La Commissione Anziani di Caritas Ambrosiana come spazio di approfondimento sull’invecchiamento
La Commissione Anziani di Caritas Ambrosiana, realizzata in collaborazione con il Consorzio Farsi Prossimo, è composta da operatori e volontari di diverse realtà attive nel territorio della Diocesi di Milano: la Cooperativa L’arcobaleno di Lecco, la Cooperativa Intrecci di Rho, la Cooperativa Sociosfera di Milano (promosse da Caritas Ambrosiana e facenti parte del Consorzio Farsi Prossimo), il Movimento Diocesano Terza Età – Età Nuova, la Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone e la Caritas Decanale di Monza.
In questi anni si è fatta carico di organizzare e favorire spazi di approfondimento e condivisione su specifiche tematiche inerenti alla vecchiaia e ai processi di promozione e cura, a partire da esperienze concrete di intervento e ricerca da cui trarre elementi utili per dare voce alle persone anziane, soprattutto le più fragili ed escluse, e a chi si occupa di loro. I lavori della commissione hanno come obiettivo quello di creare una circolazione di informazioni e pratiche all’interno delle realtà di Caritas Ambrosiana, del Consorzio Farsi Prossimo e delle organizzazioni aderenti, curando la crescita delle figure professionali e volontarie nei servizi, promuovendo la dimensione riflessiva del sistema e facendo crescere la cultura sociale tra le comunità.
Negli ultimi anni la Commissione ha a tal fine proposto diversi incontri:
- Nel 2024, un incontro a più voci sul tema “Forma, colori e clima della cura: anziani, famiglie e operatori: bisogni, desideri e aspettative che si incontrano”, per far incontrare e dialogare chi, da diverse prospettive, è coinvolto e opera quotidianamente nei processi di cura (dall’operatore del Centro di Ascolto alla famiglia, dall’assistente familiare all’operatore di RSA).
- Sempre nel 2024, un seminario sulla legge 23 marzo 2023, n. 33 (Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane) per fare il punto su una normativa attesa da tempo e che rimane ancora oggi in gran parte da attuare.
- Nel 2025, in occasione del seminario “Prossimità oltre le distanze”, ha esplorato – attraverso la narrazione di esperienze concrete nei territori di Rho, Monza e Lecco – potenzialità e limiti degli strumenti tecnologici nel contesto delle dinamiche relazionali di cura.
I caregiver familiari e la fatica nella richiesta di aiuto
Gli approfondimenti sopra accennati hanno sempre incontrato la figura del cosiddetto “caregiver familiare”, colui che si prende cura di un congiunto non più autosufficiente o in condizione di grave fragilità nel contesto domiciliare. Il fenomeno in Italia sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti: sono oltre 7 milioni, più del 70% sono donne, spesso in una età compresa tra i 45 e i 60 anni e con un impegno che sovente supera le 20 ore settimanali (con conseguenti scelte o rinunce rispetto all’attività lavorativa e, più in generale rispetto alla vita privata contrassegnata da condizioni di isolamento sociale e burn out).
Il caregiver rischia pertanto di diventare o percepirsi come il “paziente invisibile”, colui che nascostamente, senza riconoscimento alcuno e senza sostegno, offre un periodo importante e centrale della propria esistenza per il lavoro di cura; una persona che da una parte mette a disposizione il proprio tempo e le proprie risorse, dall’altra affronta la fatica di chiedere a sua volta un aiuto e un sostegno per uno stato di fragilità che rischia, col tempo, di aggravarsi e di “presentare il conto” alla vita intera.
Sebbene, da un lato, appaia come sempre più rilevante interrogarsi su come prendersi cura “di chi si prende cura”, dall’altra chi opera nell’ambito dei servizi incontra frequentemente resistenze a chiedere aiuto, a riconoscere le proprie difficoltà e affanni, ad accettare che qualcun altro possa integrarsi nel lavoro assistenziale e alleggerire il familiare consentendogli di “tirare il fiato” e “vivere – anche – la propria vita”. È sorta pertanto la domanda: se il peso rischia di diventare così insostenibile, perché i caregiver faticano a chiedere aiuto?
