Premessa

Con DGR n. XI/5392 del 18 ottobre 2021 successiva DGR XI/5955 del 14.02.2022   la regione ha definito l’estensione della sperimentazione dei centri per la famiglia, avviata nel 2020 nelle ATS di Insubria, Pavia, Brianza e Val Padana, a tutto il territorio regionale, tramite l’utilizzo del fondo famiglia 2021.

La sperimentazione di centri per la famiglia non è cosa nuova in Lombardia: già a partire dal 2011 la Regione aveva dichiarato[1] l’intenzione di ridefinire la mission dei servizi consultoriali passando “da Consultori familiari a Centri per la famiglia”, servizi in grado cioè di promuovere ed assicurare una presa in carico globale di tutte le problematiche che attengono le famiglie in senso lato, con particolare rilievo al potenziamento delle funzioni di ascolto, orientamento, supporto e sostegno psicopedagogico, attraverso l’introduzione di alcune sperimentazioni, poi riprese dalla DGR IX/3239 del 4 aprile 2012.
L’esito delle sperimentazioni, concluse nel 2016, è stato acquisito nel 2017 tramite la Delibera delle Regole e atti successivi che prevedevano l’ampliamento delle funzioni consultoriali, attraverso l’applicazione di un nuovo tariffario che, nella sua declinazione, stabilizzasse le azioni innovative sperimentate attraverso l’introduzione delle funzioni di supporto psico-socio educativo nel tariffario regionale, la conferma delle prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria e le prestazioni in materia di tutela dei minori, affidi e adozioni da erogare in attuazione ai Livelli essenziali di assistenza senza l’obbligo di prescrizione su ricettario regionale e in regime di esenzione.

Qualche tempo dopo, con DGR XI/2023 del 31 luglio 2019 si è aperta la nuova sperimentazione che ha stanziato 800mila euro per l’avvio di centri per la famiglia nelle quattro ATS e che oggi si chiude lasciando spazio alla diffusione dei Centri per la famiglia a tutto il territorio regionale.

Oggi il riparto del Fondo per le politiche della famiglia – anno 2021 ha assegnato alla Lombardia 3,6 milioni di euro,  e la Regione ha stabilito di destinare 1.700.000 euro  per sviluppare in particolare gli interventi previsti dal Fondo Famiglia stesso nella Ma­croarea 1 Attività per lo sviluppo dei centri per le famiglie.
La Regione ha quindi proceduto con la pubblicazione di Linee Guida per la sperimentazione dei centri per la famiglia, richiedendo alle ATS di pubblicare avvisi per la raccolta di proposte progettuali con l’obiettivo di avviare i progetti entro il 15 giugno 2022, e alcune ATS hanno già pubblicato gli Avvisi per la coprogettazione.
I progetti avranno durata biennale e il contributo regionale per ogni progetto è concesso fino ad un massimo del 70% del costo complessivo e comunque non superiore a € 50.000,00.

 

Le parole chiave dei centri per la famiglia

Rimandando alla lettura delle linee guida, proviamo qui a evidenziare  i  principi guida e le finalità dei centri per parole chiave.

Dal punto di vista delle famiglie:

  • accessibilità e conoscenza delle opportunità tramite funzioni di orientamento e accompagnamento all’utilizzo della rete dei servizi;
  • interventi promozionali e preventivi, intercettando le famiglie nel loro normale ciclo di vita per un accesso e presa in carico precoce;
  • valorizzazione delle risorse di rete e della comunità, per coinvolgere e attivare il protagonismo delle famiglie, in una prospettiva comunitaria;
  • superamento delle logiche assistenziali nell’erogazione dei servizi.
  • accompagnamento e supporto in relazione a momenti critici o di bisogno che possono intervenire nel corso del ciclo di vita famigliare;
  • emersione e valorizzazione delle risorse delle famiglie stesse;
  • rinforzo delle reti sociali e di solidarietà tra le famiglie, facilitando processi di partecipazione e di cittadinanza attiva.

