Il primo rapporto sul Secondo welfare in Italia offre, a partire dal lavoro realizzato da Percorsi di secondo welfare, una rassegna delle esperienze di secondo welfare presenti in Italia, realizzando una panoramica rispetto ai principali protagonisti e alle dinamiche di sviluppo in corso in questo settore.
Tra i tanti spunti presenti nel rapporto concentriamo qui l’attenzione sulla specifica area del welfare aziendale e contrattuale, rispetto a cui la panoramica nazionale offre alcuni spunti per leggere quanto realizzato in questi anni da Regione Lombardia attraverso le misure di sviluppo del welfare aziendale e interaziendale, già ampiamente analizzate su questo sito.
Gli attori del welfare aziendale
Il welfare aziendale, inteso come “l’insieme di benefits e servizi offerti dall’azienda ai propri dipendenti al fine di migliorarne la vita privata e lavorativa” è descritto qui come il risultato dell’interazione di diversi attori: imprenditori, parti sociali e istituzioni, caratteristica che colloca a pieno titolo il welfare aziendale nel campo del secondo welfare.
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Gli attori del welfare aziendale |
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| Imprese | Erogano servizi e benefits ai propri dipendenti |
| Stato | Influenza l’iniziativa privata attraverso politiche fiscali |
| Stanzia risorse economiche e organizzative per lo sviluppo di progetti specifici | |
| Parti sociali | Partecipano alla definizione delle pratiche nella contrattazione collettiva e aziendale, conferendo legittimità al sistema |
| Società di consulenza e providers di servizi | Diffondono le pratiche e sensibilizzano i datori di lavoro |
| Aggregano l’offerta sul territorio | |
Il welfare aziendale in concreto
Per sistematizzare con chiarezza i servizi che si possono ragionevolmente collocare all’interno del welfare aziendale, l’autrice del rapporto propone due prime e sostanziali distinzioni:
- Il welfare aziendale non comprende i fringe benefits , ossia tutti gli strumenti che vengono assegnati ai singoli per lo svolgimento del proprio lavoro, come ad esempio computer, telefono, auto aziendale, etc..
- È importante distinguere quanto costituisce il pacchetto retributivo del singolo da benefits e servizi offerti alla totalità dei dipendenti o a intere categorie, ricordando che gli sgravi fiscali previsti riguardano solo questi ultimi.
Considerando dunque, come proposto dall’autrice del rapporto, il welfare aziendale come l’insieme di servizi e benefits che riguardano tutti i dipendenti, o almeno intere categorie di questi, si possono identificare quattro aree principali all’interno delle quali è possibile collocare le varie e diverse iniziative che le aziende e le imprese realizzano:
- Area della conciliazione famiglia-lavoro: flessibilità dei tempi e sostegno alla gestiuone familiare (ad es: flessibilità oraria, permessi retribuiti, congedi parentali, rimborso alla gestione dei figli, etc)
- Area della salute: contributi previdenziali e assistenza sanitaria (assicurazioni o casse sanitarie, check up e programmi di prevenzione)
- Area del sostegno al reddito (ad es. rimborsi spese e buoni acquisto, convenzioni con negozi per la fornitura alimentare, etc)
- Area della formazione e dell’istruzione in un’ottica di life long learning (corsi di aggiornamento, lingua o informatica o rimborso dei costi sostenuti dai dipendenti)
Un welfare per quali aziende?
Il principale rischio enucleato da rapporto rispetto allo sviluppo del welfare aziendale in Italia riguarda la possibilità che esso si sviluppi soprattutto a beneficio dei dipendenti di grandi e medie imprese, escludendo di fatto le realtà imprenditoriali minori, i cui lavoratori tuttavia costituiscono l’80% degli occupati .
Quali sono dunque gli strumenti attraverso cui anche le PMI possono avvicinarsi a questo settore e sviluppare misure di welfare aziendale? La strada che concretante si sta scegliendo in alcuni territori (in particolare la Lombardia, si veda più sotto) è quella della condivisione progettuale e di risorse tra gli attori locali pubblici e privati per sostenere e sviluppare misure di welfare aziendale e interaziendale, che abbiano però anche respiro territoriale.
