Le riflessioni presenti in questo articolo nascono sulla scorta dei risultati emersi da una ricerca qualitativa a completamento del corso di Laurea Magistrale in Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. La tesi indaga quali opportunità e vincoli emergono nell’affrontare il tema delle politiche di inclusione sociale per i “care leavers”: giovani che, al compimento della maggiore età, o al limite d’età legalmente fissato, lasciano il sistema di protezione dedicato all’infanzia per reintegrarsi nella società, dopo aver trascorso, su Provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, anni in comunità residenziale. Si è analizzato il tema dell’inclusione sociale con un approccio che rivolge lo sguardo da una parte alle recentissime politiche che intendono i care leavers non soltanto “consumatori” di servizi sul territorio ma co-progettatori e co-produttori di percorsi di emancipazione sociale, dall’altra parte ai territori stessi considerati luoghi ricchi di risorse e di attori e interpreti di nuove strategie per l’inclusione. Il lavoro si è concentrato sull’analisi dei processi che favoriscono l’inclusione dei care leavers e sullo stato attuale delle politiche pubbliche.
Nello specifico la tesi si pone i seguenti obiettivi:
- analizzare gli strumenti innovativi a disposizione dei policy maker nella programmazione delle politiche per i minori e per i giovani e la loro inclusione sul territorio e nello specifico l’integrazione fra strumenti esistenti e strumenti innovativi;
- valutare la possibile integrazione tra le politiche sociali regionali e l’attuazione nei territori;
- esplorare la relazione tra i diversi stakeholder nell’ambito del territorio comasco.
Cosa ha dimostrato la sperimentazione nel primo triennio?
Nel triennio trascorso la sperimentazione[1] ha dimostrato di poter rappresentare l’occasione per una profonda svolta culturale nell’organizzazione dei servizi alla persona. Nonostante questo periodo sia stato attraversato da alcune criticità legate al ritardo dell’avvio, alla difficoltà di messa in atto di alcuni strumenti proposti dal Programma stesso e alle inaspettate problematiche legate all’emergenza sanitaria Covid-19, la sperimentazione porta con sé, come valore aggiunto, un grosso cambiamento nell’operare quotidiano, sia di prassi sia di mentalità. Segna infatti il passaggio nei confronti dei minori vulnerabili da un atteggiamento di tutela ad uno che promuove le capacità del minore, dandogli la possibilità di costruire un progetto di vita autonomo dalla famiglia d’origine che non è riuscita a sostenerlo. Tale approccio coinvolge anche i servizi sociali, ai quali si chiede di considerare il care leaver come un giovane adulto da accompagnare in un percorso di autonomia e di inclusione. All’interno di tale percorso il care leaver può partecipare attivamente ai processi decisionali e alla coprogettazione degli interventi che lo riguardano.
Sul piano culturale il processo di autonomia promosso per i care leavers rappresenta non una pertinenza esclusiva dei servizi, ma una visione e responsabilità politica che coinvolge tutti gli attori sociali come comunità responsabile. Apre quindi la via a progettare nuove forme organizzative e di partecipazione per la promozione di coesione sociale e a costruire nuove reti per sviluppare un nuovo welfare generativo nei confronti dei giovani.
Particolarmente premianti sono state le esperienze degli Ambiti Territoriali (di seguito AT) in cui si sono realizzate azioni di sistema, in cui lo stesso Programma è stato valorizzato all’interno del Piano di Zona e dove si è riusciti ad attivare alcuni fra gli strumenti previsti, come il Tavolo locale. Quest’ultimo è costituito da tutti i soggetti che partecipano al Programma Care Leavers, quale luogo formale per la programmazione e il monitoraggio delle politiche e degli interventi sociali, volto a favorire la sottoscrizione di atti formali di programma tra i diversi soggetti pubblici e del privato sociale.
