1. Quale futuro per il welfare sociale in Lombardia ?

Il welfare è una stella importante del nostro programma, ma acquista un senso pieno solo se collocato all’interno di una costellazione molto più ampia che tocca tante tematiche: la legalità, le pari opportunità, l’immigrazione, l’inclusione sociale. In vent’anni in Regione Lombardia tutte quelle politiche che attivano coesione sociale non sono state perseguite e le priorità sono state favorire la grande distribuzione organizzata a scapito di luoghi sociali dove fare coesione sociale; favorire il trasporto su strada e quindi non generare punti di aggregazione sui territori, non favorire l’attività lavorativa stabile e sostenere forme di precarizzazione inaccettabili. La nostra posizione non è specifica rispetto al welfare sociale, ma include tutte quelle voci che generano aggregazione sociale, inclusione e coesione.

2. Quale è il suo impegno di spesa per il welfare sociale ?

Dire quanti soldi devono essere devoluti a questo settore non è il punto focale. Prima dobbiamo dire quale è il modello di riferimento, dopodiché entriamo nel merito di quanti soldi servono. Fintanto che considereremo il mercato come colui che genera la ricchezza, lo stato colui che distribuisce la ricchezza e il welfare una stampella in mezzo che aiuta chi è in difficoltà in maniera disaggregata e scoordinata, siamo dentro a un modello non funzionale, non efficiente e soprattutto inutile per i cittadini. Noi aspiriamo a un modello diverso in cui il terzo settore non sia più una stampella, ma diventi un modello di riferimento autonomo che possa vivere e dare risposte concrete alla regione Lombardia e ai cittadini lombardi. Bisogna capire che la ricchezza si può generare e ridistribuire all’interno di uno stesso ambito.
In questi anni i canali di finanziamento dei servizi sociali sono stati cinque: le risorse dei Comuni, il Fondo Sociale Regionale, il Fondo Nazionale per le politiche sociali, il Fondo per la non autosufficienza ed ulteriori risorse dedicate a livello nazionale o regionale, come per esempio il fondo sociale per gli affitti, quello per la prima infanzia…Tutti questi fondi hanno avuto negli ultimi anni tagli importantissimi.
Crediamo che debba essere riconosciuta l’autonomia di analisi del bisogno di spesa ai singoli territori associati negli ambiti dei piani di zona. Fanno eccezione i finanziamenti degli interventi socio-sanitari che hanno avuto piccoli, ma costanti incrementi.
Il bilancio regionale è impegnato principalmente sulla sanità, ma in Lombardia non è stato rispettato il dettato costituzionale che prevede che la Repubblica Italiana si impegni in primis a tutelare la persona e poi a curarla. Quello che ha fatto la Regione Lombardia negli ultimi 20 anni è stato curare la persona facendola ammalare prima: politiche di trasporto, politiche di gestione dei rifiuti, politiche in tutti i settori hanno influenzato la salute e il benessere dei cittadini e hanno curato poi successivamente il cittadino. Noi sposteremo sulla prevenzione.

3. Le priorità per gli anziani non autosufficienti

La Regione Lombardia deve:

  • ridurre i posti letto per gli acuti (per esempio, è possibile ridurre le 21 cardiochirurgie presenti sul nostro territorio regionale senza perdere l’eccellenza e l’avanguardia della cardiochirurgia lombarda che ha un costo, a degenza, di circa mille euro al giorno);
  • aumentare posti letto per i post-acuti che hanno un costo invece di circa 180 – 200 euro;
  • è necessario e non più rimandabile riconvertire, sotto controllo delle Usl (non ci piace chiamarle “A.s.l.” perché il termine “azienda” non si addice a servizi sanitari e sociali), i piccoli ospedali in centri della salute e prevenzione secondaria sostituendo i Creg che così come progettati non rispondono alle reali esigenze;
  • specificare e perfezionare i protocolli sanitari, ma anche e soprattutto i controlli sulla loro esecuzione (se un intervento non viene eseguito adeguatamente deve essere poi rifatto in un altro ospedale e Regione Lombardia paga due volte);
  • farsi carico delle spese socio – sanitarie impropriamente caricate sui Comuni;
  • stimolare e realizzare a livello sovracomunale sia la lettura del bisogno sociale che la gestione dei servizi e delle funzioni.

4. Quale è la sua posizione rispetto al ruolo del terzo settore? Sia come soggetto della programmazione delle politiche sia come gestore della rete dei servizi e interventi di welfare sociale di qualità.