Dal punto di vista della rete dei servizi:

  • valorizzazione delle risorse presenti nel territorio, ognuna per la sua specifica competenza, per rispondere ai bisogni delle famiglie in qualunque fase del ciclo di vita si trovino;
  • ricomposizione della filiera di intervento educativa sociale e socio-sanitaria, anche nella direzione di un’ottimizzazione delle risorse disponibili;
  • intersettorialità degli interventi tra l’ambito sociale, educativo, socio-sanitario e sanitario;
  • complementarietà degli interventi realizzati nel Centro per la famiglia e le risorse e i servizi esistenti;
  • messa a sistema delle risorse presenti sul territorio al fine di realizzare interventi integrati, coordinati e, laddove necessario, servizi integrativi.

 

Il modello di riferimento

Dal punto di vista delle attività si prevede lo sviluppo delle funzioni sociali di supporto alla famiglia e di attività socioeducative, anche integrative/complementari a quelle già esistenti:

  • azioni di informazione/orientamento, di decodifica della domanda, di orientamento nell’utilizzo dei servizi e prestazioni a sostegno della genitorialità e della cura familiare, intesa in senso ampio, di invio ed accompagnamento al sistema dei servizi esistenti attraverso la creazione di uno sportello informativo, dove può essere ricondotto anche il registro delle assistenti familiari;
  • eventi e incontri per sensibilizzare e informare su tematiche di interesse per le famiglie, sui temi dell’educazione e dei rapporti intergenerazionali e altri argomenti anche proposti da altri soggetti attivi sul territorio;
  • attività con finalità culturali, attraverso la produzione e diffusione di materiale informativo, redazione di articoli, pubblicazione di periodici, utilizzo dei social network e di altre modalità di comunicazione multimediale;
  • gruppi di approfondimento e confronto e attività formative confronto per genitori, nonni e attività laboratoriali per bambini e genitori, bambini e nonni, pre e adolescenti;
  • banche del tempo e altre attività che presuppongono un coinvolgimento attivo delle famiglie, una socializzazione delle esperienze di vita e delle problematiche quotidiane, il sostegno reciproco, la valorizzazione delle competenze socioeducative e, più in generale, l’attivazione delle risorse individuali e di gestione e fronteggiamento della vita quotidiana
  • spazi di ascolto, nella forma di percorsi relazionali di breve durata, anche in piccoli gruppi rivolti al genitore o alla coppia genitoriale, finalizzati alla ricerca di risposte a specifici problemi di natura relazionale, sociale, educativa e affettiva;
  • “spazi di ascolto tempestivo” per la consulenza psico pedagogica finalizzati ad implementare le competenze educative e relazionali in particolare per i genitori con figli pre e adolescenti;
  • attività che promuovano l’incontro e la solidarietà tra generazioni, valorizzando le competenze degli anziani e favorendo uno scambio di esperienze tra giovani e anziani;
  • attività volte a sostenere le famiglie con componenti disabili o anziani come orientamento nella ricerca di assistenti familiari o invio a centri DAMA;
  • attività volte a sostenere le famiglie in momenti critici della vita come l’esordio di una malattia o la perdita di un familiare.

Dal punto di vista organizzativo e di governance:

  • gli enti proponenti possono essere sia enti gestori di servizi o interventi per le famiglie che possono essere pubblici, del privato non profit e del terzo settore (es. Consultori Familiari, Centri di Aiuto alla Vita, Associazioni di Solidarietà Familiare, etc.), sia gli Ambiti territoriali oppure Comuni singoli, Unioni di Comuni, Comunità Montane.
  • ATS non sarà più capofila delle azioni progettuali ma assumerà un ruolo di governance complessiva (emanerà l’avviso pubblico, valuterà i progetti pervenuti, effettuerà il monitoraggio e la liquidazione) e di raccordo stabile nei confronti di Regione
  • Le figure professionali coinvolte saranno molteplici e diversificate: assistenti sociali, psicologi, educatori e pedgagogisti, mediatori culturali e familiari o altre figure individuate per specifiche attività, a cui si aggiunge personale tecnico-amministrativo. Per gli operatori del centro deve essere previsto un accompagnamento formativo o di supervisione sui temi della famiglia e del lavoro di rete e di équipe.
  • I Centri per le Famiglie dovranno agire con protocolli di collaborazione con i servizi territoriali, con i Piani di Zona e con tutte le reti già presenti sul territorio come, ad esempio, le reti attivate dalle Alleanze territoriali per la Conciliazione, le reti di scopo per il contrasto al bullismo e cyberbullismo e quelle relative al protocollo “A scuola contro la violenza sulle donne”. Dovrà inoltre essere promosso un raccordo con le Case della Comunità, anche collocandovi all’interno lo sportello di orientamento.
  • In ogni Centro per la Famiglia verrà attivato un Tavolo di Coordinamento per garantire le funzioni di intersettorialità e di sussidiarietà con istituzioni pubbliche, enti privati, associazionismo e Terzo settore locali, previste a complementarietà degli interventi realizzati dai Centri stessi. Il tavolo sarà uno strumento utile per l’analisi del bisogno condivisa, la programmazione delle priorità, la rivalutazione delle piste progettuali e per la rimodulazione delle azioni, sulla base dei bisogni o delle criticità rilevate.

