Il progetto S.I.L.V.E.R.: per vivere bene a ogni età serve un’intera comunità
Obiettivi, destinatari e logica degli interventi
Vivere bene a ogni età: dalla risposta, al bisogno, alla prevenzione. Intervenire prima che la fragilità diventi non autosufficienza. È questa la sfida al centro di S.I.L.V.E.R. Servizi Innovativi e Leggeri, Valorizzare Età e Relazioni, progetto promosso dall’Ufficio di Piano dell’Ambito Territoriale di Lodi e sostenuto da Fondazione Cariplo a valere sul bando Welfare in Ageing – I Edizione. Il progetto, che ha preso il via l’11 Settembre 2023 e terminerà il 31 Dicembre 2026[1], sperimenta interventi leggeri e personalizzati per prevenire la fragilità, sostenere l’autonomia e supportare caregiver e famiglie. Al centro, una comunità più vicina e partecipata, in cui le persone anziane siano protagoniste e non solo destinatarie di servizi.
La sperimentazione ha messo alla prova un modello rivolto alle persone over 65, ai caregiver e alla comunità, con l’obiettivo di prevenire l’insorgenza o l’aggravarsi di fragilità e sostenere l’autonomia e la permanenza al domicilio attraverso interventi precoci, flessibili e proporzionati ai bisogni. L’elemento distintivo non è però soltanto l’offerta di nuovi servizi. S.I.L.V.E.R. punta infatti a modificare la logica stessa dell’intervento: non vuole aspettare che il bisogno diventi emergenza, ma punta a intercettare per tempo le fragilità e ad attivare intorno alla persona le risorse professionali, familiari e comunitarie disponibili.
Un progetto fondato sulla rete
La sperimentazione nasce da un partenariato ampio che coinvolge enti locali, servizi sociali e sociosanitari, Terzo Settore, volontariato, realtà formative e soggetti della comunità. Ciò ha permesso di valorizzare l’integrazione socio-sanitaria, aprendola a una più ampia dimensione territoriale. Capofila è l’Ufficio di Piano dell’Ambito di Lodi, con il coinvolgimento di Comune di Lodi, Unitre, Fondazione Santa Chiara, Azienda Speciale Consortile Servizi Intercomunali, Azienda Speciale di Servizi di Casalpusterlengo, Auser Territoriale Lodi APS-ETS, Fondazione Caritas Lodigiana, Fondazione Opere Pie Riunite di Codogno, Il Mosaico Servizi, Centro Servizi Volontariato Lombardia Sud, ASP Basso Lodigiano e Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi Ente Filantropico. La composizione della rete è parte dell’innovazione del progetto, perché riesce a mettere in relazione competenze diverse per costruire risposte che nessun singolo servizio potrebbe offrire da solo.
I risultati
I risultati conseguiti confermano la validità dell’intuizione che ha dato il via al progetto e i benefici della collaborazione. Il bilancio tracciato al 31 luglio 2026 evidenzia:
- 58 incontri e presentazioni progettuali;
- 290 partecipanti a incontri informativi per la cittadinanza anziana ed i caregiver;
- 3 gruppi di auto mutuo aiuto attivati;
- 30 volontari silver;
- 96 persone prese in carico a seguito di altrettante progettazioni individualizzate;
- 11 luoghi di comunità riattivati o attivati;
- 89 eventi di socializzazione co-costruiti con la popolazione anziana del territorio;
- 181 comunicati stampa;
- 690 post e pubblicazioni nelle 2 pagine social del progetto;
- 19 partecipazioni come partner ad altre progettazioni territoriali;
- 34 interconnessioni con realtà comunali interessate all’iniziativa.
Questi indicatori restituiscono un investimento significativo nella costruzione di relazioni tra organizzazioni e territori.
Una presa in carico leggera e personalizzata
Il modello S.I.L.V.E.R. prevede l’intervento di un’équipe multidimensionale a partire da una segnalazione che può arrivare da molteplici soggetti: servizi territoriali, partner, familiari, caregiver o dalla persona stessa. Il passaggio centrale è la costruzione di un progetto personalizzato. Non una prestazione standard, quindi, ma una combinazione di interventi definita in base alla situazione individuale e alle risorse presenti. Questa impostazione consente di introdurre una presa in carico preventiva e “leggera”, orientata a mantenere le capacità residue dell’interessato e a evitare, dove possibile, l’aggravarsi delle condizioni.
Quattro aree di intervento per volontari e operatori
Gli interventi, svolti da volontari e operatori, sono organizzati in quattro principali aree:
- Servizi domiciliari leggeri, a cura dei volontari S.I.L.V.E.R, per supportare le attività quotidiane, la mobilità, la socializzazione e l’accesso ai servizi. Sono stati effettuati due percorsi di accompagnamento e formazione in favore delle persone che hanno deciso di donare ore del loro tempo agli anziani intercettati dal progetto. Oltre a rappresentare un importante presidio di prossimità, i volontari hanno svolto una funzione di “antenna” rispetto ai bisogni e alle fragilità emergenti, contribuendo al contempo alla costruzione di relazioni significative e di reti informali di prossimità. Relazioni e legami, proprio perché fondati sulla fiducia e sulla reciprocità, potranno continuare a generare supporto e socialità anche oltre la conclusione del progetto.
