Nei precedenti contributi pubblicati è stata presentata la ricerca di LombardiaSociale.it e Fondazione Cariplo tesa a ricercare le tracce e le ricadute generate nelle politiche e nell’assetto dei sistemi di welfare locale dai progetti territoriali sostenuti attraverso il programma Welfare In Azione e sono stati illustrati gli esiti dei quattro focus group realizzati tra maggio e luglio 2020 con i referenti dei progetti della prima e seconda edizione del programma e degli ambiti zonali, in merito alla capacità dei sistemi di territoriali di reggere e fronteggiare l’emergenza della pandemia.
L’ultima azione del percorso di ricerca ha coinvolto, tramite somministrazione di un questionario online nei mesi di settembre e ottobre 2020, i progetti della terza e della quarta edizione del programma al fine di raccogliere dati e informazioni su come si stia predisponendo la sostenibilità e il radicamento degli ambiti di intervento progettuali nelle policies locali per i progetti che sono ancora in fase di realizzazione.
Il questionario, rivolto ai coordinatori dei progetti, è stato finalizzato a indagare i processi innescati nei territori, in relazione al passaggio dalla sperimentalità progettuale alla programmazione territoriale, nella consapevolezza delle differenti fasi all’interno del triennio attuativo che ogni progetto sta attraversando e che incidono sull’orizzonte di lavoro e di “messa in sicurezza”.
Considerate le difficoltà e le incertezze che i progetti stanno attraversando in relazione al periodo di emergenza Covid, l’indagine si è focalizzata in particolare sugli strumenti programmatori (Piano di Zona in primis) quali opportunità per dare ancoraggio e opportunità di consolidamento a quanto sperimentato e realizzato con successo in questi anni.
Terza edizione (2016)
| Progetto | Territorio |
| ConTatto | Ambito Como e Lomazzo-Fino Mornasco |
| Generazione BOOMerang | Ambito Mantova |
| GiovenTu | Ambito Suzzara |
| L-inc | Ambito Cinisello B., Cormano, Cusano M. e Bresso |
| Sbrighes! | Ambito Tirano |
| Texére | Ambito Visconteo Sud Milano |
| TikiTaka | Provincia di Monza e Brianza, Ambiti di Monza e Desio |
| #YOUthLAB | Consorzio Erbese servizi alla persona di Erba (Ambito) |
Quarta edizione (2018)
| Progetto | Territorio |
| aMIcittà | Ambito Comune di Milano |
| Distanze Ravvicinate | Ambito Valle Imagna – Villa d’Almé |
| Fare #BeneComune | Ambito Pavia |
| Legami Leali 2.0 | Ambito Garda |
| Mano a Mano | 12 Comuni dell’Ambito di Lodi |
| Milano 2035 | Area Metropolitana Milanese |
| Recovery.net | Provincia di Brescia-Mantova |
| Segni di Futuro | Ambito Valle Camonica |
| TamTam Tempi di Comunità | Ambito Morbegno |
| Valoriamo | Provincia Lecco |
Connessioni attuali dei progetti con la programmazione territoriale
Come mostra il prospetto di sintesi sopra, la maggioranza dei progetti della terza e della quarta edizione (74%) interviene a livello di ambito territoriale e questo costituisce un elemento significativo nel considerare le opportunità di connessione e legami tra i progetti e la programmazione territoriale indagate nel questionario.
In quasi tutti i territori il Piano di Zona relativo al triennio 2018 – 2020 è stato adottato nello stesso 2018[1] e la maggior parte di questi segnala che l’approccio e il modello di intervento propri del progetto sono già richiamati in esso: una connessione che per i progetti della terza edizione è stata realizzata a progetti già in corso, mentre per la quarta edizione ha probabilmente preceduto o è andata di pari passo con la progettazione.
Più nello specifico, i principali elementi di continuità richiamati tra il PdZ e il progetto si ritrovano negli obiettivi generali, quali promuovere una trasformazione del sistema dei servizi secondo l’approccio del welfare di comunità e della coprogettazione, una governance unitaria e partecipata, la centralità e il protagonismo delle comunità e dei cittadini nelle azioni di welfare, la ricomposizione delle risorse per un rinnovato paradigma di welfare territoriale partecipato, e nei documenti programmatici sono presenti spesso anche richiami specifici al progetto e alla visione strategica in esso contenuta per lo sviluppo del welfare locale.
La maggior parte delle risposte, inoltre, conferma come il PdZ non solo richiami genericamente l’approccio o il modello di intervento proposto dal progetto, ma ne proponga già una metabolizzazione significativa presentando elementi concreti relativi alla strategia e alla metodologia di intervento.
