Le ultime due pubblicazioni sulla presenza degli immigrati in Italia, a cura di Caritas e Migrantes La presenza straniera in Italia a fine 2011 viene stimata in 5.011.000 unità, dato che somma il numero dei soggiornanti e di cittadini comunitari[3]. La presenza in Lombardia è calcolata in 1.178.000 unità, pari all’11,8% sul totale della popolazione residente e al 23,5% del totale nazionale, a conferma del primato che ricopre la Regione all’interno del contesto italiano. Una lettura trasversale delle diverse fonti disponibili[4] mette in evidenza in Lombardia una complessiva tenuta delle “performance lavorative dei cittadini comunitari ed extracomunitari rispetto alla componente italiana”. È opportuno segnalare in questo senso i punti di attenzione: Il dato disponibile relativo ai flussi di rimesse verso i paesi di origine mostra come, nonostante la congiuntura economica negativa, il mercato italiano ne ha risentito solo in modo contenuto. In Italia quasi tre occupati nati all’estero su quattro (il 73,1%) lavorano in regioni del Centro-Nord: circa 3 ogni 10 (il 27,7% pari a circa 1.011.000 persone) nel Nord- ovest, con la Lombardia che da sola ospita circa un quinto (il 19%, pari a 692.000 persone) del dato registrato a livello nazionale. Si consideri che il dato della sola provincia di Milano supera quanto rilevato ad esempio in Emilia Romagna. Accanto alla diminuzione del tasso di occupazione cresce il tasso di disoccupazione, di oltre quattro punti percentuali sopra quello degli italiani, indicatore che cresce in particolare per le donne accentuando le già presenti differenze di genere: le donne straniere incontrano particolari difficoltà a trovare un impiego al nord, dove il tasso di disoccupazione supera quello degli uomini (15,5% contro 10,5%) ed è quasi tre volte più elevato di quello delle italiane (pari al 5,6%). La Lombardia ospita da sola il 22,6% degli imprenditori stranieri in Italia. E’ un dinamismo imprenditoriale tuttavia che subisce in particolar modo l’influenza negativa della crisi economica: in Italia nel 2011 sono state aperte 11.707 procedure fallimentari e la Lombardia è tra le Regioni più coinvolte insieme a Lazio, Veneto e Campania. E’ sicuramente una grossa perdita se si considera il valore aggiunto creato dall’imprenditorialità straniera(cfr Tabe.3). Osservando il saldo occupazionale sono oltre un quarto le province italiane in cui questo saldo è positivo, ciò ad indicare che nel corso dell’anno il mercato occupazionale è stato in grado di assorbire (attraverso assunzioni o ri-assunzioni) più immigrati di quanti ne ha allontanati (attraverso le cessazioni). Tre le Province lombarde, ovvero Lodi, Pavia e Milano, rispettivamente con il dato di 103, 102,8 e 101 assunti in rapporto a 100 cessati, dato che mette in evidenza una comunque presente capacità di assorbimento della manodopera immigrata (cfr Tab.4). Le recenti analisi condotte mettono in evidenza la crescita dei disagi e degli svantaggi specifici degli immigrati nell’accesso alla casa. [1] Caritas e Migrantes, 2012, Dossier Statistico Immigrazione. 22° Rapporto, IDOS, Roma.
Qual è la fotografia che ne emerge relativamente alle condizioni di permanenza? Riportiamo alcuni degli elementi rilevanti emersi in particolar modo connessi ai due temi di maggiore attualità che li vedono protagonisti: il lavoro e la casa.
Una presenza diffusa ma la cui crescita subisce una battuta d’arresto
La Provincia di Milano è quella dove si registra il maggior numero di soggiornanti regolari (43,3% del totale regionale), nel Comune di Milano più di un residente su 6 è immigrato.
E’ una presenza che sì cresce ma ad un ritmo decisamente meno marcato che negli anni precedenti: si stima infatti una crescita in Italia di 27mila unità, a fronte delle 69mila unità in più nell’anno precedente.
In Lombardia la variazione percentuale dei soggiornanti non UE negli anni 2010-2011 è pari al 3,5%.Immigrati e lavoro: una presenza attiva ma comunque in difficoltà
Una presenza che distribuisce risorse
Nel 2011, in discontinuità con il rallentamento registrato negli anni precedenti, cresce infatti nuovamente il flusso monetario in uscita dall’Italia, registrando un incremento del 12,5%. L’Italia è tra i primi sei paesi in Europa per il flusso di rimesse (insieme a Germania, Spagna, Francia, Gran Bretagna e Pesi Bassi). Insieme questi sei paesi raccolgono il 66% degli oltre 32,5 milioni di stranieri residenti nell’UE.
Il dato relativo alle prime 10 province di invio delle rimesse italiane mette in evidenza la presenza di due province lombarde: Milano, seconda solo dietro a Roma e Brescia (cfr Tab.1).Una presenza continuativa degli uomini ma una ancora evidente sottorappresentazione delle donne
Sebbene a ritmi meno sostenuti che nel precedente biennio, prosegue in Italia il calo del tasso di occupazione degli stranieri: dal 63,1% del 2010 al 62,3% del 2011, dal 63,4% al 62,8% in Lombardia. Mentre gli uomini stranieri presentano un tasso di occupazione ancora superiore di 2,8 punti rispetto agli italiani, per le donne il divario é a sfavore delle immigrate con un indicatore di quasi 8 punti inferiore in confronto a quello delle italiane (cfr Tab.2). Tale sottorappresentazione della componente femminile viene in particolar modo attribuita all’ampio coinvolgimento delle donne immigrate nel lavoro sommerso, vedi in particolare nei servizi di collaborazione domestica e assistenza alla persona.Una condizione a maggior rischio di espulsione dal mercato del lavoro
Viene sottolineato in modo particolare come la disoccupazione straniera assume connotati problematici per il fatto di coinvolgere individui adulti e con un ruolo determinante nella costituzione dei redditi familiari.Un dinamismo imprenditoriale in crisi
La capacità di resistenza di alcuni contesti
Immigrati e casa: una “convivenza” difficile
[2] Fondazione Ismu, Diciottesimo Rapporto sulle migrazioni 2012, Franco Angeli, Milano.
[3] Si precisa che il numero dei cittadini comunitari è una stima ottenuta a partire dal dato sulle presenze comunitarie registrato a fine 2010 applicando la stessa percentuale di incremento riscontrata per i non comunitari (+2,9%). Trattasi di presenza straniera regolare, se si considerano infatti i 326mila irregolari stimati nel lavoro della Fondazione Ismu, la popolazione straniera presente in Italia arriva a 5,4 milioni.
[4] Si veda anche quanto raccolto all’interno del Secondo Rapporto annuale sul mercato del lavoro degli immigrati a cura del Ministero del Lavoro, www.lavoro.gov.it.
[5] Caritas Italiana, Fondazione “E. Zancan”, Poveri di diritti. Rapporto 2011 su povertà ed esclusione sociale in Italia, Il Mulino, Bologna, 2011.