Vicini al giorno del Compleanno dell’emanazione del Piano di Azione Regionale (PAR) per le politiche in favore delle persone con disabilità (DGR 983/15 dicembre 2010) è possibile cominciare ad avviare un’analisi di come  le politiche della Regione Lombardia abbiano avuto effetti sulla vita delle persone con disabilità. Si è già analizzata la corposa produzione normativa del 2011 e si è evidenziato come ad oggi gli effetti del PAR siano ancora poco rilevanti in termini di quantità di atti e, di conseguenza, sulla vita dei cittadini lombardi con disabilità.
Abbiamo scelto di analizzare la realizzazione e lo sviluppo delle azioni promosse per le persone con disabilità,  secondo i seguenti fondamentali obiettivi del PAR:

  • Accompagnamento della persona e della sua famiglia per rispondere alle esigenze e ai bisogni in tutte le fasi della vita, sostenendole nel loro progetto di vita
  • Costruire una vera e propria rete di servizi utili, efficienti e dedicati

A livello territoriale, anche indipendentemente dall’azione riformatrice della Regione, si sono realizzate interessanti azioni sperimentali tra cui abbiamo individuato due distretti: quello di Castano Primo e quello di Rho, entrambi appartenenti all’area dell’ASL MI 1, che hanno prodotto delle prove di presa in carico.
Se pure si tratta di un parziale territorio dell’ASL MI 1, risultano importanti perché non si tratta del singolo Comune o della singola ASL che interviene e sviluppa un progetto,  ma sotto la stessa ASL abbiamo due distretti che provano a mettere insieme le forze in concerto con tutti gli enti e il terzo settore, per giungere così ad un processo di “sistema”.

Nel progetto di Castano ASL, Comuni e Associazioni sono interessati ad un’unica presa in carico, in ottica globale, della persona in stato di fragilità e della sua famiglia, così da promuovere risposte unitarie a bisogni complessi del cittadino, attraverso la messa in rete di interventi e servizi del sociale e del sociosanitario.
La lettura dei bisogni e l’orientamento alla rete dei servizi  si pone all’interno di un vero e proprio lavoro di rete, che permette di leggere le situazioni di fragilità utilizzando un’ottica sistemica e di abbracciare a 360° la problematica presentata dal cittadino.
Viene così garantita un’accoglienza del cittadino e un’informazione univoca ed integrata su tutti i servizi presenti nel sistema. Un tentativo quindi di rispondere alle esigenze e ai bisogni in tutte le fasi della vita.
Questa risposta unitaria, permette alle persone con disabilità e alle loro famiglie di affrontare con maggior serenità la ricerca delle risposte adeguate all’autonomia individuale, alla piena ed effettiva partecipazione e inclusione, alla non discriminazione, alle pari opportunità, alla piena accessibilità e, infine, al rispetto della dignità delle persone con disabilità. Diritti fondamentali contenuti certamente nella Convenzione Onu, ma anche nel piano di azione regionale.

Spostandoci di qualche chilometro, il punto di forza del progetto nato a Rho è l’attenzione al progetto di vita della persona con disabilità, in sintonia con i principi sanciti nella “Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità” che fa riferimento al concetto di “progetto individuale di vita”.
Grazie alla disponibilità del Piano di Zona e Sercop, si è giunti ad un’unità di intenti e ad un accordo per sviluppare la miglior presa in carico possibile delle persone fragili ed una indicazione di massima dell’Associazione Polifonie come elemento di verifica della qualità degli interventi.
Per mettere al centro il progetto di vita della persona con disabilità viene dato vita all’Unità Multidimensionale d’Ambito, l’U.M.A,  per arrivare poi  ad una valutazione multidimensionale e a una presa in carico unitaria della persona con fragilità e della sua famiglia, così da promuove risposte ai bisogni attraverso la messa in rete dei vari interventi dei servizi del sociale e del sociosanitario.

Passiamo così ad un approfondimento della presa in carico, all’attenzione maggiore possibile al contenuto degli interventi per le persone con disabilità anche tramite il controllo effettuato dall’intervento dell’associazionismo.
Entrambe queste prove sono meritevoli di analisi e attenzione e approfondimenti.
Si tratta di azioni di sistema in controtendenza rispetto al sistema di Welfare regionale dell’ultimo decennio, rispettando invece sia quanto previsto nella L.328/2000 che i principi sanciti nella più recente “Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità” che fa riferimento al concetto di “progetto individuale di vita”, che ancor di più con il PRS e il PAR, Piano di Azione regionale per le politiche in favore delle persone con disabilità.

Sia il progetto nato a Rho che quello di Castano Primo hanno punti di forza, come si è visto, unita però a qualche criticità.
Per il Rhodense sussistono le criticità evidenziate nella Scheda allegata che mettono in evidenza, riassumendo, come le modifiche alla procedura di presa in carico siano essenziali, certamente, ma a queste si deve aggiungere poi il passaggio “sostanziale”: un cambiamento di vita per le persone con disabilità, che può avvenire solo attraverso una vera presa in carico. Non siamo ancora arrivati all’individuazione del Case manager, ma potremmo essere sulla strada per…, almeno questa è la speranza.