Tra i fattori favorenti la stretta connessione tra progetti e Piani di Zona, sono segnalati in particolare l’impegno nella ricerca di coinvolgimento e la realizzazione del lavoro congiunto con le istituzioni, gli amministratori, i tecnici dei servizi e le realtà del territorio.
Nonostante il Piano di Zona costituisca il principale documento di programmazione per le politiche sociali territoriali, molti progetti hanno segnalato la presenza di altri documenti programmatori che, in diversi modi, concorrono a radicare approcci, modelli di intervento e tematiche chiave dei progetti nelle policies locali.
Il richiamo maggiore viene evidenziato in documenti programmatori sempre a livello di Ambito territoriale. Alcuni esempi: Piano locale di attuazione delle linee di sviluppo delle politiche regionali di prevenzione e contrasto alla povertà (TamTam e Texére), Piani di azione dell’Azienda Speciale Consortile (Distanze Ravvicinate), Regolamento del tavolo consortile delle Politiche Giovanili (#YOUthLAB). Alcuni progetti segnalano la presenza di richiami anche all’interno di documenti programmatori congiunti tra istituzioni diverse in forma di protocolli di collaborazione, come ad es. protocolli operativi con il Tribunale dei Minori, USSM e UEPE, Programmi di giustizia riparativa (ConTatto); documenti di programmazione a cura dell’Organismo di Coordinamento Salute Mentale dell’ATS Città Metropolitana di Milano (aMI città); accordi di programma con ATS Città Metropolitana di Milano e ASST Nord Milano soprattutto per quanto riguarda l’implementazione delle UVM, protocolli con la psichiatria (L-inc).
La programmazione è generativa?
Oltre a domandarci se i temi del progetto siano inseriti in qualche modo nella programmazione, ci siamo anche chiesti se il fatto di aver costruito una stretta connessione con la programmazione territoriale già “a monte” dei progetti o durante la loro fase iniziale, abbia avuto delle ricadute concrete in senso attuativo, oppure se fino ad ora si sia trattato soltanto di un passaggio formale.
Per i progetti della terza edizione, ora conclusi ma che all’epoca della compilazione del questionario si stavano avviando verso la conclusione, le risposte a questa domanda sono maggiormente definite e “concrete” rispetto ai progetti della quarta edizione che al momento della rilevazione stavano ancora avviando il terzo anno di realizzazione.
Molti progetti segnalano come l’inserimento di temi, approcci e metodi nel Piano di Zona (o in altri documenti di programmazione) abbia consentito di mettere a sistema diverse attività e interventi che nelle precedenti annualità erano sperimentali o realizzati a macchia di leopardo nei territori, di rafforzare la condivisione tra amministratori e operatori sul campo, di dare continuità ad alcuni interventi sperimentali, di ampliare la metodologia ad altri contesti, di porre maggiore attenzione sulle possibilità offerte dalla Riforma del Terzo settore su co-programmazione e co-progettazione anche riferita a target diversi da quello di progetto.
Il connubio tra progetti e Piani di Zona, sta consentendo inoltre in molti territori, un ingaggio delle pubbliche amministrazioni (locali o a livello di Ambito) che, anche in forza della possibilità di operare nel quadro della programmazione triennale, stanno investendo sul progetto stesso o su azioni correlate attraverso lo stanziamento di risorse proprie, la costituzione di Fondi appositi tramite le Fondazioni di comunità dei propri territori, la ricerca di nuove fonti di finanziamento e l’avvio di nuove co-progettazioni. Si segnala inoltre come in alcuni casi l’inserimento nella programmazione abbia consentito anche l’introduzione di un modello di governance per il rafforzamento del partenariato pubblico-privato che è diventato prevalente rispetto a nuove progettualità e a nuovi modelli di erogazione di servizi già esistenti.
In generale, dalle risposte fornite, si rileva che la connessione con i PdZ stia generando in molti territori l’assunzione del target dei progetti nelle politiche, stia favorendo l’ampliamento in ottica innovativa e comunitaria dei modelli di risposta ai bisogni e la convergenza di intenti tra soggetti pubblici e privati. Si può dire, inoltre, che l’inserimento nella programmazione abbia favorito e reso più stabile l’impegno da parte dell’Ente Pubblico ad aderire al partenariato del progetto e a cofinanziarlo.
Quale ricomposizione è possibile?
