Cosa si sa a proposito dell’evoluzione della spesa sociale dei comuni?

Cerchiamo di riassumere i principali risultati che emergono dalla rilevazione Istat, “I bilanci consuntivi delle amministrazioni comunali, anno 2011” e da un recente studio realizzato della Cisl in materia di welfare locale

[1]. Entrambi i lavori elaborano i rendiconti dei comuni.
Come sta cambiando l’impegno dei comuni in questo settore secondo la rilevazione Istat (si noti che si tratta di dati ancora provvisori  ma, comunque, con una buona copertura campionaria[2])?

In generale (Prospetto 8 diffuso dall’Istat – in allegato) nel Paese la spesa  comunale si sta riducendo (-2,7% nel 2011), come era ragionevole attendersi per l’impatto dei tagli delle manovre dell’ultimo biennio (inasprimento del patto di stabilità, tagli ai trasferimenti erariali e riduzione dei fondi nazionali di sostegno al settore); nel campo del sociale, la contrazione è piuttosto pronunciata (-5,5% nel 2011), tagli che in alcune aree arrivano addirittura al 14,4% (dato del Sud); le sforbiciate al sociale, comunque, interessano tutte le ripartizioni geografiche, sebbene al Nord siano più mitigate (-2,6% nel Nord Ovest e -4,3% nel Nord Est).
E’ possibile, dalle tavole pubblicate, ricavare informazioni più specifiche e affinate per la Lombardia (tab. 1). Ne risulta che nel 2011 la spesa corrente per la funzione sociale – al netto del servizio necroscopico e cimiteriale – in questa regione è diminuita nominalmente dell’1,7%; in particolare, scende la spesa per gli asili nido e gli altri servizi per minori (-3,8%) e quella per le strutture per anziani (-6,4%). Per quel che riguarda i servizi che si rivolgono ad un’utenza di tipo trasversale, nel loro complesso la spesa è stabile (nello specifico, la voce di bilancio “prevenzione e riabilitazione” si espande del 20,9%, mentre “Assistenza, beneficenza pubblica e servizi diversi alla persona” risulta in calo dell’1,6%)[3].
E’ il primo anno che i comuni registrano una diminuzione della spesa per il sociale. Nel 2010 la stessa spesa era cresciuta dell’1,5% (si veda articolo dedicato).
La contrazione registrata nel sociale è stata superiore a quella avvertita in generale dai bilanci dei comuni lombardi: i tagli alla spesa corrente complessiva risultano pari allo 0,2%, inferiori, dunque, a quelli nei servizi sociali (1,7%). In altre parole il sociale è risultato più vulnerabile ai tagli rispetto agli altri settori di spesa che hanno dimostrato una maggiore capacità di conservazione nella crisi. Nell’ultimo anno si assiste, dunque, ad una leggera diminuzione dell’importanza del welfare nei bilanci dei comuni lombardi (dal 17,2% del 2010 al 17% del 2011). A livello procapite le risorse per il sociale scendono da 154,3 eur del 2010 a 150,3 eur del 2011.

Da un punto di vista organizzativo, i comuni lombardi erogano i propri servizi sociali prevalentemente acquistando servizi da terzi produttori : oltre il 53% della spesa sociale è rappresentata da spesa per “prestazione di servizi”.  Questa voce si è addirittura rafforzata nell’ultimo esercizio (+2,7%), a riprova di un sempre maggiore livello di esternalizzazione dei servizi. Per di più, nell’ultimo anno è diminuita la spesa per personale direttamente impiegato dai comuni nel settore sociale (-2,9%):  si tratta evidentemente degli effetti dei blocchi al turn over nel pubblico impiego (in particolare delle limitazioni introdotte dal DL 78/2010 che ha impedito il rinnovo di una parte degli incarichi di personale con contratti a termine ).

Una componente che si rivela in discesa è la spesa sociale tramite trasferimenti (-9,4%). In questa voce –  che pesa per un quarto sulla spesa sociale lombarda –  rientrano sia i contributi monetari erogati a famiglie/terzo settore che i contributi che i comuni versano per le forme associative/gestioni associate di servizi (purtroppo non è possibile isolare le due componenti). La riduzione osservata potrebbe essere l’effetto della diminuzione dei titoli sociali diffusi negli anni precedenti (come impiego dei vari fondi Intesa famiglia, Fnps, Fna ), il cui sviluppo è stato interrotto dal venir meno dei fondi che li alimentavano; potrebbe anche essere un segnale di un arretramento nei processi di associazionismo (una questione che si potrà appurare quando sarà disponibile l’indagine censuaria Istat sul 2011).