- Interventi domiciliari psicoeducativi, sociosanitari e riabilitativi. Gli interventi domiciliari, svolti da figure professionali diverse quali educatori professionali, psicologi, fisioterapisti, infermieri e chinesiologi, hanno integrato dimensioni psicoeducative, motorie e riabilitative attraverso attività di stimolazione cognitiva, supporto nella gestione dei disturbi del comportamento e interventi volti alla gestione dello stress e del carico assistenziale dei caregiver. A questi si sono affiancati interventi fisioterapici e di chinesiologia (con un approccio innovativo), oltre a consulenze per l’organizzazione e l’adattamento degli spazi domestici, con l’obiettivo di promuovere il benessere, l’autonomia e la sicurezza della persona anziana.
- Formazione, gruppi di auto-mutuo aiuto e iniziative rivolte ai caregiver. La permanenza al domicilio è stata supportata anche attraverso azioni rivolte ai caregiver e ai familiari, quali percorsi formativi e gruppi di auto-mutuo aiuto, finalizzati a rafforzare competenze, consapevolezza e capacità di gestione del carico di cura. Le attività formative, svolte dai partner progettuali Unitre, Centro Servizi Volontariato Lombardia Sud, ASP Basso Lodigiano, ASSC e Fondazione Santa Chiara, rivolte anche a operatori e cittadinanza, hanno inoltre contribuito alla prevenzione e alla promozione dell’invecchiamento attivo, favorendo una maggiore conoscenza dei fattori di rischio, delle risorse disponibili e delle opportunità di supporto presenti sul territorio.
A questi ambiti di intervento si aggiunge l’azione trasversale di sviluppo di comunità.
La chiave di volta del progetto: persone anziane come protagoniste della comunità
È soprattutto nel lavoro di comunità che la sperimentazione introduce una prospettiva culturale più ampia. L’obiettivo è creare le condizioni affinché le persone anziane stesse possano continuare a essere protagoniste della vita del loro territorio, superando una rappresentazione dell’invecchiamento centrata prevalentemente sulla fragilità. La socializzazione non è quindi un’attività accessoria né il tempo libero è semplicemente un’occasione di aggregazione. Gli spazi di incontro possono diventare luoghi di partecipazione, scambio e attivazione, nei quali le persone anziane possono contribuire alla costruzione delle iniziative, mettere in gioco competenze e relazioni e concorrere a definire i bisogni e le risorse del territorio, superando altresì il rischio di isolamento sociale.
È un cambio di prospettiva importante: dal fare per gli anziani al fare con gli anziani. L’autonomia, in questa lettura, non coincide con il semplice mantenimento delle capacità individuali, significa anche poter continuare a scegliere, partecipare, essere riconosciuti e avere un ruolo nella comunità. Per far sì che questo sia possibile bisogna incentivare l’attivazione di una comunità che torna a prendersi cura. In una società caratterizzata dall’allungamento della vita e dalla crescita dei bisogni complessi, la capacità di prendersi cura diventa una responsabilità condivisa, che riguarda istituzioni, Terzo Settore, volontariato, cittadini e persone anziane stesse.
Una comunità che torna a prendersi cura
Questo non significa sostituire il welfare professionale con il volontariato, né chiedere alla comunità di farsi carico di ciò che compete ai servizi; comporta piuttosto di ricostruire una dimensione collettiva della cura, nella quale ciascun soggetto possa riconoscere il proprio ruolo e contribuire, secondo le proprie possibilità, al benessere comune. La prossimità diventa quindi una forma di responsabilità: non bisogna aspettare che qualcuno chieda aiuto, ma occorre costruire contesti nei quali sia più facile accorgersi delle persone, riconoscerne i bisogni e valorizzarne le risorse.
Con il progetto S.I.L.V.E.R. sono stati attivati 11 luoghi di comunità e realizzati 89 eventi di socializzazione costruiti insieme alle persone anziane. Si è potuto lavorare sulla sostenibilità dei luoghi anche dopo il progetto grazie all’attivazione del mondo associativo dei territori e alla partecipazione attiva di volontari, anziani e non.
Cosa lascia S.I.L.V.E.R. al Lodigiano
I numeri, in un progetto ancora in corso di svolgimento, restituiscono solo una parte del percorso. Il risultato più importante è probabilmente quello che non può essere rappresentato da un singolo indicatore: S.I.L.V.E.R. mostra che sostenere l’invecchiamento non significa soltanto aumentare l’offerta di servizi, ma costruire sistemi più efficienti nell’intercettare precocemente i bisogni, valorizzare le capacità delle persone, supportare chi cura e attivare le risorse della comunità. La cura può tornare pertanto a essere riconosciuta come una responsabilità che riguarda l’intera collettività: istituzioni e servizi, ma anche cittadini, associazioni, volontari, famiglie e persone anziane. Traccia un passaggio dalla rete dei servizi alla rete delle responsabilità. La sfida per il territorio lodigiano è ora quella di trasformare ciò che è stato sperimentato in un patrimonio stabile: consolidare le reti, mantenere attivi i luoghi di partecipazione, rafforzare i canali di intercettazione delle fragilità e individuare le condizioni per rendere sostenibili le innovazioni introdotte. Ma soprattutto continuare a costruire un welfare nel quale le persone non siano definite soltanto dai loro bisogni e la comunità non sia considerata soltanto come destinataria di servizi.
Il vero salto culturale è riconoscere che anche nell’invecchiamento esiste un patrimonio di capacità, esperienza e partecipazione da attivare e che la cura, senza sostituire il ruolo dei servizi professionali, può tornare a essere una responsabilità condivisa. In questa prospettiva, S.I.L.V.E.R. rappresenta un laboratorio sul futuro del welfare di comunità: “vivere bene ad ogni età” diventa così non soltanto il claim di una sperimentazione, ma una possibile direzione per il welfare del territorio.
- La conclusione del progetto, inizialmente prevista per settembre 2026, è stata ufficialmente prorogata al 31/12/2026. ↑


