Regione Lombardia ha deciso di rilanciare l’esperienza del Reddito di Autonomia regionale anche per il 2016, destinandogli nuove risorse e introducendo modifiche anche rilevanti alle cinque misure che vanno a comporre la strategia lombarda “per favorire l’autonomia delle persone e garantire opportunità reali di inclusione sociale”. Se in altri articoli abbiamo descritto la natura dell’intervento lombardo e analizzato le caratteristiche della misura, qui approfondiamo l’analisi comparativa avviata nel precedente articolo: quale approccio hanno avuto le altre regioni per contrastare le situazioni di povertà e rischio d’esclusione sociale? Vi sono differenze sostanziali, o le regioni italiane si muovono tutte in un’unica direzione?

Chi sono i poveri per la Lombardia e chi sono i poveri per le altre regioni?

Una delle dimensioni cruciali per comprendere la natura dell’intervento proposto è guardare chi sono nello specifico i potenziali beneficiari, ovvero a chi è destinata la misura. Nel caso lombardo, la questione è particolarmente complessa perché il Reddito di Autonomia, come è noto, si compone di cinque misure, ciascuna con proprie caratteristiche ma uno scopo comune: favorire l’integrazione sociale.
Regione Lombardia ha scelto, infatti, di destinare il Reddito di Autonomia alle famiglie a rischio di impoverimento e/o sottoposte a nuovi rischi povertà piuttosto che affrontare il complesso e irrisolto tema della povertà assoluta e della marginalità sociale. Vediamo così che le soglie d’accesso per le varie misure, già comparativamente piuttosto elevate, sono aumentate in questa nuova versione passando da una soglia di 18mila euro ISEE per beneficiare dell’esenzione del superticket, a una di 20mila euro ISEE per accedere alle altre misure (Bonus Famiglia, Voucher Autonomia, Nidi Retta Zero).
Decisamente più ridotta è la platea dei beneficiari individuata dalle Regioni che hanno deciso di intervenire nel contrasto alla povertà assoluta. In Friuli Venezia Giulia, il Sostegno d’Inclusione Attiva interviene a favore di nuclei con ISEE inferiore ai 6mila euro, una soglia simile a quella posta a Trento, dove, però, hanno costruito un indice specifico; in Molise e Puglia la soglia è addirittura posta a 3000 euro annui; in questi casi, data la presenza di risorse ridotte, é stata fatta la scelta di concentrarsi sulle fasce più bisognose.

Frammentazione vs organicità

Se il Reddito di Autonomia lombardo è caratterizzato dalla presenza di cinque differenti misure, il risultato implicito di questa scelta è quello di introdurre requisiti “categoriali”, ovvero che distinguono categorie di beneficiari – bambini, anziani non autosufficienti, disoccupati di lungo periodo –  meritevoli di sostegno, da altre – ad esempio i giovani lavoratori atipici, le madri sole, i migranti, le situazioni di marginalità – che al contrario cadono al di fuori da queste categorie.

Interventi Categoriali

Universalismo selettivo

Lombardia

Bonus Famiglia;

Nidi Retta Zero;

Voucher Autonomia;

Progetto inserimento; lavorativo

Esenzione superticket

Basilicata

Reddito Minimo d’Inserimento

Friuli Venezia Giulia

Sostegno Inclusione Attiva

Molise

Reddito Inclusione Sociale Attiva

Puglia

Reddito di dignità

Provincia di Trento

Reddito di garanzia

 

La decisione di alcune regioni intervenute recentemente nel settore – Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Molise, Puglia, e a breve Emilia Romagna – è stata quella di intervenire con strumenti unici, facendo riferimento al principio del cosiddetto universalismo selettivo: tutti gli individui con un reddito inferiore a una determinata soglia (vedi sopra) possono accedervi. Ciò non significa che gli interventi introdotti si limitino al sostegno economico: questi prevedono la scrittura di un patto tra amministrazione e beneficiario, in cui quest’ultimo s’impegna alla realizzazione di un percorso d’integrazione sociale e/o lavorativa che mira alla sua attivazione. Si tratta di piani personalizzati che assumono diverse connotazioni nei vari contesti regionali, ma in generale includono l’assistenza famigliare, matching domanda e offerta specializzato per utenza, corsi di formazione e riqualificazione, fino ad arrivare a esperienze di lavoro protette, stage e tirocini. Si è scelta perciò la via dell’organicità: risposta a un unico bisogno ben definito – la povertà economica – attraverso un insieme di strumenti coordinati e organici, cui si accede tramite un solo processo di selezione e criteri d’accesso uniformi.