Il seminario “Il coraggio di essere fragili”
Da questa domanda è nata la proposta da parte della Commissione Anziani di organizzare un seminario dal titolo “Il coraggio di essere fragili”, svoltosi presso la sede di Caritas Ambrosiana lo scorso 12 maggio e rivolto alle realtà di volontariato e professionali della diocesi di Milano; evento a cui hanno preso parte, tra presenti e collegati online, circa un centinaio di persone. Durante il seminario sono intervenute diverse voci, esperienze e punti di vista[1] di professionisti che lavorano nell’ambito della fragilità e del supporto ai caregiver familiari. Li riportiamo di seguito, facendo una sintesi dei principali temi trattati.[2]
Come presupposto di partenza del seminario è stato evidenziato che l’invecchiamento non è una malattia né un problema in sé, ma un destino fisiologico ed ineluttabile caratterizzato da un processo in cui avvengono importanti cambiamenti. L’associazione della condizione di fragilità all’età anziana non deve quindi essere automatica. Si parla infatti di invecchiamento tipico quando la transizione alla dipendenza è graduale e viene mantenuta una autonomia residua, distinguendo dall’invecchiamento atipico che è invece caratterizzato da un declino più complesso, a causa soprattutto della presenza di patologie invalidanti che necessitano di assistenza h24. L’invecchiamento può diventare un problema quando non vi sono condizioni di salute, relazionali, abitative, economiche favorevoli e risposte adeguate ai bisogni che sopraggiungono, spesso anche in modo imprevedibile. Ecco che in questa condizione di fragilità la cura diventa una sfida all’idea che gli individui siano interamente e permanentemente autonomi e autosufficienti.
La cura assistenziale è uno spazio che va custodito e riconosciuto. Non è mai soltanto un atto pratico-organizzativo, ma è caratterizzata da altre dimensioni: quella relazionale, basata su dinamiche asimmetriche, di vicinanza/lontananza, a volte anche conflittuali, di collaborazione e compartecipazione; la dimensione emotiva, che attiene per esempio a vissuti di ansia per la condizione di incertezza e di equilibrio instabile insite nella fragilità o di frustrazione quando non si vedono risultati; e la dimensione etica, che interpella il senso di responsabilità non solo dell’operatore o del familiare ma di un’intera comunità civile. Per includere e dare valore anche a queste caratteristiche immateriali fondamentali, appare pertanto più opportuno parlare di relazione di cura.
In tale contesto si inserisce il tema delle fatiche che i caregiver familiari si trovano a vivere e spesso tendono a nascondere. La fragilità è una dimensione che appartiene anche al loro ruolo di persone che si prendono cura, ma che spesso è vista come forma di debolezza. Riconoscerla come espressione di una virtù, quella del coraggio, permette di prendere consapevolezza dei propri limiti, accettarli e osare chiedere aiuto, senza timore. Gli ostacoli a questo cambio di paradigma non sono pochi e sono spesso sommersi: prevalgono barriere pratiche (la frammentazione dei servizi, la burocrazia, le liste di attesa, i costi) ma anche barriere cognitive (che portano a negare o a minimizzare l’insorgere o il permanere di alcuni segnali di sofferenza o di decadimento) e barriere emotive e sociali (alimentate da sensi di colpa paralizzanti che vincolano la pietà filiale ad un sacrificio che spesso sfocia in un processo di annullamento totalizzante del caregiver). A differenza di quanto si può credere, la difficoltà a chiedere aiuto non è frutto di testardaggine o ignoranza. È il prodotto di forze psicologiche, relazionali ed evolutive profonde che si intersecano. Chiedere aiuto, infatti, può essere interpretato inconsciamente come tradire il familiare e abdicare al proprio dovere morale, con sempre più ingombranti vissuti di senso di colpa.
Da questo quadro emerge l’importanza di prendersi cura di chi si prende cura. Funzione dell’operatore professionale è quindi favorire la creazione di uno spazio sicuro dove i caregiver possano esprimere questi sentimenti contraddittori, senza sperimentare giudizio e senza “facili” ricette di delega. Compito dei professionisti è favorire ecosistemi di relazioni di cura in cui chiedere aiuto sia possibile e normalizzato e dove il focus non sia solo sulla persona anziana fragile ma sulla diade anziano fragile-caregiver, che deve diventare più propriamente l’unità di cura.
I Servizi Territoriali possono integrare l’attività assistenziale e alleviare così il carico del familiare. L’affiancamento professionale da parte di ASA o OSS ai caregiver familiari mira a rafforzare questi ultimi e a valorizzare le loro competenze, in un clima di ascolto, non giudizio e alleanza. In molti contesti, l’operatore può trovare un atteggiamento di diffidenza iniziale. Diventa quindi importante riuscire a creare le condizioni per costruire spazi sicuri di fiducia sia per la persona da assistere che per il familiare. Spesso gli operatori possono fornire un grande supporto al caregiver per orientarsi tra i servizi, per rapportarsi con il medico curante, per avere informazioni pratiche su come reperire eventuali ausili o dispositivi.
