È opportuno interrompere la nostra attività per qualche tempo? E se, invece, decidessimo di continuare, quali articoli sarebbe bene pubblicare? Nelle scorse settimane in redazione ci siamo posti queste domande. Come tutti, eravamo spiazzati e sbigottiti dall’inedito – e drammatico – scorrere degli eventi. Alla fine, abbiamo ritenuto che il miglior contributo che il nostro osservatorio può offrire oggi consiste nello svolgere il suo compito di sempre – proporre conoscenze utili all’operatività – adattandolo al mutato contesto. Inizia qui, dunque, la prima newsletter successiva all’irrompere del Covid-19 in Lombardia.

 

Ci servono tre sguardi sul welfare lombardo

Per cominciare provo a mettere a fuoco il territorio inesplorato davanti a noi, cioè gli argomenti e le questioni riguardanti l’ambito di attenzione di LombardiaSociale – il sistema lombardo di welfare sociale e sociosanitario – dei quali bisognerà occuparsi nei prossimi mesi. Emergono tre aree tematiche, parzialmente sovrapposte ma da riconoscere nelle loro specificità.

I cambiamenti richiesti dal nuovo contesto

Mi riferisco alle trasformazioni che l’inedito scenario venutosi a creare richiede ai servizi sociosanitari e sociali. Innanzitutto, le modifiche da apportare agli interventi già esistenti così da assicurarne le massime presenza ed efficacia possibili a fronte delle regole di distanziamento sociale. Queste precauzioni rimarranno probabilmente in vigore a lungo e risultano particolarmente critiche per il nostro settore, fondato sulle relazioni tra le persone. Inoltre, la predisposizione di nuove risposte per affrontare il sicuro peggioramento delle condizioni economiche della popolazione con le varie dinamiche di impoverimento, crescita della disoccupazione, angosce personali e tensioni sociali che porterà con sé.  Questi sono i contenuti dei quali ci occupiamo nella Newsletter e che, come è naturale che sia, assorbono e assorbiranno gran parte dell’interesse in questa prima fase successiva al diffondersi della pandemia.

L’agenda pre-Covid

Prima che irrompesse la crisi, sul tavolo si stavano cumulando numerose questioni riguardanti le politiche della Regione Lombardia, come il nostro osservatorio ha frequentemente evidenziato. E, anzi, era diffusa la percezione che ci trovassimo davanti a uno snodo cruciale, dovuto all’incrocio tra il crescente numero dei temi inevasi e l’avanzare della consiliatura regionale. Quest’ultima, avviatasi nella primavera 2018, è entrata nel terzo dei suoi cinque anni: è noto che se si vogliono introdurre cambiamenti capaci di lasciare il segno, bisogna farlo nella prima metà della consiliatura.

Ora corriamo un rischio evidente: che lo sforzo da compiere per adattarsi alle conseguenze della pandemia e l’attenzione da questa suscitata mandino in soffitta l’agenda pre-Covid. Sarebbe fatale, perché le criticità manifestatasi sino a ieri non sono certo venute meno; semplicemente – in numerosi casi – stanno assumendo nuove forme. Sarebbe fatale, inoltre, perché – come mostrato oltre – proprio la recente crisi le ha messe in luce con particolare evidenza.

Gli insegnamenti della crisi

Secondo alcuni, le difficoltà che si stanno manifestando in questo periodo sono legate esclusivamente alla pandemia e come tali vanno esaminate. Se si sposa tale interpretazione, dunque, le vicende in corso non contengono indicazioni utili per lo scenario post-crisi. A mio parere, invece, quanto sta avvenendo rappresenta una lente d’ingrandimento con cui esaminare il modello lombardo di welfare, una verifica in condizioni estreme che permette di coglierne – con una nitidezza che la normalità non consente – aspetti positivi e criticità. Questa è, quindi, un’esperienza densa d’insegnamenti sulle strade da (non) intraprendere in futuro, che sarebbe sbagliato trascurare.

È ancora presto per proporre una simile lettura, che condurremo con il nostro abituale spirito costruttivo, ma i segnali sono chiari. Tra i nodi cruciali delle ultime settimane figurano: il rapporto tra gli ospedali e la rete dei servizi locali, il ruolo attribuito agli interventi nel territorio, la capacità dell’amministrazione regionale di governare il sistema. Sono tutti argomenti da tempo al centro della discussione sul welfare lombardo, e non potrebbe essere altrimenti. Infatti, dovendo reagire in tempi rapidi a una crisi inaspettata e di gravi proporzioni, è normale che un attore istituzionale non faccia altro che riproporre – sovente accentuandole, data la pressione a cui è sottoposto – le sue linee di azione abituali.

 

La storia ci lascia un messaggio

Di fronte a un futuro ammantato di incertezza, un punto merita di essere sottolineato. La storia del welfare state mostra come una crisi quale quella in atto, che in modi diversi tocca tutte le politiche di welfare e la popolazione interessata, raramente passi senza lasciare tracce profonde. Può costituire l’opportunità per un ripensamento positivo del sistema, uno scatto in avanti che fa delle difficoltà l’occasione per affrontare quei nodi che – in condizioni normali – è difficile sciogliere. Oppure può portare a un’accelerazione e a un peggioramento delle criticità già esistenti, dovuti all’incapacità di reagire opportunamente all’accaduto e al conseguente diffondersi di confusione nelle politiche e di disillusione tra i soggetti coinvolti.

Il realizzarsi del primo scenario è l’obiettivo per il quale bisogna impegnarsi, anche perché rappresenta l’unica opportunità di dare (per quanto possibile) un senso alla tragedia che si è consumata nella nostra regione. Affinché ciò avvenga sarà essenziale – nelle settimane e nei mesi davanti a noi – alimentare un serrato confronto di merito sui cambiamenti richiesti dal mutato contesto, sulla realizzazione dell’agenda pre-Covid e sugli insegnamenti lasciati dalla pandemia. È ciò che proveremo a fare in questo sito.