Il lavoro svolto dal Forum

Il Forum del terzo settore ha promosso un Rapporto che discute l’attuale situazione delle politiche sociali in Italia, a partire dall’analisi della “Delega al governo sulla riforma fiscale e assistenziale”.
Attraverso un lavoro guidato dal Prof. Cristiano Gori si è realizzato un esame del disegno di legge, con riferimento alla parte socio-assistenziale, con l’obiettivo di individuare quali conseguenze potrebbe avere la sua attuazione per la popolazione, per il welfare sociale e per il bilancio pubblico.
Il rapporto specifica, in questo senso, un preciso ambito di riflessione, quello che viene definito il “welfare sociale”, costituito cioè dai servizi sociali e socio-educativi di titolarità dei Comuni, dalle prestazioni monetarie di invalidità di titolarità dello Stato e dai servizi socio-sanitari di titolarità delle Asl.
Il lavoro di analisi e valutazione della Delega ha costituito, inoltre,  un’occasione per presentare le principali caratteristiche dell’attuale stato del welfare sociale in Italia, così da collocare la delega all’interno di uno specifico contesto di politiche, e per proporre una nuova prospettiva di welfare sociale, alternativa a quella proposta dal Disegno di Legge.

Presentazione della Delega Il Disegno di Legge n° 4566 “Delega al Governo sulla riforma fiscale ed assistenziale”, depositato alla Camera dei Deputati dal Ministro dell’Economia Tremonti il 29 luglio 2011, dichiara l’obiettivo di una profonda trasformazione tanto del sistema fiscale quanto di quello socio-assistenziale. Di quest’ultimo si occupa l’articolo 10, intitolato “interventi di riqualificazione e riordino della spesa in materia sociale” e concernente in particolare l’Isee, i criteri di accesso alle prestazioni, le sovrapposizioni tra agevolazioni fiscali e programmi di spesa, l’indennità di accompagnamento, la social card e le funzioni dell’Inps. L’articolo 10 costituisce quella che viene solitamente indicata come “Delega assistenziale” nata, appunto, con lo scopo di recuperare dal settore socio-assistenziale risorse economiche, al fine di risanare il bilancio pubblico[1].

La richiesta di cancellare la Delega

Il Rapporto presenta analisi dettagliate di ciascuna indicazione presente nella Delega, analisi  che concordano nell’esprimere un giudizio fortemente critico circa l’articolo 10 della stessa.  La valutazione d’insieme che ne scaturisce, pertanto, si traduce nella richiesta, espressa dal Forum, della sua cancellazione motivata precisamente in relazione ad ogni punto della delega.
Le principali considerazioni che spingono verso la cancellazione presentate nel rapporto sono così riassumibili:

Indica aree effettivamente da riformare ma senza specificare in che modo

In particolare la Delega segnala la necessità di intervenire sull’ISEE, in ordine sia alla composizione del nucleo famigliare, sia alla possibilità di considerare i redditi fiscalmente non rilevanti (ad esempio l’indennità di accompagnamento), senza tuttavia precisare gli obiettivi da perseguire attraverso tale cambiamento.
Essa propone, inoltre, alcune modifiche rispetto all’erogazione dell’indennità di accompagnamento:

  1. Introdurre per i fruitori dell’indennità di accompagnamento la possibilità di scelta tra l’erogazione di un contributo economico e la fruizione di servizi regolari e di qualità;
  2. Collegare la fruizione dell’indennità di accompagnamento alla rete dei servizi;
  3. Aumentare la responsabilizzazione delle Regioni che, benché abbiano voce in capitolo sulla concessione della prestazione, non la finanziano in quanto il costo è completamente a carico dello Stato.

Tali proposte, tuttavia, essendo presentate nella Delega in maniera disordinata e vaga aumentano il rischio che vi sia ancor più confusione e sovrapposizione di ruoli nell’erogazione di tale contributo.

Introduce cambiamenti peggiorativi del welfare sociale

In particolare:

  •  propone di introdurre il reddito come criterio per potere usufruire dell’indennità di accompagnamento, correndo il rischio di ridurre gli interventi per la non autosufficienza a misure di sostegno dei meno abbienti invece di riconoscerli come diritti esigibili da tutti i cittadini.
  • Attraverso la proposta di riforma della social card, che si sovrappone a quanto già attuato e alla sperimentazione definito dal “decreto mille proroghe” del febbraio 2011, priva di una progettualità di lungo periodo e di uno stanziamento di fondi al di là del 2012, rinuncia a definire una strategia nazionale di lotta alla povertà.
  • Attribuisce all’Inps nuove competenze in materia socio-assistenziale, poco chiare e da cui difficilmente si pensa di poter attendere benefici.