Cosa sta avvenendo sul fronte delle entrate per servizi sociali? Nel complesso nel 2011 i comuni lombardi registrano una diminuzione della entrate per la funzione sociale del 4,1%. Rispetto al passato, in particolare, si interrompe la crescita dei proventi per gli asili (voce aumentata sensibilmente nel 2010, che nel 2011 risulta stabile); in discesa nel 2011 gli accertamenti  per i servizi residenziali per gli anziani (-7%) e quelli per servizi rivolti al resto dell’utenza (-5,1%), come ad esempio il Sad. In generale è indicativo di una diminuzione della domanda di assistenza pubblica formale, si suppone scoraggiata dai livelli delle compartecipazioni ai costi.

Tab. 1 – Spesa ed entrate per la funzione sociale* dei comuni lombardi, 2010/2011

spese  correnti (impegni)

entrate extratributarie (accertamenti)

2010

2011

variaz.

2010

2011

variaz.

                      v.a. in milioni

– Asili nido, servizi per l’infanzia e per i minori

441,2

424,6

-3,8%

69,1

69,1

0,0%

-Strutture residenziali e di ricovero per anziani

171,9

160,9

-6,4%

83,2

77,4

-7,0%

Servizi trasversali

903,2

904,9

0,2%

37,0

35,1

-5,1%

di cui Servizi di prevenzione e riabilitazione

70,8

85,6

20,9%

2,0

2,8

36,9%

di cui Assistenza, beneficenza pubblica e servizi diversi alla persona

832,4

819,3

-1,6%

35,0

32,3

-7,6%

Totale sociale

1.516,3

1.490,4

-1,7%

189,4

181,6

-4,1%

di cui spesa per personale

297,7

288,9

-2,9%

di cui spesa per acquisto servizi

771,4

792,1

2,7%

di cui spesa per trasferimenti

404,1

366,2

-9,4%

Totale spesa corrente

8.807,3

8.792,8

-0,2%

 incidenza spesa sociale/spesa corrente

17,2%

17,0%

0,3%

spesa pro-capite

154,313

150,278

Fonte Istat – I bilanci consuntivi delle amministrazioni comunali, valori provvisori*al netto del servizio necroscopico e cimiteriale

 

Anche lo studio della Cisl sottolinea l’ arretramento della funzione sociale nei bilanci comunali.
Questa fonte dichiara una riduzione, a livello nazionale della spesa corrente sociale (al netto del servizio necroscopico e cimiteriale) addirittura dell’11% nel 2011[4]. Si tratterebbe di tagli superiori a quelli registrati nel complesso dalla spesa corrente dei comuni (-8%), come dire che questo settore è stato molto più esposto alle manovre rispetto al resto del bilancio dei municipi; lo conferma anche il dato sull’incidenza della spesa sociale sulla spesa corrente, sceso – a livello nazionale – dal 15,55% al 15,12% tra il 2010 e il 2011 (questo studio definisce questo indicatore come “propensione al sociale dei comuni”). Sotto questo profilo i comuni lombardi si rivelano, comunque, con un’elevata propensione al sociale (17,51% nel 2011), ovvero con una buona incidenza della spesa sociale rispetto al dato del Paese.
Interessante, a tale riguardo, scoprire che all’aumentare della dimensione comunale, la propensione al sociale fino ad un certo punto cresce per poi diminuire quando si considerano gli enti con oltre 100.000 abitanti (tab. 3).
Curioso constatare come nella classifica nazionale dei comuni che investono una maggiore risorse correnti nel sociale risultino anche due amministrazioni lombarde: Besana in Brianza (36,22%, settimo posto ) e Parabiago (33,11%, decimo posto).

