In un precedente articolo pubblicato a marzo su questo sito, avevo ripreso le indicazioni regionali in merito alla realizzazione di progetti aziendali e di reti interaziendali per la conciliazione, mettendo a fuoco i principali interrogativi in merito agli esiti di questa sperimentazione.
A un anno e mezzo dall’avvio dei progetti, la cui conclusione è prevista per gennaio 2014, ho cominciato a raccoglierne i primi esiti e a trarre qualche considerazione in merito.

La nascita dei progetti

I tre progetti qui analizzati[1], il progetto Famiglie del Sole realizzato dalla Cooperativa Cantiere del Sole di Brescia, il progetto Tempo al tempo realizzato dal Consorzio Sol.Co di Mantova e il progetto Interventi di welfare in Cooperativa realizzato dalla Cooperativa Servizi Sociali Altolago di Dongo, forse perché nati in contesti di tipo cooperativistico che agiscono nell’ambito dei servizi e degli inserimenti lavorativi, hanno avuto una genesi molto simile.
L’emissione del bando di finanziamento da parte di Regione Lombardia ha costituito sin da subito, per tutti e tre i casi, una occasione importante per intervenire in modo strutturato sul tema della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e sul sostegno al reddito dei dipendenti.
La domanda forte, da parte dei dipendenti, di individuare misure e interventi che potessero facilitare la permanenza sul luogo di lavoro alleviando la fatica della gestione dei tempi familiari, di mettere a sistema pratiche di scambio e di conciliazione informali, di compensare situazioni contrattuali sfavorevoli, era già stata intercettata e riconosciuta in tutti e tre i contesti, grazie anche all’attenzione già data al tema da parte delle tre direzioni.
In questo senso, dunque, la proposta di finanziamento regionale ha costituito l’occasione per formalizzare pratiche già avviate informalmente e per avviare nuovi interventi maggiormente strutturati che, in alcuni casi, hanno visto il coinvolgimento anche di altre cooperative consorziate alle titolari del progetto.
In tutti e tre i casi sembra ben riuscita la costruzione di progetti disegnati su misura  rispetto alle caratteristiche peculiari del contesto di attuazione, sia in termini di bisogni rilevati  sia in termini di possibili risorse da attivare.

La Cooperativa AltoLago di Dongo, per esempio, vista la difficile conformazione del territorio su cui opera, ha individuato come criticità significativa per i dipendenti lo spostamento quotidiano tra casa e posto di lavoro. Da qui, la scelta di intervenire strutturando servizi di pre e post scuola e di disbrigo pratiche in quanto, soprattutto per le pratiche, è spesso necessario lo spostamento fino a Como che richiede un grande dispendio di tempo.

La Cooperativa Cantiere del Sole, invece, in linea con la propria mission aziendale di intervento in ambito ecologico e di riduzione degli sprechi tramite la distribuzione degli scarti di super e ipermercati, ha rafforzato un servizio salva reddito che già effettuava, aggiungendo alla già abituale distribuzione settimanale a tutti i dipendenti di una cassetta di generi alimentari, la realizzazione di convenzioni con diversi servizi e negozi della zona per facilitare economicamente i propri dipendenti e orientare la loro attenzione verso nuovi modalità di consumo, più attente alla produzione locale e alla riduzione degli sprechi.

Il Consorzio Sol.Co, a fronte di un’esigenza diffusa tra i dipendenti di supporto nella cura dei figli in orario extrascolastico e nei periodi di vacanza scolastica, e potendo contare sulla presenza tra le proprie cooperative socie di competenze e interventi già attivi in questo senso, ha facilmente costruito il matching tra domanda e offerta.

Guardando a questi tre progetti, dunque, possiamo osservare che i finanziamenti regionali hanno contribuito all’avvio e al consolidamento di azioni conciliative strettamente connesse alla domanda dei dipendenti e al loro contesto territoriale e lavorativo e non si è verificata una adesione, puramente strumentale all’ottenimento del finanziamento, a modelli di conciliazione standardizzati poco coerenti ed adeguati ai contesti lavorativi e organizzativi titolari dei progetti. Anzi, le risorse, in tutti e tre i casi descritti, hanno incontrato contesti già molto attrezzati sul tema della conciliazione e dunque pronti ad intervenire in modo consistente.