Non è conforme alla Costituzione

E’anticostituzionale poiché, nell’ordinamento italiano, è previsto che lo Stato possa legiferare in materia sociale solo rispetto ai livelli essenziali. Inoltre, non vengono specificati né criteri né i principi direttivi cui l’Esecutivo debba attenersi nell’esercizio della Delega.

Si basa su considerazioni astratte

L’elaborazione della Delega è stata prodotta senza compiere alcuna analisi, basata sui dati, del welfare sociale nel nostro paese. In particolare, la Delega propone di ridurre le “duplicazioni” causate dalla sovrapposizione fra agevolazioni fiscali e prestazioni monetarie, così da poter ottenere ampi risparmi. In realtà le aree del welfare sociale ove intervengono contemporaneamente prestazioni monetarie e agevolazioni fiscali sono il sostegno alla responsabilità famigliare e la disabilità e immaginare di tagliare i finanziamenti in tale area è poco consigliabile in quanto si andrebbe a ledere ulteriormente il supporto e il sostegno alle famiglie in difficoltà.
La Delega, inoltre, sottostima la crisi dei servizi sociali e socio-educativi che, se nell’ultimo decennio hanno visto una costante crescita sia in termini di diffusione sul territorio sia di risorse a disposizione, sanno andando incontro a un momento di gravi difficoltà dettato sia dalla contrazione delle risorse disponibili, sia dal costante aumento dei bisogni a cui rispondere.  Tale crisi dei servizi, tuttavia, non è presa in considerazione all’interno della Delega, che non ne individua una strategia di fronteggiamento .
Infine, la Delega sottostima i vantaggi del sociale ipotizzando di poter ricavare da questo settore un’ingente quantità di risorse senza andare a discapito dei cittadini.
La logica seguita deriva da una considerazione di fondo, connessa al presunto stanziamento di ingenti quantità di risorse dedicate al welfare e alla presenza di sprechi nel loro utilizzo, rispetto alla quale il Rapporto riporta alcuni dati che mostrano un confronto fra la spesa pubblica per il welfare in Italia e quella dell’Europa a 15, in termini di percentuale del PIL.

Settore Differenza tra Italia ed Europa Spesa come % Pil
L’ITALIA SPENDE NETTAMENTE PIU’ DELL’ EUROPA
Pensioni Spesa italiana superiore del 38% alla media Europea ITA= 16,1

EU 15= 11,7

L’ITALIA SPENDE COME L’EUROPA
Totale Welfare Spesa italiana superiore del 2% alla media Europea ITA= 26,5

EU 15= 26

L’ITALIA SPENDE MENO DELL’ EUROPA
Sanità Media Europea superiore del 10% alla spesa italiana ITA= 7

EU 15= 7,7

L’ITALIA SPENDE NETTAMENTE MENO DELL’EUROPA
Non autosufficienza

(anziani e adulti disabili)

Media Europea superiore del 31% alla spesa italiana ITA= 1,6

EU 15 = 2,1

Famiglia e maternità Media Europea superiore del 61% alla spesa italiana ITA= 1,3

EU 15 = 2,1

Povertà Media Europea superiore del 75% alla spesa italiana ITA= 0,1

EU 15 = 0,4

A partire da questi dati si evidenzia quindi che il welfare sociale costa poco al bilancio pubblico e si potrebbero con poco sforzo aumentare le risorse dedicate, contrariamente alla prospettiva di aglio proposta dalla Delega.
I tagli prodotti al sistema sociale sarebbero dunque attuati senza tener conto di questi fattori:

  1. Il settore sociale aumenta il benessere della popolazione;
  2. Produce un elevato ritorno di consenso , dimostrato dai dati portati da regioni e Comuni che hanno investito in tal senso.

Produce esigui risparmi di spesa pubblica

Lo sforzo richiesto per l’attuazione della Delega sarebbe di gran lunga superiore ai risparmi prodotti, pari al 7% delle risorse necessarie alla Delega fiscale – assistenziale.

Aree di possibili tagli individuate dalla Delega Risparmi realizzabili nel 2013 nell’ipotesi di massima riduzione (milioni di Euro)
  • Riduzione agevolazioni fiscali disabilità
100
  • Introduzione soglia di reddito per ricevere Indennità  Accompagnamento
1320
  • Revisione Isee
20
  • Riduzione trasferimenti ai Comuni per servizi sociali e socio-educativi
0
RISPARMIO TOTALE OTTENIBILE NEL 2013 1.440

(Pari al 7% delle risorse necessarie alla Delega fiscale-assistenziale)

 

Non chiude la “seconda repubblica” del sociale

L’Italia e la Grecia sono gli unici paesi europei in cui, durante la “seconda repubblica” del sociale (1996-2011), sono mancate riforme incisive atte a ridisegnare l’intervento pubblico in materia di welfare sociale. In Italia, l’unica eccezione è rappresentata dalla legge 328/00, la cui attuazione è stata tuttavia parziale. La Delega, ove attuata, andrebbe ad accentuare gli aspetti critici del welfare italiano attraverso un indebolimento del settore dovuto soprattutto a tagli indiscriminati che andrebbero a discapito delle persone in stato bisogno.