I principali strumenti di natura organizzativa, aziendale e contrattuale che si incontrano nel panorama italiano sono:
- I contratti di rete: costituzione di reti di imprese (oggi più di mille sul territorio italiano) per aumentare la capacità competitiva e le potenzialità di business attraverso lo scambio di prestazioni di tipo industriale, commerciale, tecnico o tecnologico. Le esperienze di utilizzo di tali contratti anche per l’implementazione di misure di welfare sono ancora poche e molto recenti ma indicano una direzione di sviluppo possibile.
- I patti per lo sviluppo: costituzione di sistemi territoriali condivisi a partire dall’impegno delle associazioni datoriali locali che si muovono coinvolgendo iscritti e rappresentanze sindacali.
- La contrattazione di secondo livello: inclusione di misure di welfare negli accordi di contrattazione decentrata
- I bandi o progetti di sostegno alle imprese da parte delle amministrazioni locali: rientrano qui tutte le iniziative locali regionali di sostegno alle imprese per la definizione di sistemi di welfare attraverso la pubblicazione di bandi, l’apertura di sportelli per fornire consulenza e supporto organizzativo, la costituzione di reti territoriali.
Qualche dato sulla diffusione nazionale
Recenti ricerche mostrano che la quasi totalità delle grandi imprese italiane è interessata da qualche forma di welfare. In particolare il rapporto riporta i dati di un’indagine svolta su più di 300 imprese italiane :

Per quanto riguarda la tipologia degli interventi attivati, questi i dati proposti dalla ricerca:

Le questioni aperte indicate dal Rapporto
Il rapporto indica, in conclusione, alcune questioni aperte che riguardano lo stato attuale della diffusione e dell’utilizzo del welfare aziendale:
- Gli effetti perversi rispetto al complessivo sistema di welfare, dettati dall’offerta di tutele sulla base dello status professionale e dalla conseguente frammentazione tra un welfare pubblico residuale dedicato solo agli outsiders del mercato del lavoro, e un welfare privato dedicato ai lavoratori;
- Il trattamento fiscale dedicato ad agevolare iniziative di welfare aziendale potrebbe svilupparsi ulteriormente per divenire ancora di più a favore delle imprese, ma si pone il quesito relativo ai mancati introiti di cui l’intero sistema di fiscalità soffrirebbe, a fronte di vantaggi esclusivi per alcuni e specifici beneficiari;
- La questione femminile, in relazione, in particolare al tema della conciliazione tra famiglia e lavoro che evidenzia uno stato di arretratezza rispetto a quanto già sviluppato da altri paesi europei.
- La cura degli anziani non autosufficienti, ancora scarsamente coperta da soluzioni di carattere assicurativo o considerata ancora marginale rispetto ad iniziative di servizi e permessi.
- Disomogeneità territoriale: il divario tra Nord e Sud costituisce, insieme all’accentuata frammentazione territoriale tra aree più economicamente sviluppate di altre, uno dei grossi nodi ancora aperti rispetto a questo tema.
Dove si colloca la Lombardia?
Le misure lombarde di sviluppo del welfare aziendale e interaziendale, già ampiamente trattate su questo sito e ad oggi ancora in corso, sono richiamate all’interno del rapporto come interessante sperimentazione , per i seguenti motivi:
- il richiamo a misure diverse integrate tra loro: il bando regionale di finanziamento di progetti di welfare aziendale prevede la contrattazione di secondo livello, avviata o conclusa, come requisito di accesso al finanziamento.
- L’inserimento delle aziende all’interno di un “sistema di governance condiviso ma supervisionato dalle istituzioni locali, in un interessante mix innovativo di iniziative top-down e bottom up.”
- Uno sguardo particolarmente attento alle PMI (che costituiscono la larga maggioranza delle imprese lombarde), tradizionalmente escluse da questo tipo di misure, attraverso il sostegno alla costituzione di reti di imprese e alla definizione di accordi che consentano anche a queste imprese di accedere ai finanziamenti previsti.