Le questioni inerenti il “Progetto di Vita” sono, soprattutto in questi ultimi mesi, divenute centrali nel dibattito pubblico sulla disabilità e, ancora di più, all’interno del sistema dei servizi di welfare sociale. Si tratta certamente del frutto di tante esperienze e – in Lombardia – anche delle norme e delle politiche adottate nel tempo, ma questo risultato è da attribuire al radicarsi e all’estensione della sperimentazione di quanto previsto dal D.lgs 62/2024.
In questo contesto, il contributo di Lombardia Sociale è stato quello di dare spazio alle riflessioni sul significato e il senso del “Progetto di Vita” ed alle sue modalità di attuazione che coinvolgono diversi, auspicabilmente tutti, gli attori sociali. L’obiettivo, speriamo conseguito, è di offrire la possibilità di inserire le preoccupazioni connesse all’implementazione di un nuovo procedimento amministrativo in un quadro di ragionamenti e discussione più ampio, attento alle novità e alle tante esperienze già in atto. Si tratta di riflessioni e ragionamenti destinati a proseguire ancora per lungo tempo.
Il presente Vademecum, suddiviso in tre parti, raccoglie una scelta di contributi pubblicati tra settembre 2025 e luglio 2026: la prima parte propone alcuni articoli di approfondimento sulle tematiche centrali della riforma; la seconda è dedicata alle prospettive di cambiamento dei servizi; la terza mette in luce i processi virtuosi che si stanno realizzando nei territori.
Progetto di Vita. A che punto siamo?
Il network di lavoro di Lombardia Sociale sta realizzando una serie di approfondimenti su temi chiave per il welfare lombardo, finalizzati a raccogliere le voci e le esperienze dei territori. Il primo contributo del Vademecum presenta una parte degli esiti del focus group organizzato per esplorare le prospettive attuative della riforma in atto riguardo l’adozione del Progetto di Vita come elemento regolatore dei sostegni di welfare sociale in favore delle persone con disabilità. Il confronto, che ha coinvolto professionisti a vario titolo esperti sull’argomento, si è articolato attorno a due sollecitazioni:
- Sogniamo il Progetto di Vita. Partendo da uno sguardo più positivo possibile, che cosa immaginiamo possa essere il Progetto di Vita delle persone con disabilità;
- Il Progetto di Vita: dal sogno all’operatività. Proviamo a trovare la misura di quanto e in che modo il sogno possa tradursi in realtà, identificando gli elementi di contesto che favoriscono oppure ostacolano, e i cambiamenti necessari.
I Centri per la Vita Indipendente recentemente avviati in Lombardia, previsti dalla L.r. 25/2022 (recentemente assorbita dalla L.r. 13/2026, il Testo Unico regionale in materia di disabilità) e dalla Dgr 984/2023, rappresentano una delle colonne portanti del processo di riforma e sono ora alla prova dei fatti. Il contributo, Centri per la Vita Indipendente: quale ruolo e quali azioni?, propone il punto di vista di un professionista che lavora sul campo, nel dibattito aperto sul ruolo e sulla funzione di questi “nuovi” servizi.
La riforma pone al centro i desideri e le preferenze della persona con disabilità nel Progetto di Vita. Non si tratta di un semplice aggiornamento normativo, ma di una vera rivoluzione culturale che pone la persona con disabilità al centro come protagonista attiva del proprio percorso esistenziale, indipendentemente dalle sue necessità di sostegno. Ma come ascoltare davvero quello che conta per ogni persona, anche quando la necessità di sostegno è molto elevata e le capacità comunicative sono limitate? Il terzo articolo proposto, Strumenti e metodi per la valutazione delle preferenze, descrive le metodologie evidence-based.
Chiude la sezione I sibling nel progetto di vita delle persone con disabilità, un contributo di riflessione sul ruolo che i fratelli e le sorelle delle persone con disabilità, ricoprono o possono ricoprire nella stesura del Progetto di Vita.