Un altro tema trattato riguarda la connessione e il legame dei progetti con strumenti, misure e policies già esistenti, definiti tanto dal livello regionale quanto da quello nazionale. È stato chiesto ai progetti se e quanto si stia lavorando nella direzione di collegare quanto realizzato attraverso i progetti con il sistema di welfare e con le opportunità di intervento e di disponibilità di risorse che via via si aprono.
11 progetti hanno risposto positivamente a questa domanda e le misure maggiormente citate sono: REI e RdC (Tam Tam); servizi per minori e misure alternative (Legami Leali); Unità di Valutazione Multidisciplinari (L-inc); finanziamento regionale “La Lombardia è dei Giovani” (Texère e #YOUthLAB ); programmi di Giustizia Riparativa e metodologia usata da UEPE (ConTatto); CAS e SPRAR del territorio (Mano a mano); misure legate a FNA e Dopo di Noi (Distanze ravvicinate); inserimenti lavorativi e interventi per Care Leavers (Generazione BOOMerang).
I progetti considerati evidenziano dunque un grado elevato di connessione con diverse misure di welfare regionale e nazionale, elemento che può costituire un valore nella misura in cui tale connessione consente di radicare metodologie, temi e approcci attraverso l’utilizzo di risorse di altra origine che vengono così armonizzate con la sperimentazione in corso.
La programmazione territoriale come opportunità per il futuro
Provando a guardare in avanti, verso il futuro, il questionario ha sondato quanto i progetti stiano effettivamente riuscendo, anche in considerazione delle difficili condizioni attuali dettate dall’emergenza Covid, a costruire le basi per un effettivo radicamento nelle politiche del territorio.
Quasi tutti i territori prevedono per il futuro una qualche forma di radicamento dei temi e degli approcci sperimentati con i progetti nella futura programmazione territoriale. In molti casi gli strumenti e le metodologie sperimentati (quali ad es. budget di salute, patti di collaborazione, valorizzazione della prossimità come strumento di sostegno, approccio riparativo, approccio comunitario) costituiscono esperienze ed apprendimenti da cui difficilmente si potrà arretrare, poiché il loro impatto trasformativo nella capacità di risposta ai bisogni delle persone, rispetto al precedente modus operandi di enti, servizi e operatori, è già oggi evidente.
Anche dal punto di vista della governance e, in qualche caso, delle attività di fund raising sperimentate, i progetti sono complessivamente ottimisti che o l’esperienza intera del progetto, oppure almeno alcuni degli assi sperimentati, possano effettivamente rientrare e permanere nella futura programmazione territoriale: l’utilizzo diffuso della co-progettazione, la costituzione di tavoli interorganizzativi su tematiche specifiche (es. la scuola), ma anche il lavoro di rete con il coinvolgimento di soggetti in altri casi difficili da intercettare (come le scuole) e il coinvolgimento diretto dei cittadini e della comunità locale.
Rispetto ai processi che maggiormente possono facilitare il radicamento nelle politiche locali, complessivamente il quadro dei territori coinvolti nell’indagine appare dinamico e molti di questi processi già in corso. Particolarmente diffusa e rilevante sembra essere la partecipazione di politici e amministratori e l’attenzione politica al tema del progetto (che di fatto è alla base di un qualsiasi investimento futuro), ma allo stesso tempo le maggiori criticità sembrano riguardare il coinvolgimento diretto dell’Assemblea dei Sindaci o dei Tavoli Territoriali. Un’alleanza, dunque, che probabilmente in molti casi coinvolge una parte degli amministratori, e sulla quale potrebbe essere utile concentrare ulteriori energie in vista della conclusione dei progetti.
Cosa rischia di non restare nelle politiche territoriali
Allo stesso tempo, sono anche presenti tematiche, visioni, metodologie, approcci o target che, al momento, non sembrano trovare spazio nei processi programmatori, e che dunque costituiscono potenziali sfide per il futuro. In alcuni casi l’elemento di difficoltà è legato ai processi di coinvolgimento attivo dei cittadini come risorsa per la comunità o di specifici servizi, enti o istituzioni soprattutto afferenti l’ambito sanitario e socio-sanitario, che si sono mostrati fino ad oggi scarsamente permeabili alle innovazioni introdotte grazie ai progetti.
In altri casi, si rilevano difficoltà sostanziali connesse alla distanza tra i temi affrontati dai progetti (es. politiche per la casa e politiche occupazionali per i giovani, l’integrazione delle persone migranti e la riformulazione delle politiche di accoglienza) e le priorità definite a livello territoriale nei documenti di programmazione. In altri casi ancora i progetti si sono focalizzati su tematiche complesse, che pur non essendo del tutto nuove vedono processi ancora acerbi sui territori, che sembrano quindi richiedere lunghi tempi per essere effettivamente “assorbiti” dalle politiche locali, come ad es. il tema del welfare aziendale e quello della connessione tra la programmazione scolastica e la programmazione realizzata attraverso il Piano di Zona.