Condividiamo l’idea di un welfare lombardo che sia un sistema di servizi sociali, socio-sanitari e socio educativi erogati al fine di alleviare e rimuovere e prevenire le condizioni di disagio e/o di mancanza di autonomia, ma lontano dal modello in cui c’è una stampella in mezzo tra mercato e stato.
Il modello di welfare che vogliamo deve essere in profonda relazione ed alleanza con il terzo e quarto settore, quindi il dialogo deve essere continuo e deve costruirsi insieme.
Le politiche sociali non possono esulare dal considerare in modo forte e significativo il ruolo del terzo settore che deve diventare una risorsa non solo nella gestione dei servizi ma anche e soprattutto nelle fasi di valutazione del bisogno, progettazione e realizzazione degli interventi.

5. Quale è la sua posizione sul rapporto tra Asl e Comuni?

Il movimento 5 stelle ritiene fondamentale considerare la persona come un unico soggetto, quindi non suddiviso e non frammentato e ci piacerebbe che anche la Pubblica Amministrazione riuscisse a formulare una prima valutazione del bisogno e successivamente le risposte e le prese in carico integrate, concrete ed unite.
Regione Lombardia è sicuramente riuscita a raggiungere in ambito sanitario delle eccellenze nazionali, ma va anche ricordato che è necessario perseguire e combattere il sistema delle lobby presenti e la corruzione che ha interessato da dentro proprio il sistema sanitario lombardo. Vanno aumentati controlli interni ed esterni attraverso l’applicazione dei protocolli sanitari, le procedure di acquisto e di accreditamento di Usl e Regione e il potenziamento del centro unitario di acquisto regionale.
È necessario superare la profonda separazione tra il sistema sanitario e quello sociale e l’assenza di dispositivi per il raccordo e l’integrazione tra questi due sistemi come il budget unico, la promozione di forme di gestioni integrate, la formalizzazione di raccordi istituzionali, organizzativi e finanziari.
Le poche esperienze di integrazioni avviate sono per lo più organizzative e si caratterizzano come sperimentazioni su base locale e/o per brevi periodi, senza che ci siano ricadute in termini di continuità e sistematizzazione più ampia a livello regionale. Le sperimentazioni eccellenti come i centri di assistenza domiciliare devono diventare ordinari e quindi allargare il loro intervento anche ad altre aree.

6. Le priorità per le persone con disabilità

  • La valutazione integrata e la definizione di progetti di vita personalizzati.
  • La garanzia del sostegno scolastico a tutti gli alunni disabili.
  • La garanzia della piena applicazione dei livelli essenziali di assistenza nazionali (non e’ più accettabile che mentre a livello nazionale è previsto che i centri diurni disabili siano finanziati al massimo per il 30% dal fondo sociale e per il 70% dal fondo sanitario, in Lombardia avvenga l’esatto contrario, togliendo importanti risorse al sociale).
  • In attesa della auspicata soppressione delle Province è necessario che Regione Lombardia definisca chiaramente di chi sono le competenze in materia di diritto allo studio nelle scuole superiori, non lasciando quindi la definizione di queste priorità alle istanze dei tribunali. Oggi ci sono Province che erogano servizi ed altre no, quindi cittadini di serie a e cittadini di serie b.

7. Quale è la sua posizione rispetto al presidio del percorso nei servizi di utenti e famiglie?

Siamo convinti che bisogna insistere nella direzione di definire i punti di accesso unitari capaci di accogliere, orientare e valutare il bisogno della persona in toto, ma anche e soprattutto di attivare la presa in carico integrata e quindi una erogazione integrata dell’intervento. Bisogna prevedere il rafforzamento e l’informatizzazione di questi punti di accesso unitari, è indispensabile definire una cartella del cittadino completamente informatizzata in grado di raccogliere tutte le informazioni relative al cittadino, quelle sociali, quelle sanitarie, le informazioni di ogni genere, senza escludere quelle anche di carattere economico come l’Isee e tutte le proprietà mobiliari e immobiliari.

