A metà ottobre è stata pubblicata la DGR 3663 con cui la regione ripartisce tra gli Ambiti le risorse dedicate alla Spesa Sociale Regionale.
Per il 2020 le risorse ammontano a un totale di 60 milioni, di cui 54 milioni sono destinati a cofinanziare le unità di offerta sociali, servizi e interventi, afferenti alle aree Minori e Famiglia, Anziani e Disabili, mentre 6 milioni sono destinati a sostenere le unità di offerta per la prima infanzia (Asili nido, Micronidi, Nidi famiglia e Centri prima infanzia) pubbliche e private che si trovano in difficoltà a causa della sospensione delle attività nella primavera scorsa.

 

La distribuzione delle risorse per servizi del FSR 2019

La rendicontazione FSR 2019, che aveva ugualmente stanziato 54 milioni di euro, evidenzia una distribuzione delle risorse primariamente dedicata al sostegno dei Servizi Domiciliari per anziani e disabili (21,1% del Fondo), al pagamento delle rette per l’accoglienza dei minori nella Comunità residenziali (20,9%), al cofinanziamento dei servizi per la prima infanzia (17,6%), e a seguire, in misura minore, il sostegno agli interventi di affido (8,2%), i servizi domiciliari per minori (9,5%), i Centri Socio Educativi (5,5%), le Comunità Alloggio per disabili. (3,9%)

Un quadro complessivo che conferma sostanzialmente le percentuali di utilizzo del 2018.

 

Il cofinanziamento delle Unità di Offerta sociali

Per il 2020 vengono stanziati 54 milioni, pari alle risorse del FSR 2019 (DGR 1978 del 22/07/2019), per cofinanziare servizi e interventi relativi alle aree Minori e Famiglia, disabili e anziani. Le risorse cofinanziano dunque, unitamente alle risorse dei Comuni, le azioni previste dalla programmazione del Piano di Zona 2018-2020.

I criteri di riparto tra gli Ambiti sono quelli definiti e utilizzati per gli anni 2018 e 2019:

1) 50% delle risorse ripartite su base capitaria (popolazione ISTAT al 1° gennaio 2020);

2) 30% delle risorse ripartite sulla base dei seguenti dati:

  • numero posti delle unità di offerta sociali attive al 31/12/2019 (Anagrafica regionale AFAM);
  • numero utenti dei servizi di assistenza domiciliare per persone anziane, persone con disabilità e minori (rendicontazione da Fondo Sociale Regionale 2019 – flusso informativo Schede domiciliari);
  • numero minori in affidamento familiare (rendicontazione da Fondo Sociale Regionale 2019 – flusso informativo Affidi);

3) 20% delle risorse ripartite sulla base del numero di unità di offerta sociali cofinanziate con il Fondo Sociale Regionale, (rendicontazione 2019 – flussi informativi Schede analitiche e Schede domiciliari) rapportato sul totale delle unità di offerta sociali attive al 31/12/2019 presenti nell’Ambito territoriale (Anagrafica regionale AFAM)

Anche rispetto alle Unità di offerta che possono essere sostenute, non si introducono particolari novità:

AREA MINORI E FAMIGLIA
  • Affidi: Affido di minori a Comunità o a famiglia (eterofamiliare o a parenti entro il quarto grado)
  • Assistenza Domiciliare Minori
  • Comunità Educativa, Comunità Familiare e Alloggio per l’Autonomia
  • Asilo Nido, anche organizzato e gestito in ambito aziendale
  • Micronido, Nido Famiglia e Centro per la Prima Infanzia
  • Centro Ricreativo Diurno e Centro di Aggregazione Giovanile
  • SFA minori (solo se già previsto)
AREA DISABILI
  • Servizio di Assistenza Domiciliare
  • Centro Socio Educativo
  • Servizio di Formazione all’Autonomia
  • Comunità Alloggio Disabili
AREA ANZIANI
  • Servizio di Assistenza Domiciliare
  • Alloggio Protetto per Anziani
  • Centro Diurno Anziani
  • Comunità Alloggio Sociale per Anziani
QUOTE AGGIUNTIVE
  • 5% per la costituzione presso gli Ambiti territoriali di un fondo di riequilibrio/riserva
  • 10% per altri servizi o interventi

 

Anche per quanto riguarda le modalità di utilizzo delle risorse a livello locale, le modalità operative e i processi definiti per l’erogazione delle risorse, non si evidenziano sostanziali novità rispetto all’anno passato.