Nelle situazioni più compromesse, dove la fragilità sanitaria o psichica si accompagna a disagio sociale, economico, marginalità, solitudine, nell’ecosistema della cura può rientrare anche la figura dell’Amministratore di sostegno. Anche in questo caso, la dimensione relazionale e della fiducia ricoprono un ruolo fondamentale, in quanto il suo compito non si esaurisce soltanto nella funzione legale e di tutela degli interessi, ma comprende anche l’affiancamento e guida nelle scelte, che implicano una conoscenza approfondita della storia della persona e una presenza stabile e continuativa.
Riflessioni conclusive
Le diverse realtà che compongono la Commissione si sono negli anni impegnate e si impegnano tutt’ora, in modo più o meno strutturato, in azioni di supporto a caregiver o ad assistenti familiari fornendo orientamento per migliorare l’accesso alle risorse assistenziali disponibili o proponendo gruppi di aiuto a chi quotidianamente porta sulle sue spalle un carico di cura importante. Ciascuna realtà, per i propri di territori di competenza, ha così intercettato diversi di questi “pazienti invisibili”.
La Commissione Anziani di Caritas Ambrosiana intende ora proseguire e sostenere questo lavoro di supporto ai caregiver attraverso ulteriori momenti di confronto ma anche di studio ed analisi, da realizzare nei prossimi mesi. Si tratta peraltro di un momento chiave: è in fase di iter parlamentare il cosiddetto DDL caregiver, per il riconoscimento e la tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari. Approvato in Consiglio dei ministri a gennaio 2026, il Disegno di legge riconosce giuridicamente a livello nazionale la figura del caregiver familiare e introduce alcune tutele e contributi economici. Fino ad oggi, tale figura era riconosciuta a livello normativo solo in alcune Regioni, tra cui la Lombardia. Diverse associazioni di caregiver hanno però espresso dubbi e critiche sul provvedimento nazionale[3]: per le risorse stanziate, considerate insufficienti, ma anche per alcune delle misure previste. Ad esempio, in merito alla suddivisione dei caregiver in quattro fasce, in base alle ore di assistenza settimanali, e alla possibilità di riconoscere un contributo economico di massimo 400 euro mensili solo alla prima fascia, ovvero a chi assiste per almeno 91 ore alla settimana, e con la clausola di un reddito lordo annuo sotto i 3 mila euro e ISEE fino a 15mila. I prossimi mesi saranno decisivi per l’approvazione definitiva del Disegno di legge. L’iter parlamentare prevede infatti la possibilità di presentare emendamenti e modifiche e così possibili miglioramenti alla legge per i caregiver.
Saranno quindi mesi importanti per far risuonare idee e auspici – quali quelli a cui gli interventi del seminario “Il Coraggio di essere fragili” hanno fatto esplicito riferimento – che potrebbero diventare non solo buoni propositi ma dispositivi ed evidenze concrete a sostegno dei diritti dei caregiver. Per questo la Commissione Anziani si è ripromessa nei mesi a venire di monitorare l’iter parlamentare e di fornire ad addetti ai lavori, ma anche ai volontari e soprattutto a chi dedica con sacrificio e abnegazione il proprio tempo alla cura dei propri cari, indicazioni concrete su come la normativa sta evolvendo e su come poter aver accesso ai nuovi diritti che questa promuoverà.
- Dott. Roberto Vaghi, assistente sociale della Coop. Sociosfera di Milano; Dott.ssa Cristina Motta, coordinatrice dell’Ufficio di Protezione Giuridica dell’Ambito di Seregno – Coop. Sociosfera; Dott. Emanuele Tomasini, psicologo, psicoterapeuta e neuropsicologo; Dott.ssa Silvia Leto, operatore socio-sanitario domiciliare della Cooperativa L’Arcobaleno di Lecco. ↑
- Le registrazioni degli interventi integrali dei relatori sono state pubblicate sul sito di Caritas Ambrosiana al seguente link: https://caritasambrosiana.it/eventi/convegni/il-coraggio-di-essere-fragili ↑
- Si veda, ad esempio: https://www.innlifes.com/esg/ddl-caregiver-perche-non-risponde-ai-bisogni-reali-di-chi-si-prende-cura-dei-familiari-fragili/ ↑