8. Intende ricorrere al voucher nel welfare sociale?

I voucher sono stati pensati in un’ottica di privatizzazione e questo è contrario alla nostra idea di sanità che deve essere pubblica. I voucher presentano notevoli punti critici tra cui un mercato non ancora pronto, specie in alcuni settori: i centri socio educativi e i servizi per la formazione dell’autonomia per i disabili, per esempio,dove le famiglie non sono capaci di scegliere e gestire autonomamente e liberamente il servizio da attuare. Tuttavia crediamo possano essere sostenuti con adeguati accorgimenti controllando non solo la spesa e la libera scelta della persona, ma anche monitorando l’evoluzione dei progetti sociali attivati con il voucher.
Secondo noi, il voucher può essere utilizzato in settori come quello della prima infanzia, quello dell’orientamento e dell’integrazione lavorativa dove è possibile controllare non solo la spesa, ma l’evoluzione progettuale del singolo. Per la gestione dell’assistenza domiciliare rappresenta uno strumento valido e permette di ricevere interventi in orari differenti della giornata e della settimana. Vanno tuttavia necessariamente mantenuti e rafforzati i controlli che rappresentano una competenza propria dell’ente pubblico e non delegabile ad altri soggetti.

9. Intende intervenire in materia di rette?

È molto importante promuovere regole omogenee dei servizi a livello regionale e i livelli regionali essenziali di assistenza, insieme alla definizione di “compartecipazione omogenea” a livello regionale a salvaguardia dell’autonomia degli enti locali in materia. Vogliamo garantire maggiore omogeneità sia nell’accesso che nell’offerta dei servizi, dando particolare attenzione alle aree delle nuove povertà del lavoro, della disoccupazione giovanile e dell’abitare. La prima cosa da fare è garantire la piena applicazione dei livelli essenziali di assistenza nazionali.
Per noi è importante garantire il reddito minimo di cittadinanza che dovrà essere perseguito con risorse regionali (destinando per esempio la quota di irpef regionale).
Vanno introdotti puntuali meccanismi di equità e solidarietà che obblighino chi può a compartecipare alle spese e a rinunciare ai benefici economici.

10. Le priorità nel contrasto alla povertà

Due interventi prioritari per le povertà: il reddito di cittadinanza e la promozione di last- minute market con forti coordinamenti con l’associazionismo e con le società di distribuzione. Poi ci sono altre due tematiche nella lotta alla povertà: la casa e il lavoro. Per quanto riguarda la “casa” vanno pensati accordi a livello regionale tra i proprietari, i sindacati e le banche per facilitare l’allocazione a prezzi accettabili per l’inquilino e certi per il proprietario. Vanno promosse esperienze del cosiddetto “abitare solidale”, come la co-residenzialità parziale, i condomini solidali, reti di solidarietà interfamiliare. Non è invece necessario procedere con costruzioni di nuovi appartamenti di edilizia popolare.
Per quanto riguarda il lavoro, bisogna stimolare la piccola e media impresa, quella che fa made in Italy, e nello specifico l’accesso al credito e i fondi di garanzia, l’istituzione di un fondo di garanzia regionale per le piccole e medie imprese. Bisogna accreditare i servizi per l’orientamento, l’accompagnamento e l’integrazione lavorativa; sviluppare il lavoro non significa continuare a ragionare nell’ottica dell’ossessione della crescita e del profitto, ma, anzi, bisogna puntare al modello economico alternativo che è quello della decrescita in cui nuove opportunità lavorative nascono nel settore dei trasporti, della gestione dei rifiuti.

11. Le priorità per minori e famiglie

Proponiamo l’integrazione tra Comuni, Asl e ospedali, della valutazione e della presa in carico delle famiglie multiproblematiche e con minori, un ampliamento del sistema di offerta adeguato riguardante l’ambito sociale e l’ambito socio-sanitario, l’applicazione di correttivi equi all’Isee in considerazione della situazione familiare anche sulle risultanze della sperimentazione del quoziente familiare, la garanzia dell’accesso ai servizi di prima infanzia, con contributi diretti alle famiglie con minori.

12. Che cosa differenzia le sue proposte da quelle degli altri candidati?

Crediamo che il welfare non più solo una stampella tra il modello di mercato e lo stato. E poi c’è il nostro metodo assolutamente rivoluzionario nel panorama politico: fare entrare dei candidati del movimento 5 stelle significa fare entrare tutta la rete di associazioni, comitati, raggruppamenti che del settore sono gli esperti. Noi non siamo esperti e non siamo tuttologi, ognuno di noi ha competenze specifiche in ogni settore e le metterà a disposizione quando entrerà in Regione, ma sarà importante per noi entrare in Regione senza decidere nulla che a cascata vada a influenzare la vita dei cittadini di tutti i giorni, ma dialogare e mantenere il contatto e le tecnologie per farlo e per costruire insieme i percorsi ci sono.