Tabella 1  I tre progetti

Ente titolare Finanziamento regionale Principali azioni
Cooperativa Cantiere del Sole 86.825 euro

268 destinatari di progetto

• Attività di educazione ambientale per figli dei dipendenti aperte al territorio

• Rete di acquisto di servizi a prezzi calmierati

• Banca del tempo

• Servizio di stireria

Consorzio Sol.Co 192.000 euro

537 lavoratori

• GAS (gruppi di acquisto) aziendale
• Rete di acquisto di servizi a prezzi calmierati• sostegno al disbrigo di pratiche e commissioni direttamente dal luogo di lavoro•servizi di cura per bambini (babysitter, CRES)

• orientamento ai servizi di assistenza sul territorio (servizi sociali, sanitari…)
• sostegno alla genitorialità (consulenze pedagogiche, sostegno alla maternità)

•Family Point per la raccolta e la diffusione delle informazioni sulle misure di welfare aziendale e di conciliazione

Cooperativa Servizi Sociali Alto Lago 92.768 euro

35 destinatari

•Pre e post nido

•Servizio doposcuola

•Supporto disbrigo pratiche

•Sportello family friendly rivolto alle aziende del territorio

•Adeguamento organizzativo

Il contesto locale e le reti per la conciliazione

Una delle questioni che mi interrogavano rispetto a queste misure di welfare aziendale era quanto i progetti fossero in grado di portare le aziende a rafforzare le connessioni e i legami con il proprio contesto territoriale di appartenenza e con la simultanea nascita delle reti provinciali per la conciliazione quale risorsa per mettere a sistema tutti gli interventi e i soggetti attivi sul tema.
Nei tre casi qui esaminati, sembrerebbe essersi realizzata un’importante apertura e connessione con i contesti territoriali e in particolare:

  • i tre progetti sono stati coinvolti, sebbene in misure e con modalità diverse, nelle tre reti provinciali per la conciliazione (Mantova, Como e  Brescia) e, anche grazie a queste, sono entrati in contatto e si sono confrontati con gli altri progetti aziendali attivi nel proprio territorio provinciale e in qualche caso hanno avviato un rapporto collaborativo con gli enti e le istituzioni locali;
  • il consorzio e le due cooperative titolari hanno tentato, per quanto possibile, di lavorare sull’estensione dei servizi previsti ai lavoratori di altre cooperative/aziende a loro affini (ad es. socie dello stesso consorzio o con cui erano già attive collaborazioni) per ampliarne il numero dei beneficiari, in particolare rispetto ad attività in cui i grandi numeri potevano risultare un’agevolazione per gli stessi servizi, ad es. le convenzioni per acquisto di beni e servizi a prezzi calmierati;
  • sempre grazie alle azioni che prevedono l’acquisto di beni e servizi da parte dei dipendenti, i progetti hanno consentito di costruire intorno all’ente titolare del progetto una rete di soggetti del territorio, ampliando la rete delle collaborazioni e rafforzando le relazioni locali.

Rispetto a questa capacità dei progetti di inserirsi nei contesti locali, credo sia molto significativa la tipologia cooperativa degli enti titolari, che già per tipologia di attività e servizi realizzati hanno attitudine e competenze nella costruzione e gestione di relazioni con i contesti e le risorse locali. Sarà interessante verificare, nei prossimi mesi, quanto anche i progetti realizzati da aziende e piccole e medie imprese promuoveranno esiti di questo tipo.
Sempre nella direzione di costruire connessioni con i contesti locali, sembrerebbe più critico il lavoro avviato a Dongo e a Mantova attraverso la creazione di sportelli rivolti alle aziende del territorio per la diffusione di pratiche di conciliazione. La scelta progettuale molto interessante perseguita dagli enti titolari dei progetti era di riuscire a diventare “antenne” rispetto alle esigenze conciliative di altre aziende e di essere propulsori rispetto alla diffusione di una cultura della conciliazione. Pur incontrando l’interesse di alcune aziende, la fatica incontrata è stata quella di riuscire a concretizzare azioni in risposta alla domanda rilevata, soprattutto in contesti di piccole imprese per le quali i costi e gli sforzi necessari alla costruzione di progetti in questo senso rischiano di sembrare maggiori dei possibili benefici.