Buone pratiche messe in atto
Regione Lombardia ha supportato gli AT in maniera strutturata e continua, promuovendo il coordinamento tra di essi e la messa in campo delle azioni specifiche previste nelle diversi fasi del Programma. Il Tavolo di Coordinamento nazionale gestito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dall’Istituto degli Innocenti di Firenze ha svolto un’importante funzione di raccordo fra Regioni, Ministero e Comitato Scientifico garantendo anche la circolarità delle informazioni e delle pratiche fra Regioni, dal Nord al Sud dell’Italia, anche se solo alcune fra queste hanno poi promosso tale circolarità al loro interno, tramite il lavoro di coordinamento fra AT. L’obiettivo di costruire raccordi, anche formali, sull’integrazione inter-istituzionale e inter-professionale tra Regione Lombardia e gli AT coinvolti può continuare a consolidarsi con il prossimo triennio.
Dall’esperienza realizzata finora emerge l’esigenza di continuare a lavorare sui territori e creare nuovi spunti di riflessione e d’azione per realizzare contesti capaci di valorizzare le competenze di tutte le forze coinvolte per garantire pari opportunità, diritti sociali e solidarietà ai care leavers.
Sono state inoltre realizzate dall’Assistenza Tecnica Nazionale sistematiche azioni di diffusione del Programma: seminari formativi, webinar ecc. La formazione è stata erogata in presenza e a distanza durante il 2020 a vari livelli. Regione Lombardia ha tenuto incontri formativi rivolti ai Referenti degli AT soprattutto nella fase iniziale. E’ stata anche realizzata una piattaforma disponibile all’indirizzo https://fad.careleavers.it per condividere, con i soggetti che a vario titolo partecipano alla sperimentazione, materiali metodologici e operativi, strumenti e documenti nazionali e locali, notizie ed eventi, e creare uno spazio di formazione a distanza, dedicato soprattutto ai tutor e ai care leavers. La piattaforma permette di creare un ambiente di apprendimento in cui ospitare i vari momenti formativi, di programmazione e di progettazione, oltre che a reperire documentazione utile.
L’insieme di risorse formative, tecnico-culturali e finanziarie messe in circolo a livello nazionale dalla sperimentazione è stato riconosciuto quasi unanimemente come un valore di importanza indiscutibile.
Il possibile ampliamento del numero di ragazzi che nel corso degli anni potrebbero aderire al Programma, l’incrociarsi di livelli di governo (Livello nazionale, Regioni e AT) e la multidisciplinarietà dei professionisti che il Programma coinvolge, sono fattori che rendono l’azione della sperimentazione unica nel suo genere, particolarmente complessa, ma anche particolarmente promettente. La presenza di professionisti diversi all’interno di un’unica stessa équipe permette di allargare gli orizzonti del progetto di vita del ragazzo, oltre che mettere in relazione fra loro più livelli istituzionali, la comunità di accoglienza, il servizio sociale, l’associazionismo, la politica…
La nuova DGR n.3365 del 14 luglio 2020 e le criticità ad essa legate
A luglio 2020 Regione Lombardia riconferma il proprio impegno negli interventi innovativi di accompagnamento per i ragazzi neomaggiorenni verso percorsi di autonomia. Al termine del primo triennio della sperimentazione “Care Leavers”, la regione rinnova infatti l’impegno per gli anni 2020/2021/2022, coinvolgendo, grazie al Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, i nuovi AT di Bergamo, Brescia Est, Isola Bergamasca e Bassa Val San Martino.
Continua inoltre il percorso già avviato del Comune di Milano e dell’AT di Carate Brianza, mentre terminano la Sperimentazione l’AT di Como e quello di Crema. A livello economico Regione Lombardia riceve un contributo da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di euro 600.000,00 (pari all’80% dei costi) e garantisce il cofinanziamento per la residua quota di euro 150.000,00 (pari al 20% dei costi totali).
