Il PIS: un LEPS sfidante
L’Italia sta vivendo una svolta decisiva sul fronte dei diritti sociali grazie all’introduzione dei LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali). Questi livelli non sono semplici vincoli di bilancio o freddi parametri tecnici, ma veri e propri pilastri del welfare che lo Stato deve garantire in modo uniforme a ogni cittadino, superando le storiche diseguaglianze tra le diverse Regioni. In questo modo, il diritto all’assistenza smette di essere una concessione discrezionale dei singoli territori e diventa un diritto soggettivo a tutti gli effetti.
Se i LEPS tracciano la cornice dei diritti, l’attivazione del Pronto Intervento Sociale (PIS) rappresenta una delle sfide più complesse e stimolanti per il servizio sociale professionale contemporaneo in quanto richiede un drastico cambio di mentalità: impone di affiancare alla tradizionale relazione d’aiuto a lungo termine una vera e propria “logica del soccorso”, capace di rispondere alle emergenze con tempestività.
Per accompagnare questa transizione, il gruppo tematico “Servizio sociale professionale negli Enti Locali” dell’Ordine Assistenti Sociali della Lombardia ha realizzato una ricerca ed una pubblicazione; una vera e propria bussola metodologica, ricca di dati concreti e pensata per guidare gli Ambiti Territoriali nella costruzione di un servizio pronto ed efficace.
Per il CROAS Lombardia, monitorare questo storico cambiamento significa anche vigilare che la prontezza e la tempestività della risposta all’emergenza non vadano a discapito della qualità e della specificità dell’intervento professionale.
Il PIS costituisce un Servizio in qualche modo sfidante rispetto alla professione, perlomeno quella di assistente sociale, la quale si è progressivamente strutturata intorno all’idea di una relazione d’aiuto da costruire nel tempo, anche a piccoli step e senza corse in avanti, rispettando le esigenze delle persone, e nel contempo conciliando le urgenze con i tempi amministrativi degli Enti/Organizzazioni di appartenenza del servizio sociale. Il PIS introduce invece un’altra logica, parallela e non alternativa: che in alcuni particolari momenti della loro vita, le persone abbiano bisogno di risposte tempestive e improcrastinabili e che queste risposte non attengano solo all’area sanitaria o securitaria, ma si estendano anche all’ambito sociale. Esistono infatti situazioni per cui l’incolumità dei cittadini è a rischio e la necessaria azione del Servizio sanitario e delle Forze dell’ordine si deve coordinare con quella dei Servizi di area socio-psico-educativa.
Nonostante il PIS sia stato definito “Livello Essenziale di Assistenza” già con la legge quadro 328/2000, la mancata individuazione delle precise caratteristiche che doveva avere hanno, di fatto, scoraggiato la sua attuazione e reso sostanzialmente inesigibile il servizio da parte dei cittadini. Con il Piano Sociale Nazionale 2021-2023 il PIS è stato invece definito nelle sue componenti principali e inserito nel novero dei LEPS. Questo passaggio è stato determinante nel dare impulso agli Ambiti Territoriali Sociali per la sua realizzazione. La crescente rilevanza che il PIS ha acquisito nel corso di questo primo quarto di secolo è rinvenibile anche attraverso un’analisi delle diverse edizioni del “Dizionario di Servizio sociale”: dalla prima edizione 2005, in cui il PIS compariva solo all’interno della voce “Livello Essenziale di Assistenza” alle successive edizioni del 2008 e del 2022 in cui è diventato una voce a sé. Anche se è solo attraverso i più recenti lavori del prof. Andrea Mirri che il tema è stato ampiamente approfondito e sviscerato in tutte le sue più importanti implicazioni.
Il Quaderno sul PIS: indicazioni operative e a che punto siamo nei territori
Il Quaderno dell’Ordine, redatto dal gruppo “Servizio sociale professionale negli Enti Locali”, dedica la prima parte proprio alla descrizione di questi passaggi normativi e alla letteratura di Servizio sociale, riportando in particolare alcuni contributi di Mirri utili alla messa a fuoco del concetto di “emergenza sociale”[1].
La seconda parte del Quaderno è dedicata ad un approfondimento della figura dell’assistente sociale all’interno del PIS, con la consapevolezza che per un buon Servizio è necessario l’apporto di una pluralità di professioni e di approcci nella valutazione multidimensionale di una situazione complessa, dove il Servizio sociale può dare un contributo sostanziale, se declinato nell’ottica della relazione di soccorso.
La terza parte del Quaderno si interroga sul livello di attuazione del LEPS in Italia e sui possibili modelli di governance regionali, quindi sul ruolo che le varie Regioni possono giocare nell’aiutare gli Ambiti a realizzare un Servizio così complesso. In particolare, vengono presi in considerazione due modelli regionali, quello toscano e quello veneto, per poter ricavare alcune indicazioni utili anche per il contesto lombardo. Emerge infatti con chiarezza che, ad oggi, la Regione Lombardia abbia scelto un ruolo defilato per sé, lasciando agli Ambiti l’onere di trovare le proprie strategie organizzative per realizzare il PIS. Questo, se da un lato ha consentito ai territori di rispettare le proprie specificità e di trovare soluzioni ritagliate sulle proprie esigenze, dall’altro ha portato a diseguaglianze territoriali e all’individuazione di modelli di PIS anche molto diversi tra di loro.