Gli esiti e la sostenibilità dei progetti

Gli esiti dei progetti sembrano evidenziarsi su due livelli:

  • Per i dipendenti i maggiori risultati riguardano il miglioramento del benessere lavorativo (grazie per esempio, alla maggiore sostenibilità dei compiti di cura e di gestione domestica), la sperimentazione di nuove modalità relazionali in ambito professionale (attraverso per esempio scambi attivati dalla banca del tempo intorno a dimensioni del vivere non prettamente professionali), le possibilità di compensazione di condizioni contrattuali non sempre competitive tramite l’acquisizione di servizi salva reddito;
  • Dal punto di vista degli enti titolari i progetti hanno consentito di formalizzare ricchezze relazionali e pratiche di scambio che già esistevano informalmente, con un conseguente miglioramento del clima relazionale sul luogo di lavoro (molto importante per tutti, ma ancor più per la Cooperativa Cantiere del Sole che promuove al suo interno inserimenti lavorativi di lavoratori svantaggiati), la fidelizzazione dei dipendenti, l’aumento della disponibilità di tempo di lavoro dei dipendenti e la riduzione delle richieste di permessi. I progetti sono inoltre stati occasione per realizzare una lettura maggiormente articolata dei bisogni dei dipendenti dalla quale partire anche per un ulteriore affinamento e adattamento delle azioni in possibili attività di proseguimento del progetto.

La sostenibilità dei progetti costituisce, infatti, un altro tema importante rispetto al quale i responsabili dei progetti si stanno interrogando.
Il forte rischio di progetti come questi è,  infatti, quello di proporre servizi e attività che incidono in modo significativo sulla qualità lavorativa delle persone, ma solo per un tempo limitato, trovandosi poi costretti a ritornare allo stato di cose precedente generando così una grossa insoddisfazione.
In questo senso, sembra di poter dire che quanto più i progetti sono riusciti a puntare sulla valorizzazione di risorse interne o di risorse territoriali, tanto più hanno la possibilità di dare continuità a quanto avviato. Banche del tempo e convenzioni per l’acquisto di beni e servizi potranno probabilmente proseguire senza rilevanti costi di gestione, mentre per altri servizi (ad es. i servizi di stireria) si  pensa di attivare la compartecipazione da parte dei dipendenti che potrebbero mantenere i servizi avviati con prezzi decisamente competitivi.
In qualche caso, ad es. presso il Consorzio Sol.Co, si sta anche prevedendo un’azione di sistema tra quanto avviato con il progetto e altre attività realizzate dalle cooperative socie: il servizio di stireria, ad esempio, potrebbe essere realizzato favorendo persone svantaggiate per le quali sono in corso progetti di inserimento lavorativo, riuscendo ad attivare circoli virtuosi che rispondano ad esigenze diverse.
I servizi più a rischio sono invece quelli di cura per i familiari dei dipendenti che richiedono risorse dedicate e rispetto ai sono in corso riflessioni e progettazioni che ne consentano il proseguimento.

Quale ruolo per la Regione?

Il principale supporto che la Regione potrebbe fornire a queste esperienze, al di là della possibilità di nuove risorse economiche per il proseguimento dei progetti, è relativo alla diffusione delle informazioni sulle misure implementate dai vari progetti, che consentirebbe di mettere a sistema quanto sperimentato fino ad oggi e di avviare nuove riflessioni su nuove aree di bisogno (ad es. i compiti di cura di familiari anziani).
La priorità che emerge quindi dai progetti e che interroga il ruolo della Regione, anche in prospettiva, riguarda la possibilità, per le organizzazioni titolari dei progetti, di essere accompagnate in una rilettura dei bisogni emersi anche nelle progettazioni realizzate e nell’individuazione di nuovi strumenti di intervento, potendo contare non solo sulla propria esperienza, ma anche su quanto realizzato da altri a livello regionale.

 


[1] Si ringraziano Silvia Frizza della Cooperativa Cantiere del Sole, Marta Modè del Consorzio Sol.co di Mantova e Daniela De Donati della Cooperativa Altolago di Dongo