazio a riflessioni e intuizioni riguardo alle attenzioni da avere per non ricadere in errori già fatti, a come si possono ripensare e realizzare i servizi nella complessità in cui ci troviamo, e a quali siano gli elementi imprescindibili di tutela e promozione dei diritti, che nonostante tutto devono guidare la realizzazione degli interventi e dei servizi.
Attenzione. Il tempo a disposizione di questa Giunta per lasciare il segno sta finendo
Per guardare avanti in modo credibile bisogna, innanzitutto, tener conto dei vincoli temporali. L’attuale consiliatura regionale, avviatasi nella primavera 2018, è entrata nel terzo dei suoi cinque anni. È noto che se si vogliono introdurre cambiamenti capaci di lasciare il segno, bisogna farlo nella prima metà della consiliatura, così da avere il tempo per metterli in atto. Gli interventi introdotti nell’ultimo biennio sono destinati, inevitabilmente, a non lasciare una traccia sostanziale nel sistema di welfare regionale.
Pertanto, se questa Giunta vuole evitare il rischio del presentismo, dovrebbe definire non più tardi della prossima primavera (quando terminerà il terzo anno) un piano di azioni concrete da realizzare. Poi sarà troppo tardi.