La quarta parte del Quaderno approfondisce proprio il quadro lombardo, fornendo dati puntuali relativi al livello di realizzazione del PIS. Tra il mese di novembre e dicembre del 2025, il gruppo “Servizio sociale professionale negli Enti Locali” ha promosso un’indagine conoscitiva presso tutti i 91 Ambiti lombardi al fine di capire lo stato di avanzamento dei lavori per il raggiungimento del LEPS e ha raccolto ben 87 risposte. Il quadro che emerge è quello di una Lombardia “in movimento” ma a più velocità, con alcuni Ambiti che sono già riusciti a organizzare un proprio PIS e altri invece ancora alla ricerca di partnership sovra territoriali anche per poter condividere alcune voci di spesa. In estrema sintesi, dei 91 Ambiti lombardi 50 hanno risposto di avere già un PIS, del tutto o in parte corrispondente al LEPS; tra i 41 Ambiti senza PIS, 31 l’hanno comunque inserito nel Piano di zona corrente (2024-26) e 26 di loro contano di riuscire a realizzarlo, almeno parzialmente, entro il 2026. Altri 4 Ambiti contano di inserirlo nella prossima programmazione zonale e solo 6 Ambiti su 91 non hanno intenzione di realizzarlo nel prossimo futuro oppure non hanno risposto al questionario.
Il quadro generale presenta quindi alcuni aspetti positivi legati al processo di attivazione innescato dal Piano sociale 21-23. D’altra parte, notiamo che non c’è ancora una completa chiarezza rispetto alle caratteristiche che deve avere un PIS e in alcuni territori viene talvolta confuso con servizi dedicati a target specifici (es. numero di telefono contro la violenza di genere) oppure a posti in struttura per alcune categorie di utenza (es. servizi per grave marginalità). Ricordiamo che la scheda 3.7.1 contenuta nel Piano sociale 21-23 e riportata integralmente nel Quaderno indica come necessario il requisito della Centrale operativa 365gg/anno, la presenza di un’unità di operatori in grado di intervenire tempestivamente in loco 24h/24 e la brevità della presa in carico, con tempestivo passaggio al servizio sociale territoriale.
Alcuni Ambiti sono già a un livello avanzato di sperimentazione di questo nuovo Servizio e hanno accumulato un’esperienza che può essere utile a chi invece è ancora alle prime armi. Nel Quaderno sono riportate delle “schede tecniche” relative ai PIS dell’Ambito Rhodense, Cremonese e Lodigiano proprio per fornire elementi concreti e suggerimenti operativi esportabili altrove.
Sempre nell’ottica di sostenere gli Ambiti, nell’ultima parte del Quaderno vengono esaminate ad una ad una le variabili da considerare nella costituzione del PIS: dimensione territoriale, modello organizzativo, soggetto gestore, target, centrale operativa, unità di strada, supporti operativi, rete istituzionale, formazione, budget.
Con questo documento, si auspica di aver consegnato alla comunità professionale uno strumento utile a costruire un Servizio, il PIS, coerente con la normativa ma soprattutto all’altezza delle aspettative e delle necessità dei cittadini, i quali meritano di ricevere una risposta sociale professionale in ogni momento, anche quando gli uffici sono chiusi o il personale “ordinario” è in ferie. Riconoscendosi nella definizione di professionisti che contribuiscono quotidianamente a realizzare il dettato costituzionale per rimuovere gli ostacoli che, di fatto, impediscono la libertà e uguaglianza dei cittadini e il pieno sviluppo della persona umana, si crede che gli assistenti sociali possano ricoprire un ruolo significativo nella progettazione e gestione del PIS.
La pubblicazione di questo Quaderno da parte del gruppo “Servizio sociale professionale negli Enti Locali” fa seguito alla pubblicazione, da parte dello stesso gruppo, delle “Raccomandazioni per un servizio sociale di qualità negli Enti Locali della Lombardia” (pubblicato da Croas e ANCI Lombardia nel 2024) e del Quaderno dell’Ordine del 2022 “Elementi per la definizione dei requisiti minimi per il servizio sociale nell’ente locale”. Quest’intensa attività testimonia non solo la vivacità di questo gruppo ma, più in generale, l’importanza dei gruppi tematici dell’Ordine come luoghi fecondi di incontro tra professionisti e di elaborazione del sapere professionale.
Il Quaderno “Un LEPS, un Servizio, una sfida comune. Come costruire il Pronto Intervento Sociale in Lombardia” è scaricabile QUI.
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Si veda, ad esempio: Mirri, A. (2025), Il servizio di pronto intervento sociale. Manuale di istruzioni per l’attivazione del servizio, Maggioli, Sant’Arcangelo di Romagna (RI); Campanini, A., Mirri, A. (2022), Il servizio sociale d’urgenza. Gli interventi nelle emergenze personali e familiari, Carocci, Roma. ↑