Servizi e misure. E’ tempo di cambiare!
Il processo di riforma in corso introduce e richiede importanti cambiamenti anche per i servizi rivolti alle persone con disabilità.
La seconda parte del Vademecum si apre con il contributo Un bilancio. E’ appropriata l’appropriatezza?. Le attuali attività di vigilanza sulle Unità di Offerta dell’area sociosanitaria sono regolate dalla Delibera 1765/2014: a dieci anni di distanza, e dopo la promulgazione della L.r. 25/2022 (recentemente assorbita dalla L.r. 13/2026, il Testo Unico regionale in materia di disabilità) e del D.lgs. 62/2024, è tempo di fare un bilancio, rintracciando i necessari elementi di trasformazione della logica e dei contenuti delle attività di verifica, allineandola al cambiamento di paradigma in atto.
Si prosegue con Servizi per la disabilità: il cambiamento necessario, un contributo che presenta gli esiti di due ricerche, una regionale e una nazionale, realizzate da Anffas, in collaborazione con l’Università Cattolica, dedicate alle prospettive di trasformazione dei servizi diurni e residenziali in chiave inclusiva. Si tratta di due lavori che hanno coinvolto un ampio numero di servizi, operatori, persone con disabilità e familiari e rappresentanti istituzionali, attraverso questionari, interviste, focus group. In mezzo a tante differenze e molteplici sfaccettature, rappresentate nel dettaglio nei report di ricerca, emergono alcune linee di tendenza chiare ed omogenee, che hanno portato alla redazione di Linee Guida presentate i cui contenuti appaiono molto significativi.
Il terzo e ultimo articolo, Assistente Personale: non una misura in più, presenta e propone un commento della Dgr 5416/2025, che definisce ruoli e competenze dell’Assistente Personale, una figura chiave nei Progetti di Vita delle persone con disabilità, e stanzia delle risorse per contribuire al suo finanziamento. Un passo importante per il nostro sistema di welfare sociale regionale, passo non privo di rischi e di resistenze.
Esperienze territoriali
L’ultima sezione del compendio mette in luce come i territori stanno investendo sui cambiamenti previsti dalla riforma generando processi virtuosi non senza difficoltà e barriere.
I primi due contributi propongono un affondo sul tema dell’abitare. Si tratta di un vettore esistenziale che rappresenta molto di più di un tetto sopra la testa: è scelta, condivisione, libertà e tanto altro, in misura e modalità diverse per ciascuno.
Domea: l’architettura al servizio del Progetto di Vita, presenta l’esperienza di abitare inclusivo tra innovazione e co-progettazione sociale per persone anziane e con disabilità, realizzata all’interno del progetto “Domea – Il potere di farsi casa”, promosso dall’Ambito di Cinisello Balsamo, in sinergia con diversi enti del terzo settore. Abitare. Il progetto di “Magari Domani”, oggi, descrive, invece, l’esperienza della cooperativa “Magari Domani” Onlus in provincia di Varese all’interno del progetto “Comunità diffusa”.
Il terzo contributo, Spazio Bianco: progetti di vita e autodeterminazione, racconta l’esperienza nata presso la Cooperativa Sociale L’Aliante di Seregno, che mira a creare un percorso personalizzato di vita per persone con disabilità, basato sull’autodeterminazione e sulla partecipazione attiva. L’obiettivo è quello di promuovere l’inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità, superando le barriere e i pregiudizi.
Chiude il compendio, Siamo usciti, ma non abbiamo trovato nessuno!, un contributo di riflessione a partire dall’esperienza della cooperativa sociale “Il Vomere” nel territorio bresciano. Nel provare a realizzare dei “servizi basati sulla comunità” si fatica a trovare questa comunità… L’affermazione che “fuori non troviamo nessuno” è certamente un’immagine provocatoria che fotografa bene l’epoca che stiamo vivendo. Il Progetto di Vita, infatti, avrà futuro se sostenuto dal tessuto di comunità vive e generative.