La necessità di riforme nel settore sociale

La pubblicazione del Rapporto è immediatamente successiva all’insediarsi del Governo Monti a cui si pone la scelta tra il cancellare la delega o il portarne avanti l’iter.
Il precedente Governo Berlusconi aveva previsto che, in caso di mancata attuazione della delega, i risparmi fossero ottenuti tramite tagli lineari dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale.
Al momento, attraverso il decreto legge “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici” conosciuto come Decreto Salva Italia, il Governo Monti è intervenuto invece aumentando le aliquote IVA, La manovra Monti mantiene tuttavia la clausola di salvaguardia: se si vorranno evitare ulteriori aumenti dell’IVA del 2013 e del 2014, si dovranno comunque approvare provvedimenti in materia fiscale e assistenziale.
Il Forum, attraverso questo Rapporto, ha voluto presentare non solo una critica alla Delega, bensì anche una più ampia disamina sullo stato del welfare sociale in Italia. Le analisi condotte hanno messo in rilievo la situazione di forte criticità che segna oggi questo settore e il peggioramento atteso per il prossimo futuro. Nel Rapporto si è, inoltre, mostrato come l’assenza di adeguate politiche nazionali rappresenti una tra le cause principali della situazione venutasi a creare. Un’azione del Governo orientata allo sviluppo del welfare sociale potrebbe, pertanto, avere un notevole impatto, al contrario di quanto previsto dalla Delega.

Perché sostenere il settore sociale

In conclusione, il Rapporto presenta ed analizza le dieci ragioni per cui risulta importante investire nel sociale:

  1. Oltre 4,5 milioni di italiani sperimentano grandi deprivazioni materiali (in termini di povertà assoluta, tale da non consentire la capacità di far fronte alle esigenze basilari di vita);
  2. 15 milioni di persone (vale a dire un italiano su quattro) sono a rischio di povertà ed emarginazione sociale;
  3. In Italia 2,7 milioni di bambini sono a rischio povertà ed emarginazione sociale, con conseguenze negative per il loro futuro;
  4. Sono numerosi i lavoratori che pur avendo un’occupazione permangono in condizioni di povertà, essendo sempre più elevata la possibilità di sperimentare periodi di disoccupazione durante la vita lavorativa, a fronte della necessaria flessibilità lavorativa;
  5. L’invecchiamento della popolazione è in costante aumento (gli ultraottantenni in Italia sono 3,5 milioni);
  6. Solo una persona disabile su cinque riceve aiuti dal settore pubblico, la maggior parte dei supporti viene garantita da aiuti gratuiti provenienti da reti informali di aiuto;
  7. La famiglia non può rappresentare l’unica agenzia di welfare in Italia, a causa della sempre maggiore fragilità dell’istituto famigliare;
  8. Il basso tasso di occupazione femminile ha conseguenze sia a livello micro (diminuzione del reddito disponibile) sia a livello macro (si stima che se l’occupazione femminile aumentasse fino a raggiungere un tasso del 60%,  il Pil potrebbe aumentare del 7%);
  9. Aumentando i servizi alla prima infanzia, oltre a favorire il reinserimento delle madri nel mercato del lavoro, si stimolerebbe il desiderio e la possibilità per le famiglie di avere più figli aumentando il tasso di natalità;
  10. La necessità di rispondere ai bisogni di cura ricorrendo al ruolo della famiglia si è dimostrato un modello inefficace, inefficiente ed anacronistico che ha necessità di essere rivisto.

Il sociale costa poco al bilancio pubblico

La parte conclusiva del Rapporto presenta, infine, una serie di dati che dimostrano che il settore sociale assorbe oggi una quota assai ridotta di stanziamenti e che pure il suo ampliamento richiederebbe sforzi contenuti al bilancio pubblico. L’investimento nel settore sociale oltre ad effetti nell’immediato potrebbe contare, dunque, anche su ricadute nel lungo periodo considerando l’ottica preventiva e di sostegno che il settore può garantire attraverso i suoi servizi.

 

 


[1] Il DDL 4566 ha come primo obiettivo quello di “fare cassa”, originando risparmi sul fronte assistenziale per ben 4 miliardi di € entro il 2012 sino ad arrivare a 20 miliardi di € nel 2014, apportando tagli ulteriori ad un settore dal quale già le precedenti manovre hanno tolto risorse con tagli alle Regioni e ai Comuni per i servizi.