Una delle maggiori criticità sollevate per il nuovo triennio riguarda proprio l’uscita dal Programma di alcuni territori e l’inclusione di nuovi, poiché tale cambio non favorirebbe il consolidamento delle competenze e la prosecuzione dei progetti intrapresi.
Gli AT sono stati soggetti destinatari, ma anche promotori, di nuovi scenari comunitari, partecipati ed integrati. La sperimentazione sollecita le istituzioni a ricercare nuove formule di welfare, destinate ai giovani, determinando un diverso ruolo dell’istituzione pubblica. Agli AT è richiesta una forte capacità di innovazione e di coordinamento con gli attori regionali ed i soggetti del terzo settore a livello locale. I bisogni dei cittadini stanno cambiando rapidamente e profondamente, soprattutto in tempo di emergenza sanitaria, occorre quindi prevedere servizi innovativi e di qualità, superando la logica settoriale e di categoria per aprirsi ad interventi più efficaci in termini monetari e dei risultati.
Gli AT hanno fatto fronte, durante il 2020, al carico di lavoro ordinario e straordinario portato dalla crisi sanitaria. Le azioni del Programma sono state spesso affidate ad una sola figura all’interno dell’Ente locale, solitamente l’assistente sociale del comune di riferimento. Tale figura ha spesso cercato di colmare le tante difficoltà che la crisi sanitaria ha portato, dalla possibilità di realizzare gli incontri in presenza, al coinvolgimento dei giovani esclusivamente on line… nonostante rimanga evidente la criticità derivante da una sempre più crescente riduzione delle risorse finanziarie e umane disponibili, che si contrappone ad un aumento rilevante della domanda di aiuto e sostegno.
Alcuni AT hanno faticato nel riuscire a garantire continuità ai processi ed interventi attivati a causa della penuria di operatori a disposizione e dei carichi di lavoro già eccessivi in tempi ordinari. Ciò ha influito sia sulla impossibilità di portare avanti il rapporto fiduciario intrapreso tra l’operatore e il giovane, sia nel gestire con fluidità gli aspetti amministrativi del Programma a causa di un sistema documentale non di immediata compilazione.
E’ per garantire risultati migliori e non disperdere le conoscenze apprese e le esperienze fatte che sarebbe utile pensare ad azioni migliorative concrete: forme di coinvolgimento della cittadinanza e dell’associazionismo a supporto delle azioni da costruire, costruire reti tra i vari attori e chiedere un accompagnamento da parte degli attori regionali ancora più costante e sostanzioso di quanto già messo in atto, oltre che l’implementazione di risorse umane ad hoc per il Programma anche all’interno dell’ente locale.
E’ necessaria anche maggiore consapevolezza sull’esigenza di creare davvero nuove opportunità e strumenti strategici sovra territoriali che possano poi avere una ricaduta sugli AT. Occorre quindi lavorare e creare nuovi spunti di riflessione e d’azione per realizzare un contesto capace di valorizzare le competenze di tutte le forze coinvolte nell’ottica di una politica strategica partecipata garante di pari opportunità, diritti sociali e solidarietà.
Quali sfide per i prossimi anni?
1 – La principale sfida, come accennato nel paragrafo precedente, per Regione Lombardia e per gli stessi AT, nei prossimi anni è quella di implementare il Programma al fine di non disperdere la qualità e l’importante quantità di azioni realizzate e il patrimonio di competenze professionali che queste possono produrre. Il sostegno e la legittimazione politico-istituzionale e le relative azioni sul campo sono alcuni dei fattori che possono contribuire a produrre risultati stabili e duraturi negli assetti organizzativi di ogni AT.