Potenzialità e ostacoli
Da ultimo, l’indagine si è soffermata sull’adeguatezza dell’assetto di governance attuale dei progetti e delle reti territoriali, e su potenzialità e ostacoli per garantire il radicamento delle tematiche e degli approcci progettuali nei processi programmatori e nelle politiche locali.
Sul fronte degli assetti di governance emergono possibili spunti di miglioramento e rafforzamento della partecipazione di alcuni soggetti chiave che, coerentemente, richiamano quanto già illustrato rispetto alle difficoltà incontrate. Si fa in particolare riferimento alle istituzioni sanitarie e socio-sanitarie (ATS e ASST), istituzioni scolastiche e aziende private, a cui si aggiunge in seconda battuta una più generale necessità di allargamento e rafforzamento delle reti, con un maggior coinvolgimento degli enti del terzo settore locale, degli amministratori dei Comuni e del volontariato.
Infine, per quanto riguarda, le principali potenzialità che i progetti vedono per il radicamento delle innovazioni sperimentate, anche alla luce dell’attuale situazione di emergenza sanitaria, le risposte evidenziano, in generale, come proprio a partire dalle difficoltà di questo tempo, in alcuni contesti si siano accelerati alcuni processi di programmazione con le amministrazioni e i territori e come la pandemia sia risultata un’opportunità per revisionare anche quei servizi e quelle modalità operative che, da anni non venivano “messe in discussione”. Inoltre, tra gli aspetti di potenzialità vengono richiamati anche il metodo di lavoro sperimentato mediante la realizzazione delle attività dei progetti, l’approccio di co-progettazione con i beneficiari e di valorizzazione delle risorse della comunità, l’investimento e la dedizione nell’attivazione della rete locale.
Tra i principali ostacoli, invece, i progetti, in generale, richiamano, anche alla luce dell’attuale situazione pandemica, il distanziamento e le conseguenti modalità di lavoro a distanza. Se da un lato, infatti, lo sviluppo di modalità alternative “a distanza” di vicinanza alle situazioni di fragilità, in questo complesso periodo di emergenza, costituisce un potenziale e un aspetto innovativo da non sottovalutare, dall’altro costituisce un pericolo per lo sviluppo del welfare di comunità per il quale presenza, condivisione e attenzione alla dimensione “immateriale” del benessere, costituiscono i principali aspetti di valore.
Viene segnalato, inoltre, come la pandemia abbia reso molto più complessa la realizzazione di percorsi di welfare coinvolgenti le comunità locali e rallentato il processo trasformativo intrapreso sulla spinta dei progetti. Alcuni progetti intravedono tra gli ostacoli il rischio di tornare a modalità non coordinate di lavoro tra servizi, a processi di autoreferenzialità e di arroccamento che, unitamente anche all’incertezza di assegnazione di risorse stabili, rischiano di ostacolare lo sviluppo del welfare comunitario e il radicamento delle innovazioni sperimentate.
In conclusione, si può dire che per quanto è possibile vedere oggi rispetto al futuro radicamento di questi progetti, in molti casi il processo è intrinseco ai progetti stessi: progetti che sono nati in seno alla programmazione, che sono stati sviluppati proprio nella direzione di modificare alcuni assetti del sistema locale, in termini di reti, approcci, metodologie, e che stanno portando avanti anche una strategia ricompositiva, tanto in relazione agli attori del territorio, quanto alle risorse.
Molto più difficoltoso invece il processo di radicamento per quei progetti che si stanno sviluppando ai confini dell’intervento sociale, affrontando tematiche o coinvolgendo destinatari del tutto nuovi. In questi casi il processo ricompositivo è reso difficile dalla scarsa (o nulla) disponibilità di risorse per proseguire, ma in molti casi anche dall’assenza di un sistema territoriale di riferimento che abbia la concreta possibilità e volontà di assumere le eredità dei progetti in un’ottica di proseguimento.
[1] fanno eccezione l’ambito territoriale della Valle Camonica (progetto Segni dal futuro) che ha approvato il PdZ nel 2019 e l’ambito territoriale di Pavia (progetto Fare #Bene Comune) nel 2020. Solo in tre territori il PdZ non risulta ancora adottato, e in uno è attualmente in corso di approvazione (Ambiti di Monza e Desio – progetto TikiTaka).