 

Il sostegno ai servizi per la prima infanzia  

La principale novità, invece, di questa Delibera, è l’assegnazione di una quota del Fondo, pari a 6 milioni di euro, al sostegno dei servizi per la prima infanzia, che più di tutti gli altri hanno sofferto il periodo di chiusura delle attività   per emergenza sanitaria da Covid-19, nel periodo marzo-giugno 2020.

I servizi per la prima infanzia non sono gli unici in sofferenza a seguito delle misure restrittive, ma al momento con questo provvedimento le risorse sono univocamente dedicate a questi servizi, mentre per il sostegno ai servizi diurni e semiresidenziali per persone con disabilità si fa riferimento a futuri provvedimenti regionali a valere sulle misure nazionali urgenti connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19 (articolo 104 della legge 17 luglio 2020 n.77)

La necessità di un sostegno ai servizi per la prima infanzia, che si sono trovati a chiudere durante la fase di lockdown della primavera 2020, per garantite il mantenimento del sistema di offerta e garantire dunque possibilità di accesso e posti disponibili per l’anno scolastico 2020/2021 pari agli anni precedenti, si è resa evidente già durante i mesi di chiusura.

Come già abbiamo avuto modo di  raccontare su LombardiaSociale, diverse Regioni, già nel mese di maggio, avevano adottato provvedimenti per destinare risorse ai servizi rivolti alla fascia 0-3, volte soprattutto ad evitare la chiusura e dunque l’impossibilità di garantirne il riavvio alla ripresa dell’anno scolastico. Nei mesi di marzo e aprile, si sono moltiplicati gli appelli alla Regione a favore di un intervento che garantisse la tenuta a tenuta del sistema d’offerta 0/3 anni e la possibilità per bambini e famiglie di fruire di questi servizi.  Anche il Comune di Milano, dopo aver più volte richiesto un intervento regionale di sostegno agli asili nido, nel mese di maggio aveva stanziato 2,5 milioni di euro a sostegno dei soli asili nido privati del sistema di offerta comunale.

 

Con questa Delibera la Regione stanzia risorse in forma di indennizzo per il mantenimento delle unità dio offerta per la prima infanzia, in relazione al mancato versamento della retta da parte dei fruitori durante il periodo di sospensione delle attività.

L’indennizzo previsto è pari a 95 euro una tantum per ogni posto in esercizio per un massimo di 60 posti per gli asili nido, 10 posti per il micronido, 5 posti per il nido famiglia e 30 posti per i centri prima infanzia.

Un indennizzo parziale (parliamo di un massimo di 5.700 euro per un asilo nido) e che arriva in forte ritardo rispetto alla fase di emergenza e anche alla fase di riprogrammazione delle attività. Gli asili nido che potranno ricevere questo indennizzo, viste le tempistiche regionali, sono di fatto quelli che – nonostante tutto – sono riusciti a rimanere attivi, mentre nulla si è fatto, da parte regionale, per fronteggiare la chiusura e il fallimento di diversi servizi privati e la perdita di posti per un sistema di offerta che ancora, soprattutto in alcuni territori, non riesce a soddisfare a pieno la domanda.

Sarà dunque importante capire cosa è successo in questi mesi, quanti servizi hanno effettivamente terminato le attività e quanti invece potranno effettivamente beneficiare di queste risorse dedicate e se – anche in relazione al fatto che ci troviamo alla vigilia di un nuovo lockdown – queste riusciranno a offrire vero sostegno ai servizi, e quali opportunità ci saranno per dare loro continuità.