La misura
La DGR n.X/5060 del 18 aprile 2016 introduce le misure del Programma Reddito di Autonomia per il 2016 e la DGR X/5096 del 29/04/2016 “Determinazioni conseguenti all’adozione della DGR X/5060/2016: approvazione della misura “Nidi Gratis” e dello schema di convenzione tra Regione Lombardia e ANCI Lombardia” specifica e declina la Misura Nidi Gratis.
La misura prevede, per le famiglie in possesso dei requisiti previsti, a partire da maggio 2016, l’azzeramento della retta pagata per i nidi pubblici o per i posti in nidi privati convenzionati con il pubblico, ad integrazione dell’abbattimento già riconosciuto dai Comuni.
Destinatari della misura sono le famiglie fragili economicamente con minori tra 3 e 36 mesi che rispondono ai seguenti requisiti:
- residenza in Lombardia di entrambi i genitori, di cui almeno uno da almeno da 5 anni continuativi;
- indicatore ISEE di riferimento uguale o inferiore a 20.000 euro;
- i genitori devono essere entrambi occupati o avere sottoscritto un Patto di Servizio Personalizzato (ai sensi del d.lgs n. 150/2015) e fruire di percorsi di politiche attive del lavoro (esempio Garanzia Giovani, DUL o attività equivalenti indicate nel Patto di Servizio).
Nel caso di nuclei monogenitoriali, i requisiti devono essere posseduti dal solo genitore presente.
Attuatori ed erogatori della misura sono i Comuni il cui coinvolgimento e la cui collaborazione rappresenta certamente una novità importante e introduce, di fatto, un doppio canale di requisiti: i requisiti di accesso per le famiglie potenzialmente destinatarie della misura e i requisiti di accesso alla misura per i Comuni.
I Comuni, per poter attuare la misura, devono, a partire dal 21 marzo 2016, rispondere ai seguenti requisiti:
- aver adottato agevolazioni tariffarie alle famiglie per la frequenza dei bambini ai servizi per prima infanzia (asili nido/micronidi);
- aver stabilito tariffe collegate all’ISEE;
- essere titolare in forma singola o associata di nidi e/o micronidi pubblici, o aver acquistato dei posti in nidi e micronidi privati convenzionati;
- non aver applicato aumenti di tariffe ad eccezione di adeguamenti all’indice Istat, arrotondamenti dell’importo della retta all’euro per eccesso o per difetto, adeguamenti IVA se già previsto da un contratto con data antecedente il 21 marzo 2016. In caso di modifica al sistema tariffario in data successiva al 21 marzo 2016, è ammessa l’adesione solo nel caso in cui il Comune abbia aumentato le rette nella fascia superiore a 20.000 euro.
La misura non ha costi aggiuntivi per i Comuni in quanto Regione Lombardia si fa carico delle rette delle famiglie beneficiarie.
Per coordinare e supportare i Comuni nell’adozione della misura, è stato stipulato un protocollo d’intesa ANCI – Regione Lombardia che assegna ad ANCI una importante funzione, oltre ché di comunicazione della misura, di gestione dei dati dei Comuni che aderiscono alla misura, la loro elaborazione e trasmissione a Regione Lombardia, la gestione finanziaria, il monitoraggio e la rendicontazione. A questo scopo, ANCI ha creato un sito dedicato alla misura, ha istituito un numero verde e ha promosso seminari informativi e formativi rivolti ai Comuni che aderiranno alla misura.
Il D.d.g. 4830 del 27 maggio 2016 definisce le disposizioni attuative per l’applicazione della misura.
Per aderire alla misura, i Comuni hanno dovuto inviare, entro tre date definite, la loro adesione e per ognuna delle tre scadenze, Regione Lombardia ha esaminato le adesioni, valutando i Comuni idonei, i Comuni non idonei e riservandosi una rivalutazione di alcune domande.
Il riconoscimento del beneficio alle famiglie avviene in relazione alla tempistica di presentazione della domanda e di adesione del Comune.
