A maggio scorso è stato avviato un percorso di consultazione del territorio, dei soggetti pubblici e privati, profit e non profit, finalizzato alla sottoscrizione di un patto per la riforma del welfare lombardo.
Un’ operazione che, si dice, è resa necessaria dall’evidenza dell’insostenibilità del sistema, a fronte della contrazione di risorse e della crisi finanziaria mondiale, ma anche dalla scarsa efficacia nella risposta a bisogni, vecchi ed emergenti.
Il percorso doveva arrivare a compimento, stando agli atti regionali, entro luglio. Oggi le consultazioni sono ancora in corso (ultimo incontro a Milano il 20 settembre) e non si conoscono ancora quali saranno i passaggi conclusivi della vicenda.
In una recente intervista il DG Albonetti precisa il pensiero regionale in riferimento al patto. Vi troviamo linguaggi e concetti ampiamente conosciuti, che fanno riferimento alle dichiarazioni sul welfare degli ultimi 15 anni, ma con alcune interessanti precisazioni.
Cosa vuole essere il Patto per il welfare
Una piattaforma su principi e priorità per il welfare lombardo, realizzato attraverso un metodo innovativo, quello della consultazione, per arrivare a definire un patto, un accordo generazionale tra le diverse parti che si occupano del welfare.
Si fonda sulla volontà di ri-orientare un welfare basato sull’assistenza verso l’attuazione di un principio di responsabilità, in particolare di individui, famiglie, reti e associazioni, nell’essere protagonisti della costruzione diretta di risposte ai bisogni della cittadinanza.
Su cosa si basa questo patto
- Valutazione bisogno efficace, da cui ne discenda la costruzione di un’offerta adeguata e la libera scelta dei cittadini
- Semplificazione dell’accesso
- Integrazione delle diverse fonti di finanziamento
- Regolazione della compartecipazione dell’utenza
Qual è la strada per compiere questa riforma
Per affrontare in particolar modo la contrazione di risorse, la strada indicata è:
- Ridurre le duplicazioni e sovrapposizioni esistenti
- Rendere la spesa efficiente
- Razionalizzare le funzioni
- Integrare sociale e sociosanitario
- Valorizzare chi è stato in grado di fare rete e ha promosso la gestione associata
- Introdurre la compartecipaizone delle famiglie, con attenzione all’effettiva capacità economica
I limiti dell’attuale sistema
- Ancora troppo limitata la competizione tra erogatori
- Disomogeneità nell’accesso al welfare da parte delle famiglie
- Non sufficiente integrazione tra servizi e settori, in primis sociale e socio-sanitario
Il primo banco di prova, propedeutico alla riforma , sono le diverse sperimentazioni in corso. In particolare quelle riferite alle nuove unità d’offerta, alla sperimentazione della riforma dell’adi e all’applicazione del fattore famiglia lombardo in 15 comuni della regione.
Infine, sulle “accuse” di eccessivo centralismo, Albonetti dice:
“Non c’è in Lombardia un problema di eccessiva centralizzazione del sistema, perché la sussidiarietà è principio guida dell’azione regionale da quasi vent’anni. Ciò che stiamo cercando di fare è, invece, raccogliere e integrare, mettendole a sistema, le esperienze positive che in questi anni sono state sviluppate sui territori, affinché diventino una ricchezza per tutti”.