 

Prospettive e rischi della strategia regionale

Chi si trova a lavorare in questi anni sui temi delle politiche e degli interventi rivolti alle famiglie e ai minori, sa che le parole d’ordine che ricorrono su ogni tavolo sono “regia”, “ricomposizione” e “integrazione”, ma anche “aggancio precoce”, “interventi promozionali”, “protagonismo”.
Questo perché, ancor più che in altre aree di intervento, ci si trova spesso a lavorare con una molteplicità di soggetti, sia pubblici che privati, di settori e di istituzioni che intervengono trasversalmente a favore dei bambini, dei ragazzi e delle loro famiglie in risposta a bisogni di salute, di istruzione, di aggregazione e socialità, di accompagnamento sociale, di conciliazione nei compiti di cura, e così via. E questi soggetti, quasi sempre, fanno molta fatica a coordinarsi tra loro e a presentarsi ai cittadini come un unico sistema di opportunità.

Allo stesso tempo, l’altro processo che si è sviluppato soprattutto nell’ultimo decennio, è la consapevolezza diffusa che i servizi non possano stare ad “aspettare” che le famiglie arrivino portando domande e bisogni complessi e già aggravati, su cui i servizi possano agire unicamente interventi riparativi, ma che sia necessario offrire opportunità di accompagnamento e spazi di partecipazione che garantiscano il rafforzamento delle reti sociali, l’attivazione delle risorse, ma anche la possibilità per i servizi di cogliere segnali di difficoltà e disagio al loro esordio, e di intervenire tempestivamente.

Queste due spinte, tutt’altro che semplici da mettere in atto, sono le due direttrici richiamate anche dalle Linee Guida per i Centri per la famiglia, che risultano quindi del tutto condivisibili dal punto di vista delle finalità generali e dei principi guida esplicitati.

Nel modello proposto, tuttavia, emergono molto poco le indicazioni che le ATS e la Regione hanno tratto dalla sperimentazione realizzata negli scorsi anni, mentre sarebbe molto utile poter mettere in circolazione considerazioni e spunti rispetto a quali modalità di aggancio abbiano funzionato meglio e a quali dispositivi di sviluppo e mantenimento della rete tra servizi siano risultate più efficaci.

Guardando alla struttura organizzativa e all’ampia rosa possibile di enti proponenti, pur essendo chiara la scelta di lasciare aperte le possibilità ai territori rispetto alla configurazione organizzativa, è evidente che, anche scegliendo di mantenere la realizzazione delle attività in capo ad un soggetto privato o del TS,  non possa mancare un ruolo di primo piano nella coprogettazione degli interventi e della rete da parte dagli Ambiti territoriali.  Allo stesso tempo anche i servizi consultoriali, che già sviluppano al proprio interno una dimensione di intervento di integrazione sociale e socio-sanitaria e un approccio interprofessionale, potrebbero costituire un pilastro importante nell’articolazione dei centri.

Un punto di attenzione, infine, rispetto alle risorse dedicate allo sviluppo di ogni progettualità, che essendo così limitate potrebbero portare alla creazione di semplici sportelli di informazione e orientamento, con il rischio di perdere le potenzialità di intervento sull’integrazione e la messa in connessione dei sistemi sociali, sanitari, educativi e scolastici territoriali in risposta ai bisogni delle famiglie.

Servirà dunque molta attenzione nella coprogettazione per bilanciare adeguatamente le due anime di intervento diretto con le famiglie e di tessitura e consolidamento di reti, riuscendo allo stesso tempo a rendere visibili e riconoscibili le opportunità esistenti e a introdurre interventi nuovi laddove mancano.

 

 


[1] DGR IX/937 del 1 dicembre 2010