Numeri e questioni emergenti
Seppur sia prematura ogni valutazione della Misura, questi primi cinque mesi di avvio delle procedure di accesso e attivazione della Misura pongono alcune questioni che può essere interessante iniziare a enucleare quali riferimenti per l’analisi e la valutazione dei processi e degli esiti che la Misura produrrà nei prossimi mesi.
Quante famiglie raggiunte?
I dati relativi al numero dei Comuni aderenti ed idonei alla misura poco dicono per comprendere il numero di beneficiari effettivi della misura (le famiglie), ma richiamano certamente la necessità di approfondire, quando i dati saranno disponibili, il numero delle famiglie escluse e il numero delle famiglie raggiunte dalla misura, comparando questo numero con le previsioni fatte da Regione che individuava in 13.500 famiglie lombarde il target potenziale della misura.
Risorse per i servizi pubblici
Importante segnalare, in merito ai destinatari, un cambiamento di rotta rispetto alle misure precedenti in materia di servizi 0/3 anni: la misura “Nidi gratis” destina risorse economiche per famiglie i cui figli frequentano servizi pubblici o privati convenzionati, mentre il precedente Piano Nidi orientava le risorse finanziarie verso il sistema degli asili nido e dei servizi integrativi privati.
Accesso vincolato alla misura?
La misura “Nidi gratis” di fatto, si declina in una doppia procedura:
- in primis, sono i Comuni che devono presentare domanda di ammissione alla procedura e attendere l’idoneità da parte di Regione Lombardia;
- solo successivamente, le famiglie residenti nei Comuni dichiarati idonei, possono presentare domanda per il riconoscimento del beneficio.
Questo significa che la possibilità di accesso delle famiglie alla misura è vincolata al riconoscimento di idoneità del Comune.
Un processo articolato
In 5 mesi dalla sua emanazione, la Misura “Nidi gratis” ha avviato la procedura di selezione dei Comuni, ma non risulta ancora a regime.
La misura ha previsto infatti, “tre finestre” temporali (e quindi tre avvisi e provvedimenti) per la presentazione delle domande di ammissione e per ottenere quindi il riconoscimento dell’idoneità dei Comuni, ma si sono resi necessari provvedimenti aggiuntivi per l’esamina delle domande poiché diverse domande hanno richiesto approfondimenti ulteriori, prima di essere dichiarate ammissibili. Questo da un lato ha allungato i tempi di esamina delle domande, dall’altro ha comportato la necessità di prevedere delle proroghe, per le famiglie, per la presentazione della domanda, rischiando di complicare ulteriormente il processo.
Certamente, le ragioni della complessità emersa in itinere nelle procedure di riconoscimento dell’idoneità dei Comuni possono essere ricercati da un lato, nelle differenti forme di accreditamento che i Comuni hanno negli anni stipulato con i gestori dei nidi privati accreditati (e quindi nell’eterogeneità delle documentazioni presentate), dall’altro nella volontà della Commissione regionale di valutazione, di riconoscere idonei quanti più Comuni possibili, allungando laddove necessario, tempi e verifiche della stessa idoneità.
Pochi o tanti Comuni?
I dati Istat riferiti all’anno 2012 (gli ultimi disponibili) ci dicono che, dei 1.527 Comuni lombardi, 1.338, cioè il 87,6 % aveva servizi nido gestiti direttamente o con posti convenzioni con privati. Certamente il dato avrà subito una riduzione dovuta alla contrazione delle risorse economiche tanto delle Amministrazioni quanto delle famiglie, ma ci sembra un dato comunque utile da mettere a confronto con il numero dei Comuni che ha aderito alla misura.
Al 20 settembre 2016:
- 412 sono i Comuni che hanno presentato domanda di ammissione alla misura;
- 357 sono i Comuni dichiarati idonei;
- 44 sono i Comuni in attesa di approfondimento dell’istruttoria;
- 11 sono i Comuni dichiarati non idonei.
Di fatto, sembrerebbe che solo un terzo dei Comuni potenzialmente beneficiari della misura abbia presentato domanda di ammissione, ma sull’analisi e valutazione di questo dato sarà certamente necessario soffermarsi nei prossimi mesi, incrociando fattori differenti (requisiti di accesso per i Comuni, numero famiglie raggiunte, numero Comuni raggiunti…).