Sperimentalità vs strutturalità

Tradizionalmente, uno dei limiti principali che hanno caratterizzato gli strumenti di contrasto alla povertà in Italia – a livello nazionale come a livello regionale – è stato il loro carattere sperimentale e temporaneo. Gli schemi di reddito minimo introdotti tra il 2004 e il 2009 in varie regioni, così come la sperimentazione nazionale del Reddito Minimo d’Inserimento del 1998, hanno avuto, infatti, vita breve. Da questo punto di vista, ne va comunque riconosciuta l’utilità: hanno mostrato che si tratta di strumenti complessi, che richiedono una capacità di stimare il reddito per determinare chi tra i richiedenti abbia diritto ad accedervi, e una capacità d’integrare servizi sociali, sanitari e centri per l’impiego, al fine d’individuare i percorsi d’integrazione sociale e lavorativi più adatti alle competenze di ciascun individuo e alle necessità di ciascuna situazione. Si tratta dunque d’interventi che richiedono un investimento sicuro di lungo termine in questo specifico settore di policy, che permetta all’amministrazione una progettazione a lunga scadenza e un investimento nelle infrastrutture organizzative.

 

Regione

Stanziamento di bilancio
(Mln. di euro)

Programmazione

Basilicata

7.7 mln[1]

Triennale

Friuli Venezia Giulia

14.75

Triennale

Lombardia

90 mln

Annuale

Puglia

70 mln

Quinquennale

Provincia Autonoma di Trento

Estendibile a seconda del bisogno:
no vincoli di bilancio

Strutturale

Valle d’Aosta

Estendibile a seconda del bisogno:
no vincoli di bilancio

Strutturale

 

A proposito del Reddito di Autonomia, seppur in questa nuova formula “rivisitata”, le prospettive in termini di investimenti non sono rassicuranti. Regione Lombardia, infatti, pur avendo destinato una quota di risorse considerevole per il 2016, non ha ancora previsto una programmazione di bilancio chiara e definita per i successivi anni di governo. Relativamente migliore è, d’altra parte, la situazione nelle altre regioni qui considerate, dove gli interventi sono stati finanziati e programmati nella maggior parte dei casi in via sperimentale, sebbene per l’intera durata della legislazione consigliare, il che garantisce una programmazione quanto meno quinquennale agli interventi. Così in Friuli Venezia Giulia il Sostegno di Inclusione Attiva ha natura di intervento sperimentale, della durata di 3 anni a decorrere dall’entrata in vigore del relativo regolamento di attuazione. Anche in Basilicata, la somma occorrente per finanziare il Reddito Minimo d’Inserimento trova copertura finanziaria per il triennio 2015-2017. La Regione Puglia ha ad oggi previsto un investimento pari a 70 milioni all’anno per cinque anni, salvo poi indicare che un’eventuale istituzionalizzazione del Reddito di Dignità dipenderà dalla valutazione congiunta di Consiglio e Giunta Regionale. Siamo ancora lontani, tuttavia, dai casi virtuosi della Valle d’Aosta e delle Province Autonome di Trento e Bolzano, dove esistono oramai da anni interventi strutturati e non estemporanei di contrasto alle situazioni più gravi (e non) di povertà.


[1] Vedi Regione Basilicata, deliberazione n.202 del 24 febbraio 2015. A questi si dovrebbero aggiungere circa 40 milioni provenienti dalle royalties del petrolio.