2 – Ci si aspetta, forti dell’esperienza del 2020, una maggiore capacità di fronteggiare l’emergenza sanitaria Covid-19, affinché le varie azioni previste come strumento di confronto tra i care leavers non perdano la loro efficacia e primaria finalità. Una di queste azioni è rappresentata dalla “Youth Conference”, luogo di confronto in cui ogni ragazzo può percepire l’altro come simile a sé, in quanto “fuori famiglia” e in cui può rispecchiarsi così da poter condividere e affrontare le paure della metamorfosi, del cambiamento, del nuovo, dei vissuti familiari. Tale luogo, diventato virtuale durante i mesi di lockdown, è uno spazio versatile che, grazie alla capacità dei ragazzi di essere molto avvezzi all’uso delle tecnologie, può in realtà aiutare a sviluppare nuove forme di sostegno reciproco a partire dal web.
Favorire la partecipazione dei ragazzi significa condividere con loro le scelte e responsabilizzarli rispetto alle stesse. Sempre in questa prospettiva, la sperimentazione ha il merito di incentivare le relazioni tra pari come meccanismo di mutuo aiuto.
3 – La sperimentazione permette inoltre di riflettere anche in merito alla continuità del lavoro con le comunità di accoglienza che ospitano i ragazzi fino al raggiungimento della maggior età. Alle volte al termine di tale percorso la priorità è data al “dove collocare” il ragazzo: un movimento a senso unico in cui l’adulto si adopera per cercare un contesto che ospiti il ragazzo, spesso con tempistiche molto strette. Il Programma dà invece modo di allargare lo sguardo e di compiere un percorso che integra diversi aspetti della transizione alla vita indipendente.
Il Programma sostiene la costituzione, anche tra i care leavers stessi, di una vera e propria rete amicale di supporto reciproco, in cui ci si aiuta uno con l’altro, anche co-progettando percorsi di convivenza che possono determinare virtuosi processi di transizione all’autonomia. L’obiettivo di creazione di una rete attorno al ragazzo, aiutando i neomaggiorenni a trovare e mantenere un alloggio e un lavoro, può essere essenziale per la loro salute, il benessere psicologico e per il raggiungimento della loro autonomia. Anche le reti di famiglie, così come i parenti e gli amici, possono dare un contributo, laddove tali relazioni possono poggiare su esperienze positive precedenti.
Va detto che con i neomaggiorenni occorre sperimentare un intervento differente da quello che viene realizzato all’interno dei contesti residenziali per minorenni, quali le comunità e le case famiglia. Ciò deriva principalmente dalla considerazione della intrinseca natura dell’intervento di autonomia, che passa dalla dimensione della protezione e della cura, aspetti specifici delle comunità per minorenni e dei contesti similari, alla dimensione della promozione della cittadinanza attiva e delle autonomie personali, costrutti più adatti a soggetti che devono orientarsi verso una risoluta indipendenza.
Conclusioni
Nel nostro Paese, differentemente dal resto d’Europa, l’attenzione culturale a favore del target care leavers rappresenta una “conquista” ottenuta solo in questi ultimi anni, grazie innanzitutto a movimenti dal basso, alla mobilitazione delle associazioni e organizzazioni accoglienti, del mondo accademico e dei ragazzi stessi, ex ospiti di tali percorsi. A fronte quindi di una estrema esiguità di dati a disposizione sul fenomeno dei giovani neomaggiorenni in uscita dalle realtà di accoglienza, il Programma Care Leavers ha il merito di aprire la strada alle politiche di supporto all’Infanzia e alle giovani generazioni anche nei confronti di questo nuovo target.
Il Programma può essere un valido strumento di riflessione e può portare soluzioni innovative in grado di supportare i giovani, cercando parallelamente di colmare le disuguaglianze, offrendo a questo gruppo maggiormente vulnerabile le garanzie e le opportunità che contribuiscano a colmare lo svantaggio sociale, formativo ed occupazionale.
[1] Per ulteriori approfondimenti sull’argomento si segnalano i seguenti contributi pubblicati sul sito LombardiaSociale.it: Care Leavers: finalmente accompagnati verso l’autonomia, Care Leavers: in Lombardia si parte, Care Leavers: opportunità e vincoli della sperimentazione


