Dato il grosso lavoro di accompagnamento ai Distretti e il monitoraggio svolto da CISL sui CeAD (che si è affiancato a quello istituzionale della Regione), vorremmo sapere qual è la sua opinione sull’attuazione di questo servizio in Lombardia.

Premetto che per effettuare il monitoraggio dei CeAD , FNP/CISL ha inviato un questionario a tutti i Centri attivati.  Purtroppo le risposte sono pervenute in meno della metà dei casi.  E’ da segnalare, inoltre, anche una certa “reticenza” da parte della Regione a fornire i dati.  Comunque, nonostante queste difficoltà nel reperire informazioni dai vari soggetti, balza all’occhio la grande difformità regionale. Nel territorio lombardo i CeAD risultano istituiti a “macchia di leopardo”; in alcune zone sono operativi (e in certi distretti si stanno portando avanti delle buone sperimentazioni), in altre esistono più che altro sulla carta, in altre ancora si sa a malapena cosa siano….
Anche rispetto alle caratteristiche prevalenti del CeAD (orientamento ed informazione, filtro e PAI integrato o anche presa in carico/ erogazione di risorse e regolazione degli accessi all’intera rete socio-sanitaria) si riscontra un’estrema eterogeneità nelle diverse esperienze locali.
Purtroppo non è infrequente che il CeAD diventi un ulteriore sportello informativo, una sorta di centro di “smistamento”  che spesso si sovrappone ad altri servizi di ASL o Comune. Quel che è certo, comunque, è che il CeAD non è diventato il luogo della presa in carico integrata del bisogno dei soggetti fragili, punto sul quale i sindacati pensionati e le confederazioni sindacali avevano insistito molto con la Regione.
Infine anche nei confronti dei servizi di ASL e Comuni la situazione è varia. I protocolli stipulati nei distretti possono regolare i rapporti tra gli Enti coinvolti in modo differente.  Il CeAD  però sembra ben lontano dal connotarsi come un punto di accesso unitario. Analogamente, a  noi non risulta che in genere il servizio sia dotato di una vera e propria Unità di Valutazione Geriatrica , né che effettui  una presa in carico, come dicevamo al punto sopra.  Solitamente ASL e Comune mantengono accessi separati per i servizi di competenza.

Cosa ci può dire in merito ai punti di forza e ai  punti critici?

Il nostro lavoro ci ha permesso di verificare che laddove – nonostante alcune criticità –  si sono realizzate delle buone esperienze (cito ad esempio l’ASL di Monza e Brianza  – in allegato – e il distretto di Lecco), i  fattori determinanti sono stati in primis il forte convincimento dei Dirigenti di ASL e Comuni,  e successivamente la buona integrazione tra gli operatori coinvolti.
I punti più critici, invece, sono rappresentati (oltre che dalla “tradizionale” difficoltà di integrazione tra Enti sociali  e sanitari) dalla scarsità di risorse, sia economiche (non sono stati previsti finanziamenti specifici per i CeAD) che di risorse umane, ormai  abbastanza generalizzate in ASL e Comuni.  Questo fa sì che in molti distretti i CeAD siano stati considerati soprattutto come “duplicazioni” di servizi già esistenti, che però  “assorbono” denaro e operatori.
Tirate le somme,  ritengo che i CeAD rappresentino un’esperienza solo parzialmente riuscita;  per vari motivi, il progetto nei fatti non è decollato. Anche la Regione ha preso atto che l’esperienza non ha funzionato e credo che si dedicherà ora a valorizzare altri progetti (ad esempio la riforma delle cure domiciliari, di un nuovo modello di valutazione del bisogno, ecc.).