Tab. 3 – La propensione al sociale nei comuni lombardi per fasce dimensionali di popolazione, 2011, valori %

0-4.999 5.000-14.999 15.000-29.999 30000-49.999 50.000-99.999 Oltre 100.000 tot
8,83 16,78 21,67 22,06 22,12 17,8 17,51

 

Di questo studio è interessante anche  lo sforzo di capire quanto gli investimenti dei singoli comuni nel  sociale assorbano delle risorse proprie dei comuni (si considerano solo le entrate tributarie e le entrate della gestione dei servizi locali, mentre si escludono le entrate provenienti da trasferimenti dallo Stato).
Se a livello nazionale il sociale assorbe nel 2011 il 19% delle entrate proprie dei comuni, in Lombardia l’incidenza è inferiore (18,4%): lo studio della Cisl interpreta questo risultato come una maggiore indipendenza della spesa sociale lombarda dai trasferimenti dello Stato rispetto alle restanti regioni, che in prospettiva significa maggiori possibilità di fare leva sulle risorse proprie per investimenti in questo settore.
Da una lettura congiunta tra questo dato e l’evidenza che in Lombardia la propensione al sociale è più alta della media nazionale, gli autori riconoscono una buona capacità del sociale lombardo di essere indipendente, di poter contare sulle proprie risorse e, quindi, di mantenere i livelli di spesa raggiunti (rispetto, ad esempio ad altre situazioni regionali in cui la spesa sociale dipende maggiormente dai trasferimenti dallo Stato).
Infine, lo studio si interroga sul legame tra welfare locale e rigore di bilancio, ovvero si chiede se si può coniugare elevata spesa per il sociale e capacità di assicurare un bilancio finanziariamente sano, in equilibrio.

Dal confronto tra salute finanziaria dei comuni (ricostruita attraverso un elaborato sistema di indicatori ad hoc) e propensione al sociale dei comuni, emerge che – su base nazionale – nei territori dove c’è un’alta propensione al sociale c’è anche una buona salute finanziaria: si tratterebbe, quindi, di due obiettivi compatibili.
Certo, come sottolineano gli stessi autori, non è chiara quale sia la causa e quale l’effetto (si potrebbe anche interpretare come una maggiore possibilità di spendere nel sociale dei comuni con i bilanci sani, rispetto a quelli più in difficoltà finanziarie). Purtoppo su questo indicatore non sono riportati i risultati per regione.
Lo studio della Cisl riporta infine alcuni dati sui comuni capoluogo di regione. Milano si rivela – rispetto al resto dei capoluoghi – un comune con una propensione al sociale scarsa (il settore incide per il 15,7% sulla spesa sociale, contro una media del 18,5%) e con un elevato livello di esternalizzazione di questi servizi (59,3%, contro una media del 53%). Interessante anche il dato sulla copertura tariffaria dei costi dei servizi con le rette che, nel caso degli asili, raggiunge il 13,7%, contro una media dell’8,1%. Da ultimo, la quota di entrate proprie assorbite dal sociale è particolarmente bassa (18,6% contro una media del 30,5%).

 


[1]Cisl ,Dipartimento Politiche Sociali e della Salute e Fnp Pensionati (2013), “Il welfare nei conti degli enti locali”, Una lettura sociale dei bilanci dei capoluoghi di Regione sulla base dei dati Aida PA- Bureau van Dijk, Edizionilavoro
[2] Comunque il confronto avviene con i dati sempre provvisori degli anni precedenti. Per l’indagine 2011 l’Istat aveva a disposizione bilanci corrispondenti a comuni che rappresentavano il 90% della popolazione. I valori diffusi sono relativi all’universo della popolazione nazionale ricostruito tramite coefficienti di espansione. Nel caso della Lombardia i bilanci disponibili corrispondono al 96,5% della popolazione.
[3] Da pochi anni il modello dei bilanci comunali prevede la nuova voce “prevenzione e riabilitazione”. Potrebbe darsi che l’oscillazione registrata da questo servizio sia dovuta alla classificazione in questa riga di spese collocate in precedenza nella voce “Assistenza, beneficenza pubblica e servizi diversi alla persona”. Per cercare una omogeneità nel confronto tra i due anni abbiamo preferito aggregare le due voci.
[4] Purtroppo non viene riportato il grado di copertura della rilevazione, ma semplicemente la fonte Banca dati Aipa PA –Bureau Van Dijk

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