L’Osservatorio Ipsos – Anci Lombardia si occupa da tre anni di effettuare ricerche per monitorare le opinioni dei cittadini e dei sindaci lombardi su tematiche che riguardano le amministrazioni comunali.
L’indagine condotta nel 2012 Ciò che dal rapporto risulta subito evidente è che la crisi economica si fa sempre più sentire, anche in una delle regioni più ricche del Paese come la Lombardia. I cittadini lombardi percepiscono un peggioramento sensibile per quanto riguarda occupazione, economia e reddito disponibile rispetto all’anno precedente (vedi immagine 1), e la maggioranza (55%) è convinta che il peggio della crisi economica debba ancora arrivare, mentre solamente il 9% pensa che ormai il peggio sia alle nostre spalle. Il clima d’opinione dei cittadini rispetto alla crisi non stupisce se si pensa che alla progressiva riduzione del potere d’acquisto delle famiglie si sono aggiunti gli effetti delle manovre di risanamento finanziario: le famiglie stanno, di fatto, sopportando i costi della sistemazione dei conti del paese. Vale le la pena ricordare i principali provvedimenti che hanno inciso nel 2012: la riforma delle pensioni, il blocco dell’adeguamento dei salari dei dipendenti pubblici, l’IMU. E poi ancora interventi che accrescono il costo dei prodotti, quindi l’inflazione: la crescita dell’aliquota Iva dal 20 al 21 per cento, l’aumento delle accise sulla benzina, ma anche misure che – pur rivolgendosi a platee più limitate – hanno un effetto simile come gli interventi sui tabacchi, sui giochi e sulle imposte di bollo. Ma c’è un altro aspetto che toccherà direttamente e pesantemente i cittadini: gli interventi di riduzione dei trasferimenti agli enti locali. Il meccanismo dell’IMU, così com’era previsto, non avrebbe potuto compensare, se non in parte, la riduzione delle disponibilità dei comuni. La battaglia per mantenere un dignitoso livello dei servizi rischia di essere persa. È inoltre da tenere presente che i dati presentati si riferiscono ad un’indagine svolta negli ultimi mesi del 2012. Se si pensa alle recenti decisioni che graveranno ulteriormente sui bilanci dei comuni (da un lato il rinvio dell’acconto IMU previsto per giugno, deciso recentemente dal governo Letta, dall’altro i cambiamenti delle modalità di riscossione delle entrate locali che entreranno in vigore dal primo luglio, data a partire dalla quale Equitalia cesserà l’attività svolta fino a oggi per gli enti locali), non si può che ipotizzare che, ad oggi, la situazione sia ancora più critica di quanto registrato a fine 2012. Ma veniamo ai risultati della ricerca. A fine 2012 i Sindaci lombardi ammettevano di trovarsi in forte difficoltà nel rispondere in modo adeguato agli accresciuti bisogni dei cittadini (vedi immagini 1 e 2 ): se il 91% dei sindaci infatti dichiarava di aver notato un aumento delle richieste di aiuto da parte dei cittadini, l’81% affermava di non riuscire a farvi fronte (dato in aumento di 15 punti percentuali rispetto all’indagine svolta nel 2011). Di fronte ai nuovi tagli, il 96% degli amministratori e il 76% dei cittadini lombardi prevedeva una forte ripercussione sull’operato comunale nel 2013 (vedi immagine 3). Cosa fare allora per far quadrare il bilancio, rispettare il patto di stabilità e riuscire a rispondere alle sempre più numerose richieste di aiuto da parte dei cittadini? La scelta compiuta dai sindaci lombardi intervistati per il 2012 (coerentemente con quanto già fatto anche l’anno precedente) è stata quella di effettuare tagli cercando però di mantenere, per quanto possibile, i servizi essenziali. I servizi più tagliati nel 2012 sono stati le manutenzioni delle strade e del verde e le attività culturali e sportive, mentre sono stati toccati molto poco i servizi scolastici, i trasporti, gli asili, i servizi per gli anziani e la raccolta dei rifiuti (vedi immagine 4). Questa difficile battaglia nel tentativo di preservare almeno i servizi essenziali non potrà essere però sostenuta, secondo i sindaci lombardi, nel corso del 2013. Le previsioni dei tagli per il 2013 vedono un ordine delle priorità che rimane tendenzialmente stabile (con tagli più consistenti a manutenzione strade, biblioteche e attività culturali e manutenzione del verde), ma si registra un forte incremento dei tagli anche nell’area dei servizi di welfare, fino ad ora preservati. Tabella 1 Se le previsioni dei sindaci dovessero risultare corrette, tutto il welfare locale verrà probabilmente pesantemente intaccato. E questo tanto più se si tiene conto che quasi due terzi dei sindaci sono già intervenuti nel corso del 2012 aumentando le tariffe dei servizi (nel 2011 lo aveva fatto meno di un terzo dei primi cittadini) (vedi immagine 5), concentrandosi prevalentemente sull’IMU. Ecco quindi, in una situazione di incertezza e con i pesanti limiti di libertà di intervento dettati dal patto di stabilità che blocca nelle casse comunali ingenti risorse altrimenti immediatamente spendibili, che i sindaci sono costretti ad agire sulle tariffe, l’ultima strada che avrebbero voluto seguire in una situazione già così pesante per i cittadini. I servizi che i sindaci prevedono di toccare nel 2013, alzando le tariffe, andranno ad incidere direttamente sui cittadini. Si tratta innanzitutto della TARSU sui rifiuti urbani (oggi rinominata TERES), ma anche delle rette scolastiche, dei costi degli impianti sportivi, dei prezzi dei trasporti locali, dei costi dei servizi anagrafici, dei biglietti per le manifestazioni culturali. Qualche sindaco ipotizza che sarà costretto anche a ritoccare le rette degli asili nido, che già hanno un costo rilevante per le famiglie (vedi immagine 6). È evidente che l’aumento delle tariffe dei servizi congiuntamente all’erosione del potere d’acquisto dei redditi apre il tema dell’accesso ai servizi, che probabilmente sarà uno dei punti rilevanti delle difficoltà delle famiglie e dei cittadini nel corso dei prossimi anni. Tanto più che la disponibilità dei cittadini ad accettare un aumento delle tariffe in cambio di un mantenimento dei livelli attuali dei servizi è in caduta libera. Tra i cittadini lombardi nel 2010 la maggioranza assoluta (56%) avrebbe accettato tale incremento, ma la percentuale è scesa sotto al 50% nel 2011, per arrivare ai minimi nel 2012: solo un quarto si dice disposto ad accettare questa ipotesi. Dall’altro lato solamente l’11% dei sindaci, ad ottobre 2012, prevedeva che non avrebbe effettuato nessun aumento di tariffe dei servizi (vedi immagine 5). E siamo sempre nella ricca Lombardia. [1] Ipsos, tra ottobre e novembre 2012, ha intervistato un campione di 1.200 cittadini lombardi (metodologia integrata on-line e telefonica) ed ha invitato tutti i sindaci lombardi alla compilazione dell’indagine via web (hanno risposto 333 sindaci sui 1544, distribuiti in modo abbastanza uniforme sia a livello territoriale che di ampiezza demografica del comune amministrato).